10
Mar
2011

Libia e caro-barile: perché Usa e Ue sono divisi

Gli italiani trovano subito, alla pompa di benzina, l’effetto della crisi libica. Se continuerà il conflitto tribale nell’ex colonia italiana l’effetto sarà benedetto dai Paesi Opec, perché stabilizzerà il costo più elevato del barile sui 25 dollari rispetto alle previsioni di inizio anno. E si porrà un immediato problema a chi guida le politiche monetarie, cioè alle banche centrali. La BCE ha già risposto per bocca del suo presidente, Jean-Claude Trichet. L’euroarea potrebbe rialzare già ad aprile di mezzo punto il suo tasso ufficiale, per contenere l’ondata inflazionistica. Negli Stati Uniti, la FED non ci pensa proprio. In termini di exit strategy, che cosa implica di fronte al caro-barile la divaricazione dei tassi? Distinguiamo il problema teorico da quello pratico. Il primo spiega la posizione lassista americana. Il secondo, inficia la posizione rigorista dei banchieri centrali europei.

La FED di Ben Bernanke, che ormai i seguaci della scuola di Chicago in America definiscono la madame Pompadour di Obama-Luigi XV, con il quantitative easing 2.0 non crea più solo base monetaria – estendendo gli attivi della banca centrale con acquisiti sui mercati, attualmente oltre il 3% del GDP rispetto alla frazione di unità nel precrisi – che viene però sterilizzata dal divenire liquidità monetaria vera riequilibrando la composizione della riserva obbligatoria delle banche commerciali. Negli States, di fronte alla malaparata del sostegno pubblico alla crescita a maxidebito pubblico dell’amministrazione Obama, la Fed crea base monetaria che diventa in effetti integralmente liquidità monetaria aggiuntiva. Dal punto di vista americano, di conseguenza, l’ondata inflazionistica delle commodities prima agricole e tessili, e ora anche energetiche, “spalma” nel resto del mondo – grazie al fatto che prezzi e mercati relativi sono regolati in dollari – inflazione che diminuisce in termini reali il debito pubblico, corporate e delle famiglie americane. Agli americani, che non hanno nel prezzo della benzina a gallone lo Stato che si pappa il 55% tra IVA e accise come noi, tutto ciò va benissimo.

L’effetto è molto diverso dal punto di vista dell’euroarea. Per Trichet non è un problema di policy, ma di politics. In altre parole, l’annuncio del rialzo prossimo non è una risposta – di tempestività immediata, dunque sospetta – all’andamento del barile, bensì un messaggio ai governi dell’euroarea. Il 24 e 25 marzo l’Ecofin dovrebbe tirare definitivamente le somme del nuovo patto di stabilità, e l’aria che tira è che la posizione eurorigorosa tedesca – tetti in Costrituzione a spese e tasse, sanzioni automatiche note ex ante – abbia perso il più delle chanches di essere adottata.

Sarkozy tenta di volgere in chiave di armonizzazione fiscale europea la preoccupazione di Angela Merkel di un bagno elettorale nel Baden-Wüttemberg, dove si vota due giorni dopo, se dovesse risultare attenuta la linea “no all’inflazione, no al deficit, no ai salvataggi”, ripetuta costantemente ai tedeschi.

In più, Trichet parla di alzare i tassi perché gli eurodeboli si facciano bene i conti. A cominciare dal Portogallo del premier José Sòcrates, in cima attualmente alla lista dei sospettati. In cassa il governo di Lisbona è accreditato di avere non più di 4 miliardi. Ma deve ripagarne di più nel solo mese di aprile, per la scadenza di un bond a lungo termine. E ne avrà bisogno di altri 16 entro fine anno, per gli altri in scadenza, nonché per finanziare il suo deficit annuale remunerandolo a un tasso del 7%. Le aziende pubbliche portoghesi hanno annunciato ricapitalizzazioni per quasi altri 4 miliardi. E il gestore pubblico della rete ferroviaria ha appena dovuto ritirare l’offerta di un bond decennale di 500 milioni, per mancanza di banche interessate a garantirne il piazzamento se non a interessi folli. Ieri, per un bond biennale da un miliardo, il Portogallo ha dovuto accettare di pagare un tasso superiore al 6%, 200 punti base più dell’ultima emissione di due mesi fa.

Non è colpa ella BCE se i governi continuano a non capire, pensa Trichet. E non è colpa sua se la politica continua a ignorare che un tasso d’interesse unico per Paesi che hanno competitività e dunque curve di costo tanto divergenti – conta questo, non tasse diverse come pensano gli armonizzatori statalisti – esercita nella crisi shock asimmetrici.Lo capiranno, i politici europei? Si accettano scommesse.

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3 Responses

  1. Giovanni Cincinnato

    Gli shock asimmetrici sono inevitabili; in fondo l’europa non esiste, è solo un’accozzaglia di stati eterogenei che stanno insieme per avere qualche vantaggio commerciale per il resto non vanno d’accordo su nulla, nemmeno sull’economia.

    Il fatto che i politici europei non capiscano non è realistico, anche se fossero quasi tutti idioti, qualcuno deve per forza intendere la situazione e con tutta probabilità può spiegarlo in parole povere agli altri. La cosa più probabile è che i politici capiscano e che facciano semplicemente finta di non capire, il perché è presto detto ; Democrazia! Per quanto non sembri ci sono sempre le elezioni da affrontare ed i consensi da accaparrarsi e come Giannino sa bene, non si vincono le elezioni con le riforme radicali che intaccano i privilegi di tutti in cambio di benefici futuri, anche perché come ogni caposezione sa LA GENTE NON CAPISCE l’influenza della macroeconomia sulle “economie personali”, se in questo quadro (“la gente”) inseriamo anche 4/5 delle PMI italiane (80% del PIL) ecco spiegato il perché la politica tende a rimandare (se non sviare) i propositi riformisti, promettendo in via sostitutiva qualche incentivicchio ed un paio di leggine economiche, che non scomodano nessuno e che non sortiscono ovviamente nessun effetto.

    Siamo dinnanzi al classico dilemma “Meglio l’uovo oggi o la gallina domani?” dinnanzi al quale la scelta del nostro paese è di mangiare immediatamente uovo e gallina per poi lamentarsi domani di non avere nulla da mettere sotto i denti.

  2. Rick

    Sig Giannino,
    come reputerebbe un accordo di questo tipo (sia sul piano teorico che come applicabilità pratica): da un lato il rigore fiscale voluto da Angela Merkel e quindi il pareggio di bilancio in Costituzione, un sistema di sanzioni semiautomatiche e note ex ante ecc… dall’altro però la trasformazione dell’EFSF in una sorta di European Monetary Found che impedirà il fallimento degli stati (con ciò scoraggiando la tendenza del mercato a scommettere sul fallimento di un paese) mettendo però sotto tutela i paesi inadempienti che perderanno completamente la loro sovranità di bilancio fintanto che i conti non saranno risanati.

    Cordiali saluti

  3. Credo che uno dei più grossi problemi siano le elevatissime accise e l’ IVA che influiscono sul costo dei carburanti alla pompa. Credo anche che il nostro governo non voglia minimamente rinunciare a questi facili introiti. Il gatto che si morde la coda..

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