Agenda digitale per l’Italia

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Sono tra i cento sottoscrittori del manifesto per dare all’Italia un’agenda digitale, pubblicato a pagamento proquota a nostro carico sul Corriere della sera a pagina 8 stamane. E’ un’idea che alcuni di noi hanno maturato a fine anno scorso, di fronte allo stallo in cui reiteratamente si era bloccato ogni tentativo di adottare una direttrice nazionale condivisa per superare uil gap di infrastruttu8re e investimenti sulle reti di nuova generazione e sulle ITC. Al di là dell’agenda per la digitalizzazione della PA propugnata dal ministro Brunetta, in realtà  tresta del tutto irrisolto il contrasto d’interessi tra il più lungo possibile sfruttamento residuo della rete in rame Adsl dell’incumbenti Telecom Italia, rispetto alla maggior rete in fibra ptresente tra tutti i Paesi europei, quella di Fastweb, che giocoforza in questi ultimi anni ha proceduto a rallentare gli investimenti. Il memorandum of understanding sottoscritto da tutte le maggiori aziende telefoniche e di TLC operanti in Italia lo scorsop novembre lascia del tutto irrisolto il problema. E si continua a con fondere l’obiettivo minimale di colmare in qualche modo il digital divide che ancora grava su vasta parte del territorio italiano e che offre a cittadini e imprese che vi risiedono 70 o 150 kbps – cosa che per scaricare un video o megtterlo in rete comporta decine di minuti – rispetto a come impostare il problema di promuovere bandaultralarga al più presto. Non si tratta di chiedere allo Stato di sostituirsi al mercato e agli operatori – almeno dal mio punto di vista, ma tra i firmatari ci sono tuitti i CEO= delle maggiori aziende di settore italiane e non possono che pensarla così, al netto degli incentivi che naturalmente ai loro occhi non guasterebbero. Ma resta il fatto che ancora una volta la questione televisiva – specificamente la transizione al digitale terrestre – ha finito per bloccare e ritardare ogni altra priorità per questioni politiche, stnte la natura proprietaria dei due maggiori competitor, uno di Berlusconi e l’altro pubblico con Sky terzo incomodo in crescita.  Sul sito www.agendadigitale.org trovate oggi approfondimenti e particolari dell’iniziativa e dei sottoscrittori. Terremo un primo incontro il 9 febbraio a Roma, partiranno in qyuesti giorni circa 10 milioni di mail e contatti sulla rete, verranno lanciati vide virali con alcuni artisti sottoscrittori del manifesto. Berlusconi oggi nel suo articolo sul Corriere – il mio giudizio secco sulla proposta di un copinvolgimento offerto all’opposizione per una comune strategia di crescita fondata sulle liberalizzazioni è: non avrà seguito, vista l’atmosfera politica pressoché totalmente compromessa – avanza la proposta di un sottosegretario a Internet. ma qui si tratta di tutt’altro, non di un sottosegretario in più o in meno.

Ricordo a tutti che:

  • A livello globale la “internet economy” supera i 10.000 miliardi di dollari. (stima NSTIC)
  • Il Commissario per la Società dell’Informazione della Commissione Europea, Neelie Kroes, considera l’agenda digitale elemento base della sostenibilità socieconomica
  • Nel Regno Unito vale già oggi il 7,2% del PIL, più del settore sanitario,  e il governo ha sviluppato il piano “Digital Britain” per garantire alla Gran Bretagna un futuro tra le maggiori economie del sapere digitale. Se avessinmo adottato l’intebnsità di investimenti britannici su ICT nel decennio precrisi, il valore aggiunto sul Pil italianoda ICT  sarebbe salito del 7% con un aumento del Pil reale del 3,6% (stima centro Studi Confindustria), rispetto al mero più 15,5% generato in Italia nel decennio. Se entro cinque anni riuscissimo oggi a recuperare il gap, e tra un lustro investissimo quanto investe UK oggi – quindi restando ancora indietro, ma meno – il Pil italiano crescerebbe per questo solo apporto aggiuntivo di quasi 4 punti.
  • Il Giappone e la Corea del Sud  sono stati tra i primi Paesi a darsi una strategia digitale
  • Il governo tedesco ha un redatto il progetto “Digital Deutschland 2015”, nel quale, tra le altre cose, si stima che la banda ultralarga genererà 1 milione di nuovi posti di lavoro in Europa.
  • In Francia il Presidente Sarkozy ha assegnato allo sviluppo delle infrastrutture ICT 4,5 miliardi di euro, 500 milioni in più di quanto raccomandato dal rapporto strategico “Investir pour l’avenir”.
  • La Spagna si è data come obiettivo di investire in innovazione il 4% del PIL entro il 2015 ed arrivare a 150 brevetti annui per milione di abitanti. L’Agenda digitale spagnola è diventata 2.0 la scorsa estate, dopo che la prima versione – attuata – era stata adottata nel 2004.
  • In USA il Presidente Obama ha nominato per la prima volta un direttore dell’informatica e delle telecomunicazioni, un “Chief Information Officer” federale.

Per gli addetti lavori e appassionati il problema rame-fibra NGN è un confronto tra GPON e P2P da cui emerge che la rete P2P ha un costo sostanzialmente allineato alla GPON.

Se Telecom Italia come afferma vuole arrivare a fare la propria rete senza fornire nella sostanza accesso a terzi, si avrebbe una situazione di costruzione di 2 reti parallele: 1 GPON di TI e una P2P condivisa tra operatori. Se le due reti costassero uguali (diciamo con un costo per singola rete di 100) si avrebbe un costo complessivo per linea (ipotizzando per semplicità 10 Mln di linee totali nel paesei) di 10. Quindi sia TI che gli altri operatori avrebbero un costo medio di 10 nell’ipotesi di quote di mercato equivalenti (50/50).

Se tuttavia e quote di mercato degli OLO (complessivamente) dovessero aumentare, diciamo dal 50 al 60%, il costo unitario per gli OLO scenderebbe a 17 e quello di TI salirebbe a 25 (infatti con 2 reti parallele, ogni operatore ha lo stesso costo di 100 che deve suddividere tra i propri clienti e quindi il costo unitario sale al diminuire della quota di mercato o viceversa.

Se invece gli operatori collaborassero su un’unica rete, ci sarebbe un costo complessivo di 100 che suddiviso tra 10 mln linee comporterebbe un costo unitario di 10, significativamente inferiore e uguale per tutti gli operatori (TI sarebbe quindi protetta anche in caso di riduzione quota di mercato.

E’ da considerare anche che nell’ipotesi di rete GPON voluta da TI, in quanto poco performante e con limitazioni di banda sin dall’inzio rispetto alla P2P, ci sarebbero nel breve/medio termine ulteriori costi in capo a TI per l’upgrade della rete e della banda da fornire al cliente (che nella P2P non vi sarebbero), quindi aumentando ulteriormente il costo unitario solo per TI.

TI si ritroverebbe quindi con una rete meno performante, + costosa a livello unitario e quindi con minori margini anche lato retail mentre nel caso di rete unica condivisa tra tutti gli operatori si avrebbe una sostanziale riduzione del rischio, del costo unitario e degli investimenti complessivi. TI si ritroverebbe inoltre con la rete in rame sul groppone, quindi con un periodo di overlay e coesistenza di 2 reti mentre nel caso di rete unica condivisa, si potrebbe fare lo switchoff della rete in rame con minori costi per TI.

SCENARIO A: Linee totali mercato: 10 Mln
Rete NGN GPON TI    Rete NGN P2P OLO    Rete Unica P2P (FIBERCO)
costo totale                              100                                    100                            100
Quota mercato                        50%                                    50%                            100%
Linee attivate                         5 Mln                             5 Mln                          10 Mln
Costo unitario per linea    20                                      20                                      10

Se la quota di mercato di TI scendesse al 40%, si avrebbe un costo unitario per TI che sale a 13 ed un costo unitario per gli OLO che scende a 9.

SCENARIO B: Linee totali mercato: 10 Mln
Rete NGN GPON TI    Rete NGN P2P OLO    Rete Unica P2P (FIBERCO)
costo totale                              100                                    100                            100
Quota mercato                        40%                                      60%                            100%
Linee attivate                       4 Mln                             6 Mln                          10 Mln
Costo unitario per linea    25                                      17                                  10

Il ragionamento vale anche nell’ipotesi in cui la rete P2P sia inizialmente + costosa diciamo del 20% (anche se in realtà dovrebbe essere anche meno). Infatti, anche in questo caso, con il 40% di quota di mercato, TI avrebbe un costo unitario di 25 contro 20 degli OLO e 12 della rete unica.

SCENARIO C: Linee totali mercato: 10 Mln
Rete NGN GPON TI    Rete NGN P2P OLO    Rete Unica P2P (FIBERCO)
costo totale                              100                                    120                            120
Quota mercato                        40%                                      60%                            100%
Linee attivate                        4 Mln                             6 Mln                          10 Mln
Costo unitario per linea       25                                      20                                  12

Da questi scenari semplificati, risulta evidente come anche per TI non sia conveniente fare da sola la rete in rame e che sia come costo unitario che come riduzione del rischio le convenga coinvestire con altri operatori. Unica ipotesi alternativa sarebbe la garanzia per TI di un nuovo monopolio sulla rete di accesso, ipotesi evidentemente non realistica né percorribile.

E’ su questi nuimeri, schematicamente, che il confronto non c’è mai stato per u’ipotesi di condivisione delle infrastrutture tra operatiori, in cui ciascuno investe sul suo ma “aprendolo” e puntando però sull’aumento del margine da crescita clienti e traffico per ciascuno – e produttività aggiuntiva per tutto il Paese.

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