Aggiornamenti nucleare

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Il presente post non per tirare somme attualmente impossibili, ma per fornire a molti che chiedono qualche elemento concreto e numerico in più per comprendere ciò che sta avvenendo.

Trovate qui una interessante scala di comparazione per ogni diversa fonte di produzione di energia (con indicazione del peso approssimativo di contributo per ciascuna al fabbisogno mondiale) del numero “storico” di vittime “dirette” – cioè al netto di patologie di lungo termine ex post, si tratta delle vittime negli impianti di estrazione-fornitura e in quelli di produzione – a parità di TWh . Sono numeri che fanno riflettere. Il carbone pesa per il 26% dell’energia globale prodotta, e ha determinato 161 vittime per TWh. Il petrolio pesa per il 36%, e comporta 36 vittime per TWh. Il gas naturale pesa per il 21% e comporta 4 vittime. Le biomasse (legno etc) e biofuel, per quanto poco pesino,  comportano da incendi 12 vittime per TWh. L’idroelettrico pesa per il 2,2% e comporta 1,4 vittime per TWh. Il nucleare civile pesa il 5,9%, e ha determinato fino al Giappone 0,04 vittime per TWh.

Questi  i numeri. Aridi e discutibili finché volete, ma sono da tenere in considerazione, oppure no? Io penso di sì. Non ho detto né penso che si debba guardare SOLO a questi, ma ANCHE sì, perdio.

Trovate qui su segnalazione di Carlo Stagnaro un interessante post a un articolo uscito su Slate. Qui si parla di vittime “indirette”. Anche immaginando una stima da 9mila a 33 mila in 70 anni delle possibili vittime da cancro per il post Chernobyl, l’Environmental Outlook 2008 dell’Ocse stimava che NEL SOLO ANNO 2000 in circa UN MILIONE le morti premature nel mondo dovute a polveri fini da CO2 et consimila, di cui un terzo almeno dovute a conseguenza diretta delle fonti carbone-petrolio. E’ una cifra da tenere in considerazione, oppure no?

Trovate invece qui il sito su cui seguire l’aggiornamento AIEA sull’incidente giapponese. E qui il sito della Tepco, la compagnia giapponese che gestisce l’impianto. Da quasi 48 ore, cioè più o meno da quando gli americani hanno chiesto l’evacuazione in una fascia di 50 miglia che comporta lo spostamento di 1,9 milioni di civili mentre le autorità giapponesi sono rimaste ferme all’evacuazione entro i 20 km e alla fascia di rispetto – stare chiusi in casa – entro 30, la realtà delle cose a mio giudizio gravemente inspiegabile è che non ci sono release ufficiali  di radioattività a terra entro distanze note dall’impianto, né a diverse altezze nell’atmosfera per monitorare a seconda dei venti. Dobbiamo pensare che le autorità giapponesi cinicamente espongano milioni di cittadini al rischio di vita? Possiamo davvero spingerci a questo? A me pare pazzesca la sola ipotesi, ma immagino che alcuni o anzi molti invece ne siano convinti.

Vi segnalo che poche ore fa l’AIEA scrive che

Contrary to several news reports, the IAEA to date has NOT received any notification from the Japanese authorities of people sickened by radiation contamination. In the report of 17 March 01:15 UTC, the cases described were of people who were reported to have had radioactive contamination detected on them when they were monitored.

Mentre l’aggiornamento della temperatura della vasche per combustibile esausto – rischio rilascio plutonio in atmosfera, le’eventualità tra le più gravi – è aggiornata e non particolarmente preoccupante per gli altri reattori, mentre per il reattore 4 (spento al momento dell sisisma e tsunami, ma non vuol dire niente) il fatto che non sia aggioranat dal 13 marzo purtroppo non può che ALLARMARE MOLTISSIMO.

La politica dovrebbe aspettare e capire, prima di tirare in fretta e furia qualunque conclusione.

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