17
Mag
2011

I tre meriti di Draghi alla BCE

La designazione da parte dell’Ecofin di Mario Draghi quale successore di Jean-Claude Trichet alla guida della BCE è un’ottima notizia, di quelle non troppo frequenti per il nostro Paese nel contesto internazionale. Che i governi dell’Unione europea abbiano trovato ed espresso una convergenza molto forte sul governatore della Banca d’Italia rappresenta infatti un tributo al merito sotto tre diversi punti di vista: per la persona prescelta, per il Paese che lo ha espresso, e insieme e soprattutto per il futuro dell’Unione monetaria.

I meriti personali di Mario Draghi sono da molti anni sotto gli occhi di tutti. Il suo contributo è stato inestimabile al Tesoro, in una delle fasi più difficili della storia economica italiana. Quando cioè occorreva insieme smontare i resti dell’inefficiente e pachidermica impresa pubblica italiana e al contempo disegnare regole nuove per i mercati finanziari, come recuperare il ritardo accumulato sotto il profilo della tutela della concorrenza. Alla testa di una schiera di giovani e preparati economisti, dalle massicce privatizzazioni seconde solo a quelle della Gran Bretagna alla legge Draghi sulla finanza, l’allora direttore generale del Tesoro portò nelle stanze della vita pubblica italiana una ventata di competenza, decisione e precisione prima sconosciute. A chi ha criticato e critica negli anni le privatizzazioni allora compiute, accusandolo di svendite e e di aver trasferito monopoli dal pubblico a imprenditori privati poco desiderosi di concorrenza, la replica giusta da dare resta che era il mercato a dover trovare poi le soluzioni migliori, ma intanto il Moloch pubblico era indifendibile. E solo con grande energia e professionalità poteva essere smontato in così poco tempo.

C’è poi chi ha criticato la parentesi intermedia della vita professionale di Draghi, tra il Tesoro e il governatorato di Bankitalia, cioè l’esperienza in una grande banca d’affari come Goldman Sachs. Molti hanno nascosto nell’ultimo biennio la propria avversione a Draghi alla Bce sostenendo che, vista la pesante responsabilità delle grandi banche d’affari nella crisi mondiale, quella era una macchia nera difficilmente superabile. Al contrario, chi conosce il governatore sa che la sua scelta fu motivata proprio dalla volontà di capire meglio dal di dentro come funzionava uno dei maggiori intermediari finanziari sui mercati mondiali, e come la tecnica di impacchettamnto rivendita di prodotti di debito portasse alla fine a errori come credere nell’nnulamento del rischio dell’emittente come del prenditore.

La parentesi in Goldman ha consentito a Draghi i sapere ancor meglio quali cure fossero necessarie, al mercato della finanza mondiale dopo la grande crisi nata proprio per effetto di quelle tecniche di moltiplicazione del debito ad alto rendimento e, in apparenza, rischi bassissimi. Ed è forte di quell’esperienza, che a Draghi è venuta all’unanimità la scelta di porlo alla testa del Financial Stability Forum, che in questi anni ha tentato l’opera titanica di sottoporre al G20 e al G8 lo schema di nuove regole prudenziali condivise tra le tre aree del mondo, Asia, Europa e Usa. Un’opera lungi dall’esser conclusa, ma che in Draghi ha avuto un motore instancabile, contribuendo a far crescere la sua stima a ogni vertice mondiale e a ogni tappa delle nuove regole.

Infine, a via Nazionale Draghi ha portato l’istituto fuori e lontano dalle polemiche che, per le scalate del 2005, condussero la magistratura e la politica a decidere un cambio di marcia. Con qualche superficiale leggerezza se non peggio, a mia opinione. Se non abbiamo avuto salvataggi bancari, il merito è di via Nazionale negli anni precedenti, come in quelli di Draghi. Ma il mandato affidato al governatore è stato onorato appieno, con autonomia che spesso è valsa a Bankitalia le solite polemiche che la politica riserva ad Autorità davvero indipendenti. Ciò che conta, dopo le polemiche giornalistiche, è che alla prova dei fatti gli aumenti di capitale bancari recenti siano stati varati a raffica per comune e concorde spinta di Draghi e Tremonti.

Se i meriti di Draghi sono questi e così rilevanti, è fuori discussione che la sua candidatura avrebbe trovato gravi ostacoli, nel caso in cui le banche come i conti pubblici italiani non fossero oggi in regola. Per questo la sua designazione è un successo che l’intera Italia deve sentire proprio e condividere. Proprio mentre banche e debito pubblico di molti Paesi europei hanno registrato pessime performance, non era scontato che l’Italia si trovasse sulla linea del rigore incontestabile. Merito a Giulio Tremonti pciò che ha fatto meglio cioè la sua presa da mastino sul deficit, e a un sistema di intermediazione finanziaria che continua ad avere molto difetti in termini di prezzi praticati, ma per effetto dell’occhiuta presenza e intervento del regolatore non ha il difetto sistemico di verniciare di rosa i suoi attivi patrimoniali. Motivo per il quale ora, per la successione di Draghi a Bankitalia, la soluzione più opportuna è quella che meglio salvaguardia la massima autonomia del prossimo governatore sia dal sistema bancario italiano, sia dalla politica e dal governo.

Infine, è una buona nuova anche per l’Unione monetaria. A 15 mesi dall’inizio della crisi greca, l’Europa non ha risolto affatto il problema. I governi nazionali hanno dato risposte alla crisi ciascuno a casa propria. Dividendosi in quattro cerchi: al centro la Germania e l’area baltica ad alta crescita ed elevata diffidenza; poi la Francia che cresce meno ed è in crisi di leadership; l’Italia ottima a tenersi fuori dall’occhio del ciclone ma a crescita bassa; infine i disperati greco-ibero-irlandesi, ai quali l’Europa ha indicato la via della recessione per evitare di uscire dall’euro. In questo difficile contesto, i governi non fanno scelte come l’eurodebito che potrebbe essere un passo verso un’Unione davvero federale, e tendono a criticare la BCE perché rialza i tassi, a differenza della FED americana che obbedisce alla politica. Perché l’Europa faccia passi politici efficienti e condivisi, serve una BCE autonoma: autonoma a cominciare dal governo ch per la sua crescita e rigore è il più forte in Europa, quello tedesco, che è però anche il governo che meno ha risolto la sua crisi delle banche regionali pubbliche. Draghi la garantirà nei fatti meglio di altri, l’autonomia di Francoforte.

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6 Responses

  1. Giovanni Bravin

    Il sig. Draghi ci è inviadato dall’Europa. I suoi consigli sono seguiti ed attuati dal Governo Italiano e Tremonti in particolare? Il contatore del debito pubblico italiano, il cui contatore appare anche in questa pagina, continua a salire e non invertte la tendenza. Il Comune dove abito ha procrastinato le manutenzioni ordinarie per rispettare i dettami del “patto di stabilità”. Le manutenzioni ordinarie, se non fatte, si trasformeranno in manutenzioni straordinarie, a breve, molto più costose. Nuove opere pubbliche non sono nemmeno iniziate per gli stessi motivi. La classe politica italiana, anziché fare tagli su spese non necessarie, nomina NOVE sottosegretari, con loro costi annessi. L’Italia fa parte delle Nazioni a rischio, checchè ne dica la nostra stampa, e Tremonti, dichiarò nel 2010, che l’Italia aveva subito la crisi finanziaria in maniera marginale rispetto ad altri Paesi e che comunque l’avevamo superata. Nel gennaio 2011, Tremonti dichiarò che eravamo ancora nel mezzo della crisi finanziaria.
    Prevedo una prossima fuga di cervelli dall’Italia, la precedente fu del Premio Nobel Rubbia, ora in Spagna!

  2. Giuseppe Paolo Marta

    Rubbia se lo possono tenere,almeno finche non si troverà d’accordo con se stesso.

  3. Giovanni Bravin

    @Giuseppe Paolo Marta
    Almeno sono gli Spagnoli a pagarsi l’Italiano Premio Nobel Rubbia.
    Invece, noi in Italia, preferiamo pagare con soldi pubblici la senatrice, ultracentenaria, premio Nobel, nonché in cima alle classifiche per le sue assenze al Senato la Rita Levi Montalcini….

  4. Mah
    io ho sentito gioire per un italiano alla BCE perché ci sarebbe stato utile… ma anche piangere perché è un mezzo-tedesco monetaristicamente quindi sarà un problema… ma dove sta la verità?
    Come è che la Germania, dopo le clausole del Patto e gli aiuti ai porcelli, cede anche sulla BCE? Cosa ha ottenuto in cambio?

  5. adriano

    Gli economisti mi ricordano Bernacca,bravissimi a prevedere il passato.I meriti sono opinabili.Se si valutano i risultati,non mi sembra ci sia da vantare alcunchè.Privatizzazioni,liberalizzazioni.Parole vuote,se alla fine la concorrenza è un eufemismo.E l’unica concorrenza reale ed accettabile è quella dei supermercati:possibilità immediata di confronto e scelta,non ingannevoli proposte fumose che nascondono accordi di cartello.Per il resto il nostro sarà anche il piu’ bravo,soprattutto nel curare i propri interessi,ma i problemi sono ancora tutti li’ che sogghignano.Titoli tossici,una crisi irreversibile,una montagna di assegni a vuoto postdatati.L’unico vanto di Tremonti e Draghi è la fortuna di essere sfuggiti all’attenzione del mercato,non per meriti loro,ma perchè le convenienze sono,per ora, altrove.

  6. Giannino ha detto:

    “E solo con grande energia e professionalità poteva essere smontato in così poco tempo.”

    Forse dimentica che la Francia giacobina, pronta ad affrontare le sfide del mercato libero, offre allo stesso tempo una faccia statalista e nazionale granitica.

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