21
Gen
2011

Autorità per l’energia. Ci siamo?

Questa mattina il Consiglio dei ministri ha designato Guido Bortoni presidente dell’Autorità per l’energia. Il collegio, che dovrà essere approvato a maggioranza qualificata dalle commissioni parlamentari competenti, è composto anche da Alberto Biancardi, Luigi Carbone, Rocco Colicchio e Valeria Termini. Siamo arrivati alla fine del sit com? Non proprio: le telenovele non finiscono mai.

Sicuramente la scelta di Bortoni è di alto livello e assegna, al mondo dell’energia, un interlocutore forte, competente e preparato. Lo stesso non può dirsi del collegio nel suo complesso, che vede coinvolti sia membri credibili e adeguati, sia persone che non sempre, nel passato, si sono occupate di energia. Naturalmente questo non significa che non saranno in grado di esercitare dignitosamente il loro ruolo: significa, però, che da un lato lo spirito della legge istitutiva è almeno in parte travisato, dall’altro che la società civile è chiamata a controllare, e con molta attenzione, il controllore, per evitare che esso si lasci catturare da interessi dei singoli operatori (specie quelli che restano in posizione di semi-monopolio) o dalle richieste politiche del governo.

L’incapacità di individuare una cinquina di “addetti ai lavori” non è priva di profili di rischio. I ritardi accumulati potrebbero far scavalcare il traguardo del 13 febbraio fissato dal consiglio di stato, come paventato da Quotidiano Energia: nel caso, nei giorni di “vacanza” i mercati dell’elettricità e del gas resteranno non presidiati, e non è chiaro cosa accadrà se proprio in quei giorni qualcuno metterà in atto condotte illecite, o se decisioni necessarie non potranno essere prese tempestivamente. Ancora più rilevante è il rischio, non scongiurato dalle nuove nomine, di un passaggio parlamentare tutt’altro che scontato, specie alla Camera.

Lo mostra la reazione di Federico Testa, che col suo malessere aveva innescato il processo che ha portato alla rinuncia di Antonio Catricalà. Scrive Federico Rendina sul Sole 24 Ore:

Federico Testa, ex responsabile delle politiche energetiche del Pd e dimissionario proprio sull’onda delle polemiche sui nomi dei nuovi governanti dell’energia, non gradisce il mix di nomi del nuovo collegio dell’autorità. Chiedeva, ribadisce, competenze più dirette e non un mix di dottrina economica e discipline giuridiche, che secondo qualcuno può essere utile a fare da cuscinetto con la politica, ma secondo altri esponenti espone l’Authority alla peggiore insidia: quella delle indebite ingerenze.

Dietro queste parole, qualcuno legge uno scontento che potrebbe andare oltre il parlamentare veronese, anche perché il tentativo di risolvere chirurgicamente il fallimento di novembre – limitandosi a riempire il posto lasciato vuoto da Catricalà – segna la decisione, da parte del governo, di seguire una strategia più semplice ma meno attenta ai segnali provenienti dal paese. A questo punto, resta da capire se l’esecutivo (e il Pd, che ne ha appoggiato la decisione) riuscirà a essere sufficientemente persuasivo sia verso i ribelli democratici, sia verso gli esponenti del “terzo polo” che in passato si erano lamentati delle scelte fatte. Se l’operazione non riuscisse, le conseguenze sarebbero enormi, nel senso che ci troveremmo senza un regolatore per un periodo di tempo indefinito. Se, per farla riuscire, si consumassero transazioni poco trasparenti – per esempio con l’attribuzione a uomini legati ai partiti di minoranza all’interno della struttura dell’Aeeg, come pare si sia tentato di fare prima di Natale – il costo tecnico e politico sarebbe molto alto.

Questo è quello che accade, del resto, quando il ceto politico non è in grado di attribuire la dovuta importanza a passaggi che, sul piano istituzionale, sono invece cruciali.

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6 Responses

  1. Kalergi

    ma chi l’ha detto che un addetto ai lavori sia meno suscettibile alle lusinghe del regulatory capture?

  2. Carlo Stagnaro

    Kalergi: ci sono due buone ragioni per preferire, a parità di altre condizioni, un competente. La prima è che il competente, se non altro, capisce quando e come viene catturato. La seconda è che il competente ha una barriera costituita dalla sua reputazione: dovendo difendere il proprio prestigio e dovendo continuare la propria vita professionale dopo il mandato, è meno probabile che si presti a operazioni “sporche”. E’ ovvio che tutti i regolatori sono catturati e che la regolazione è sempre, in qualche modo, il risultato di una cattura: il problema è come minimizzare gli effetti di questo processo e indirizzarlo verso un output socialmente il meno dannoso possibile.

  3. Marco

    Buon dì sarò rapidissimo, non condivido a pieno la sua valutazione circa l’inopportunità di mettere dei giuristi perchè anche l’autorità per l’energia si ritrova a emettere pareri, e a doversi muovere in un contesto legislativo di settore che a mio avviso rende utile una componente dell’autorità esperta in ambito giuridico.
    Altra storia se il tutto è un modo per mettere il guinsaglio alla Autorità per l’Energia, ma la questione in quest’ultimo caso non è di competenze ma di persona e personalità.
    Cordiali saluti.

  4. Carlo Stagnaro

    Marco – non sono contrario a nominare dei giuristi, ci mancherebbe. Sono perplesso se si tratta di giuristi che non si sono mai occupati di energia e servizi a rete.

  5. Piero

    dai vostri nemici della voce.. come vanno i consumi di gas.. ed un come mai : COME MAI ANCHE SE I CONSUMI SCENDONO IL COSTO DEL GAS NON SCENDE ?
    REGULATORY o molto più semplicemente LOBBY ?

    …………………………..

    ALLA CANNA DEL GAS di Alessandro Fiorini , Gionata Picchio e Antonio Sileo
    argomento Energia e Ambiente
    Chiave di volta del nostro sistema energetico, il gas naturale vive da un biennio una stagione nera. La crisi economica ha colpito duramente la domanda industriale e quella delle centrali elettriche. E ora i segnali di ripresa restano incerti. Un intero parco di nuove centrali a ciclo combinato è costretto a lavorare a mezzo servizio. Lo sviluppo delle rinnovabili e la progettata rinascita nucleare sollevano nuove incognite. Tenere tutto insieme sarebbe anche un problema di politica energetica. Che però latita…

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