Le atomiche amnesie di Monsieur Tremonti

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In politica, ha sostenuto un ministro in carica, “le cose che si dicono valgono solo nel momento in cui si dicono”. Secondo questa interessante teoria, un uomo politico ha diritto di dire tutto e il contrario di tutto. Giulio Tremonti si è a tal punto specializzato in quest’arte, da violare la regola eterna dell’orologio rotto: segna l’ora sbagliata sia quando sostiene una tesi, sia quando afferma il suo contrario. Come sull’energia nucleare.

Intervenendo a Cernobbio, il ministro dell’Economia – secondo il resoconto del Sole 24 Ore – avrebbe svolto il seguente, se così vogliamo chiamarlo, ragionamento:

«C’è il debito pubblico, c’è il debito privato, ma c’è anche il debito atomico da calcolare», ha detto Tremonti, secondo il quale sulla questione nucleare «bisogna riflettere, discutere e vedere chi ci ha guadagnato e chi ci ha perso». «Quello che è successo in Giappone per fatti naturali – ha spiegato il ministro – pone una questione fondamentale che è quella energetica. È più difficile che tutto continui come prima, è più facile una fase di riflessione e di calcolo». Riferendosi ai paesi dotati dell’energia atomica ha detto: «Se gli altri Paesi non avessero il nucleare bisognerebbe ricalcolare il pil». «Pensate – ha proseguito – che nel calcolo di chi ha il nucleare non è considerato il costo del decommissioning (cessazione, ndr)». Un costo che, secondo il ministro, «sicuramente va calcolato e se lo si facesse molti dei Paesi che hanno il Pil maggiore del nostro sarebbero indietro».

Ho molto riflettuto prima di scrivere questo post, perché ho cercato in ogni modo di dare un senso a quella che, a prima, seconda e terza vista mi pare una immane cazzata. Non essendoci riuscito, la metto nel modo più piano possibile: cosa cavolo vuol dire che un paese ha un “debito nucleare” e che, se conteggiato adeguatamente, “molti dei paesi che hanno il Pil maggiore del nostro sarebbero indietro”?

Per rispondere alle paure di Tremonti, mi tocca partire da Adamo ed Eva – e me ne scuso con tutti. Prima, però, mi si concederà una grassa risata nell’enfatizzare che un debito, che è uno stock e per giunta futuro nel caso specifico, ha ben poco effetto diretto sul livello del Pil, che è un flusso. Mi spiace deludere il ministro: l’Italia, per quanto si vogliano torturare i dati, non si sposterà molto dal ventisettesimo posto al mondo, e tredicesimo in Europa, per Pil pro capite.

Comunque, facciamo finta di niente e diamo la colpa ai giornalisti che hanno frainteso il ministro. Una centrale nucleare, dal punto di vista finanziario, si caratterizza per una struttura dei costi che è (a) sbilanciata sui costi fissi e (b) sbilanciata sull’investimento iniziale. In altre parole, la gran parte del costo medio attualizzato del kWh nucleare dipende dal costo d’impianto e, dunque, dal costo del capitale. Una seconda ma meno importante voce di costo è il combustibile, e la terza lo smaltimento delle scorie e la chiusura delle centrali (decommissioning). E’ vero che vi sono delle incertezze sul “vero” costo del decommissioning, ma, per quanto si voglia stiracchiare il computo dei costi, l’effetto (in valore attuale) non è così grande. Dunque, non solo l’inclusione dei costi di smantellamento non fa cambiare il Pil, ma non fa neppure cambiare (in misura significativa) il costo medio attualizzato di generazione di elettricità da fonte termonucleare. Se il nucleare sia competitivo o no con le fonti convenzionali, se ne può discutere; che il decommissioning possa far saltare il banco, è assai più dubbio.

Non potendo dare senso compiuto alle parole di Tremonti, ho provato a interrogarmi sul movente. In fondo, il ministro può non essere un fine pensatore (come gli amici di noiseFromAmerika hanno ampiamente documentato) ma certamente è un brillante manovratore di potere. E ho notato che il ministro ha dichiarato guerra economica alla Francia, turbato che, dopo la temuta acquisizione di Parmalat di Lactalis, i nostri ragazzi potessero crescere con poco calcio nelle ossa; o, forse, che dopo la risoluzione dello scontro per il controllo di Edison, gli amici degli amici potessero finire a leccarsi le ferite. Poi mi sono ricordato che il piano nucleare del governo – piano del quale, evidentemente, Tremonti si era fino a oggi disinteressato – prevedeva una forte collaborazione tra italiani e francesi, sia attraverso le maggiori compagnie elettriche dei due paesi, sia attraverso accordi a livello governativo. Quindi mi è venuto il sospetto che la sparata di Tremonti contro il nucleare non fosse altro che una sparata contro la Francia.

Anche perché, dicevo, Tremonti ha l’abilità straordinaria di dire sempre la cosa sbagliata nel modo peggiore. Circa sei mesi fa, Giulio Tremonti diceva:

Un punto che ci penalizza è quello del nucleare: noi importiamo energia. Mentre tutti gli altri paesi stanno investendo sul nucleare noi facciamo come quelli che si nutrono mangiando caviale, non è possibile.

Per le ragioni che ho spiegato qui, diceva cose prive di senso compiuto. Quello che però mi interessa evidenziare è che, a settembre, Tremonti pareva convinto che ricorrere a fonti diverse dal nucleare fosse come “nutrirsi mangiando caviale”, e dunque – immagino – che il nucleare desse un contributo positivo al Pil. Oggi dice il contrario. Il bello è che, di per sé, sosteneva una tesi priva di alcun fondamento ieri e lo fa oggi.

Insomma: a Tremonti non interessa il nucleare, ragion per cui si sente libero di spararle grosse in ogni direzione. A Tremonti interessa mantenere il suo controllo sull’economia nazionale. E poiché in guerra, amore e politica tutto è lecito, anche il nucleare diventa un’arma nelle sue mani per contrastare il gallico invasore.

À la guerre comme à la guerre.

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