“Non è un crimine essere ignoranti di economia”, ma…

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Su Libertiamo è uscito un articolo dove si mostra l’ignoranza economica degli italiani, sia tra gli elettori che tra i giornalisti, e si argomenta che questo limita la qualità della vita politica del Paese. L’economia riguarda gran parte delle politiche, e l’ignoranza economica è dunque incompatibile con una democrazia funzionante. L’economia inoltre è parte integrante della cultura: chi non capisce i giochi a somma positiva, non è in grado di valutare i vantaggi della cooperazione sociale, e di fatto non capisce nulla del mondo in cui vive.


La democrazia moderna, per funzionare correttamente, richiede ai cittadini uno sforzo informativo e cognitivo enorme per farsi un’idea di un’infinità di argomenti da cui dipende il futuro di tutti: sistemi pensionistici, efficienza amministrativa, regolazione dei mercati, politica fiscale, sistemi di pagamento. Bryan Caplan ha inoltre persuasivamente argomentato che non c’è motivo per cui un elettore debba fare un tale investimento: la probabilità che serva a qualcosa è infatti praticamente nulla, il voto informato ha le caratteristiche di un bene pubblico. Abbiamo dunque due problemi che si rafforzano a vicenda: l’interventismo aumenta a dismisura la quantità di teorie e informazioni necessarie per giudicare la politica, e il sistema decisionale invece non dà alcun incentivo a sviluppare queste competenze.

Se ci si limita anche solo alla politica economica, abbiamo vari tipi di problemi:

  1. Mancanza di nozioni “ontologiche” di base: che differenza c’è tra “inflazione” e “livello dei prezzi”?
  2. Mancanza di nozioni “teoriche” di base: cosa è il vantaggio comparato?
  3. Abbondanza di pseudo-spiegazioni ideologiche: quante persone credono che la crisi è dovuta a carenza di moneta?
  4. Abbondanza di pseudo-soluzioni ideologiche: quante persone sono favorevoli all’energia fotovoltaica solo perchè “è verde”?

Alcuni di questi problemi si possono risolvere con una informazione di base, almeno per capire cosa è un titolo di debito. Altri richiedono un minimo di comprensione teorica: non è difficile capire i vantaggi comparati. Dubito che si possa fare una cosa del genere nelle scuole, ci saranno una manciata di professori di liceo che sa queste cose, e il rischio propaganda è elevato: l’economia è da tempo il principale terreno di scontro del dibattito politico.

In qualche modo però qualcosa va fatto: il “principale” ignorante (l’elettore) può essere facilmente raggirato dall'”agente” informato (il politico), e se la politica produce la necessità di fare scelte complesse e inoltre crea incentivi a non informarsi e a crogiolarsi nel pregiudizio, il problema diventa facilmente enorme.

Diffondere semplici idee su argomenti economici elementari è di fondamentale importanza per combattere l’ignoranza, che di norma facilita fin troppo la vita alle lobby, ai burocrati e ai politici. Queste piccole cose che sembrano ovvie sono probabilmente più importanti di quelle avanzate. Se l’elettorato avesse gli strumenti concettuali per capire anche solo che il debito pubblico è un costo per tutti, la politica avrebbe più problemi ad assaltare la diligenza.

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