28
Apr
2011

Acqua: due NO dagli Amici della Terra

Oggi gli Amici della Terra hanno diffuso un ampio comunicato stampa sui due referendum sull’acqua. L’associazione ecologista – che ci ha abituati alle sue posizioni coraggiose e interessante più all’ambiente che all’ “ambientalismo politico” – invita amici e sostenitori a pronunciare due sonori NO ai quesiti che rischiano di mettere a repentaglio la (fragile, inadeguata, incoerente) infrastruttura giuridica che regge i servizi idrici. Il documento si conclude con una serie di proposte su cui sarebbe bello aprire un dibattito: mi propongo di farlo dopo il referendum. Per ora, quello che ci unisce è infinitamente più grande e profondo di quello che ci divide. Quello che ci unisce è la consapevolezza – più che il timore – che l’eventuale vittoria dei sì non produrrebbe benefici né economici né ambientali, ma metterebbe solo e sempre più potere – arbitrario, discrezionale, irresponsabile – nelle mani della Casta. A tutto questo, noi diciamo NO e NO. E per dirlo più forte e più chiaro, riporto integralmente il comunicato degli Amici della Terra.


1. Il primo quesito: la “privatizzazione” recita:

«Volete Voi che sia abrogato l’art. 23-bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e finanza la perequazione tributaria”, convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dall’art. 30, comma 26, della legge 23 luglio 2009, n. 99, recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia”, e dall’art. 15 del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, recante “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea”, convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n. 166, nel testo risultante a seguito della sentenza n. 325 del 2010 della Corte costituzionale?»

Nella sostanza si chiede di abrogare un lungo articolo sulle modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, con cui la cosiddetta “privatizzazione” dell’acqua ha ben poco a che fare. Infatti, lo stesso articolo ribadisce che, oltre all’acqua (che è e resta un bene pubblico), anche tutti gli impianti di trattamento (depuratori, fognature, tubazioni, impianti per rendere potabile l’acqua) sono e restano pubblici.

Dunque la legge riserva al settore pubblico la proprietà ed il governo esclusivi delle risorse idriche. Resta la gestione che, afferma l’articolo, può essere affidata anche a soggetti privati. Infatti i proprietari delle reti, che sono e restano i Comuni, (aggregati negli ATO, Ambiti Territoriali Ottimali) possono affidare, con gara ad evidenza pubblica, la gestione dei servizi idrici (e solo dei servizi) a società private, miste pubblico/private, o a società interamente pubbliche, se le condizioni del territorio lo richiedano.

Col referendum ci si propone di eliminare questa possibilità di scelta e di tornare (o rimanere) obbligatoriamente alla gestione pubblica. La risposta non può che essere NO.

2. Il secondo quesito “Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norma” è falso fin dal titolo. Vediamo perché.

Il testo del quesito referendario è :«Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell’art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, limitatamente alla seguente parte: “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”?

Le sette parole che il quesito chiede di abrogare sono all’interno di un comma molto più complesso, anche per la determinazione della tariffa, che nella sua interezza suona così:

La tariffa costituisce il corrispettivo del servizio idrico integrato ed è determinata tenendo conto della qualità della risorsa idrica e del servizio fornito, delle opere e degli adeguamenti necessari, dell’entità dei costi di gestione delle opere, dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito e dei costi di gestione delle aree di salvaguardia, nonché di una quota parte dei costi di funzionamento dell’Autorità d’ambito, in modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio secondo il principio del recupero dei costi e secondo il principio “chi inquina paga”. Tutte le quote della tariffa del servizio idrico integrato hanno natura di corrispettivo.

Dunque, la remunerazione del capitale investito non è che uno fra 10 criteri di cui tener conto nel definire il corrispettivo del servizio. A che serve? Oggi, se l’ente locale vuole, può ricevere un prestito per investire sulla risorsa acqua. Se venisse eliminato il criterio della remunerazione, chi mai presterebbe del denaro? Quindi, anche in questo caso, la nostra risposta è NO, non vogliamo abolire un articolo di puro buonsenso.

I quesiti referendari sono demagogici ed inesatti fin dalla formulazione ma sollevano comunque un problema serissimo.

Lo stato delle acque è uno dei migliori indicatori della salute degli ecosistemi, e della capacità dell’uomo di saper vivere nel proprio territorio senza comprometterlo.

La diffusione dell’inquinamento e del sovrasfruttamento di acque superficiali e sotterranee mettono in evidenza il ritardo della politica ambientale del Paese, situazione che danneggia valori ambientali, sociali ed economici fondamentali per la nostra vita. E’ inderogabile assicurare un uso corretto della risorsa idrica rendendo sostenibili i prelievi a fini civili, agricoli e industriali, anche tramite la diffusione delle tecnologie più efficienti nelle diverse tipologie di consumo. E’ al contempo indispensabile che siano adottate tutte le misure, a partire da quelle di carattere preventivo, nei processi di consumo e produttivi, per finire con quelle per la depurazione alla fine del ciclo di uso, in modo da garantire il recupero di un elevato stato di qualità delle acque superficiali e sotterranee del Paese.

Una quota rilevante delle acque utilizzate, prevalentemente per gli usi civili ma anche per attività economiche, passa ed è regolato dal cosiddetto ciclo integrato dei servizi idrici (captazione, adduzione, potabilizzazione, distribuzione, fognatura e depurazione). Una buona parte degli obiettivi di tutela ambientale delle acque dipende dagli investimenti per colmare il deficit depurativo e per un efficace funzionamento del ciclo integrato dei servizi idrici.

In questo comparto degli usi delle acque sono indissolubilmente connesse due dimensioni: quella di assicurare gli usi civili in termini di servizio pubblico di carattere universale, che deve essere assicurato a condizioni di equità; quella di conseguire gli obiettivi di tutela delle acque e dei corpi idrici coinvolti dal ciclo integrato dei servizi idrici.

La comunicazione che concerne i quesiti referendari ha banalizzato due tifoserie e schieramenti opposti tra fan del privato e pasdaran del pubblico. Nella realtà, la questione non si presenta in questi termini.

L’Italia dell’acqua è un Paese a macchia di leopardo: abbiamo aree dove vi è molta acqua e dove ve n’è poca, dove si depura e dove no, dove si paga e dove non si paga o si elude. Tutto ciò avviene indipendentemente dalla gestione pubblica o privata dei servizi. L’unico elemento comune è che la continua modifica del quadro normativo nazionale e delle diverse Regioni, negli ultimi anni, non ha fatto altro che complicare la situazione e l’organizzazione delle società di gestione dei servizi idrici.

Noi non pensiamo che l’ingresso dei privati nella gestione dei servizi idrici, possa rappresentare l’unica soluzione ai problemi strutturali dei diversi sistemi idrici italiani: il mercato non ha poteri taumaturgici sui problemi articolati e complessi. Più che di gestione pubblica, privata o mista, gli amministratori e i cittadini dovrebbero riflettere sui criteri adatti a garantire la qualità, la sostenibilità ambientale e l’equità dei servizi idrici integrati.

E’ necessario riaffermare la validità dei cardini del processo di riforma del settore dei servizi idrici, essenziale per raggiungere gli obiettivi di tutela della acque, avviata nel nostro Paese con la legge Galli nel 1994: gestione integrata del servizio ad un’adeguata scala territoriale per consentire la copertura dei costi tramite tariffa.

Si tratta di un criterio funzionale sia alle economie di scala che alla dimensione ambientale del ciclo delle acque nei bacini idrografici.

Anche la scelta della tariffa è una scelta di politica ambientale ancor prima che economica: l’acqua è una risorsa preziosa che non deve mai essere sprecata.

Va espresso quindi un NO all’abrogazione proposta con i due quesiti sulle norme in materia di servizi e pubblici e tariffa del servizio idrico

COSA PROPONIAMO

Per superare lo stato di impasse che da anni ormai ha bloccato il processo di riforma dei servizi idrici proponiamo :

  1. di riaffermare la scelta della tariffa come strumento di tutela ambientale (garantendo tramite interventi di sicurezza sociale l’accesso al servizio da parte di fasce sociali in condizioni di difficoltà)
  2. di completare il processo di affidamento del servizio in ambiti territoriali funzionali, a gestori dotati di adeguate capacità gestionali
  3. di rafforzare la capacità di regolazione (indirizzo e controllo) della pubblica amministrazione, a partire dai comuni degli ambiti territoriali con un più forte ruolo delle Regioni e dello Stato, nei confronti delle aziende affidatarie del servizio.
  4. che venga istituita un’Autorità garante sull’Acqua, così come ne abbiamo una sul gas, i servizi elettrici, la concorrenza. Un’autorità che vigili su prezzi e qualità dei servizi contribuendo così al corretto uso e alla tutela della risorsa acqua.

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14 Responses

  1. Grazie Stagnaro che affronti questo problema!
    Spero proprio che gli elettori intuiscano il tentativo dei soliti “sinistri” di confondere e incantare. Abbiamo necessità di strumenti semplici e moderni non di mostri giuridici che ci farebbero tornare a collettivizzazioni ingestibili. L’Autority dell’acqua è una cosa seria, il resto è spesa inutile e dannosa!!

  2. paolo

    Post assuolutamente condivisibile perchè affronta il peoblema analizzandolo più nei dettagli. Il problema è che serve un’ampia operazione di informazione approfondita su scala nazionale, passando dai vari comuni.
    I sostenitori del si hanno costruito una macchina da guerra formidabile (concerti,video,brani musicali, merchandising ecc..) con comitati ovunque anche se i contenuti rimangono oscuri ai più. Almeno su questo detengono un primato : LA MOBILITAZIONE;
    e il comitato del no?

  3. Valerio Ricciardi

    Il dr. Stagnaro ha tentato un adisamnina basata su argomenti, non su un atteggiamento da tifoseria calcistica; cosa che apprezzo.

    Già al secondo commento sento parlare di “sinistri”, esattamente con quell’atteggiamento di contrapposizione ideologica e non documentata (cosa ne pensa Bersani? Grillo? Vendola? Prodi? Ecco, io di sicuro sono dall’altra parte… Prodi si è ritirato a vita privata? Non importa, sono dall’altra parte lo stesso) che pure Stagnaro col suo pacato intervento sembrava voler superare.

    Io posso solo di primo acchito notare che nella Pianura Pontina esisteva il Conosrzio dell’Acquedotto degli Aurunci, che funzionava benissimo, riscuoteva la tariffa pattuita e non faceva mai mancare l’acqua.

    Certo, sulle bollette la grafica dell’intestazione era da Ufficio del Catasto, non da moderna azienda che sa curare l’immagine coordinata.

    Adesso c’è Aqualatina SpA. Che bel logo. Very polite and smart.

    Perché non provate a chiedere nella zona, da gente di ogni estrazione sociale, di ogni appartenenza politica, se ne hanno una, di ogni fede religiosa e dei più disparati livelli di consumi (individuali e aziendali) cosa pensano della gestione dell’acqua da Aqualatina SpA dopo che in quella zona l’acqua è stata privatizzata?
    Sotto tutti gli aspetti: inquinamento delle acque fornite, livelli di manutenzione, tariffe, bollette pazze, tempi di intervento delle squadre in caso di richiesta per guasto od altro e quant’altro volete.

    Della faccenda dell’arsenico naturalmente sorvolerò, mi parrebbe sparare sulla Croce Rossa. Il discorso è di ordine generale.

    Potrebbe essere MOLTO interessante, ritengo. Un parere di prima mano non fa mai male, più degli slogan – e ad integrazione del ragionamento del Dr. Stagnaro che ha una sua dignità logica e intellettuale che apprezzo.

    I “sinistri”… i “destri”… gioca, gioca, ragazzo, anche sulle cose serie.

  4. Plumber

    Mi preme ricordare che, a differenza di una gestione pubblica, l’azienda privata che prende in carico il servizio di distribuzione dell’acqua ha come obiettivo primario il guadagno.
    Ovvero è giusto che a fronte di interventi per il migliorare il servizio, anche evitando perdite e sprechi si paghi di più, ma la SpA di turno oltre a coprire gli investimenti fatti deve anche produrre profitto.

  5. Francesco Leone

    A tal proposito proporrei di mettere sotto osservazione cosa avviene in Sicilia, più precisamente a Gela.
    Società privata, Caltaqua Spa, che gestisce il servizio. Sottolineo, inoltre, che la Caltaqua è una società spagnola che gestisce i servizi idrici e si presume sia “dotata di adeguate capacità gestionali”, per usare i termini da Lei utilizzati. Risultati? Bollette molto più care, “bollette pazze”, disservizi ripetuti e, soprattutto, nessuno che si assuma la responsabilità dei problemi o li voglia risolvere nel totale sconcerto della cittadinanza. Se la gestione fosse rimasta pubblica il sindaco, al minimo, lo avrebbero fatto ballare coi lupi -ma in senso diverso dal film con Kevin Costner- ed i problemi si sarebbero risolti rapidamente.
    Basta scrivere su google Caltaqua per vedere quale sia la gestione dei “bravissimi” gestori privati…

    Un piccolo esempio: http://www.ilgiornaledigela.it/component/content/article/13214.html

    Dr. Stagnaro, anzichè raccontare storie di fanta economia sarebbe utile prendere casi concreti di quel che avviene in giro per l’Italia e capire quale sia la scelta giusta da fare. Se 1 + 1 fa 2, la scelta chiara è quella di non privatizzare il servizio. Se poi riuscissimo a migliorare l’efficienza delle aziende pubbliche il guadagno sarebbe doppio, per tutti.

    Istituire un’Autorità Garante per l’acqua potrebbe essere utile. Privatizzare, come la realtà ci dimostra, no.

  6. Rinaldo Sorgenti

    Ancora una volta gli Amici della Terra dimostrano con la concretezza e l’analisi specifica degli argomenti di essere l’unica vera “Associazione Ambientalista” degna di attenzione e sostegno.

    Non si prestano infatti ad iniziative demagogiche, speculative ed opportunistiche, tese solo a catturare l’attenzione con falsi slogan emotivi che nulla hanno alla base in termini di concretezza, veridicità e risposta ai bisogni della collettività. Ne. tantomeno, a speculazioni interessate per favorire per esempio lo sperpero di risorse economiche con enormi incentivi per finanziare fonti (solare FV ed eolico) che non consentono alcun concreto apporto alla generazione elettrica di base e che invece stimolano comportamenti deprecabili e collusivi vergognosi. L’interesse verso le “Fonti Rinnovabili” ha senso solo se le risorse vengono destinate alla RICERCA, perchè eventualmente consenta di fare quei necessari passi tecnologici indispensabili per dare eventuale concretezza a nuove forme di energia per il futuro.

    Un’occasione ancora per essere davvero: “Amici degli Amici della Terra”.
    Bravi.

    Rinaldo Sorgenti

  7. Marco

    E come sempre ci sono io che non sono d’accordo 🙂 Da anni compro acqua minerale al supermercato e spendo per ogni cassa circa 2 euro per 6×1,5=9 litri d’acqua. La mia bolletta del’acqua da quando la società da pubblica è passata a privata (gruppo francese) è lievitata del 200-300%(a parità di consumi) ed arrivo a pagare (3 persone) 450 euro annui di bolletta. Le perdite della rete idrica della mia zona (LT) sono impressionanti e negli ultimi anni non vi sono stati interventi della società a migliorare il servizio per il semplice fatto che la domanda dell’acqua non è sensibile al prezzo. A fine anno se alla societa servivano soldi si aumentavano le bollette, se c’erano piu perdite si aumentavano le bollette.. insomma il servizio peggiora e le bollette aumentano. Se io fossi stato AD in questa società avrei fatto la stessa cosa 🙂 Non avrei avuto incentivi ad abbassare il prezzo in quanto monopolista di un bene di prima necessità! Allora cari lettori io vi voglio solo dire una cosa (non faccio come chi ha scritto questo articolo che vi dice cosa votare che invece è una scelta personale e risultato di un interpretazione) :
    – Riflettete sul se per voi è morale pagare per una cassa d’acqua 2 euro (9litri di acqua hanno un prezzo vicino allo zero)
    – Riflettete sugli interessi che ha una società privata nel potenziare la rete idrica locale se pagano l’acqua pochissimo
    – E’ naturale che la società gestrice punti a massimizzare l’utile nel breve periodo
    – Riflettete sul fatto che senza acqua si muore
    – Riflettete sul fatto che tutti dovrebbero avere accesso all’acqua ad un prezzo basso perchè l’acqua non è di nessuno e tutta la rete deve essere PUBBLICA

    DOPO AVER RIFLETTUTO OGNI LETTORE SECONDO LA SUA COSCIENZA AVRA’ LA CAPACITA’ DI SCEGLIERE DA SOLO COSA VOTARE .

    P.S. CON IL SI NON SI PRIVATIZZA
    E CON IL NO SI PRIVATIZZA

  8. ALESSIO DI MICHELE

    Direi che la logica di qualcuno “fa acqua”; innanzitutto, usciamo dal mito “siccome è privata deve scendere il prezzo”, perchè non può essere così tanto meno nel breve periodo, ma forse anche sul lungo. SI DEVONO recuperare decenni di sfascio, ad esempio con pletore di stipendiati nonfancazzisti che si facevano mettere in permesso sindacale o andavano a fare i galoppini di partito, e questo non può essere gratis. Poi: se il privato non funziona, non può dirsi che automaticamente il pubblico è meglio: semplicemente il privato non funziona perchè il pubblico non controlla (c’ è ancora molta evasione delle bolllette ? non do l’ ordine politico di lasciar correre, ma, anzi, potenzio la giustizia civile perchè si “metta giudizio” ai morosi. Non vai bene ? Ti levo l’ appalto ! Però devo avere la coscienza a posto: certo che se ti faccio normative che cambiano mentre le leggi, se non ti difendo dalla mafia, se ti taglieggio con l’ assunzione di parenti ed affini…). Solo i sedicenti liberalizzatori stile Berlusca possono dire che privato è condizione suficiente: è solo necessaria.

  9. Marco

    Se è privati non dovrebbero abbassare il costo è inutile dargliela in gestione. Teniamola pubblica e basta problema risolto 😛

  10. ALESSIO DI MICHELE

    @ Marco: ne riparleremo quando, a causa degli sprechi garantiti dalla gestione pubblica, l’ acqua non ci sarà fisicamente più, nemmeno ad
    € 1.000/litro.

  11. Rinaldo Sorgenti

    @Marco
    Ai dubbi/quesiti di Marco mi pare si possa rispondere che:

    ” E’ evidente che nell’eventuale proposta di affidare a privati (od a società miste pubblico-privato) la gestione del servizio di manutenzione e distribuzione delle reti, debbono esserci degli impegni precisi su cosa si impegna a fare il nuovo gestore ed a quali condizioni.”

    Se la rete locale è in pessime condizioni (per la mancata manutenzione o rifacimento da parte del pubblico in passato), vi saranno maggiori costi che, inevitabilmente (in tutti i casi) graveranno sull’ambito servito da quella rete.

    Se poi il nuovo affidatario non rispettasse gli impegni, ci dovrà evidentemente essere chi verifica e nel caso interviene per annullare l’affidamento o per far provvedere al rispetto degli impegni.

    Questo dovrebbe dare maggiori garanzie che infrastrutture così importanti siano infine gestite come dovrebbe.

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