15
Gen
2011

Il sì sul filo a Mirafiori mostra che molto resta da fare

Il successo del sì a Mirafiori è stato testa a testa, e per chi qui scrive ed è cresciuto a Mirafiori non è stata affatto una sopresa. L’ho detto anche in diretta ieri sera su Rai2 a seggi appena aperti, e ho continuato comunque a battermi per il sì con tanto di cori finali di “buffone buffone” che non credevo di meritare.Non mi ha molto incoraggiato, constatare che mentre in quelle ore il no era in vantaggio, nelle reti tv che seguivano il voto, di giornalisti e intellettuali convinti di dover pacatamente ragionare per il sì sembrava non ce ne fosse più neanche uno. Ma prima che per questo, il voto è molto importante per tre ragioni. Per il futuro da difendere e confermare in Italia della nuova Fiat di Jaki Elkann e Sergio Marchionne. Per l’innovazione delle relazioni industriali nel nostro Paese. Per la crescita generale che potrà venirne, se si metterà a frutto l’esperienza maturata e non prevarrà un’ondata ancor più forte di demagogia e radicalizzazione, il cui solo effetto è di portarci fuori dal mondo e a vele spiegate nell’utopia della felice deindustrializzazione.

Era per me ovvio, che a Mirafiori i no sarebbero stati più che a Pomigliano. È lo stabilimento simbolo da sempre, per molti, dell’idea per la quale con l’azienda si lotta prima che cooperarvi. Ed è per questo che il risultato è stato sul filo. A Mirafiori più che altrove, la scelta è stata così tanto caricata di forzature improprie, che inevitabilmente ha finito per dar spazio a malessere e conflittualità che con il merito dell’intesa c’entrano assai poco.

L’altissima partecipazione al voto ha confermato innanzitutto che nello stabilimento più emblematico e storico della Fiat il legame dei lavoratori con il radicamento e l’importanza dell’azienda resta molto forte. Si è parlato a sproposito di “ricatto”, quando invece è la condivisione dal basso di nuove regole per produrre e insieme pagare di più il lavoro, l’offerta chiara che azienda e sindacati firmatari hanno congiuntamente fatto ai lavoratori. Nella ormai pluricentenaria e travagliata storia italiana della Fiat, i lavoratori sono i protagonisti e i giudici ultimi non solo della loro rappresentanza – questo è avvenuto più volte in passato, a cominciare dalla storica sconfitta della Cgil nel 1955 – bensì di un’intesa che è frutto insieme della volontà dell’azienda di restare in Italia mentre è impegnata in una corsa a tappe per crescere in Chrysler e darsi per la rima volta un orizzonte davvero mondiale, e della tenace volontà della parte maggioritaria del sindacato di condividere insieme all’impresa nuove regole di comune vantaggio, per la tasca dell’azienda come per quelle di chi vi lavora.

Non potevano che essere i lavoratori a scegliere, come da molti decenni nelle intese aziendali avviene nelle aziende di grandi paesi come Germania o Svezia. In quei Paesi, dove la contrattazione aziendale è regola e non eccezione, e segna la condivisione dei lavoratori tanto dei benefici quando alle aziende va bene, sia dei sacrifici quando invece va male, il voto dei lavoratori non avviene in un’atmosfera tanto esasperata, perché il sindacato è quasi sempre unitario e assai meno collaterale alla politica di quanto invece non sia da noi, per una lunga e diversa storia. È per questa lunga eredità a cui la Fiom più di tutti resta attaccata, che l’intesa di Mirafiori ha finito per diventare una sorta di giudizio di Dio tra chi ancora pensa che il contratto nazionale sia uno strumento politico,e chi pensa invece che  le intese aziendali con la politica non abbiano nulla a che spartire, perché devono mirare a ottimizzare tempi e modi del reciproco interesse di domanda e offerta di lavoro al fine che vada meglio a entrambi.

Il risultato finale del testa a testa mostra che solo a costo di un enorme impegno ha retto a una tanto tenace opposizione, l’idea  di aprire la  strada a una maniera nuova e diversa di gestire le relazioni industriali nel nostro Paese. Ma contemporaneamente indica che bisogna ancora darsi molto da fare. È un fatto, che al netto dei colletti bianchi, dei quadri e degli specializzati, tra chi sta in linea di produzione l’intesa di Mirafiori è restata minoritaria. L’azienda è fatta di tutti i dipendenti, ma è ovvio che sia un segnale che fa stappare champagne alla Fiom. E che tende potentemente a spostare la divisissima sinistra italiana sulla  linea Fiom, cioè all’inseguimento di una scelta di esasperazione radicale, minoritaria e votata alla scofnitta, ma contemporaneamente di grande presa sull’intellettualità accademica e mediatica diquesto nostro povero Paese, che in tanti ambienti  sempre con la testa all’indietro.

Ha ragione Piero Ichino, che l’ha coraggiosamente ripetuto da anni, e ha fatto la sua parte anche nella campagna per Mirafiori. Abbiamo bisogno responsabilmente di metterci alle spalle la lunga deriva di una tradizione che ci rende eccezione in tutta Europa, e che pesa sia sulla nostra competitività, sia sulla vita e nelle tasche di quegli oltre 9 milioni di lavoratori che restano esclusi, dal finto paradiso dei contratti nazionali e delle garanzie del contratto di lavoro a tempo indeterminato. In molti altri settori, dal tessile alla siderurgia alla chimica, intese aziendali di questo tipo si firmano in Italia da decenni, anche con il concorso delle federazioni di settore della Cgil.

Ma nella meccanica e alla Fiat c’è la Fiom, e la Fiom da molti anni ha scommesso tutto sulla necessità di impedire questi sviluppi a tutti i costi. A costo di dire che intese come quelle di Mirafiori violano la Costituzione e impediscono il dritto di sciopero  quando semplicemente non è vero. E voltando sdegnosamente le spalle e cambiando argomento, quando si obietta che la via delle intese aziendali è quella seguita dal resto del mondo.

Bisogna solo augurarsi che ora questa deriva si fermi. E che la Fiom e la Cgil, oggi, non vogliano continuare nell’antagonismo più estremo sostenendo magari che il sì espresso a Mirafiori è comunque non valido perché estorto, e che il sindacato non firmatario si riserva di impugnare l’intesa di fronte a tribunali, come sempre più spesso impropriamente si fa per ogni vicenda nel nostro Paese.

Al contrario, su questo voto molto c’è da riflettere e molto da costruire. Nuove relazioni industriali costruite sul principio della maggioranza hanno bisogno di logiche nuove sia da parte dei sindacati sia da parte delle aziende. Su questo, c’è un grande patrimonio comune maturato negli anni tra Confindustria da una parte, Cisl, Uil, Ugl e Fsmic dall’altra. L’interesse della crescita e del lavoro è quello ad abbassare i toni, a cercare di conciliare alla nuova logica maggioritaria e del voto dei lavoratori e necessarie cornici di garanzia e salvaguardia normativa, a cui sempre più si devono ridurre i contratti nazionali, lasciando utilizzo degli impianti  salario varabile alle singole aziende e ai loro lavoratori.

Ma c’è un’altra grande questione, nei tanti no espressi a Mirafiori. Una questione culturale, prima che industriale. In molti ancora pensano che non sia possibile per definizione, una condivisione tra ragioni del lavoro e dell’impresa. Molti ancora ritengono che l’Italia possa essere eccezione nel mondo, e che pensarla diversamente sia piegare la tesa a un giogo, invece che condividere i frutti della difesa di una manifattura altrimenti destinata a salutare il nostro Paese, per radicarsi altrove.

Fiat e Confindustria, come i sindacati ai quali è andato il consenso maggioritario per l’intesa di Mirafiori, non possono che andare avanti. Ma la porta del dialogo deve restare più che mai aperta. L’Italia potrebbe raddoppiare il suo misero un per cento di Pil di crescita nazionale, se responsabilità e condivisione si diffondessero nelle vaste aree produttive del Paese che restano  ispirate invece alla logica dello scontro pregiudiziale. Non sarà facile, ma è necessario che avvenga. Come sarà più che mai necessario impedire che sindacato e politica tornino a pensare che può essere la politica  a dettare alle aziende dove aprire e chiudere stabilimenti. Perché questo può non solo indurre la Fiat ad abbandonare suo malgrado l’Italia, ma anche e soprattutto scoaggiare molti altri grandi gruppi esteri a non investire neanche un euro o un dollaro nel nostro Paese. L’esatto opposto di ciò di cui abbiamo bisogno.

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73 Responses

  1. marcello

    voi volete schiavi, non dipendenti, voi volete superprofitti, non benessere, voi volete distruggere famiglie, salute e relazioni, non condividere progresso, istruzione e civiltà! ecco quali sono le magnifiche sorti progressive della vs inumanità!

  2. Alessandro

    Con gli accordi interconfederali del 1/12/1993 e del 15/04/2009 anche la CGIL ha previsto che chi non firmi il contratto nazionale non possa partecipare alla contrattazione decentrata. Se ne sono sempre serviti per tenere a bada i piccoli sindacati autonomi, che non avendo la forza per cambiare i contratti nazionali, dovevano sottostare alle loro decisioni per garantirsi almeno la possibilità di lottare a livello aziendale. Ora che la FIOM però si trova a dover decidere se firmare un contratto che non gradisce o essere esclusa dalla contrattazione decentrata si chiede la modifica di quegli accordi.
    Dopo le leggi ad personam, tanto criticate proprio da quella parte politica che sostiene le richieste di CGIL e FIOM, adesso vorrebbero una “legge ad sindacatum”?
    E perchè si dovrebbero cambiare le carte in tavola a favore della FIOM-CGIL quando per anni i sindacati autonomi hanno chiesto, senza successo, queste modifiche, per non dover svendere la propria firma su un contratto che non condividevano?
    Il 54% non sarà una larga percentuale ma è una maggioranza. Democraticamente valida. Sovvertire gli accordi, le leggi e la volontà della maggioranza, ancorchè risicata, sarebbe uno schiaffo a chi, da sempre, fa sindacato contro le grandi potenze confederali ed una retromarcia clamorosa sulle posizioni di garanzia riguardo la legiferazione a favore solo di una persona.

  3. Armadillo

    Prima di tutto le esprimo solidarietà per le scorrettezze che ha subito ieri sera su raidue per la presenza in collegamento di un noto scribacchino da quattro soldi. Giannino condivido tutto, come spesso ma non sempre accade, ciò che ha scritto. Il problema delle relazioni industriali e le ricadute sul mercato del lavoro purtroppo dipendono ancora troppo dalla presenza della politica in ogni discussione. Io spero che possa davvero aprirsi una fase nuova per gli operai come per le aziende ma non illudiamoci: la strada è ancora lunga e le forze antagoniste del sindacato più politicizzato e retrivo troveranno sempre sponda non solo nei Diliberto ( ieri sera quando ha spiegato le ragioni per cui era emozionato mi son cadute le palle…) ma anche negli ambienti della sinistra cosidetta riformista che non ha una posizione intellettuale e culturale definita, per cui tenderà sempre a farsi trasportare dagli eventi. Questa è una palla al piede. La seconda riguarda le aziende: parliamoci chiaro in Italia un certo sistema di contrapposizione è stato per lungo tempo anche alimentato da confindustria perchè i fianziamenti pubblici che immancabilmente arrivavano hanno sempre fatto comodo. Più comodo piuttosto che il libero mercato e la concorrenza che molti dei nostri imprenditori aborrono più che le tesi della fiom. Mattersi ingioco richiede coraggio professionalità ed investimenti. Spero che Marchionne mantenga la parola e sia di stimolo per molti imprenditori italiani. L’evoluzione culturale deve avvenire a mio avviso da tutte le parti e sarà un percorso lungo che avrà anche tanti stop and go. Ultima cosa: quello che non sopporto sono gli sciacalli come Telese che mentono sapendo di mentire e usano le persone per scopi personali o peggio ancora ideologici. Che vergogna e che schifo.

  4. Nicole kelly

    Mi sembra che questo ennesimo ludo cartaceo offischi la situazione reale, sia i pro-fiat sia nei sindacati che in quelli che stanno dalla loro parte.
    1) Marchionne sa bene che non ha possibilità di competere in un mercato mondiale che ha un enorme overcapacity produttiva e, se l’abruzzese non lo sapesse, dovremmo chiederci se è il manager adatto a questa situazione senza speranza;
    2) non è questione di costi o di investimenti, perchè, partendo da Obama, governi pronti a pagare la “marchetta” a Marchionne ce ne sono pronti in fila per due;
    3) la questione è da analizzare con l’antropologia culturale in quanto si tratta di un’azienda che non è mai stata capace di relazioni “circolari” cioè sia top->down che bottom-up, sia con i dipendenti sia con tutti gli stakeholders (clienti, fornitori, concessionari, zone d’insediamento) e questo impedisce la partecipa-azione di tutti al miglioramento del prodotto, fatto ancora più esasperato dal fatto che, pur avendo la maggior parte della capacità produttiva lontano da Torino, la periferia non conta se non come puro presidio acefalo, un fatto di cui era vittima pure l’olivetti che ha fatto la fine che ha fatto per l’incapacità del gruppo dirigente aristocratico di capire il mondo oltre Ivrea fosse pure Milano;
    Ciò premesso, io credo che l’aspettativa utile per SM fosse di avere molti no in modo da giustificare il lancio della spugna, perciò sarebbe stato opportuno dire si ma con un imprimatur davanti ad un governo nazionale e locale in modo che un eventuale bluff di SM avrebbe travolto almeno il politicume locale.

  5. dondieguito

    Siete veramente convinti di essere ora la maggioranza…
    Non mi sono davvero piaciuti i cori di “buffone, buffone” ma lei sicuramente poteva risparmirsi “lo stupido” a Telese, e non provi a diefendersi dicendo che se lo meritava o che lo aveva provocato perchè altrimenti in questo modo leggittima anche tutti quei cori a chiamarlo “buffone, buffone”. Se siamo contro qualsiasi forma di offesa questa deve valere per tutti.
    A proposito del vergognoso ricatto ricatto che lei sembra non vedere, ma è ancora convinto che tutti quei SI corrispondano ad un assenso veramente sentito? Non lo sa che la stragrande maggioranza di quelle persone che hanno votato a favore dell’accordo lo hanno fatto a digrignando i denti, rigurgitando sangue amaro, con lo stomaco contorto ecc ecc.
    Vuole veramente vedere come si fa a sapere se tutte quelle persone erano veramente favorevoli a quell’accordo (come immagino in buona fede lo sia lei)?
    Bastava chiedere nel referendum se votare SI per questo accordo o votare NO e tuttorimaneva come prima (e non che prendo e porta voia tutto). Allora avrebbe veramente visto un risultato democratico non falsato dalla minaccia, dal ricatto, dalla costrizione di scegliere o SI o il niente. Le avrei fatto vedere in questo caso un bel 99% di NO, allore vorrei vedere cosa se sarebbe ancora convinto che gli operai hanno scelto la migliore delle soluzioni se avrebbero avuto veramente la possibilità do una scelta democratica, ma sopratutto una scelta.

  6. corvo

    Ichino che contratto di lavoro ha?… Cosa produce oltre al suono della sua voce stridula e cosa ha mai prodotto dal suo pulpito di mantenuto statale?…Parla a nome anche di tutti gli assunti in Regione Sicilia?
    Contenti per questa vittoria di Pirro ottenuta grazie a 410 mezzemaniche?
    Intanto in fabbrica ci si dovra’ confrontare tutti i giorni, per 11 ore al giorno,con la meta’ degli operai incazzata come una bestia.
    Contenti voi, amen…
    Le palle sui 9 milioni di lavoratori risparmiatevele per il giorno in cui vi troverete davanti al confessore prima di finire tra 4 assi.

  7. stefano

    Certo è un’arte molto sviluppata, in voi apologeti dell’esistente, l’arrampicata sugli specchi. Tornare all’ottocento è sinonimo di progresso; la serie di sanzioni, conservative o non, applicabili ai trasgressori di un contratto estorto sotto ricatto e, perciò, la reale limitazione del diritto di sciopero, è indice di civiltà; ritornare a puntare sulla sussunzione reale del lavoro al capitale (più orario e meno denaro), invece di seguire la logica della sussunzione totale (più investimento, più salario e più consumo) è una moda, anche se un po’ vintage… In realtà si compete sul salario e sul dominio sul lavoro proprio nella periferia… Ci avviamo a diventare un paese in via di sottosviluppo, vogliamo diventare la subfornitura degli U.S.A. e del resto dell’europa… Il tutto si spiega solo nella logica del capitale internazionale e finanziarizzato… Che è la vostra logica, ma alla lunga non son convinto che paghi.

  8. Il motivo principale che mi spinge a lasciare un commento e’ la grande amarezza che ho avuto assistendo ieri sera alla diretta su rai2, per cui Dottor Giannino Le esprimo la mia totale solidarieta’ per l’attacco e le ingiurie a Lei rivolte,inoltre devo dire che mi ha fatto letteralmente ribrezzo vedere quello che fino a ieri ritenevo un bravo giornalista andare davanti ai cancelli della FIAT a fare l’arruffapopolo allo scopo di rendersi visibile e molto probabilmente di vendere piu’ copie del suo giornale.
    Devo dire che da piccolo imprenditore mi trovo molto d’accordo con quanto Lei ha scritto e questa vicenda FIAT non fa’ che accrescere la mia delusione e preoccupazione sul futuro di questo paese, mi chiedo sempre cosa potemmo fare noi con la nostra capacita’ al sacrificio e di inventiva se potessimo fare impresa in un paese normale, come dice Lei non la CINA o paesi del’ est EUROPA ma per paesi normali intendo la GERMANIA, L’INGHILTERRA, STATI UNITI ecc..

  9. Saro’ duro e cinico come al solito.
    Non sopporto piu’ i piagnistei degli operai FIAT (e in genere degli operai italiani) che si lamentano di quanto sia duro il turno in catena di montaggio e protestano quando gli si chiede semplicemente di lavorare per otto ore di fila, ovvero esattamente per quanto vengono pagati.
    Non gli sta bene?
    Si licenzino e si inventino un lavoro piu’ comodo !
    Fuori dalle fabbriche c’e’ la fila dei disoccupati extra-comunitari che non chiedono altro che di prendere il loro posto.
    Questa e’ la fabbrica, questo e cio’ che passa il convento.
    Prendere o lasciare, e la smettano di fare i lavativi.
    Si rendano conto che, nell’economia globalizzata del ventunesimo secolo, la manodopera generica e diventata la materia prima piu’ abbondante e meno costosa.
    Le retribuzioni saranno sempre di piu’ correlate alla produttivita’ : piu’ produrrai e piu’ guadagnerai e viceversa.
    Punto e basta, caro sindacalista FIOM.
    Hai fatto il tuo tempo ed e’ ora che ti convinci che non hai piu’ ragioni.
    Non c’e’ piu’ nulla da discutere.

  10. Piero Trader

    estratto da LaVoce che condivido.. e che ritengo strettamente collegato alla delocalizzazione della Fiat…

    LA CINA: TROPPO AUTORITARIA E TROPPO LIBERISTA di Andrea Boitani e Rony Hamaui
    argomento Internazionali
    L’autoritarismo in Cina non è servito tanto a comprimere artificialmente i salari dei lavoratori, quanto a imporre un sistema liberista. E chi oggi vede nell’eccesso di risparmio cinese un problema per gli equilibri macroeconomici globali, dovrebbe chiedersi se non sia riconducibile proprio all’eccesso di liberismo capitalista e alla conseguente assenza di un adeguato sistema di welfare e di tutela dei lavoratori.

  11. gianni trabaldo

    la seguo quando posso sia su giornali come in tv.ieri sera ha fatto un figurone in tv di fronte ad un ossesso telese che,al contrario di LEI non ha mai varcato l’ingrersso di uno stabiliomento per lavorare.ho 70 anni e ritengo giusto come dice che finalmente FIAT corra in proprio come vuole il suo capo e come e’ giusto sia in controtendenza con fiom che vorrebbe risedersi al tavolo.cosa non possibile in quanto questi signori sono stati sconfitti per loro unica colpa.pensavano di essere invincibili.continui sulla stessa sua linea che e’ quella che alla fine paga

  12. Alessandro

    Non desidero fare ulteriori commenti, inutili, riguardo il “referendum” di mirafiori…. Dico solamente che la crisi del mercato dell’auto è destinata ad accentuarsi nei prossimi anni in maniera inesorabilmente esponenziale. Certamente non bisogna essere economisti per fare questa deduzione, infatti io non lo sono. Però e sufficente una dose di buon senso per accorgersi che il mercato è ormai saturo e l’oriente (Cina) costruirà dei prodotti superiori ai nostri sia dal punto di vista qualitativo che economico. Punto! L’unico settore del gruppo che potrà avere un qualche sviluppo è iveco, infatti è stato scorporato. A buon intenditore……… Saluti, Alessandro.

  13. Phil

    Innanzitutto anche da parte mia la massima solidarietà per quanto accaduto, visto che ritengo che certi attegiamenti non siano utili ad affrontare in maniera costruttiva il grave problema del mondo del lavoro. Colgo l’opportunità di quanto è successo in FIAT per dare la mia personalissima interpretazione di quanto avvenuto, specificando che il mio punto di vista è frutto di anni di lavoro nel settore delle relazioni industriali in qualità di rappresentante della parte datoriale. Il primo grande problema è che si sta progressivamente perdendo la capacità di analisi veramente globale dei vari fenomeni che si susseguono nello scenario economico. Mio caro Giannino lei purtroppo è un ottimo esempio di questa evoluzione. Con le sue lucidissime analisi, infatti, mi ricorda uno dei tanti medici iper specializzati su una limitata parte del corpo e per questo completamente incapace di vedere il paziente in tutta la sua interezza, come espressione di un delicato equilibrio non riconducibile a regole certe. Interrompo la mia divagazione per tornare a noi, ma penso fosse necessario farla per contestarle con più chiarezza un’ impostazione a mio aviso troppo fiduciosa nelle qualità del libero mercato e nella sua capacità di regolare in maniera efficiente il fattore lavoro. Nel caso della FIAT abbiamo un’azienda che opera in Italia, paese purtroppo caratterizzato da una forte disoccupazione (le statistiche che riportano un quadro tutto sommato discreto sono purtroopo il frutto di meri artifici, ottenuti tramite l’inclusione di precari, con 5 settimane di lavoro in un anno, nel gruppo degli occupati) e un discreto livello di tutele dei lavoratori che si trova a dover concorrere con realta meno progredite, e l’unica soluzione che sento, oltre alla solita storia della ricerca e sviluppo, è quella di ridurre i diritti dei lavoratori. Il problema vero non è la concorrenza ma la possibilità per le multinazionali di applicare la semplice regola dividi et impera dei romani. Le grandi relatà infatti riuscendo ad operare in maniera trasversale possono giocare su più tavoli nazionali (vedi per la FIAT Italia e Polonia e tutti gli altri paesi dove l’azienda produce), mentre per i lavoratori e le loro rappresentanze i margini di manovra sono un po’ più stretti. Il quadro è molto semplice: grande potere contrattuale delle aziende, dimostrato dai faraonici compensi del top management che nonostante la crisi non si sa perchè guadagna sempre di più; lavoratori sempre più divisi in una tristissima guerra tra poveri per uno straccio di lavoro e ingrediente d’eccezione, l’immancabile crisi mondiale alibi perfetto per le peggiori nefandezze. Tirando le somme la FIAT non è che l’esempio dell’avidità delle grandi concentrazioni di potere intenzionate a pagare il lavoro quanto scaturisce dall’incontro della domanda e dell’offerta, come qualsiasi altro fattore produttivo. Non so se ha presente i grandi condottieri della storia? Erano leader in prima fila pronti a combattere con i loro, disposti a pagare per le proprie scelte. Mi scusi ma Marchionne come contribuisce? Forse con uno dei 38,800 milioni di euro guadagnati nel 2010. E la prego non mi venga a dire che quelli glie li ha dati il mercato, perchè allora vuol dire che il mercato non funziona. Che sistema è infatti quello che da al capo più di mille volte quello che da ai suoi collaboratori. Concludo dicendo che, se letto tra le righe l’accordo non ha sicuramente contenuti sconvolgenti, ma il principio di utilizzare salari e diritti come leva competitiva è un grande errore che non si sa bene dove potrebbe portare! E se domani scoprissimo che questa prima tranche di interventi non fosse sufficiente? Penso che la soluzione americana del dimezzamento dei salari non sarebbe lontana. E non verrà mica dirmi che non si troverebbe un sindacato pronto a firmare una simile clausola pur di mantenere il nostro paese competitivo!
    Un saluto
    Phil

  14. Luciano Pontiroli

    Bah, si potrebbe rovesciare completamente il discorso di stefano, posto che l’esistente è il sistema difeso da Fiom: l’apologeta è lui.
    Se l’Italia rischia il sottosviluppo è proprio a causa dell’incapacità di crescere. Il resto sono bubbole.

  15. Ugo Pellegri

    Anzitutto la mia solidarietà per il becero comportamento tenuto nei suoi confronti da chi non sopporta che altri la pensino in maniera diversa e, a corto di argomentazioni, si abbandona all’insulto.
    Questa mattina Cremaschi ha dichiarato che i veri vincitori sono stati i “lavoratori” che hanno detto no perchè, per lui, il voto degli impiegati non conta.
    I vari Landini, Airoldi, Cremaschi forse non sanno che, oltre ai 5500 metalmeccanici FIAT che hanno espresso il loro voto, ci sono altre persone dell’indotto (circa 10000?) che non hanno potuto esprimere il loro parere.
    Nel caso di vittoria del no queste persone, con contratti di lavoro ben più precari di quello FIAT in questione, avrebbero subito tutte le conseguenze causate dal comportamento irresponsabile di questi signori.

  16. Bruno

    Non vorrei ordinare una automobile Fiat prodotta a Mirafiori nei prossimi giorni: qualità molto dubbia visto il clima tra gli operai.
    Scarsa innovazione di modelli e prodotto (responsabilità direzione) scarsa qualità probabile (responsabilità anche degli operai).
    Spiace, ma non vedo un futuro radioso per Fiat in Italia

  17. adriano

    Con il sì rimane una speranza,ma il no merita,nonostante tutto,l’onore delle armi.Qualche motivazione l’ aveva.Una dirigenza di cui non ci si può fidare,a parte Marchionne.Marchionne non a parte ,la frustrante ribellione ,forse non giustificabile,ma comprensibile, per il confronto fra compensi milionari insensati e stipendi mediocri.La certezza dell’intervento pubblico che non è vero non ci sarebbe stato.Faccio fatica a pensare che chi mantiene l’esercito dei forestali dell’isola,non avrebbe soccorso la pattuglia dei meccanici della catena.

  18. j

    “Si è parlato a sproposito di ”ricatto”, quando invece è la condivisione dal basso di nuove regole per produrre e insieme pagare di più il lavoro”.

    Balle. Non c’è stata alcuna condivisione (è stato un ricatto, come può negarlo?) e non ci saranno paghe maggiori, se non per brevissimi periodi di picco di domanda, solo se Fiat avrà la fortuna e la capacità di disegnare una bella auto e posizionarla bene sul mercato, un mercato in declino evidente.

    Sono stanco di provare a portare un po’ di sensibilità umana in analisi troppo di parte.
    La verità sta sempre nel mezzo, tra Giannino e Telese. Gli insulti reciproci lo dimostrano.

    Pretendo dalle persone intelligenti come Giannino di prendere in considerazione anche il punto di vista dei più deboli, non di cercare sempre e ad ogni costo di spiegare gli eventi della vita aprendo il manuale del buon liberista convinto che i ricchi sono tutti filantropi. Ci rifletta e avrà molta più soddisfazione e meno insulti.

    Da chi la stima ma non la idolatra a priori,
    saluti.

  19. Mario

    E’ curioso che tutti a posteriori abbiano vinto. I si perche’ hanno vinto, i no perché’ i si hanno vinto grazie alle mezze maniche. Vincere uno a zero o cinque a zero non cambia la sostanza delle cose. Strano modo di intendere la democrazia. E’ altresì curioso l’assordante silenzio del governo: non sarebbe stato il caso di cominciare a studiare una riforma del sindacato e, perché no, della magistratura del lavoro? L’atteggiamento governativo mi sembra sintetizzabile in un commento di G. Agnelli all’entrata in politica di SB : se vince lui vinciamo tutti, se perde, perde lui.

  20. Adriano

    Non sono un “cervello fine”, sono solo un modesto ingegnere industriale con 40 anni di lavoro alle spalle. Invece di tante parole, credo che si debba dire che il muro di berlino è caduto 40 anni fa’ e non si è trattato di una grande ristrutturazione urbanistica: è stata la fine del socialismo reale, di una teoria sulla società. Ostinarsi a difendere quella teoria non è solo un errore, si tratta di malafede e di cecità. La Fiom e anche la CGiL non ne vogliono prendere atto, portiamo pazienza: saranno inevitalbilmente sconfitte.

  21. 1) ho fatto per anni il dipendente di aziende fornitrici per grandi aziende della “old economy” e mi ha sempre sconvolto la “comodità” con cui se la prendevano i dipendenti del “grande”: questo a tutti i livelli aziendali. Ed è incredibile come non si rendano conto che sono dei miracolati in confronto ai loro fornitori. Ripeto, questo a tutti i livelli.
    2) La Fiat si è retta per anni su equilibri insostenibili. Qualcosa doveva cambiare. La colpa della sinistra-sindacato è stata quella di non essere propositiva nel cambiamento (come? sarebbe lungo!) , ora si trova o a difendere l’indifendibile o a “subire il ricatto”.
    3) Quanta carta occorre per fare un’auto? ci domandavamo negli anni ’80. Togliendo i disegni tecnici, poca roba, tra fatture, ordini di produzione, report (tonnellate) … la carta era una materia prima indispensabile. A parte che già dagli anni 90 usano tecniche di drill-down reporting… resta comunque il fatto mai spiegato, di quanto “pesa” il costo della fase “operaistica” e quanto tutto il terziario associato (Servizi finaziari, sistemi informativi, marketing, assistenza post-vendita, logistica…) Mi piacerebbe che IBL fornisse un quadro vagamente quantitativo e comunque la domanda, sulla quale io avrei “pesanti” risposte: e in quel settore la produttività non potrebbe essere migliorata?

  22. La sfida della globalizzazione e nuovi modelli relativi alla competitività internazionale, ci costringono, volenti o nolenti, ad una nuova organizzazione lavortiva ed a un nuovo tipo di rapporto tra imprenditore e lavoratore. Può sembrere un ritorno all’indietro, una complessione dei diritti dei lavoratori. Ma l’alternativa sarebbe la migrazione delle industrie in mercati a loro più favorevoli, dal punto di vista dei costi, per loro. Meno diritti, più lavoro, purtroppo questo sarà il refrain che sentiremo nei prossimi anni. E non ci sono alternative. Certo che se lo Stato diminuisse la pressione fiscale, insostenibile, forse sarebbe tutto più facile.

  23. armando

    sono contento che venga ridimensionato il potere della cgl
    pero,e giannino mi dia pure del comunista,saro piu contento
    quando gli utili dei manager e similari saranno rapportati agli stipendi
    degli operai

  24. Oscar Giannino

    mi sento in dovere di rispondere a tre tipi di – chiamiamole così – obiezioni:
    a) c’è chi dice che non devo rispondere a chi mi dà del buffone, e sinistramente si accompagna a chi ci augura le 4 assi di fie vita… mi spiace ma io non offendo, non per questo mi faccio ridicolizzare senza reagire, tanto più se l’accusa è di non conoscre Mirafiori dove sono nato e la fabrica dove ho pure sia pur brevemente lavorato,. e e tanto meno me lo faccio dire – come qui – da chi usa gli stessi argomenti di chi mi dà del buffone, perchè questa è pura violenza ideologica;

    b) c’è chi ripete qui gli argomenti del no usati da FIOM in merito alla compressione dei diritti, alle aziende forti perchè internazionalizzate e ai lavoratori più deboli perché internazionalmente divisi (a chi ci considera apologeti dell’Ottocento, con tutto il rispetto no vale la pena di rispondere): in questo caso mi pare vidente la nostalgia per la Fiat “tutta italiana e tutta contributi e sussidi pubblici”. La dimensione multinazionale di Fioat con marchionne le fa superare un gap di 60 anni rispetto agli altri grandi gruppi dell’auto, ma ai nostalgici italiani dell’eccezionalismo del nostro diritto del lavoro ciò sembra una regressione, semplicemente perchè postula che la produzione si allochi dove essa è più remunerativa. Ciò che essi preferiscono è lo scambio denari-del-contribuente per influenza-sulle-imprese, in quanto queste sono entità sociali prima che economiche, organizzazioni con responsabilità verso la colettività prima che verso gli azionisti: insomma una teoria dell’impresa come quella che si leggeva nei manuali di Amintore fanfani, a conferma di quanto forte sia la nostalgia nel nostro Paese – istintiva e preclturale – verso il corporativismo

    c) c’è una terza obiezione che cnsidero invece solida, quella sui limiti di sovraccapacità dell’auto nel mondo, cosa di cui molte volte qui abbiamo scritto. In ogni caso per Fiat di fronte a questo scenario è comunque necessario e positivo assumere il contrllo di Chrysler e fare degli Usa la sua piattaforma più solida accanto a Brasile e polonia, poiché in Cina Fiat oggi ancora non c’è per i suoi errori del passato ed è molto più facile che vi entri tramite i brand americani. Il sottoinvestimento suimodelli si farà sentire ancora a lungo, ma i ognicaso la fondatezza dell’analisi sulla crisidell’auto a maggior ragione postula per Fiat il successo della strategia attuale, in assenza della quale saarebbe ancora più morta.

    Infine è ottimo secondo me il suggerimento su quanto pesi in Fiat oggi rispetto ai concorrenti il peso delle funzioni – siao esse internalizzate o esternalizzate – per così dire terziarie rispetto alla manifattura, tenterò di procurarmi il materiale di analisi aggirnato, poiché il più recente risale a quando due anni fa realizzai il libro sul “rebus marchionne” nel quale, lo ricordo a tutti, criticavo mentre tutti s’inchinavano. e lo ribadisco perchè ne ho le tasche piene, di chi sputa veleno e insulti prendendomi per servo del padrone, e scambia la difesa del mercato – che in italia o non c’è o è bimbo infante – per quella dei capitalisti italiani, il più delle volti contagiati e ammorbati anch’essi dagli stessi virus di statalismo ammantato da utopia virtuista che ispirano i tanti ispirati difensori della mitica “condizioeoperaia ” vilipesa nlla dignità dallo spietato padrone. nella mia esperinza i tre mesi passati alla cassa di un supermercato erano larghissimamente più pesanti dei 5 mesi di fabbrica (scordatevi anche solo un terzo dele pause che in Fiat vengono oggi contrabbandate come Auschwitz,e che restano naturalmente superiori a quele prticate nella media europea, gli addetti alle casse se vanno due volte al bagno per oltre due minuti devon recuperare), ma pare che delle povere cassiere non fotta niente a nessuno, perché loro la rivoluzione d’ottobre naturalmente non l’hanno mai fatta

  25. Pensare che basterebbe imparare dalla Cina ” Comunista” per abbattere l’ultima provincia dell’Unione Sovietica ancora radicata in Italia.

  26. geronimo

    Marchionne prende le redini della Fiat nel 2005 a quella data la Fiat aveva il 33% del mercato italiano adesso siamo al 21%. Il venduto anche livello europeo è un disastro a causa di modelli che non reggono la concorrenza.
    E’ costui sarebbe un genio?
    Il referendum è stato fatto con il cappio al collo , vedremo adesso questi investimenti promessi , queste nuove assunzioni oppure sarà l’ennesimo solito tranello? mi viene da ridere anzi da piangere se penso i soldi che la Fiat si è pappata tra bonus rottamazioni e altro.
    Sarebbe gradita una sua risposta altrimenti il suo ve l’avevo detto che vinceva il SI non è una medaglia da appendersi in fondo lo sapevamo tutti. Magari scriva anche due paroline sul voto degli impegati della Fiat che hanno ribaltato il verdetto nei minuti finali
    Attendo sue considerazioni

  27. A quelli del NO sarebbe bene ricordargli che….il fallimento dell’economia di stato è una lezione della storia industriale che i popoli non ricordono mai abbastanza….Eppure abbiamo gli esempi tangibili, freschi di quanto DELETERIA sia stata x 80 anni abbondanti la scelta di quel tipo di industrializzazione dove ha creato IL NULLA se non una massa di disattattati che, all’immancabile crollo del sistema, non hanno saputo far altro che …girovagare come zombi…..alla ricerca di una indicazione di uscita dal baratro in cui erano stati fatti cadere inquanto incapaci a decidere autonomamente su qualsiasi cosa che….Non Fosse Stata Decisa dal Comtato Centrale…o Meglio COMINTERN…
    E così sia

  28. mario unnia

    Viene il dubbio che l’esito del voto alla Fiat non sia quel che si aspettava Marchionne. I NO al 70% avrebbero giustificato l’annuncio della chiusura della fabbrica, al che il pianto greco generalizzato avrebbe spinto il governo a cacciare il miliardo e mezzo per il rilancio, con un risparmio per gli azionisti. Con i SI al 70% operai e sindacalisti
    sarebbero tornati ubbidienti al lavoro. E invece quel 54 dice che non sarà facile governare la fabbrica, e che la produttività attesa non è affatto assicurata: il gioco varrà dunque la candela?
    Ma i guai non finiscono qui. Si ciancia di cogestione (vedi Scalfari), la quale però richiede la fairness, la virtù di stare ai patti, che in Germania praticano anche i sindacalisti, mentre da noi non è di casa. C’è poi Fassina del Pd che chiede addirittura che sia il parlamento ad occuparsi dei piani futuri della Chrysler(Fiat). Un polverone in più, di cui non si avvertiva la necessità.

  29. Caro Oscar,
    mi dispiace che un liberale come lei si associ ad una gestione a dir poco autoritaria della maggiore azienda italiana.
    Io come liberale mi ribello al fatto che la classe dirigente Fiat abbia compensi di tale consistenza (non mi voglio ripetere ma sommando tutti si arriva a centinaia di milioni di euro).
    Essere liberali significa anche rispettare gli altri…non schiacciarli in un angolo…spalle al muro con una pistola puntata alla testa!
    Questa gestione dell’azienda è fallimentare non solo per la perdita di quote di mercato sotto gli occhi di tutti, ma anche perchè il datore di lavoro deve essere rispettato non solamente temuto dai lavoratori.
    Questo lo insegnano alle scuole elementari!
    Saluti a Tutti.

  30. dedi

    analisi perfetta.Manca da sviluppare un punto: la capacita’ di restare sul mercato.
    Vis a vis i competitors la Fiat non fa’ modelli interessanti per il mercato europeo.
    Se pensa di appicicare il logo Lancia,Fiat;Alfa a vetture americane ( tra l’altro non di successo in europa) non otterra’ molto in quote di mercato.
    Poiche’ penso che lo sappiano, di qui’ la vecchia strategia – Palio – la produco per il Brasile e le code di produzione le piazzo in Italia.( vedi la Duna).Faranno cosi’ anche per Crysler!
    In 5 anni l’alfa andra’ ai tedeschi,la lancia sparira’ e la Fiat verra’ prodotta in paesi a basso costo.In Italia si fara’ la Ferrari.
    Alla faccia del referendum e di tutte le parole spese nel 2015 avremo un unico stabilimento italiano che fara’ Crysler.

  31. Roberto

    Oscar, a fronte delle urla della piazza per molti silenti sei un punto di riferimento
    Per quanto riguarda Mirafiori, mi sembra si sia persa un’ottima occasione per fare un dibattito più ampio. Per il Paese è giunta l’ora delle decisioni e dei sacrifici. Si è chiesto agli operai Fiat dei sacrifici. Per il bene dello Stato si è detto. Bene allora faccia sacrifici anche lo Stato. Io ti firmo quel contratto e tu mi togli 20 province e un migliaio di comuni.Iniziamo la contrattazione dei sacrifici. Perchè se a prenderlo in tal posto sono sempre gli stessi non si va molto lontano. Perchè se non riusciamo ad abbattere questa pubblica amministrazione mangia-risorse tra 4 anni chiederemo aglio operai Fiat di avere una qualche produttività anche quando dormono

  32. @marcello
    Per rispondere a Marcello io mi augurerei una FIAT come il 54% dei lavoratori ha approvato (anche se sotto ricatto – !?!?!) ed un’altra FIAT di proprietà FIOM/CGIL/MAESTRANZE-FIOM in concorrenza l’una con l’altra e chi fa meglio ha ragione. Potrebbe andare ???

  33. aldus

    Grazie Giannino, delle tue analisi e della tua capacità di sopportare ..ignoranti!
    Troppi nostri intellettuali non capiscono la durezza della globalizzazione.
    Dalla tua parte quindi, però una cosa la devo dire: ieri sera da Fazio ha parlato Landini, mi ha fatto grande tenerezza! A differenza del Cremaschi erre moscia, credo che il “forte reggiano”, dopo opportune lezioni di finanza internazionale, potrebbe capire ed aiutare a capire tanti suoi iscritti!
    D’alema dice: nè con SM nè con la fiom.
    Io direi: con SM, con Torino e con la fiom!
    Auguri!

  34. fabio franconieri

    j :
    “Si è parlato a sproposito di ”ricatto”, quando invece è la condivisione dal basso di nuove regole per produrre e insieme pagare di più il lavoro”.
    Balle. Non c’è stata alcuna condivisione (è stato un ricatto, come può negarlo?) e non ci saranno paghe maggiori, se non per brevissimi periodi di picco di domanda, solo se Fiat avrà la fortuna e la capacità di disegnare una bella auto e posizionarla bene sul mercato, un mercato in declino evidente.
    Sono stanco di provare a portare un po’ di sensibilità umana in analisi troppo di parte.
    La verità sta sempre nel mezzo, tra Giannino e Telese. Gli insulti reciproci lo dimostrano.
    Pretendo dalle persone intelligenti come Giannino di prendere in considerazione anche il punto di vista dei più deboli, non di cercare sempre e ad ogni costo di spiegare gli eventi della vita aprendo il manuale del buon liberista convinto che i ricchi sono tutti filantropi. Ci rifletta e avrà molta più soddisfazione e meno insulti.
    Da chi la stima ma non la idolatra a priori,
    saluti.

    leggo j da poco ed al momento mi sono trovato sempre in accordo con contenuti ed anche toni, considerato che mi pare una persona educata.
    spero anche io che giannino provi a considerare in modo meno assoluto le parti in causa, evitando di spostare a sua volta l’argomentazione dal piano del confronto libero a quello dell’ideologia economista.
    rischia di passare per snobismo intellettuale battersi per il monetarismo friedmaniano e reaganiano, contro il keynesismo, quando la scienza triste sembrerebbe aver largamente dimostrato di essere in evoluzione e di proporre ricette parziali e mutevoili a seconda dei tempi, tutte buone e tutte cattive se non applicate con ragionevolezza e purezza d’animo.
    fabio franconieri

  35. giuseppe

    Caro Marcello, usando il riferimento “Voi” nelle tue considerazioni entri a vele spiegate nella schiera dei parolai che pretendono di affermare un concetto senza dare informazioni certe, verificabili.

    Puoi dare il nome e cognome a quei “Voi” che tu indichi?

    In merito alla inumanità che affligge la ns. società, puoi dare qualche informazione riguardo al tuo impegno nel sociale?

    Grazie per il riscontro che certamente vorrai dare a me e tutti i lettori di “Chicago-bolg”

  36. marziano

    si vabbè però telese ragiona in modo completamente ideologico da rendersi insopportabile e nemico della verità.
    i fatti stanno dalla parte di giannino.
    certo c’è che ci sono anche altri fatti: per esempio i modelli fiat alfa romeo e lancia non sono competitivi, sono vecchi e fanno in gran parte inorridire esteticamente.
    marchionne, sono già errori imputabili a lui, ha permesso ai cani del marketing fiat di fare uscire due automobile – una (lancia) con il nome “delta” e una (alfa romeo) con il nome “giulietta” – buttando così nel cesso le rispettive identità di marchio, quasi mitologiche, delle due auto originali. se non hai le palle per dare dei nomi nuovi (una è semplicemente la nuova alfa 147) e rinvedire i veri fasti delle Delta e della Giulietta con auto che assomiglino e richiamino le originali (cfr. ad esempio, il design del prototipo della Audi Quattro, è un orgasmo), è la fine (l’unica operazione giusta è la 500 che assomiglia alla vecchia 500).
    senza modelli belli non ci sarà contrattazione che tenga.
    fermo restando, appunto, che in ogni caso la contrattazione aziendale dovrebbe essere l’ovvio standard in qualunque azienda o settore.

  37. Massimo

    dondieguito :

    Vuole veramente vedere come si fa a sapere se tutte quelle persone erano veramente favorevoli a quell’accordo (come immagino in buona fede lo sia lei)?
    Bastava chiedere nel referendum se votare SI per questo accordo o votare NO e tuttorimaneva come prima (e non che prendo e porta voia tutto). Allora avrebbe veramente visto un risultato democratico non falsato dalla minaccia, dal ricatto, dalla costrizione di scegliere o SI o il niente. Le avrei fatto vedere in questo caso un bel 99% di NO, allore vorrei vedere cosa se sarebbe ancora convinto che gli operai hanno scelto la migliore delle soluzioni se avrebbero avuto veramente la possibilità do una scelta democratica, ma sopratutto una scelta.

    Penso che un modo simpatico di sapere come si comporterebbero i lavoratori di Mirafiori davanti a una scelta, potrebbe essere questa: Mettere a disposizione di ogni lavoratore di Mirafiori un posto di lavoro con uguale qualifica presso un qualsiasi Artigiano dell’indotto della Fiat e chiedere al dipendente dell’artigiano se volesse fare cambio con Mirafiori, ovviamente con il nuovo contratto, ovviamente a parità di salario, ovviamente non a parità di “Capo” visto che quando si ha che fare con il Datore di lavoro (Artigiano) direttamente, tutte le agevolazioni di Mirafiori non esistono neanche nel vocabolario, eppure i lavoratori di questi ultimi vanno a lavorare da secoli tutte le mattine e se non va più bene il posto di lavoro ne cercano un’altro e si licenziano, non viene in mente a nessuno che a Mirafiori siete una goccia nel mare, numericamente parlando, che tutti i lavoratori che hanno un posto di lavoro “Normale” se lo tengo ben stretto e sono qualche milione più numerosi di voi. Battetevi per tutti quelli che non hanno tutti i Vostri diritti e poi potreste anche passare per “oppressi ” da quella Azienda ora come ora sbagliate Messaggio….
    Fidatevi che l’unico diritto che non avete è quello di lamentarvi.

  38. bruno

    restando valida la massima che i fenomeni si governano e non si subiscono, per cui bisogna stare all’interno dei medesimi, resta comunque il nodo della nulla visibilità sociale degli operai e delle retribuzioni che sono a livelli scandalosamente bassi, in particolare nei segmenti bassi delle qualifiche.
    Poi si evidenzia, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che il mondo del lavoro produttivo è, e rimane, il motore trainante di un paese e della sua economia, ma di tutto questo, in questa italia malata di cultura classica in opposizione al sapere tecnico, non si discute mai.
    Poi altro puntio dolente è l’incomprensione del binomio inscindibile ” lavoratore e imprenditore ”
    vera diarchia di ogni economia, ma per colpa di entrambi, resi sempre e comunque conflittuali
    beneficiando così uno stato onnivoro, improduttivo, e parassitario.
    Le vere classi sociali sono tra chi produce e chi rapina il frutto del lavoro.

  39. davide

    è curioso come 15-10 anni fa esponenti di una certa teoria economica andassero a professare come la globalizzazione e le liberalizzazioni sarebbero state una manna dal cielo per i consumatori, questo era il grido di battaglia.
    è curioso come oggi gli stessi esponenti di quella certa teoria economica professino la necessità di doversi adeguare alle rigide regole della globalizzazione, adesso è questo il grido di battaglia.
    E’ meglio che non ci si scandalizzi troppo per le reazioni poco ortodosse della gente comune, perchè a questa gente a suo tempo non è stata prospettata la reale evoluzione economica che sarebbe derivata dalla globalizzazione, non è stata prospettata la reale evoluzione della distribuzione del reddito a sfavore del reddito da lavoro ancora più accentuata rispetto ai 20 anni precedenti, e come dice il prof. Brancaccio sono 30 anni che questa forbice si allarga e quando questa forbice si allarga è storicamente dimostrato che il malessere sociale aumenta.
    Dott. Giannino non sono le 30 euro in più in busta paga che possono accontentare dei lavoratori che con i sacrifici a loro chiesti produrrano aumenti di produttività assai maggiori, aumenti di produttività maggiori dell’aumento dei salari, significa solo una cosa, ancora un’allargamento della forbice tra reddito da lavoro e redditi non da lavoro (nello specifico profitti).
    Dispiace sentire reazioni del tipo buffone buffone, anche verso chi ha idee diverse dalle proprie, ma per ora e grazie a Dio sono solo parole, e speriamo che anche in futuro il malessere sociale rimanga espresso solo a parole.
    Con rispetto
    Davide.

  40. silvio

    Alla discendenza agnelli e sergio non importa niente dell’italia il loro sco po è trasferire tutto in america fare crescere cryser per poi vendere e fare buon profitto. il si a rovinato le carte già disposte . ora stanno già preparando la scusa per non mettere i soldi promessi in investimenti sicuramente dando la colpa al mercato al governo ai lavoratori. oscar sei cosi tanto sicuro da mettere in discussione il lavoro degli operai con i grandi mangia mangia che sono passati in fiat

  41. oscar giannino

    Ripeto per chi non l’avesse capito:
    -qui non siamo alla ricerca di idolatri ma di ragionamenti;
    -a chi ribadisce che si è trattato di un ricatto non ho più niente da dire, perché ignora che intese di questo tipo sono migliaia anche in italia in altri settori, solo che le altre federazioni cgil le firmano e trattano stando al tavolo e non fanno come la Fiom “caso nazionale” di 10 minuti di pausa in meno regolarmente retribuita, chi per questo parla di sfruttamento non sa o fa finta dinon sapere come funziona oggi il mercato del lavoro, molto più crudele per non tutelati da questo ipergarantismo solo riservato agli “inner”, a chi è interesssatoa l conflitto di classe consiglio caldamente altri blog, qui non ci crediamo non per ideologia ma per quel che pensiamo con 150 anni di storia mondiale e risultati concreti alla mano;
    – sui limiti dei modelli e degli investimenti Fiat sono più che d’accordo, tranne che non è lavorando meno e chiduendo Mirafiori che diamo una risposta;
    – a chi poi sta sui cosiddetti per definizone marchionne elkann etc, da me che non ho simpatia per loro può solo venire una pacata considerazione: anche qui, non è che chiudendo Mirafiori senza modeli Chrysler prodotti in Italia – quelli dela gamma Fiat Alfa lancia si soino ridutto a uno per il 2011, tutto il resto tagliato perchè senza risorse, ripeto per questanno l’imperativo è sa li re in Chrysler – li scontentiamo troppo!

  42. Ermes

    credo che molte persone qui predichino bene e razzolino male….tutti contro la Fiat che sfrutta….poi comprano Vw…..
    Sono in accordo con Giannino, tranne quando parla di modelli, devo fra un anno cambiare l’auto aziendale, necessito di un solo accessorio irrinunciabile per vari motivi…il cambio automatico. I listini del gruppone sono ridottissimi e cambio automatico praticamete inesistente, specie per Alfa (sono Alfista di lungo corso con tre Alfa negli ultimi 20 anni) che oltretutto mi sembra marchionne non comprenda (Alfa non è un brand facile e Fiat ha quasi sempre sbagliato tranne che 147 e 156…..)

  43. andrea

    Caro Oscar, ho visto la trasmissione ed il tuo tentativo di far ragionare quella gente era commovente. Ci liberemo mai dal ciarpame ideologico comunista?

  44. Giancarlo

    Dott.. Giannino, io ripongo grossa fiducia in Lei e per la prima volta mi permetto di intervenire con una considerazione di merito sula caso FIAT e su un invito pe ril ns Paese Italia.
    Considerazione: a mio avviso FIAT ha concesso molto offrendo un opzione di scelta ai lavoratori. Conosco per esperienza professionale come sia complesso redigere e perorare vs gli shareholders Busines plan complessi come questo e lasciare un incognita sul tavolo di così ampia portata (referendum) è stata operazione ardita. D’altro canto però FIAT si è assunta una grossa responsabilità: far credere al paese che si possa ancora produrre a costi ‘accettabili’ in Italia. E’ impossibile senza forti investimenti tecnologici che non so se FIAT abbia messo in preventivo. Ho timore che avrebbe fatto assai meglio a lasciare in Italia (investendo) solo la parte progettuale per mettere un seme per un futuro sostenibile. l’idea di paese competitivo sui costi di produzione la vedo difficile da sostenere ma spero di sbagliarmi.

    Invito: Spero che Lei possa trovare le motivazioni personali per proporre un nuovo progetto economico/industriale al Paese Italia. servono uomini di vigore e forza morale per far comprendere ai ns politici che, appena noi quarantenni saremo andati in pensione con il nuovo sistema previdenziale, il sistema ‘soaciale’ italiano si sfalderà perchè non saremo più in condizione di aiutare i ns figli come hanno fatto i nostri genitori ed i ns figli potranno solo scegliere fra due opzioni: fare gli autisti ai ‘cinesi’ oppure emigrare di nuovo come nel ‘900. io confido in persone come lei per creare una nuova politica industriali che valorizzi i ns punti di forza che sono sempre gli stessi (turismo, cultura, food, meccanica, telecomunicazioni (sigh..forse per questo è troppo tardi)). Il tempo pe rprovare a farcela a mio avviso sta finendo, il modello delle piccole imprese italiane si sta sfaldando sommerso dallo tsunami della globalizazzione che richiede finanza, know how internazionale e dimensione multinazionale.

    forza e coraggio oscar !

  45. MassimoF.

    @ marianusc : Scalfari è il giornalista che nel 1959 scriveva che entro il 1970 l’economia del’URSS avrebbe superato quella degli USA . Dopo aver letto il link dell’articolo di repubblica non posso far altro che consigliare a questo venerando giornalista di andare a studiare qualche manuale base di economia , possibilmente non marxista ( in riferimento alla sua definizione di ” accumulazione del capitale attraverso lo sfruttamento del lavoro” ) , e di studiarsi meglio la legge tedesca che prevede la rappresentanza operaia in consiglio , perchè è completamente diversa da quella che lui e compagni hanno in mente , visto che comunque non mina in nessuno modo lo scopo unico e finale di una azienda : la ricerca del massimo profitto , come unico mezzo per determinare l’efficienza di una impresa e come giusta remunerazione del fattore capitale . Cosa che invece manca in italia . E si vede.

  46. Qui non credo si inciti alla lotta di classe ma semplicemente (almeno da parte mia) si cerca di mettere in discussione una politica industriale che sbatte i pugni sul tavolo senza rinunciare ad una virgola dei propri privilegi (ricordo che solo Marchionne si riserva almeno 60mln di diritti di opzione per il 2011).
    Io da liberista ritengo che in un mondo ormai globalizzato tutti noi occidentali dobbiamo rinunciare a delle “vecchie” garanzie…ma nel rispetto di tutti e soprattutto che lo facciano tutti equamente altrimenti accade che….
    Beh…accade che la classe operaia non rispetta più i suoi datori di lavoro e gli effetti positivi degli accordi appena conseguiti da Marchionne si vanificano in un lampo.
    Questo credo riguardi la politica industriale e le relazioni sindacato-industria.
    Certamente non è lotta di classe….non crede?
    Poi…mi viene da sorridere pensando a Tremonti che ha scritto interi testi sulle deviazioni di una globalizzazione senza regole ed ora…il governo che da via libera a Marchionne senza neanche farlo riflettere un attimo…in nome del potere delle lobby davanti alle quali tutti…dico tutti… alzano le mani.

  47. silvio

    non preoccuparti più di tanto oscar le parole passano come il vento di primavera e muovere la lingua come lavoro non ha mai spezzato la schiena. meditate gente meditate il debito pubblico italiano lo ripagheranno ancora i lavoratori .e chi altrimenti. avesse il cora ggio il nostro caro scalfaro di fare bella figura davanti al suo popolo e iniziare a metterci un pò di euro dei suoi etutti gli altri di seguito….provaci tu oscar che con le parole ci sai fare fai una mattina su radio 24 ore che in diretta metti al corrente il nostro presidente esul da farsi

  48. marcello

    @giuseppe
    giornalisti, politici, arraffoni, impiegati fiat, e tutti coloro che nel non rispetto degli altri ma anzi nel loro sfruttamento campano!
    sul mio impegno, bè, non mi piace parlarne comunque, politico, parrocchiale e come donatore avis e admo! Sai, anche io penso che non sia il massimo ma questo è ciò che posso dare ora!

  49. marcello

    ricordatevi questo costo della manodopera all’impresa: 30mila euro all’anno (Italia e dintorni) contro 3mila euro all’anno (Cina e dintorni). ECCO IL NS FUTURO, O MEGLIO, DEI DEBOLI CHE NON POSSON DIR DI NO A QUESTA MINESTRA AVVELENATA!

  50. giovanna

    Caro Dott. Giannino, la ringrazio per lo sforzo interpretativo che sta compiendo sulle recenti vicende sindacali e per le precise valutazioni economiche ed industriali. Mi dispiace per i cori offessivi che ha subito che purtroppo sono diventati sempre più frequenti dentro e fuori le fabbriche. Sono una giovane sindacalista è vivo sulla propria pelle il trattamento di favore che riservano alcuni delegati ed alcuni funzionari della fiom a tutti i sindacalisti che cercano di esporre diversi punti di vista. Archiviato il referendum ora la mia Fim deve far vivere ai lavoratori i contenuti dell’accordo che in questo giorni è stato demonizzato e tacciato di falsità. Purtroppo le ragioni sono state schiacciate da un operazione giornalistica votata alla strumentalizzazione contro il governo mista ad una visione absoleta e ideologica. Ho sempre più schifo a leggere i giornali ormai la mia informazione è fatta dai blog come il suo e Tito Boeri, Pietro Ichino e Micromega ecc. A tal proposito ho trovato disgustosa la trasmissione di Gad lerner, che eppure stimo tantissimo, per la spicciola demagogia fatta lunedì scorso e per il modo in cui ha trattato il sindacalista della Fim al quale ha rivolto una sola domanda alle ore 23. Tutti quelli che usa i lavoratori a sproposito, dovrebbero ricordarsi che questi meritano sopratutto un’ informazione completa e veritiera! Tutti giorni il nostro lavoro in fabbrica è ispirato dalla convinzione che i diritti dei lavoratori potranno essere meglio tutelati se ci limiteremo a fare solo sindacato e non pensando alle faccende politiche che posso riguardarci come cittadini. Ma per questo bisogna fare ancora molto perchè purtroppo siamo soli in quanto non siamo utili a nessuna battaglia politica.

  51. Pietro Francesco

    Complimenti ancora al dott. Giannino, Lei è veramente un grande uomo e le dò tutta la mia solidarietà per gli insulti vili ricevuti. La vittoria del sì è stata una svolta storica anche simbolica per la fiat e anche per tutta Italia perché si spera finalmente che sia iniziata un’epoca in cui finalmente ci si rende conto che imprese e lavoratori non hanno interessi contrapposti, bensì gli stessi interessi!! Se più nel particolare i lavoratori si lamentano delle paghe basse, beh in questo hanno ragione in pieno, ma bisognerebbe anche insegnar loro a leggere le buste paga… nel senso che si accorgerebbero che rispetto al netto che ricevono la fiat versa loro in media il doppio, che purtroppo viene risucchiato nel pozzo di san patrizio dell’erario… Poi pongo brevemente una considerazione che non è stata ancora sollevata da alcun commentatore e vorrei che il dott. Giannino mi desse la sua opinione rispondendomi. La questione sta in due punti e riguarda le basse vendite del gruppo fiat, in Italia e in Europa. Punto 1: la tecnologia fiat non ha OGGETTIVAMENTE nulla da invidiare agli altri gruppi automobilistici, quindi non è questo l’elemento che incide in negativo sulle vendite. Punto 2: ho fatto un confronto tra le quote di mercato che hanno le marche nazionali in tre mercati statisticamente omogenei e quindi comparabili, e cioè francia (gruppo psa e renault), germania (opel, volkswagen, bmw), italia (gruppo fiat): ebbene ho scoperto che in Germania le auto tedesche hanno il 75% del mercato; in Francia il 60%; in Italia il 28%: c’è una evidentissima differenza che non ha motivi razionali di esistere e che secondo me si spiega con il fatto che gli italiani sono per mentalità un po superficiali e un po si auto-odiano, non so come spiegarlo… Se solo in questo momento più italiani (per fare un esempio) comprassero una punto-evo al posto di una opel corsa o di una ford fiesta, questo darebbe una grossa mano alla fiat…

  52. davide

    @Pietro Francesco
    Si ritiene generalmente che il costo per unità di lavoro in Italia sia alto a causa dell’alto peso degli oneri sociali e delle tasse sul compenso dei lavoratori. In effetti risulta che il saggio percentuale delle tasse ed oneri sociali sul reddito del lavoro è in generale relativamente alto in Italia. Ad esempio, secondo dati Eurostat, nel 2008 questo saggio è stato molto più alto non solo del Regno Unito, della Germania della Spagna e della Francia, ma anche, sia pure di poco, della stessa Svezia, paese scandinavo in cui tradizionalmente il peso delle tasse sul reddito è molto alto.
    Tuttavia anche considerando il peso delle tasse e degli oneri sociali il costo del lavoro medio per occupato resta in Italia basso rispetto ai paesi concorrenti, solo poco più alto della media dell’Unione Europea (27 paesi) e decisamente più basso che in Gran Bretagna, Francia, Germania e Svezia.
    L’alta incidenza della tassazione e degli oneri sociali non significa quindi che il costo per lavoratore è più alto in Italia rispetto agli altri paesi europei, ma che il reddito medio disponibile dei lavoratori italiani è ancora più basso, inferiore anche alla media EU.
    Per approfondimenti vedi: http://www.economiaepolitica.it/index.php/distribuzione-e-poverta/il-falso-paradosso-del-costo-del-lavoro/

  53. marianusc

    @MassimoF.
    Ciao Massimo.

    A me piacerebbe avere quello che dovrebbe essere il punto di partenza di ogni ragionamento e dialogo su qualsiasi questione, quella di Mirafiori compresa: dei numeri e dei fatti certi.
    E’ con quell’intento che ho postato quell’editoriale, per sollecitare una risposta punto per punto di Gannino al fine di avere un confronto su fatti e non su altrettanto legittime ideologie personali.

    Per poter capire se le ore di lavoro richieste nell’accordo siano davvero “rispettose” dei diritti delle persone, e che lo stesso valga anche per il minor numero di pause, mi servirebbe capire quante siano queste ore, e quante siano le pause rimanenti.
    A ben vedere anche avendo queste informazioni mi sarebbe necessario avere una esperienza diretta di cosa deve fare un operaio in quelle ore; ma potrebbe bastare per avere un idea almeno saperlo.
    Un’altra informazione utile sarebbe avere dei paragoni con altri paesi del Nord Europa.

    Dico questo perchè ho sentito più volte gli esponenti della Fiom dire che fare 10 ore al giorno in catena di montaggio invece che 8, senza le pause che ci sono ora, vuol dire poter avere seri problemi psicofisici, che tra sempre loro dicono già essere manifesti nei lavoratori alla cetana di montaggio. In altre parole dal lavoro si passerebbe ad uno sfruttamento senza il diritto all’integrità fisica, dicono loro.
    Visto che io non sono in grado di stabilire se cioò sia vero oppure no se non avendo numeri alla mano, almeno un idea di quello che significhi essere in catena di montaggio, e paragoni con altri paesi con noi confrontabili per sviluppo, come posso farmi una opinione in cui io stesso possa realmente credere?

    Ciao e grazie per la risposta

  54. Sauro Tinti

    Complimenti come sempre….! La ascolto tutte le mattine e da qualche giorno volevo farle qualche domanda:
    Perché i sindacati italiani non guardano alla Germania?
    I sindacati tedeschi hanno lavorato per “galoppare” con le imprese verso la crescita!
    Tutti i commenti dei delegati sindacali guardavano alla CINA, per terrorizzare e far cadere nell’ignoranza assoluta i propri ” adepti ” , avete ascoltato le interviste degli operai che uscivano dai seggi?
    Non avevano idea di quello che sarebbe successo se avesse vinto il NO.. erano solo dispiaciuti perché: ” cambia tutto ” ( Sono rimasto spiazzato da questa risposta! )

    Quando avremo dei Liberisti nella leadership nel nostro paese?

    Grazie per dare una speranza nel cambiamento del nostro paese.. ogni giorno!

  55. Guglielmo De Sanctis

    Condivisione????? Ma quale condivisione su! Lo sa benissimo che il 99% di chi ha votato si l’ha fatto per la minaccia di perdere il posto e non certo perché condivide qualcosa di quel misterioso piano. Bando alle cinace…Marchionne ha giocato sporco per diverse ragioni.

    1) La questione produttività stabilimenti italiani è uno specchietto per le allodole. Fiom aveva detto si a nuova turnazione e rimodulazione pause. Gli impianti italiani sono sotto utilizzati gli operai sempre in cassa. Di cosa stiamo parlando? Lo sappiamo benissimo che i problemi sono altri: immatricolazioni UE – 19%. Zero nuovi modelli, ritardi pesanti su modelli d’avanguardia (es citroen c4 emissioni zero quano è ferma). Marchionni per ora si è dimostrato un buon finanziere (prestito gm, operazion chrysler, divisione titolo) ma da un punto industriale non ha ancora fatto nulla.Anzi si…ha chiuso Termini.

    2) ha giocato a carte coperte. Di sto benedetto piano fabbrica italia nessuno sa niente. Quel pochissimo che si sa è vago, irrazionale (motori che vagano per mezzo mondo, fatti qua, montati di la, riportati di qua…) ma per piacere….
    In germania dove esiste un governo quando lo yoghi in maglionicino si è presentato per la OPEL gli hanno detto grazie e arrivederci. Doveva essere un piano davvero sconclusionato e poco credibile se hanno preferito una cordata Magna – Cremlino che non era esattamente il massimo…

    3) A operai in cigs e sottopagati nessun premio di produttività. Il piano si basa su almeno un altro 1 anno di cigs pagata con soldi pubblici. Intando agli azionisti arrivano i dividendi…

    4) In Italia non si investe perché metà paese è in mano alla criminalità, le dinamiche politiche sono torbide, si pagano tangenti, le infrastrutture non sono quasi mai all’altezza, la giustizia civile è lenta, la burocrazia oprrimente, la tassazione alta.
    Ok adesso raccontiamoci che non si investe per le pause, la Fiom e le leggi su sciopero e rappresentanza sindcale.Un po’ come dire di una casa con i piloni portanti marci che il problema è il colore dell’intonaco che non è ben bilanciato sui toni gialli. Contenti voi….

  56. Alessandro

    Caro Oscar
    confidenziale da parte mia, si
    non mi conosci, ma sono fra quelli che ti seguono ovunque nei vari talk/blog/articoli, per cui ti sento molto “amico”
    I cori dell’ altra sera mi hanno spinto ad infrangere la mia riluttanza nel lasciare tracce della mia presenza in rete ….
    voglio esprimerti tutta la mia solidarietà
    duole constatare che il liberismo intellettuale fa meno proseliti di una soap qualunque
    mi duole constatare che l’ obbiettività è sempre più una chimera distante

    con sincera ammirazione e rispetto

  57. Pietro Francesco

    Nessuno mi dà una opinione sul fatto che in Italia le auto italiane hanno il 28% di quota di mercato mentre in francia le francesi hanno il 60% e in Germania le tedesche hanno il 75%? Forse le difficoltà di fiat derivano anche dal fatto che gli italiani sono anti-italiani??

  58. Pier Paolo

    Carissimo Oscar,
    nella vicenda mirafiori si o no, c’è un aspetto che non ho visto trattato. Se lo stabilimento Mirafiori avesse chiuso, gli operai interessati avrebbero avuto diritto a tutti gli ammortizzatori sociali possibili e immaginabili e forse anche a qualcuno inventato ad hoc
    Questa situazione avrebbe potuto protrarsi per parecchi anni, in questo lasso di tempo molti fra gli operari interessati sarebbero potuti andare in pensione senza più dover lavorare.
    È possibile che, fra chi ha votato no, vi sia anche chi l’ha fatto perchè pensava alla chiusura dello stabilimento come un prepensionamento?
    Io temo di si e penso anche che si possa trattare di una fetta numericamente importante, cosa ne pensi?

  59. Sergio

    Buongiorno,

    – non sono molto d’accordo sul commeno così duro sulla Cgil in quanto negli anni questo sindacato ha firmato centinaia di accordi sindacali, molti dei quali anche con aziende del gruppo Fiat (Cnh, Iveco, …). Mi pare un giudizio un pò “variabile”: la CGIL è un sindacato “responsabile” quando dice sì, ma è un sindacato “estremista” quando dice no… L’unica verità è che la CGIL è tuttora il più organizzato e radicato sindacato italiano, e il risultato nel referendum di Mirafiori lo dimostra, e quindi urge che i dirigenti Fiat quantomeno rivedano l’accordo sulla rappresentanza così come è stato promosso sino ad ora, in quanto è impensabile escludere a priori da un’azienda un sindacato che rappresenta da solo la metà dei lavoratori, di cui la maggioranza nei plant produttivi.
    GLi accordi “alla tedesca” (visto che va di moda dire così…) si trovano nelle trattative e nell’inclusione nei processi aziendali , e non nella guerriglia “mediatica” all’italiana Fiat/Governo vs. Fiom, così come è stato il clima pre-referendum, giocando sul ricatto del salario verso i lavoratori. Saluti

  60. marziano

    Pietro Francesco :
    Nessuno mi dà una opinione sul fatto che in Italia le auto italiane hanno il 28% di quota di mercato mentre in francia le francesi hanno il 60% e in Germania le tedesche hanno il 75%? Forse le difficoltà di fiat derivano anche dal fatto che gli italiani sono anti-italiani??

    deriva dal fatto che le auto del gruppo fiat non si possono vedere.
    a causa della scarsa esposizione concorrenza avuta dal 1975 al 1990 (IVA 38% inclusa) ma non è che dopo…

  61. Pietro Francesco

    Grazie Marziano per la tua opinione, che conferma la mia tesi e cioè che gli italiani si auto-odiano e fanno pubblicità gratis ai marchi concorrenti. Tu sostieni che “le auto fiat non si possono vedere”. In base a cosa? E’ un’affermazione che ha basi razionali? Secondo me non ha basi razionali per due motivi: 1) le tecnologie e la sicurezza (attiva e passiva) delle auto del gruppo fiat sono oggi OGGETTIVAMENTE al pari se non superiori a quelle dei marchi concorrenti (a tal proposito non si dimentichi che la ferrari, oggettivamente riconosciuta come auto migliore del mondo, è posseduta al 90% dalla fiat); 2) il design delle auto del gruppo fiat è anch’esso riconosciuto come il migliore del mondo ed invidato da tutto il mondo che in alcuni casi lo copia e in altri cerca di soffiarci i disegnatori (vedi giugiaro e pininfarina).
    ITALIANI, SVEGLIATEVI! SMETTETELA DI AUTO-DENIGRARVI! SIAMO IL POPOLO PIU’ FESSO DEL MONDO!!

  62. davide

    @Pietro Francesco
    secondo me la spiegazione di marziano non regge, come spiegare che che la corea del sud negli anni 70-80 attraverso il protezionismo dell’industria nascente sia riuscita a portorire quello che oggi è un colosso mondiale come samsung (che ha superato sony come fatturato)? la storia della concorrenza come una soluzione della ricerca della qualità superiore è una ricetta semplice, facile, ma sempre veritiera? ho i miei dubbi.
    Per quanto riguarda il fatto che la fiat in italia non riesca ad accaparrarsi i gusti degli automobilisti, è più una discussione da 4ruote, e i gusti sono gusti, non si tratta di essere pro-italiani o no, ma se vuoi un mio parare…io ho guidato auto tedesche (mercedes, audi, vw), auto francesi (renault) e anche una ford…
    mi spiace dirlo, ma caro Pietro, le fiat hanno un sacco di problemi, dopo 30 mila km cigola anche lo specchietto retrovisore, dopo 50 mila km partono le ventole dell’aria condizionata, insomma tanti piccoli problemi che sommati l’uno con l’altro non fanno pendere il favore dei consumatori verso la casa automobilistica torinese, ripeto questa è stata la mia esperienza, e i gusti sono molto personali, ma pensare che la colpa sia solo degli italiani, francamente mi pare un pochino eccessivo e fuori luogo.

  63. Caro Giannino, innanzitutto la mia solidarietà. Lei è una persona competente e seria e dissentire da lei non può autorizzare nessuno a insultarla.

    Ciò premesso, temo di dissentire almeno in parte. Tutto mi sentirei di dire, tranne che i lavoratori di Mirafiori si siano trovati nell’alternativa di votare a favore di un’azienda che proponeva loro un equilibrato patto di cooperazione o di un sindacato che tentava di arruolarli in una battaglia tutta ideologica contro i Padroni. Fosse davvero questa la realtà, il No avrebbe preso il 5% dei voti.
    Invece, il voto era tra un’azienda che proponeva un aut-aut senza infingimenti, con Marchionne che diceva “il piano di investimenti sono fatti miei”, e un sindacato inchiavardato nella difesa del bunker del Contratto Nazionale. Una situazione mortificante per i lavoratori, e le facce che si vedevano in TV lo spiegavano bene.

    Cosa ci sia da festeggiare nella certificazione della fine del sindacato nazionale in Italia, io non so (a meno, ovviamente, di chiamarsi Marchionne): credo che la dignità dei lavoratori e il loro peso non potranno che diminuire ulteriormente. La teoria della “spirale al ribasso” infastidisce gli estimatori di Fiat, che però evitano, Giannino incluso, qualsiasi confronto reale tra le strategie industriali dei produttori europei che fanno profitti e quelle di Fiat: gamma, presenza sui mercati emergenti, investimenti, ecc. ecc. Dovrebbero forse riconoscere che l’unica “best practice” che la Fiat sta mettendo in pratica è l’aumento del carico di lavoro.

    Caro Giannino, lei ha scritto un bell’articolo sugli errori storici del sindacato in Italia; crede che sarebbe difficile scrivere un articolo analogo sugli errori della Fiat? Cosa proverebbe?

  64. Sergio

    Personalmente penso che la Fiat non abbia mai fatto errori, in quanto è riuscita a far guadagnare soldi ai suoi proprietari in ogni situazione, succhiandoli principalmente dallo stato (e quindi da noi contribuenti), nonostante fosse un’azienda destinata negli ultimi anni a fallire. A loro modo quelli della Fiat sono dei geni… basti pensare che sono pure entrati in Chrisler senza tirare fuori un euro, ed ora fanno pure extra-utili in borsa…

    Senza considerare che i Governi tutti hanno usato la Fiat come un ufficio di collocamento itinerante, aprendo fabbriche in posti insensati con la Cassa del Mezzogiorno e incentivi vari (quale imprenditore sano di mente sarebbe andato a produrre auto in Basilicata, in Campania e in Sicilia, quando ha già due stabilimenti a Arese e a Torino ?). Ovviamente la Fiat non ha mai tirato fuori un soldo, tanto paga Pantalone…

    A me dell’italianità importa poco anzi nulla, soprattutto quando si parla di parassiti di stato, cioè i principali succhiatori dei miei “dané”, e quindi meglio un’azienda fallita che un’azienda mantenuta, diretamente o indirettamente, con i soldi pubblici (cioè anche miei…). Scusate, sfogo di tarda sera….

  65. capitanoachab

    quante parole!
    E’ notoriamente la Fiom che progetta le auto Fiat che nessuno vuole acquistare! Tutto il resto è fuffa (e voglia di mostrarsi per partecipare al toto direttore del sole24 ore)

  66. Luca Scopigno

    Sta accadendo quello che hanno sempre desiderato ma ne sono i più tenaci oppositori. I comunisti non si accontentano mai, devono sempre avere un nemico, un cattivo da contestare e combattere. Da un secolo manifestano, protestano, arrivano a uccidere per non lasciare la torta a poche, privilegiate mascelle; e far sedere a tavola i più poveri e i più bisognosi. Proprio ciò che sta accadendo ora: con la globalizzazione, sono stati ammesse al desco dei più ricchi centinaia di milioni di persone (e altre se ne aggiungeranno) che, prima, vivevano (se ci riuscivano!) di stenti o nella miseria più assoluta. Ora, invece, hanno una vita dignitosa!. Ma la pietanza, pur essendo cresciuta, è la stessa e le porzioni, ovviamente, si restringono: più grandi – molto più grandi – per i nuovi arrivati, meno abbondanti per chi era già seduto.
    E non è esattamente ciò che loro, i comunisti, le sinistre, i “difensori della giustizia sociale” hanno sempre voluto? Togliere a chi ha di più per darlo a chi non ce l’ha? Dovrebbero gioire, manifestare nelle piazze di tutto il mondo per il raggiungimento dell’obbiettivo. Semmai, indignarsi perché manca all’appello di una vita più dignitosa ancora qualche miliardo di esseri umani. E invece no, continuano a contestare, combattere e – è la nemesi – a difendere i loro privilegi: non vogliono mollare l’osso. Esattamente come i loro nemici storici: i padroni, i ricchi, i privilegiati a cui volevano togliere beni e denaro per metterli a disposizione dei più bisognosi.
    E quindi le pause in fabbrica non si toccano, i turni devono rimanere gli stessi, le assurde regole che permettono finte malattie e pensioni a baldanzosi giovanotti diventano diritti inviolabili; la scuola che sforna schiere di disoccupati ma occupa migliaia di inutili docenti diventa il simbolo della meravigliosa cosa pubblica; e guai poi a chiudere ospedali che hanno più dipendenti dei posti letto disponibili.
    Ma per quale ragione questi nostri “progressisti” non sono contenti? Primo, da bravi idealisti della più assurda utopia della storia (Jules Renard, letterato francese e socialista, sosteneva che “l’uguaglianza è l’utopia degli invidiosi”), non riescono a rendersi conto che, per darle a tutti, le fette di torta si restringono per i pochi che prima sbafavano. Secondo – il motivo più importante -, perché a permettere tutto ciò non sono state le loro manifestazioni di piazza, le loro mazzate, e le loro vittime, ma l’odiatissima economia di mercato. Già, perché è proprio grazie alla libera iniziativa e al libero scambio che qualche miliardo di persone mangia tre volte al giorno, ha una casa dignitosa, un salario sicuro e, soprattutto, un futuro più roseo.

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