31
Gen
2011

Agenda digitale per l’Italia

Sono tra i cento sottoscrittori del manifesto per dare all’Italia un’agenda digitale, pubblicato a pagamento proquota a nostro carico sul Corriere della sera a pagina 8 stamane. E’ un’idea che alcuni di noi hanno maturato a fine anno scorso, di fronte allo stallo in cui reiteratamente si era bloccato ogni tentativo di adottare una direttrice nazionale condivisa per superare uil gap di infrastruttu8re e investimenti sulle reti di nuova generazione e sulle ITC. Al di là dell’agenda per la digitalizzazione della PA propugnata dal ministro Brunetta, in realtà  tresta del tutto irrisolto il contrasto d’interessi tra il più lungo possibile sfruttamento residuo della rete in rame Adsl dell’incumbenti Telecom Italia, rispetto alla maggior rete in fibra ptresente tra tutti i Paesi europei, quella di Fastweb, che giocoforza in questi ultimi anni ha proceduto a rallentare gli investimenti. Il memorandum of understanding sottoscritto da tutte le maggiori aziende telefoniche e di TLC operanti in Italia lo scorsop novembre lascia del tutto irrisolto il problema. E si continua a con fondere l’obiettivo minimale di colmare in qualche modo il digital divide che ancora grava su vasta parte del territorio italiano e che offre a cittadini e imprese che vi risiedono 70 o 150 kbps – cosa che per scaricare un video o megtterlo in rete comporta decine di minuti – rispetto a come impostare il problema di promuovere bandaultralarga al più presto. Non si tratta di chiedere allo Stato di sostituirsi al mercato e agli operatori – almeno dal mio punto di vista, ma tra i firmatari ci sono tuitti i CEO= delle maggiori aziende di settore italiane e non possono che pensarla così, al netto degli incentivi che naturalmente ai loro occhi non guasterebbero. Ma resta il fatto che ancora una volta la questione televisiva – specificamente la transizione al digitale terrestre – ha finito per bloccare e ritardare ogni altra priorità per questioni politiche, stnte la natura proprietaria dei due maggiori competitor, uno di Berlusconi e l’altro pubblico con Sky terzo incomodo in crescita.  Sul sito www.agendadigitale.org trovate oggi approfondimenti e particolari dell’iniziativa e dei sottoscrittori. Terremo un primo incontro il 9 febbraio a Roma, partiranno in qyuesti giorni circa 10 milioni di mail e contatti sulla rete, verranno lanciati vide virali con alcuni artisti sottoscrittori del manifesto. Berlusconi oggi nel suo articolo sul Corriere – il mio giudizio secco sulla proposta di un copinvolgimento offerto all’opposizione per una comune strategia di crescita fondata sulle liberalizzazioni è: non avrà seguito, vista l’atmosfera politica pressoché totalmente compromessa – avanza la proposta di un sottosegretario a Internet. ma qui si tratta di tutt’altro, non di un sottosegretario in più o in meno.

Ricordo a tutti che:

  • A livello globale la “internet economy” supera i 10.000 miliardi di dollari. (stima NSTIC)
  • Il Commissario per la Società dell’Informazione della Commissione Europea, Neelie Kroes, considera l’agenda digitale elemento base della sostenibilità socieconomica
  • Nel Regno Unito vale già oggi il 7,2% del PIL, più del settore sanitario,  e il governo ha sviluppato il piano “Digital Britain” per garantire alla Gran Bretagna un futuro tra le maggiori economie del sapere digitale. Se avessinmo adottato l’intebnsità di investimenti britannici su ICT nel decennio precrisi, il valore aggiunto sul Pil italianoda ICT  sarebbe salito del 7% con un aumento del Pil reale del 3,6% (stima centro Studi Confindustria), rispetto al mero più 15,5% generato in Italia nel decennio. Se entro cinque anni riuscissimo oggi a recuperare il gap, e tra un lustro investissimo quanto investe UK oggi – quindi restando ancora indietro, ma meno – il Pil italiano crescerebbe per questo solo apporto aggiuntivo di quasi 4 punti.
  • Il Giappone e la Corea del Sud  sono stati tra i primi Paesi a darsi una strategia digitale
  • Il governo tedesco ha un redatto il progetto “Digital Deutschland 2015”, nel quale, tra le altre cose, si stima che la banda ultralarga genererà 1 milione di nuovi posti di lavoro in Europa.
  • In Francia il Presidente Sarkozy ha assegnato allo sviluppo delle infrastrutture ICT 4,5 miliardi di euro, 500 milioni in più di quanto raccomandato dal rapporto strategico “Investir pour l’avenir”.
  • La Spagna si è data come obiettivo di investire in innovazione il 4% del PIL entro il 2015 ed arrivare a 150 brevetti annui per milione di abitanti. L’Agenda digitale spagnola è diventata 2.0 la scorsa estate, dopo che la prima versione – attuata – era stata adottata nel 2004.
  • In USA il Presidente Obama ha nominato per la prima volta un direttore dell’informatica e delle telecomunicazioni, un “Chief Information Officer” federale.

Per gli addetti lavori e appassionati il problema rame-fibra NGN è un confronto tra GPON e P2P da cui emerge che la rete P2P ha un costo sostanzialmente allineato alla GPON.

Se Telecom Italia come afferma vuole arrivare a fare la propria rete senza fornire nella sostanza accesso a terzi, si avrebbe una situazione di costruzione di 2 reti parallele: 1 GPON di TI e una P2P condivisa tra operatori. Se le due reti costassero uguali (diciamo con un costo per singola rete di 100) si avrebbe un costo complessivo per linea (ipotizzando per semplicità 10 Mln di linee totali nel paesei) di 10. Quindi sia TI che gli altri operatori avrebbero un costo medio di 10 nell’ipotesi di quote di mercato equivalenti (50/50).

Se tuttavia e quote di mercato degli OLO (complessivamente) dovessero aumentare, diciamo dal 50 al 60%, il costo unitario per gli OLO scenderebbe a 17 e quello di TI salirebbe a 25 (infatti con 2 reti parallele, ogni operatore ha lo stesso costo di 100 che deve suddividere tra i propri clienti e quindi il costo unitario sale al diminuire della quota di mercato o viceversa.

Se invece gli operatori collaborassero su un’unica rete, ci sarebbe un costo complessivo di 100 che suddiviso tra 10 mln linee comporterebbe un costo unitario di 10, significativamente inferiore e uguale per tutti gli operatori (TI sarebbe quindi protetta anche in caso di riduzione quota di mercato.

E’ da considerare anche che nell’ipotesi di rete GPON voluta da TI, in quanto poco performante e con limitazioni di banda sin dall’inzio rispetto alla P2P, ci sarebbero nel breve/medio termine ulteriori costi in capo a TI per l’upgrade della rete e della banda da fornire al cliente (che nella P2P non vi sarebbero), quindi aumentando ulteriormente il costo unitario solo per TI.

TI si ritroverebbe quindi con una rete meno performante, + costosa a livello unitario e quindi con minori margini anche lato retail mentre nel caso di rete unica condivisa tra tutti gli operatori si avrebbe una sostanziale riduzione del rischio, del costo unitario e degli investimenti complessivi. TI si ritroverebbe inoltre con la rete in rame sul groppone, quindi con un periodo di overlay e coesistenza di 2 reti mentre nel caso di rete unica condivisa, si potrebbe fare lo switchoff della rete in rame con minori costi per TI.

SCENARIO A: Linee totali mercato: 10 Mln
Rete NGN GPON TI    Rete NGN P2P OLO    Rete Unica P2P (FIBERCO)
costo totale                              100                                    100                            100
Quota mercato                        50%                                    50%                            100%
Linee attivate                         5 Mln                             5 Mln                          10 Mln
Costo unitario per linea    20                                      20                                      10

Se la quota di mercato di TI scendesse al 40%, si avrebbe un costo unitario per TI che sale a 13 ed un costo unitario per gli OLO che scende a 9.

SCENARIO B: Linee totali mercato: 10 Mln
Rete NGN GPON TI    Rete NGN P2P OLO    Rete Unica P2P (FIBERCO)
costo totale                              100                                    100                            100
Quota mercato                        40%                                      60%                            100%
Linee attivate                       4 Mln                             6 Mln                          10 Mln
Costo unitario per linea    25                                      17                                  10

Il ragionamento vale anche nell’ipotesi in cui la rete P2P sia inizialmente + costosa diciamo del 20% (anche se in realtà dovrebbe essere anche meno). Infatti, anche in questo caso, con il 40% di quota di mercato, TI avrebbe un costo unitario di 25 contro 20 degli OLO e 12 della rete unica.

SCENARIO C: Linee totali mercato: 10 Mln
Rete NGN GPON TI    Rete NGN P2P OLO    Rete Unica P2P (FIBERCO)
costo totale                              100                                    120                            120
Quota mercato                        40%                                      60%                            100%
Linee attivate                        4 Mln                             6 Mln                          10 Mln
Costo unitario per linea       25                                      20                                  12

Da questi scenari semplificati, risulta evidente come anche per TI non sia conveniente fare da sola la rete in rame e che sia come costo unitario che come riduzione del rischio le convenga coinvestire con altri operatori. Unica ipotesi alternativa sarebbe la garanzia per TI di un nuovo monopolio sulla rete di accesso, ipotesi evidentemente non realistica né percorribile.

E’ su questi nuimeri, schematicamente, che il confronto non c’è mai stato per u’ipotesi di condivisione delle infrastrutture tra operatiori, in cui ciascuno investe sul suo ma “aprendolo” e puntando però sull’aumento del margine da crescita clienti e traffico per ciascuno – e produttività aggiuntiva per tutto il Paese.

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23 Responses

  1. ROBERTO

    Sono d’accordo sulla necessità di investimenti per lo sviluppo della rete nel mondo… non in italia. A cosa ci servirebbe? Per scaricare + velocemente dal mulo o P2P simili, ad avere nuove applicazioni per facebook (et similia)…. non certo per far crescere l’economia. Non rispondetemi elencandomi le “cose” che già si possono fare tramite la rete (dall’home banking alla certificato medico on line….) che apprezzo. Se la pubblica amministrazione non utilizza la rete noi continueremo a doverci recare agli sportelli…..
    Saluti

  2. gabriele

    @ROBERTO
    – leggi certe e giuste. Da sempre l’approvazione di leggi adeguate è sempre successivo allo sviluppo di un mercato, per ovvie ragioni di peso economico.
    – cloud computing. Senza uno sviluppo della rete adeguato è impossibile fare a meno di infrastrutture tecnologiche interne all’azienda. In questo modo le spese necessarie per una startup (informatica) aumentano significativamente. Senza contare tutte quelle società (ad esempio i giornali) che devono mantenere uno staff ed un’infrastruttura sovrabbondante che non è necessaria per il core business, ma per mere ragioni tecnologiche.
    – servizi a prezzi concorrenziali. Videogiochi, film, musica, etc. se fossero tutti disponibili attraverso internet sarebbero necessari meno computer nelle case (per molte persone basterebbe un televisore o un pc da lavoro) e ci sarebbero prezzi più bassi.
    – supporto di forme di lavoro alternative. Con un’adeguata infrastruttura si potrebbe sviluppare il telelavoro, visto che una buona parte del personale svolge già il proprio lavoro attraverso un computer. Questo avrebbe ovvi benefici ambientali, economici e di opportunità, soprattutto per le donne che desiderano avere un figlio, visto che potrebbero ottenere più facilmente lavori part-time e/o mantenere un contatto con il mondo del lavoro per prepararsi al rientro quando il figlio iniziasse il percorso scolastico.
    – supporto allo diffusione di soluzione informatiche. Immagina che ogni lampione possa essere collegato ad un sensore che avvisi di un eventuale guasto oppure che una lavastoviglie possa mettersi in contatto con la rete elettrica per sapere quando operare al minor costo possibile, o ancora, che sia possibile installare sensori per il traffico che comunichino in tempo quasi-reale con i gps in modo informare le persone della formazione di ingorghi, e quindi di evitarli.
    Le possibilità sono letteralmente infinite dato che la realizzazzione di un passo ne permette un altro.
    – comunicazione semplificata ed accessibile a tutti. Le nonne con problemi di udito possono parlare con i nipotini via Skype o via email, i ciechi possono rimanere informati non solo attraverso la televisione, ma facendosi leggere libri e notizie dal computer. Oggi chiunque ha problemi di coordinazione motoria è spesso ostacolato nella sua possibilità di comunicare normalmente con gli altri, su internet ciò non è vero.

    Questi sono solo alcuni degli esempi possibili. Non dico che una rete internet sviluppata permetterebbe di risolvere i problemi dell’Italia, ma sostenere che non servirebbe a niente indica una totale ignoranza di qualsiasi principio economico; così come una strada permette ed incentiva tutta una serie di dinamiche economiche così farebbe internet.

  3. ROBERTO

    @gabriele
    grazie per la lezione di economia, ma il punto non sono le applicazione della rete (di cui hai fatto un lungo elenco che condivido), ma ribadisco, sarà per la poca fiducia che provo per gli italiani, il problema è che gli italiani ne farebbero un uso non prettamente economico.

  4. gabriele

    @ROBERTO
    Hai detto due cose differenti; prima hai scritto che senza il coinvolgimento della Pubblica amministrazione non si avrebbe nessun vantaggio economico; poi che gli italiani non sarebbero in grado di sfruttarla.
    La prima è un’affermazione completamente falsa, la seconda è una opinione certamente ammissibile, ma che personalmente non condivido. Non credo sia così perché si tratta del classico problema di domanda e offerta, se non c’è offerta (la rete) non ci può essere domanda (i servizi).
    Per questo le persone usano i “programmi p2p” (peraltro le tecnologie p2p sono usate anche in modo legittimo, ad esempio da sviluppatori come blizzard per distribuire i loro programmi), perché nessuno gli vende i film via internet. Se i film arrivassero comodamente sul tuo televisore con noleggio a 0.99 € o 1.99 €, credi che ci sarebbero più utenti onesti o meno ?

    Poi si può discutere se e come incentivare anche la domanda in contemporanea all’offerta, ma senza offerta non è proprio possibile creare la domanda.

  5. Alessio

    un ragionamento: gli OLO sono indebitati, fastweb ha smesso da anni gli investimenti sulla rete in fibra, wind e tre stanno come stanno, vodafone sta bene ma l’Italia è da sempre generatrice di cassa per il gruppo che ovviamente prova ad investire dove può marginalmente guadagnare di più. Telecom è in coma, grazie ai barbari che ne hanno saccheggiato e dilapidato le immense ricchezze e all’abbraccio mortale con telefonica. Tutti piangono miseria insomma ma tutti e per lo stesso motivo vogliono preservare lo status quo: con il rame e con l’adsl ci fanno soldi. E’ questo il motivo per cui fastweb ha smesso di investire e tutta la sua crescita è stata su rame. Insomma, abbiamo un libero mercato interessato e tanto a far sembrare buona parte dell’italia come zona a fallimento di mercato in modo che lo stato ci metta buona parte dei soldi, a loro, comunque, un ritardo nell’innovazione importa poco, in termini di flussi di cassa essere conservativi è la cosa migliore. Gli stessi modelli di business e di scelta tecnologica risentono molto di fattori esogeni come i fornitori di tecnologia e ‘quello che hanno già fatto all’estero’. Temo che l’unica soluzione possa passare solo dallo stato: modificare la legislazione sul servizio universale includendo anche i servizi dati, nazionalizzare la rete d’accesso (sì, lo so che a lei viene l’orticaria ma è un monopolio naturale ed è l’unico modo per dare una bella scarica agli operatori) e infine pensare servizi pubblici network-centrici (e in termini di valore) anziché abilitati dalla rete, mi spiego, ad esempio, la telemedicina dovrebbe essere un servizio erogabile a qualsiasi cittadino a prescindere dall’essere intestatario di una rete internet. Infine serve uno scatto di presunzione e fantasia dal punto di vista tecnologico: servono più tecnologie e usate in modo sinergico per indirizzare la varietà italiana che penso sia molto peculiare. Serve un sistema che incentivi gli enti locali a investire in fibra. I vantaggi ci sarebbero per tutti, i servizi potrebbero essere centinaia o migliaia. Ma non possono esserci decine di attori pingui e pigri o disperati e affamati, come ora. Servirebbe un mandato forte, serio e una capacità di innovazione che Telecom ha perduto e gli OLO non hanno mai avuto (a parte fastweb). Secondo me rimane solo lo stato e non perché (come tutti pensano ma non sempre dicono) deve erogare soldi due volte: investire in infrastruttura e sottoscrivere contratti di fornitura; ma perché non ci sono attori credibili in grado di realizzare la rete seriamente.

  6. Ho seguito con particolare interesse la trasmissione di oggi dal momento che sono un consulente IT. Avete centrato uno dei bersagli quando avete fatto notare che per le aziende l’ICT e’ in costo e non una risorsa. Chiacchierando anche con clienti iscritti a Confindustria mi sono accorto che c’e’ una diffusa analfabetizzazione informatica proprio tra le persone che sono le prime a chiedere (agli altri!) innovazione.
    Ho clienti che considerano normale avere computer di 5 anni fa e non calcolano quanto tempo perdono i dipendenti a causa dell’inadeguatezza dei sistemi informativi.

  7. le infrastrutture digitali sono e saranno sempre più fondamentali per la crescita di un paese nei prossimi anni, soprattutto per un paese come il nostro, ove i servizi con buona probabilità saranno il traino della nostra economia. Mentre buona parte dell’attività produttiva viene spostata nei paesi Asiatici (‘outsourcing’), al nostro paese (come a tutti gli altri appartenenti al G7) non resta che crescere nel terziario: servizi, turismo, innovazione, ricerca, tecnologia. Tutto ciò ha bisogno del supporto di una infrastruttura moderna ed efficiente. Senza di questa, il futuro del nostro paese sarà molto più duro e meno roseo.

  8. antonio mason

    Gli incassi di telecom sono stratosferici ma a sentir loro sono in passivo . Non ho nessuna fiducia dei conti di queste mulinazionali ,se fosse per me, le nazionalizzerei tutte Sono vissuto con ENEL nazionalizzata per decenni e con le ferrovie nazionalizzate per decenni e tante altre grosse imprese ora private . Meglio un enel nazinalizzata in passivo che una mulinazionale in passivo almeno con ENEL italiana tutto resta in italia debito incluso mentre con la mulinazionale in passivo resta solo il debito. Detto questo una volta nazionalizzate le comunicazioni si puo’ procedere ad incrementare gli investimenti senza parsimonia.
    Non sono comunista ma sono schifato dai bilanci falsi (sempre in passivo) delle multinazionali.Sembra in italia che l’ unico a guadagnare sia l’ artigiano(poveretto!!) ed il ristorante sotto casa.

  9. antonio mason

    Riporto le parole di Beppe Grillo che tra l’ altro è ragioniere….
    “Se la Telecom in questi ultimi dieci anni ha venduto quasi tutto, le partecipazioni, gli immobili, addirittura le centrali telefoniche, il debito è rimasto di 34 mld, i ricavi sono scesi, la domanda da ragioniere è: dove sono finiti i soldi? Semplice, sono finiti in stock options milionarie, dividendi agli azionisti del salotto buono, che hanno spolpato viva la Telecom

  10. Enrico pedretti

    E’ un’iniziativa lodevole tesa a fare più passi avanti per avere reali possibilità di crescere e competere a livello economico e sociale. Per avere ancora un posto tra i paesi più avanzati. Tant’è che Manageritalia la sostiene e ha invitato oggi gli oltre 35.000 manager associati ad aderire e sostenerla. http://crisiesviluppo.manageritalia.it/2011/01/i-manager-per-una-strategia-digitale/

    Quindi avanti per raccogliere consenso e sostegno e provare a cambiare le cose dal basso, ma da qualche parte dobbiamo partire e il botto down potrebbe essere meglio del top down.

  11. Giovanni Cincinnato

    Credo che un serio sviluppo informatico in Italia sia fondamentale non solo per l’introito che genererebbe di per se, ma anche come “sostegno” agli altri settori dell’ambito amministrativo ed economico. Non è un mistero che il computer sia fondamentalmente un’ottimo strumento da assistenza, che incrementa le capacità degli operatori ad una persona solo di svolgere in meno tempo diversi compiti, ed è incredibile quante cose potrebbe fare e …. quante poche gli ne facciamo fare in realtà. Non è un mistero che molti settori della nostra società come la nostra pubblica amministrazione utilizzino il computer poco e male sopratutto in relazione alle esigenze ed agli impieghi possibili: pensiamo solo solo alla mole di archivi cartacei che i nostri comuni/province/regioni/ministeri/tribunali producono ogni anno : Uno spreco totale di carta che
    poi si tramuta nel famoso FALDONE dal peso improponibile e dal volume notevole, che viene accatastato da qualche parte alla meno peggio (cantine, armadi, mobili) e che rende i documenti magari risalenti a soli 5 o 6 anni del tutto irreperibili. Non va meglio nei tribunali dove la ricerca della sola documentazione di una causa può richiedere mesi e la sua consultazione settimane, ditemi voi se questo non è un ulteriore incremento dei tempi della giustizia. Un sistema di archivi digitalizzati può invece salvare “migliaia” di documenti e renderli disponibili per la consultazione facilmente in pochi secondi ed oltre a questo si possono fare ricerche su testi di migliaia di pagine in un attimo cercando parole chiave e passaggi fondamentali degli stessi facilmente pensate che un inchiesta di 10.000 pagine sta su 100 MiB (ed anche di meno con gli oppurtuni accorgimenti) e se consideriamo che una chiavetta da 5 € contiene 4000 MiB capite bene quanti documenti possono essere archiviati ed indicizzati. (a questo proposito c’è da lodare l’iniziativa del tribunale di Mantova che con il progetto Digit 2.0 sta facendo questo ed anche di più http://www.fainotizia.it/2009/05/13/adobe-e-tribunale-di-cremona-nasce-digit-20-innovare-il-sistema-giustizia).
    Per altro utilizzando un DMS (Document Management System) si può tenere “un occhio” sulla documentazione sapendo chi la consulta e chi la ritira e chi la stampa impedendo anche la trasmissione illecita degli stessi.

    C’è dell’altro: Pensiamo a quanti archivi esistono nella PA ognuno di questi magari contiene i vostri nomi e magari contiene anche grossolani errori di trascrizione che vi causeranno più di un problema e che per risolvere questi problemi impiegherete ore se non giorni. Invece creando database interfacciati, si potrebbero eliminare errori/problemi/reclami/perdite di tempo immani ed oltre a questo si potrebbero facilmente scoprire evasori fiscali o enti che non svolgono il proprio lavoro come dovrebbero immettendo finalmente LA RESPONSABILITA’ VERA (come sancito dalla legge ma mai messo in pratica) di chi opera nella Pubblica Amministrazione, pensando di trovarsi in una “botte di ferro” a riparo non solo dai licenziamenti ma anche dalle proprie mancanze e dai danni che causa alla cittadinanza. Questo è solo un piccolo assaggio di quanto è possibile realizzare e non è sempre detto che siano necessari “milioni di euro ” di stanziamenti; gli interventi infrastrutturali sono di certo a carico dello stato ma esistono anche migliaia di progetti che potrebbero cominciare ad essere implementati utilizzando sistemi open-source che riscuotono ampio successo in tutto il mondo, e che altri grandi stati europei (Francia/Germani/Inghilterra) stanno utilizzando da diverso tempo, senza la necessità di dover dipendere tecnicamente dai grandi colossi dell’informatica in tutto e per tutto.

    Purtroppo il sistema Italia e la sua ingarbugliata (sin dalla normativa) amministrazione, mal gradisce se non ODIA questi sistemi che semplificano e velocizzano, anche perché impedirebbero (o aiuterebbero ad impedire) tutto quel giro di cattiva informazione ritardi e disservizi che invece fanno comodo ai politici ai responsabili amministrativi e agli impiegati, perché è vero che queste tecnologie farebbero comodo, ma servirebbe anche chi le sa utilizzare invece 2/3 degli impiegati statali non sa nemmeno scrivere con entrambe le mani senza guardare la tastiera, figuriamoci quanto si prestano all’impiego di queste sofisticate (e nemmeno complicatissime poi) tecnologie. Certo, se si volesse fare una seria rivoluzione informatica sarebbe necessario un potenziamento di rete, perché l’applicazione di servizi digitalizzati ad ampio spettro non può certo essere messo in “scacco” da una rete a tutt’oggi poco affidabile e molto eterogenea. Chi sostiene che la velocità di rete serva solo al file sharing, non capisce che bisogna avere una buona infrastruttura per creare una seria ragnatela di servizi che sia anche affidabile e veloce specialmente se si parla di Cloud Computing.

    Purtroppo l’attenzione sul digitale in Italia è ovviamente bassa ; la stessa formazione politica che oggi governa nel lontano 1999 sosteneva che la scuola doveva basarsi sulle tre I “Inglese, Informatica, Impresa” ed a quanto pare nessuna delle tre è più rilevante oggi. I giovani dovrebbero solo rassegnarsi all’idea che questo è un paese per vecchi dove si parla solo di pensioni , gossip da giornaletto scandalistico, ammortizzatori sociali e metalmeccanici, dove invece di propositi si indugia in vecchi ricordi e farneticazioni, dove come diceva Califano : TUTTO IL RESTO E’ NOIA.

  12. Riccardo

    -150kbps , se minimi garantiti , sono un bel “viaggiare”.
    -10 trilioni di euro a che si riferiscono? agli scambi di prodotti commerciali effettuati tramite transazioni affettuate via internet, non certo al valore di nuovi servizi creati da questa.
    – Cloud Computing : il nuovo tentativo , ormai ultradecennale, di affittare servizi applicativi alle aziende da centri elaborazione remoti di società terze. Dove è il risparmio?
    L’ IT è uno strumento , molto oneroso , poco flessibile ,spesso confuso come fine.

    Quindi , a che serve questa iniziativa, certamente pretestuosa e strumentale?.

    Inoltre, caro Giannino, come è che in queste trasmissioni (Radio24) ci son sempre dei privati che chiedono (strumentalmente) allo stato di “incentivare” lo sviluppo di nuovi mercati. Da quale parte stiamo ? , da quella di Milton Friedman o da quella di Murray N. Rothbard che definì il primo “Penso che sia abbastanza chiaro che Friedman è uno statalista”?

  13. Giovanni Cincinnato

    Riccardo,

    Io sono contrario all’idea dei privati che mungono dalle casse statali, ma non credi che una nazione che dice di essere una potenza economica debba considerare la propria rete di comunicazione come una questione di importanza primaria sia sotto l’aspetto economico che dal punto di vista della sicurezza? Allora noi ci dobbiamo accontentare di quel catorcio di rete mentre gli altri (spreconi) varano sempre nuovi tratti di fibra ottica, come dici tu, inutile …

    In quanto alla teoria economica, non credo che c’entri il Liberismo: se lo stato dovesse limitarsi a fornire i servizi essenziali, penso che una rete di comunicazione ad alta efficienza sarebbe, nel 2011, proprio uno di quei compiti che spettano allo stato. Questo ovviamente se si pensa ad una nazione che abbia un briciolo di prospettiva futura e che coltivi l’intenzione di dettare i tempi della ripresa economica e non di inseguire sempre gli altri come abbiamo fatto noi da circa 30 anni.

  14. Pastore Sardo

    @Giovanni Cincinnato
    BRAVO Giovanni, finalmente qualcuno che capisce come fare una vera rivoluzione in Italia E SOPRATTUTTO CHE VA FATTA NELLA PA IN PRIMIS.
    Altro che posti di lavoro costruiti su maggiori vendite di film e audio con banda larga finalizzata al consumer!!
    PRIMA Dematerializzazione a manetta all’interno dei processi amministrativi e tracciamento e relativa trasparenza delle pratiche amminitrative con riprogettazionde dei sistemi informativi che fanno letteralmente cagare (in tutti gli ambiti PA, sanità , etc.etc) e vedrai come cambia la PA risparmiando vagonate di soldi che poi si possono successivamente investire su altre strategie in ambito ICT.
    Altro che telelavoro !!! molti contratti nazionali non li gestiscono e sono complicati, ma immaginate che non si può neanche aprire una agenzia di viaggio on line, nel 2011 sei costretto ad avere un ufficio aperto al pubblico
    http://servizi.sardegnasuap.it/cittadino/informazioniCittMA.htm?method=macroNorme&mpId=7
    la legge regionale di riferimento (cmq emanata da leggi nazionali e comunitarie) è UDITE UDITE del 1988!!!

    che banda larga si vuol fare senza riformare anche la legislazione!!!

  15. Giovanni Cincinnato

    @Pastore Sardo
    Grazie Pastore Sardo,

    Io non credo che l’intervento statale debba “distorcere” il mercato mettendo le sue poco competenti mani nell’economia, non credo nemmeno che ci sia necessità di distribuire denari a pioggia per favorire interessi privati, però penso che non sia da “statalisti” pensare che una nazione debba quantomeno occuparsi di preparare il “terreno di coltura” per generare la crescita economica ; va bene che bisogna calare le tasse, e sarebbe necessario ridurre gli sperchi ma a mio parere non ridimensionare e rimodulare l’apparato burocratico e procedere ad una riscrittura della normativa ad esso collegata, che a tutt’oggi è solo una frammentaria sequela di leggi e leggine (alcune delle quali antecedenti al fascismo) riunite in uno pseudocodice, avrebbe solo l’effetto di annullare qualsiasi riforma economica anche la più generosa.

    E che c’entra l’informatica in tutto ciò?

    C’entra più di quanto sembri: il motore dell’efficienza di uno stato e da sempre misurato con la velocità e l’uniformità delle sue comunicazioni, oggi con l’IT possiamo fare molto ma molto meglio rispetto al passato, possiamo essere veloci, uniformi, ed in più si incrementa la precisione delle azioni amministrative si può risparmiare e valutare i dati. Un massiccio impiego di IT creerebbe un benchmarking della PA di migliore qualità e questo evidenzierebbe subito i meriti ed i demeriti degli amministratori in termini di produttività reale e di atti prodotti che possono essere valutati quasi in REAL-TIME, senza parlare delle possibilità di interfacciamento fra enti che verrebbero amplificate in maniera spaventosa.

    Ed al cittadino cosa sposta?

    Con il giusto framework normativo , si avrebbe un’amministrazione leggera e servizievole, che fa meno errori e che diventa finalmente trasparente e responsabile delle proprie azioni, potrebbe costare di meno essere più utile (e meno di intralcio).

    E questo sarebbe solamente l’inizio.

    Per me questa sarebbe la vera rivoluzione, che insieme ad un incisivo riordino del nostro ordinamento (ai livelli di Triboniano o giù di li :-D) potrebbe veramente fare fare al nostro paese un balzo di 100 anni avanti così da passare dall’attuale Repubblica 1.1 alla Repubblica 2.0 e onestamente se ne sentirebbe la necessità.

  16. Amici, dobbiamo imparare a orientarci tra la pelosa propaganda delle aziende di telecom e di elettronica da un lato e, dall’altro, le necessità dell’economia post-industriale, che in Italia non si assecondano semplicemente posando fibre ottiche: http://alturl.com/zpa57

  17. Sandro Pappalardo

    Anche se in ritardo riguardo la trasmissione dedicata all’Agenda Digitale vorrei ugualmente esprimere quella che secondo me è la priorità fondamentale da risolvere quì in Italia: il conflitto di Interessi di Berlusconi. La Banda Larga o l’Ultrabanda non decolleranno mai. Tutto ciò che può essere in concorrenza con la televisione non va sviluppato. A me sembra ovvia questa cosa. In America ci sono già esperienze di web TV, palinsesti personalizzabili, ricerca di conentuti multimediali, blog, video on demand. Ma stiamo scherzando? L’ultimo sforzo del governo è stato un incentivo di qualche decina di euro per l’acquisto di un nuovo PC. E poi, per finire, ammesso e non concesso che si risolva il conflitto di interessi di B. occorre una classe politica svecchiata. Una gerontocrazia come quella che abbiamo in questo Paese non ci porta da nessuna parte.
    Sandro

  18. Riccardo

    Non sono un liberista , sono un libertario (Scuola Austriaca).
    Il principio che indirizza il mio pensiero è il rispetto per la libertà individuale, non sono mosso dalla presunta utilità collettiva (o sociale , o altro).
    Perciò rifiuto l’ idea di un economia programmata , come è l’ attuale (non c’è solo quella pianificata), che fa dell’ espansionismo monetario lo strumento di affermazione e degli accordi commerciali internazionali il sistema di “promozione” coatta della globalizzazione (mercato libero).

    La rivoluzione della PA , dal mio punto di vista, consisterebbe non tanto nella sua ottimizzazione ma nella sua “riduzione” all’ essenziale. Cioè in uno stato sempre più piccolo.
    Quindi, prima rivedo l’ esistente (lasciando solo lo stretto necessario) , poi , eventualmente ottimizzo. Quindi , come si direbbe, opero prima un cambio di paradigma.

    Rimanendo nel mondo dell’ industria esiste un esempio simile , il modello produttivo Toyota.

  19. Pastore Sardo

    @Giovanni Cincinnato
    Parole sante Giovanni, invece per quanto riguarda il problema della rete ci sono investitori che metterebbero per esempio la fibra in Sardegna (i cinesi), ma il problema è in ambito politico di garanzie per gli investirori e altro problema ci sono politici e gruppi italiani che vogliono avere il controllo sulla rete (i politici volevano scorporare la rete e mettere AD Sarmi, uomo Fini, lasciando Poste alla LN, ma dopo il casino di FLI la situazione si è arenata).
    Ma vogliamo lasciare la rete ai cinesi? a me dava più garanzie lasciare TI ad AT&T che lasciarla ad Italiani, ma la rete ai cinesi mi lascia perplesso.
    Il problema principale in ITALIA per la quale si necessita investire nella rete è semplicemente dovuto al fatto che non si è investito nel mantenerla, ovvero abbiamo bisogno della dentiera (di fibra) perchè i denti (di rame) sono marci perchè li abbiamo trascurati.
    TI (e non solo) vuole ancora sfruttare al massimo i denti marci e anche quando per clienti business ti possono offrire soluzioni alternative, non te le propongono neanche (molti clienti business delle aree rurali possono avere connettività via ponti radio).
    Infatti lo scontro tecnologico tra GPON e P2P è prettamente basato sul fatto che TI vuole ancora sfruttare l’arcata dentaria continuando a sfruttare i molti denti marci 🙂

  20. Giovanni Cincinnato

    @Sandro

    Mettere in competizione TV e Web è stupido: il secondo mezzo può incorporare il primo con facilità ed espanderlo, la TV non ha questa possibilità e questo già basta a tagliare corto ogni tentativo di boicottaggio. Per quanto riguarda la situazione italiana sulla Tv, non amo paragonarla a quella degli altri stati, di per se il nostro sistema radio televisivo è un tratto caratteristico italiano, come lo è il parlamentarismo perfetto e l’IRAP… tutte cose che abbiamo solo noi e di cui faremmo volentieri a meno.

    @ Roberto

    Concordo con il ridurre, ma questo non esclude la posa delle basi infrastrutturali e normative per avere una PA efficiente e produttiva (non che più snella).

    @Pastore Sardo

    La cosa non mi stupisce, come ben sai da noi anche per piantare un carciofo pone “rilevanti ed articolate questioni di carattere politico-sociale-amministrativo” che tradotto in lingua economica significa “O dividi la torta con politici/sindacati/burocrati/(criminali) oppure scordati di poter fare la qualsiasi” questo ovviamente porta alla dilatazione dei tempi di delibera e di costruzione, senza contare la miracolosa levitazione dei costi. La questione della banda larga fa gola a tutti perchè tutti sperano di poterci mangiare su.

    La rete in Italia fa PENA perchè le politiche statali sono mosse da stolti con i paraocchi che fanno il minimo indispensabile scaricando tutto il peso degli errori commessi alle generazioni future, ricordiamoci che noi siamo la nazione che ha abbandonato il nucleare per bruciare petrolio/gas/carbone e che siamo quelli che hanno creato quella megavoragine di debito pubblico che qualcuno in futuro dovrebbe ripianare…
    Per quanto riguarda Telecom Italia, forse sarò prevenuto e poco obbiettivo ma mi sembra la classica azienda italiana che quando guadagna incassa e gode, quando perde invece si appella allo Stato e munge.

  21. Sandro Pappalardo

    @Giovanni Cincinnato

    Per risponderti, Giovanni, incollo un pezzo di un articolo di Guido Scorza di un anno fa. Mi scuso in anticipo per la lunghezza di questa risposta, ma la trovo esauriente per quello che in poche parole ho cercato di dire nelrecedente post.
    Saluti, Sandro Pappalardo.

    Negli ultimi dieci anni, nel mondo, qualcosa è cambiato: allo schermo dei televisori si sono progressivamente sostituiti quelli dei PC, le reti in fibra ottica hanno preso il posto delle antenne sui tetti, i mouse hanno sostituito il telecomando e, soprattutto, le elezioni negli Stati uniti d’america si sono decise online e non in TV.
    Questa rivoluzione pacifica, tuttavia, ha solo lambito il nostro Paese che, sin qui, ha scelto deliberatamente di restare alla finestra o se preferite davanti alla TV.
    Ci deve essere un perché.
    1. Perché l’Italia è leader in Europa nello switch-off digitale terrestre e fanalino di coda nella diffusione delle risorse di banda larga?
    2. Perché l’Italia dinanzi ad un mondo che guarda alla Rete come ad una straordinaria opportunità per abbattere i vecchi oligopoli dell’informazione non ha trovato niente di meglio da fare che affidare il futuro della televisione – sia digitale terrestre che satellitare – a TIVU’ una società costituita per il 48% da RAI, il 48% da RTI ed il restante 4% da Telecom Media ovvero dagli ex – a voler guardare con ottimismo al presente – monopolisti della televisione e delle telecomunicazioni?
    3. Perché in Italia si fa fatica a trovare – tanto da esser costretti a mentire – 800 milioni di euro da investire in risorse di connettività a banda larga sostenendo che occorra prima uscire dalla crisi mentre ovunque in Europa li si investe proprio per uscire dalla crisi?
    4. Perché l’Italia è l’unico Paese al mondo nel quale se un folle scaglia una statuina contro il Premier in una piazza vera e qualche centinaio di folli plaude in una piazza virtuale si minacciano provvedimenti straordinari ed urgenti per chiudere la piazza virtuale affollata da 20 milioni di cittadini?
    5. Perché l’Italia è l’unico Paese in Europa che con la scusa di recepire una direttiva comunitaria minaccia di equiparare ad un’emittente televisiva, un video blogger ragazzino che ha l’unico torto di aver capito – nonostante a scuola nessuno glielo abbia spiegato – come funzione la Rete e di esser riuscito a guadagnare qualche euro raccogliendo pubblicità attorno ai propri video?
    6. Perché l’Italia è l’unico Paese al mondo nel quale il Governo ambisce a fare il Cybersitting, avvisando via sms i genitori dei minori ogni volta che questi ultimi fanno click su un sito che a Palazzo Chigi, applicando parametri occulti, reputano pericoloso?
    7. Perché solo in Italia dovrebbe servire un’autorizzazione per raccontare in livestreaming via telefonino cosa sta accadendo in un angolo del Paese dove i giornalisti non sono ancora arrivati o l’editore non vuole mandarli?
    8. Perché l’Italia dovrebbe essere l’Unico Paese in Europa nel quale un’Autorità semi-indipendente come l’AGCOM dovrebbe avere il potere di rendere irraggiungibile un intero sito internet senza alcun contraddittorio solo perché ritiene che un determinato contenuto possa incitare alla violenza o violare gli altrui diritti d’autore?
    9. Perché in Italia, nel 2010 continua a chiedersi ai cittadini di pagare 100 euro di canone per il possesso di una TV spenta anziché obbligarli ad investirli nell’acquisto di un PC o in un abbonamento a Internet?
    10. Perché, insomma, l’Italia non è un Paese per Internet e sembra invece un Paese per dinosauri?
    Dobbiamo pretendere una risposta a queste domande, dobbiamo pretendere che Internet arrivi ovunque ed entri a far parte – come sta accadendo ovunque nel mondo – dei diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino.
    All’articolo 19 della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo delle nazioni unite, nel dicembre del 1948 con previsione di rara lungimiranza è stato scritto che “Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.”.
    Una Rete accessibile a tutti, libera e neutrale può davvero rappresentare la pietra angolare della nostra democrazia.
    Pretendiamola è un nostro diritto ed il presupposto indefettibile per l’esercizio di una nostra libertà fondamentale, quella di manifestare il nostro pensiero al mondo intero con l’unico limite di assumerci le responsabilità per quello che diciamo.

  22. Giovanni Cincinnato

    @Sandro Pappalardo

    Ero tentato nello scorporare l’articolo e nel rispondere ad ogni osservazione singolarmente, poi vuoi che mi secco vuoi che vi risparmio la pena ho deciso di non farlo anche perchè ho trovato un minimo comune multiplo: L’Italia è un paese per vecchi, comandato da vecchi e dove i giovani si lasciano abbindolare dai vecchi trasformandosi in meri esecutori di retoriche paleozoiche, ecco come ci ritroviamo nel 2011 con gente che parla di un duce mai visto ed altri che agitano bandiere rosse e che cantano “bella ciao”.

    Ronald Regan diceva che ” Nessuno stato, sostenuto da nessun colore politico può atteggiarsi al di sopra delle libertà dell’individuo e dei suoi diritti fondamentali”, io credo fermamente che in questi ultimi 160 anni in Italia abbiamo sempre avuto stati che ci hanno imposto il loro pensiero, fregandosene delle nostre libertà individuali e per quanto mi riguarda, credo che gli anni della Repubblica non siano un eccezione a questo andazzo.

    Comunque speriamo di poter fare di meglio per il futuro.

  23. “Diario Digitale della Basilicata” – video racconti sulla regione Basilicata
    Entro e non oltre il 12/08/2011.L’Agenzia di Promozione Territoriale ( APT ) della Basilicata, nell’ambito del progetto “Basilicata Cultura” intende realizzare e pubblicare su piattaforme web 2.0 n. 7 (sette) video racconti, finalizzati alla narrazione in modo inedito ed originale delle peculiarità della Regione Basilicata (Italia) e del suo patrimonio paesaggistico, storico-artistico, culturale ed enogastronomico.
    L’avviso si propone di acquisire la manifestazione di interesse di video maker, esperti in nuovi media, blogger, esperti in animazione, etc., che esplorino luoghi di grande interesse del territorio della Basilicata e ne raccontino particolarità significative nelle forme più attuali della comunicazione in rete.
    La partecipazione è aperta ai soggetti di età compresa tra i 18 e i 35 anni di tutte le nazioni, in possesso di propria apparecchiatura per la produzione di filmati e con eccellente conoscenza della lingua inglese, parlata e scritta.

    http://www.aptbasilicata.it – Entro e non oltre il 12 agosto 2011

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