Verso una exit strategy. Liveblogging dal Discorso Bruno Leoni

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(Per seguire gli aggiornamenti “refreshare” spesso la pagina. Se credete che questa iniziativa sia un tentativo meritevole di stimolare un dibattito attento alle ragioni del mercato, dimostratelo comprando il libro di Taylor, Fuori strada)

19.17. Il liveblogging finisce qui a causa delle difficoltà di connessione che hanno rallentato, e ritardato, l’aggiornamento sul dibattito. L’intervento di Taylor è stato un richiamo potente sulla domanda di certezza che i mercati rivolgono ai decisori politici – siano essi i responsabili della politica fiscale o di quella monetaria. Ai politici – aggiungo io – non si chiede nulla di impossibile, se non di astenersi dal fare troppi danni e troppo pervasivi.

19.14. In risposta a un’altra domanda, Taylor sottolinea che con Lehamn Brothers la politica discrezionale entrò in cortocircuito. Dopo Bear Sterns, tutti si aspettavano un comportamento simile. Il problema quindi non fu la scelta di lasciar fallire Lehman, ma il fatto che tutti furono spiazzati da quella scelta. E poi ci fu Aig e poi si cambiò ancora strada, generando una progressiva confusione sul mercato.

19.10. Risponde Taylor: la mia narrazione della crisi enfatizza il ruolo delle politiche, mentre altre narrazioni dicono il contrario, che le cose sarebbero peggio se queste politiche non fossero state implementate. È molto difficile vincere un dibattito ma credo, almeno negli Usa, abbiamo avuto una sorta di movimento dal basso di critica di queste politiche, o almeno così sembrano suggerire le ultime elezioni di mid term.

19.06. Per riassumere: c’è una indiscutibile correlazione tra le politiche e la performance economica. Secondo Taylor questa correlazione nasconde un nesso di causalità, e ci sono strumenti teorici per interpretare, e prevenire, le ragioni di tale ciclo tra discrezionalità e approcci basati sulle regole. È il momento per avviare un percorso di ritorno verso le regole, e via dalla discrezionalità.

19.09. Inizia il dibattito con Alessandro Penati. La seconda oscillazione del pendolo, dopo gli anni 90, dalle regole alla discrezionalità, potrebbe essere dovuta alla percezione popolare di un “fallimento del capitalismo e delle borse”. Questo lascia molto pessimismo riguardo all’uscita dalla crisi in corso. Cosa ne pensa Taylor?
19.03. Ci vollero 12 anni perché l’appello di Milton Friedman contro le politiche monetarie discrezionali fosse raccolto. C’è oggi nel Congresso americano una nuova attenzione al bisogno di tornare a un approccio basato sulle regole, nella politica monetaria. Guardando alle aspettative sul debito pubblico americano non si può non sperare in un simile atteggiamento nella politica fiscale.

19.01 Quindi sappiamo che le politiche hanno conseguenze. È la comprensione di questo fatto che ci ha spinto verso politiche migliori negli anni 80 e 90. Forse è stato proprio il successo di quegli anni a creare l’illusione che avremmo potuto abbandonarci alla tendenza opposta.

18.57. C’è evidenza che le riforme fiscali transitorie non ebbero risultati, che i controlli dei prezzi furono una follia e che i sussidi non funzionarono. Invece è dimostrato che la politica monetaria ha avuto impatti enormi, sia nel bene che nel male.

18.54. E che dire della politica fiscale? Anche qui abbiamo osservato il ritorno dei pacchetti fiscali discrezionali. Senza peraltro che questo abbia davvero avuto risultati in termini di stimolo dell’economia, come per esempio nel caso del fallimento della “rottamazione” delle auto. L’unica cosa che è stata stimolata è la spesa pubblica, statale e locale anzitutto. Il risultato è che il debito pubblico ha subito un’escalation senza precedenti in periodo di pace. È difficile non accorgersi che i periodi di maggior discrezionalità corrispondono a maggiore turbolenza economica, mentre la performance dell’economia è assai migliore quando si applicano politiche rules-based. Una correlazione non è necessariamente una causa, quindi bisogna chiedersi se sussista un nesso causale.

18.47. All’interno della Fed abbiamo avuto una serie di interventi. Prima si è deciso di aiutare i creditori di Bear Sterns, poi si è cambiato idea e non si è scesi in soccorso di Lehman Brothers, e poi ancora si è più volte cambiato idea. Abbiamo addirittura avuto politiche di “quantitative easing” che hanno ulteriormente aumentato il carattere discrezionale della nostra politica monetaria. Così i bilanci della Fed sono letteralmente esplosi.

18.36. Negli anni ’80 e ’90 si verificò un cambiamento totale. Gli stimoli keynesiani finirono sostanzialmente di informare la politica fiscale, al punto che nel 1992 il Congresso rifiutò una proposta di stimolo di appena 10 miliardi di dollari avanzata dal presidente Bush, e l’anno successivo fece lo stesso con un suggerimento analogo di Clinton. La stessa politica monetaria si concentrò sulla stabilità monetaria in modo da creare un ambiente prevedibile e dove le decisioni erano prese su base sistematica.

18.35. La “rivoluzione keynesiana” che negli Usa ha preso forza soprattutto negli anni 60 ha segnato un’evoluzione verso una politica discrezionale. Queste misure venneri razionalizzate in una serie di argomenti apparentemente molto persuasivi. Contemporaneamente emersero controargomenti, tra cui si distinse il contributo di Milton Friedman sui danni di una politica monetaria incontrollata. Quegli ammonimenti però caddero perlopiù nel vuoto.

18.32. Questi trend non riguardano solo la politica monetaria e la politica fiscale. I termini “rules-based” e “discretionary” policy si riferiscono al grado di prevedibilità, o orientamento al breve termine, delle politiche. Taylor spiega che cercherà di illustrare le variazioni in una serie di variabili da questo punto di vista, e di capire le cause di tali variazioni.

18.29. (Tenterò di seguire il discorso a dispetto della qualità della connessione che rallenterà la frequenza degli aggiornamenti). Taylor ringrazia per l’invito ed entra subito nel tema: la exit strategy dalla crisi, e la contrapposizione tra un’uscita “regolata” e una basata sulla discrezionalità. Per partire, può essere utile guardare agli insegnamenti della storia. Negli ultimi 50 anni si sono osservati vari trend, verso la crescita del governo, poi il riflusso, e poi ancora verso una crescita.

Ore 18.24. E’ appena iniziato il Discorso Bruno Leoni 2011. Alberto Mingardi (Direttore Generale dell’Istituto Bruno Leoni)  e Andrea Battista (Ceo di Aviva) introducono l’ospite di questa serata, John B. Taylor, autore per IBL Libri di Fuori strada.

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