10
Gen
2011

Senza sì a Mirafiori la Fiat andrà al 51% di Chrysler senza Italia

Fiat è già al 25% di Chrysler, e punta ad anticipare di 3 anni, cioè entro l’anno in corso addirittura, la salita al 51%. Di mezzo, occorre la restituzione dei 9 miliardi ottenuti dal governo USA per il salvataggio-ponte della casa americana. Dunque serve una IPO che faccia incassare a Chrysler-Fiat più o meno una ventina di miliardi di dollari, per ridare a Obama e per finanziare la crescita visto che c’è scarsità di mezzi propri. Nessun italiano sensato può sperare che Fiatb non ce la faccia. Anche se i nuovi modelli del segmento medio-basso per Italia ed Europa scarseggiano oggi e nel medio futuro, visti i guai recenti e i bassi investimenti in passato di Fiat. Detto questo, se a Mirafiori vincono i no, giovedì e venerdì, Marchionne può farcela comunque ad assicurare a Fiat la maggioranza di Chrysler- visto che è finanza quella che conta nel breve, per salire in Chrysler, più dei prodotti a breve –  e la differenza sarebbe solo che lo farebbe senza stabilimenti e manifattura in Italia. A chi conviene?  Ai lavoratori? Ma andiamo. Purtroppo, alzare irresponsabilmente i toni dello scontro sociale porta ad accrescere le probabilità che si riaffaccino ipotesi di violenza cieca. E’ puntualmente avvenuto a Torino, dove sono ricomparse sui muri della città stelle a cinque punti e minacce dirette a Sergio Marchionne. E’ un pessimo modo di avvicinarsi al voto che si terrà a Mirafiori giovedì e venerdì prossimo. Su queste colonne, abbiamo sempre rilanciato l’invito più pressante alla misura e alla ragionevolezza, nei toni come nel prospettare la sostanza vera della scelte si cui i lavoratori Fiat voteranno. Una sostanza che è molto diversa da come viene presentata. Ora che riappare la lugubre stella delle BR nessuno può accusarci di inventare fantasmi. Lungi dalle persone responsabili accusare la Fiom di avere responsabilità dirette nelle minacce di violenza pura. Ma è un fatto che, continuando a descrivere l’intesa per Mirafiori come una forzatura autoritaria degna dei provvedimenti fascisti del 1925 – e cioè delle leggi speciali che soffocarono libertà civili e di stampa – tanto qualche esagitato tanto o qualche scampo di terrorismo ancora a piede libero possano pensare che è con la violenza, che si risponde al totalitarismo.

E’ il caso che il confronto torni ad avere tutt’altra impostazione. Sgombrando il campo da accuse che vengono lanciate solo per accrescere l’emotività e fare confusione. E’ assolutamente falso, per esempio, che la clausola di reciproca responsabilità che costituisce premessa dell’intesa sottoscritta a Mirafiori consenta all’azienda di licenziare e buttare sul lastrico lavoratori e delegati sindacali considerati arbitrariamente inadempienti. E’ di argomenti di questo genere, che si alimenta la strategia della tensione.

E’ verissimo invece che Cisl e Uil, Fismic e Ugl abbiano pattuito con l’azienda un nuovo regime di accordi su turni, impianti, straordinari, retribuzioni aggiuntive e lotta all’assenteismo, e che si sono mutalmente impegnati al pieno rispetto di tali nuove clausole. Ma si stabilisce esplicitamente che sia una commissione paritetica di conciliazione tra azienda e sindacati, la sede “preferenziale e privilegiata” per esaminare insieme le eventuali specifiche situazioni che configurino inadempienze all’intesa. Durante i quattro giorni previsti dalla convocazione della commissione, l’azienda come le parti sindacali si sono impegnati reciprocamente a soprassedere da qualunque azione diretta.

A Mirafiori non c’è nessuna impensabile scivolata verso alcun regime comunista cinese, nessun ritorno ai padroni delle ferriere di dickensiana memoria. C’è una consapevolezza reciproca, di azienda e sindacati, maturata e condivisa insieme. Dopo anni e anni di attesa vana che la FIOM sottoscrivesse i contratti – gli ultimi tre non portano la sua firma. A due anni di distanza da quando l’intera Confindustria insieme a tutte le confederazioni tranne la CGIL hanno deciso che continuare ad aspettare la maturazione riformista del sindacato rosso era inutile, perché l’attesa responsabile per nuovi modelli contrattuali aveva invece radicato nei leader CGIL solo la convinzione che bastava star lontani dal tavolo, e nulla sarebbe mai mutato.

Nasce da un decennio di attesa risultata vana, la svolta per la quale pur di non dover altrimenti smantellare parti crescenti della manifattura italiana, è meglio decidere al 51% e far votare le intese sottoscritte dalla maggioranza sindacale ai singoli lavoratori. E’ l’esatto contrario che un attacco a freddo ai diritti del sindacato e dei lavoratori. E’ la reazione dopo una prolungata e inutile pazienza a chi i contratti non li ha firmati e ora li invoca invece come trincea di libertà. Esattamente come la Cgil non appoggiò il protocollo del ’93 in materia di rappresentanza che oggi impugna invece come si trattasse della Costituzione violata.

Le relazioni industriali italiane hanno atteso sin troppo a lungo, che si prendesse responsabilmente atto che la sola contrattazione nazionale non può più dare le migliori risposte comuni e tutte le diverse aziende di un comparto, visto che sono diversi i prodotti, i processi produttivi, le condizioni della domanda interna a internazionale, come gli stock d’investimenti realizzati in tempi diversi da ciascuna impresa, i margini realizzati e l’impiego che si è fatto degli utili. Non solo nei Paesi anglosassoni di diversa storia sindacale ma nella stessa Europa continentale di tradizioni più simili alle nostre, è impresa per impresa e anche stabilimento per stabilimento, che aziende e sindacati si confrontano civilmente e democraticamente per dare le miglio risposte alla sfida della produttività, della difesa e dell’espansione della base industriale, della tutela e dell’aumento del reddito disponibile dei lavoratori. Per questo in quei Paesi il salario variabile pesa fino al 40% della busta paga, e da noi meno del 4%.

Aziende più deboli e più esposte alla chiusura e salari meno ricchi e più appiattiti: è questa, la triste eredità della contrattazione solo nazionale che il partito del no a Mirafiori difende a spada tratta. E’ bene ricordarlo con forza, visto che negli ultimi giorni la pressione che si tenta di esercitare sui lavoratori raggiunge tali vette di mistificazione. Il sì nelle urne all’intesa non è solo la difesa di Mirafiori. E’ un sì a un’Italia più seria, che a macchia d’olio estenda nuove forme di confronto dal basso tra chi il lavoro lo offre e chi lo presta. Perché per entrambi la partita comune è di difendere l’Italia nel mondo, e di dare speranza a chi oggi il lavoro non ce l’ha e meno che mai lo potrà avere, se perdiamo altre posizioni e interi settori produttivi.

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30 Responses

  1. Mah. E’ vero che sarebbe auspicabile una discussione sulla sostanza, e non sugli slogan. Però “lo impone la competizione sul mercato globale” è appunto uno slogan. Ogni volta che si tenta di dire che le debolezze della Fiat sul “mercato globale” sono altre (gamma e posizionamento di prodotto, innanzitutto; capacità di investimento, nuovi modelli che non ci sono, ecc.), la risposta è che sono “affari” dell’azienda, e che Marchionne sa quel che fa. Però la cassa integrazione a Mirafiori non dipende dal costo del lavoro troppo alto, ma dalle auto che non si vendono.
    La (comprensibile, ma fuorviante) risposta anche di Oscar è che il sindacato ha difeso per anni posizioni antistoriche, e che E’ vero che i sindacati hanno a lungo difeso l’indifendibile; ma questo non vuol dire che “l’unico sindacato buono è un sindacato morto”, che contratta solo il font con cui viene stampato il contratto.

  2. Hi, Mr. Giannino.
    Una domanda mi arrovella. Se la Polonia costa 1/3 rispetto all’italia, perchè mr. Marchionne non se n’è ghiuto ? Io, da “azionista vulgaris” lo metterei alla porta. Da ieri…come da dimostrazione…senza italia..avrei guadagnato di+… e dunque non avrei esitazione a licenziarlo.
    Perché Mr. Marchionne non svolge per bene il suo compito di AD ???. Dov’è il trucco ??.

    …. Il paradosso continua. GM regalò 1.6G€ cash a FIAT…per essere comperata. Infatti pochi mesi dopo GM al collasso veniva valutata 2G$. Molto meno del liquido “evaporato”. Tantochè i soci CAI, viste le resistenze delle vergini sindacali alitaglia, valutata 1G€, pensarono di comperarsi GM. Una irripetibile epopea suina.
    Cmq finisca la questione Mirafiori, dovremo misurarci con l’operaio polacco o serbo, non con CIGL.FIOM
    ke lo sforzo sia con noi.
    Serenissimi saluti

  3. wyoming

    ma perchè difendere l’auto? l’unico settore che l’italia difende è l’auto, come se costruire le punto sia più utile che fare prodotti chimici o trattori o camion…
    e il risultato è che la produzione automobilistica italiana è molto inferiore a quella di altri paesi europei.
    se fiat guadagna di più smantellando gli stabilimenti italiani allora Marchionne li chiuda e la faccia finita. tanto di modelli nuovi non ce ne sono e quindi cosa dovrebbero fare gli operai italiani?
    i modelli futuri sono ritocchi di vecchie chrysler orribili prodotte in usa, messico e canada… già non si riesce a vendere abbastanza per tenere aperte quelle fabbriche lì, e quindi è assolutamente ridicolo pensare che quelle auto possano essere prodotte in italia solo perchè un manipolo di operai ha votato SI.
    noi siamo qui a discutere dei massimi sistemi, ma intanto la realtà è che fiat deve trovare 9 miliardi e poi deve trovare altri miliardi per sviluppare modelli nel brevissimo periodo e un paio di pianali e recuperare un ritardo cosmico (fare da 0 un pianale è un investimento vicino al miliardo di dollari).
    quello che marchionne ha fatto infatti è stato tagliare le spese per massimizzare i risultati, ma è evidente che questo lo si fa quando si vuole vendere.
    una azienda che non investe non può che perdere quote di mercato sul medio periodo, fiat ha rimandato modelli fondamentali come la panda e trascura alfa romeo o lancia semplicemente perchè non ha alcun interesse nel mercato visto che dichiarano di non voler vendere.
    altrimenti nessuno può pensare che fiat e chrysler insieme si possano salvare cambiando gli stemmini delle stesse auto che hanno portato chrysler al baratro 4 anni fa.
    fiat non riesce ad essere competitiva sul mercato europeo? e allora punti sul brasile, ma non si dica che l’incapacità di una azienda di fare reddito in europa è causata dal contratto nazionale.
    altri traggono grandi utili vendendo in cina e sudamerica ma non per questo trascurano il mercato europeo. fiat non ci riesce? bon… facciamocene una ragione.
    infondo la produzione di furgoni, trattori, macchine movimento terra ecc…. è molto più labour intensive e quindi potrebbe assorbire tanti degli operai disoccupati da fiat auto, e a quel punto perchè un italiano dovrebbe preferire che si producano punto piuttosto che trebbiatrici, furgoni o aerei?
    che si debba discutere dei contratti nazionali va bene ma far passare per la vittoria della democrazia le “sparate” di un azienda che brancola nel buio bè è degno di un telegiornale, non certo di uno stimato economista..

  4. noname2

    Via la Fiat dall’Italia!!!
    Così ci saranno più disoccupati e si abbasseranno gli stipendi degli italiani kulaki cinesi.

  5. Massimo

    Dott. Oscar Giannino,
    d’accordo che dobbiamo competere….d’accordo che bisogna lavorare di più..ma una domanda mi arrovella.
    Come è possibile che un’azienda paghi nel solo 2011 ben 70 mln di euro di diritti di opzione ad un AD che ha portato l’azienda a perdere quote di mercato in Europa e non solo?
    Per non parlare del totale dei diritti….si arriva quasi a 200 mln di euro!!!
    Quanti stipendi si potrebbero pagare solamente con i soldi a lui riconosciuti.
    Per non parlare dei soldi che si “pappano” i vari Elkan e pletora di dirigenti.
    Da analista economico e da cittadino dico che questa non è civiltà….ma ritorno ad un passato buio.
    Tutti fanno finta di niente ma nella società in molti stanno aprendo gli occhi. Non si può fare finta di niente e continuare così.
    Un saluto a tutti.
    Massimo

  6. Walter Burigo

    Dott. Giannino
    Passano le settimane e non c’è nulla di nuovo sotto il sole.
    Sembra che cambi tutto per non cambiare nulla.
    Mi sono espresso su un suo precedente Dott. Giannino del 29 Aprile articolando una risposta in tre elementi. Elementi che sono IND DU STRIA LI !! Questi tre elementi rimangono intatti ( ci mancherebbe che Fiat possa risolvere i suo problemi in un paio di settimane )
    Ripeto: le richieste ai sindacati sono ragionevoli e per nulla lesive della democrazia come sbandiera la FIOM. Questo modo di pensare è una stortura italiana ( forse parzialmente riscntrabile in Francia dove però lo Stato ci mette il suo in maniera diversa)
    Ci stiamo solamente arrovelando tra finanza e lotte sindacali, senza guardare il cuore del problema.
    Guardiamo all’industria dove sono i numeri che dominano e non i sentimenti.
    Mi piacerebbe vedere un sindacato che discute sui numeri industriali, non sui dieci minuti di pausa.
    Penso che moltissimi lavoratori ( e metto tutti i lavoratori, operai, quadri, impiegati…. ) intervistati ai cancelli dei Mirafiori siano propensia conoscere il loro futuro prima delle condizioni di lavoro.
    Se “Fabbrica Italia” prevede 1.5 Milioni di auto, chiederei a Marchionne:” dove le vuoi fare? che modelli? con quale flessibilità sulle linee ? con quante risorse umane e tecnologiche? con che che ciclo di vita previsto…..

    I numeri GRANDI o meglio “totali” si possono comporre solo con analisi dettagliate… ecco fino adesso… io queste analisi non le vedo. Potrebbe chiederle Lei , Sig. Giannino a Marchionne…

    Walter

  7. gengi

    Questa volta potrà vincere anche il Sì, anche perchè non esistono alternative come simpaticamente ci ricorda l’Ad Marchionne. Però quello che emerge è un quadro inaccettabile, tutte queste aziende che per anni si sono nutrite dei nostri soldi e del nostro lavoro possono da un momento all’altro andarsene in un altro paese e lasciarci con un palmo di naso. Ma la politica dov’è? conta ancora qualcosa? Perchè Tremonti non convoca a Roma Marchionne e non gli dice che se lascia il paese gli tasserà tutte le sue autovetture? E a quel punto chi se li comprerà i suoi macinini? Non certo i canadesi…

  8. Andrea Chiari

    Il lavoro nel mondo conta sempre meno. E’ una merce che la globalizzazione ha svalutato come spiega bene il libro di Marco Panara “La malattia dell’Occidente. Perché il lavoro non vale più”. Ma il buon senso lo aveva già suggerito, che le cose andassero così. Si tratta, per i lavoratori, di gestire una ritirata. Gli accordi con la FIAT sono esempi di dignitosa ritirata. Per i nostri figli le cose saranno peggiori. Possiamo solo sperare di arrivarci con una certa gradualità adattandoci a una vita più modesta, dimenticando la parentesi dell’età dell’oro per l’occidente, 1948 – 1973. Sembrava una tappa di un cammino sempre in salita, in verità era una parentesi. Ci adatteremo a una vita più povera, ma a questo punto non potremo tollerare le ingiustizie, le furberie, le diseguaglianze. La miseria, se accompagnata da un certo ordine sociale, sarà gestibile, altrimenti casca tutto, democrazia in primis. Insomma, gestire la miseria richiede molta attenzione, solidarietà sociale e sapienza politica. Il benessere diffuso accetta anche elevati tassi di ingiustizia e di disordine.

  9. j

    Ma è ovvio che vincerà il si, di che stiamo parlando?

    Vorrei proporre un ragionamento sulla soluzione globale del problema che nasce da questa vertenza.

    Secondo me i sindacati, invece di lottare contro i mulini a vento come sta facendo la povera FIOM adesso, dovrebbero trasformarsi al più presto in movimenti globali, ma non come fanno quelli che oggi calano le braghe per non prendersi la responsabilità di far perdere il lavoro agli operai torinesi, bensì in un altro modo:
    devono prendere la valigia e andare nei paesi con il lavoro low-cost a fare lezioni di cultura della dignità lavorativa e umana, di come ci si ribella, di quali sono gli strumenti a disposizione per emergere, devono far capire alle persone che escono da generazioni di povertà che possono avere di meglio, DA SUBITO. Devono fare quello che fece Marx col manifesto, lavorare per non far sentire i lavoratori soli, ma per farli diventare un nuovo movimento del benessere globale. Dall’alto non arriverà mai nulla, tutte le conquiste dell’occidente sono arrivate sempre con delle rivoluzioni, ancora oggi strafesteggiate da tutti (ma guai a muovere un dito oggi: c’è la “democrazia” – ahhhhhh). Ho cercato un po’ in giro e non mi risultano movimenti sindacali internazionali, mentre è naturale che le imprese siano iperconnesse in tutto il mondo.

    Le imprese devono capire che senza lavoratori non fanno niente, e i lavoratori devono capire che senza imprese non avranno niente. Questa deve essere la base di qualsiasi trattativa, non dire “o ti prostri a me oppure me ne vado e ti lascio morire di fame”. A uno str… così, io persona fisica orgoliosa direi “ma vaffanC… in Canada, qui le tue macchine non le comprerà mai più nessuno, faremo campagne anti-Fiat in Italia e in tutto il mondo, perché Fabbrica Italiana Automobili di Torino non è più tale – e in più ha il peso delle persone che lascia morire per non averle rispettate al tavolo”.

    La logica e i manuali a cui molti qui sono affezionati prevedono il c.d. catch-up dei paesi poveri verso i ricchi, cosa che sta avvenendo rapidissimamente in termini di soldi, un po’ meno in termini di qualità della vita. Il risultato di ciò è che è destinata a peggiorare la qualità della vita dei popoli occidentali, in quanto sono costretti a fare quello che faranno a breve gli operai FIAT di mirafiori, ovvero inginocchiarsi di fronte al padrone pur di sfamare la famiglia e votare SI alla domanda se vogliono ancora un lavoro o meno.

    Allora che fare? Le classi sociali deboli del mondo dovrebbero comunicare tra di loro, fare una “lobby dei poveri” in cui si stabiliscono i diritti che gli uomini vogliono per vivere serenamente e contribuire allo sviluppo dell’umanità. I poveri lavoratori cinesi, gli indiani ecc… devono pretendere la loro dignità, come l’hanno pretesa gli occidentali durante la nostra rivoluzione industriale. Sono processi naturali, che sono già iniziati e che avrebbero luogo anche senza interventi, ma poiché noi dobbiamo volere il bene di tutto il mondo, occidentali compresi, dobbiamo mobilitarci per accelerare questo processo.

    Per me sviluppo vuol dire questo: bella vita per più persone possibili (con una crescita economica sostenibile – nel senso che l’obiettivo primario non deve essere il PIL, ma il potere d’acquisto pro-capite depurato dei redditi stratosferici), non vita esagerata per l’1% della popolazione e miseria per il resto del mondo (ma con un numerino di PIL molto alto).

    E i sindacati, nati per difendere i diritti dei lavoratori, a questo punto sono più utili lì che qui, anche e soprattutto per i nostri lavoratori.

  10. Francesco

    @Walter Burigo
    Nessun Amministratore si metterebbe mai a discutere dei numeri e dei progetti aziendali con il Sindacato. I sindacalisti nei loro discorsi vendono fumo dicendo di voler discutere del “piano industriale”, ma parlare loro di queste cose sarebbe come parlare di motociclette ad un pesce rosso ed inoltre significherebbe mettere le proprie strategie di sviluppo, spesso segrete, appese sui manifesti in piazza.

  11. tex willer

    è una vergogna! non c’è più ne etica ne morale! come fà uno che guadagna CINQUE MILONI dico CINQUE MILIONI di euro l’anno a dire ad un operaio che quadagna si e no 1200 euro al mese che costa troppo. E non c’è solo Marchionne, poi c’è il presidente della Fiat e tutti gli altri dirigenti. Perchè non si diminuiscono loro lo stipendio. Almeno i dirigenti delle altre case automobilistiche europee (che guadagnano molto meno) vendono auto mantenedo l’occupazione e soprattutto senza negare i diritti fondamentali dei lavoratori! VERGOGNA!

  12. Walter Burigo

    @Francesco

    In questo tipo di industria non esistono segreti o perlomeno sono veramente pochi e difficilmente sono assimilabili a quel tipo di notizie in ed informazioni vitali. Sono dati di budged e marketing. Non lo erano ( segreti) nemmeno i progetti e le informazioni sottratte da alcuni uomini chiave vicini al CEO di Renault le piattaforme elettriche della casa francese, (vi ricordate la scorsa settimana!!!!!!!)……..

    Quando viaggio all’estero queste sono informazioni che puoi trovare su qualsiasi giornale tedesco.

    Gli investimenti e le sinergie che Wolkswagen voleva ed ha fatto a Martorell in Spagna erano dettagliate e documentate.

  13. Manlio

    Oscar Giannino, pennivendolo, superficiale e allarmista, fa il gioco dei padroni lanciando la campagna di terrore per spaventare i lavoratori e indurli a obbedire. Almeno si documenti un pochino e studi al storia moderna se vuole ammannire lezioncine a chi abbocca alle sue fandonie. La stella apparsa a Torino non è affatto quella delle BR, ma la generica stella della sinistra extraparlamentare, per la cronaca quella delle BR è inscritta in un cerchio ed è oblunga con la punta superiore più piccola. Giannino studia un pochino prima di sparare fesserie, come tanta altra stampa italiota, o la gente che ragiona sarà indotta a pensare che siete pennivendoli al servizio dei padroni.

  14. giuseppe de rosa

    Scusate ma non è che per caso in Italia la FIAT è da sempre svantaggiata – per esempio – dal costo dell’energia? visto che ci siamo presi il lusso di sputare sul nucleare? e dall’art.18 famoso? che il compianto MODIGLIANI definiva il principale ostacolo al nostro sviluppo? quando si parla di FIAT ci si ricorda solo dei regali a pioggia da noi elargiti per decenni, ma mai dei ceppi strutturali che noi italici abbiamo posto. Delocalizzare ora è possibile e Marchionne delocalizza. Nella vita si raccoglie quello che si è seminato.

  15. @luigi zoppoli
    Si ha contribuito…ma il risultato non deve prescindere dai volumi di vendita.
    La Fiat ha perso quote di mercato a scapito dei competitor.
    Poi…sono “umani” 70 mln dico 70 milioni di euro di opzioni esercitabili nel 2011 fino ad un totale di quasi 150 mln nei prossimi anni???
    L’utile netto conta ma Marchionne saprà che non si guidano migliaia di operai solamente sbattendo il pugno sul tavolo..ma dando l’esempio.
    Per non contare la parte fissa dello stipendio dei vari Montezemolo…Elkann…etc…
    Io sono per il si all’accordo di Mirafiori…ma solamente accompagnato ad un tavolo di trattative in cui si mettano sul tavolo rinunce anche per i papabili di Fiat.
    Sommando le varie voci degli stipendi dei dirigenti si potrebbe fare molto per il futuro di Mirafiori e non solo.
    Ditemi se mi sbaglio….dati alla mano.
    Grazie

  16. land

    Caro Giannino,ho appena ascoltato il suo accorato intervento a linea notte e pur non essendo spesso in linea con i suoi interventi radiofonici stavolta le sue conclusioni sono da me condivise.Lo dico da ignorante di economia ma con un po’ di storia in comune con la sua . Sono nato e vissuto in casa di un impiegato metalmeccanico di una piccola azienda toscana . So riconoscere l’odore della fabbrica dai vestiti che portavano gli operai, il mio orsacchiotto è stato per anni in testa ad un alinea di saldatura ,ho usato un tornio,conosco le grandi presse e le cesoie .Mi sniffavo l’aria della litografia .Ho giocato a calcio all’ora di pranzo con gli operai. Ho visto l’intervento della polizia per gli scioperi, la manipolazione dei sindacalisti da parte dell’azienda, ho a lungo discusso intorno al tavolo da pranzo sulla spregiudicatezza del padrone . Ho visto coni miei occhi come un uomo ,un semplice impiegato puo’ fare il bene di un’azienda stimolandola all’innovazione ed a una seria gestione , nel contempo mitigandone l’eccessiva ricerca del profitto Ho visto gestire le vertenze sindacali puntando alla valorizzazione del patrimonio operaio e coinvolgendolo alla crescita aziendale .Non condividevo molte posizioni di quell’uomo ,ma quell’azienda con nuovi manager più professionali e con relazioni sindacali estremizzate , pochi anni dopo il suo pensionamento ha chiuso .
    Era un semplice salariato onesto ,era mio padre .
    Anche io decisi che non volevo lavorare in quell’ambiente spesso ingiusto ,pur mitigato da quanto ho detto .Sono un medico di 57 anni ,e rimprovero molto a marchionne ma anche a landini di non fare mai riferimento a quel potenziale umano di professionalità che si può formare in un ambiente di lavoro metalmeccanico , se c’è una buona dirigenza si forma inevitabilmente un ambiente e prospettive di lavoro utili per tutti . Anche nei giorni di sciopero più tumultuosi ,ero gia’ grande ,mai in quell’azienda è diminuito l’orgoglio di appartenenza ad una struttura sana ed attenta al profitto e almeno un po’ ai suoi operai .

  17. marziano

    wyoming ha ragione.
    ci vorrebbe una pipeline di modelli da spaccare il chiulo alla concorrenza.
    se non già programmati almeno già progettati.
    ma ahimè le auto del gruppo fiat fanno pietà. lancia e alfa stanno morendo, una agonia cominciata nel 1983, e fiat ha modelli competitivi solo nel settore piccolo e medio.
    quindi? no automobili, no gain.
    ma il problema non nasce con marchionne, sia beninteso, nasce mooolto prima. nasce certamente da quando si sono fatti fregare walter da silva,
    dai è come con le squadre di calcio.
    la thesis? la nuova delta? la 166? cambiare nome dell’automonbile ogni volta che cambia un modello? cazzo ma lo fa solo il gruppo fiat!!!
    io se fossi un sindacalista questo chiederei. dove cazzo sono i modelli?
    vuoi montare pianali e scocche chrysler con motori fiat? fai i 10 km/h ed esci di strada.
    le berline dodge? ecco, giusto quelle.

  18. giacomo

    @land

    caro Land, caro Giannino,
    anch’io ho avuto la sua stessa sensazione ascoltando Giannino a linea notte e condivido quello che lei ha vissuto e descrive.
    io ho vissuto le sue stesse cose ma a Torino e le ho viste come le ha viste Giannino, sò bene quello che lui dice, anche mio padre era operaio ma io, chissà perchè, forse per necessità incombente o per innata vocazione individualista (…adesso vi faccio vedere io..!) sono poi diventato mio malgrado imprenditore ma continuando pervicacemente contro i miei stessi interessi a votare a sinistra ancora oggi (per solidarietà e difesa di retroguardia contro la destra spesso truffaldina, arrivista e superficiale) pur con la sensazione però che non sò più bene se questi di sinistra hanno capito a cosa stiamo andando incontro.
    Il mio lavoro, progetto impianti industriali, mi porta all’estero (India-bosnia, ecc) e questi, garantisco, ne sanno come noi e più di noi e in acciaieria, e cioè per definizione un posto “pericoloso” con l’acciaio liquido a 1700 C°, lavorano a torso nudo e con le ciabatte infradito, esposti ad ogni pericolo, altro che sicurezza !.
    E hanno gli impianti modernissimi che gli abbiamo venduto noi.
    Ha ragione quel signore che si firma J, solo la concertazione globale, la sindacalizzazione del mondo ci potrà salvare, ma quando ?…nel frattempo saremo morti.
    Noi non abbiamo materie prime, quegli “altri” hanno carbone e petrolio sotto i piedi che gli arriva direttamente “dentro” alle centrali elettriche(che noi gli abbiamo costruito…) con il nastro trasportatore, ma di che stiamo parlando ?
    A noi italiani ci è andata bene per 50 anni in cui il nostro “lavoro” costava poco e come tutti gli occidentali abbiamo vissuto un’epopea di sviluppo (quando le materie prime nel mondo le controllavamo noi a seguito dei disatri della colonizzazione, ce lo siamo dimenticati ?…) che mai il mondo ha conosciuto, dall’età della pietra in poi.
    Noi di oggi “siamo” la fantascienza, non quella immaginata da Asimov e Giulio Verne
    (50 anni fà eravamo tutti contadini, con il gabinetto fuori in cortile, ce lo siamo dimenticato ?…)
    E adesso uno come me, che ha cominciato a lavorare a 14 anni, quando tutto era in pieno sviluppo che si credeva infinito, quando a Torino per comprare la “500” ti dovevi mettere in fila dal concessionario chiedendo se per piacere in un anno di tempo te la potevano consegnare, uno che è di sinistra, con dei dipendenti a carico, finanziamenti bancari da restituire, clienti a loro volta in difficoltà, lavoro che non c’è ne, si trova oggi ad essere l’anello debole della catena, travolto dalla burocrazia (e appena uscita una legge, una chicca sullo “stress” correlato da lavoro…tutto giusto, per carità, ma al mio stress chi ci pensa,…eh già, ma io sono il “padrone”….), in un certo senso preso “per il culo” dal sistema che pretende “ancora” da quelli come me che s’impegnino ancora di più, che creino lavoro, che continuino ad investire, che pensino ai giovani (che spesso non hanno voglia e non hanno capito che nella vita si deve anche faticare, gli proponi 1000 euro al mese primo impiego da laureato e ti dicono “solo questo…? e tu ti senti un verme perchè non gli puoi dare di più…) e via dicendo, e non posso esimermi perchè, anche volendo, non posso nemmeno “chiudere” la baracca se prima non estinguo i finanziamenti bancari che comunque per lavorare non bastano mai, e uno ne richiama per forza di cose un’altro, e quindi uno “deve” per forza continuare a “correre”
    Per quanto tempo, domando, questa gente di 60 anni ( e sono tanti di cui nessuno parla…parlo dei piccoli imprenditori di ogni genere) deve ancora indebitarsi con le Banche per creare posti di lavoro agli altri ?…quanti debiti deve ancora farsi ?…fino alla tomba ?..e fare magari un”leasing” sulla propria cassa da morto che poi qualcuno pagherà…
    e di riscontro, invece, quanti imprenditori giovani (al di fuori dell’informatica e delle applicazioni WEb) si vedono in giro che pensino al futuro?
    Quanti giovani hanno voglia di rischiare ?…di mettersi in proprio ?..pochi, pochissimi,…e hanno ragione, oggi è da pazzi buttarsi allo sbaraglio se non hai le “spalle” più che coperte, o qualche idea geniale a livello “globale”.
    Altrimenti ti prendi la partita IVA per necessità, per forza maggiore, ma allora vai incontro ai debiti e alla fame, il lavoro per uno con la partita IVA non arriva da solo, te lo devi andare a cercare tutti i giorni fuori dalla “trincea” protetta se vuoi mangiare
    Eppure le leggi ci sono, gli incentivi di ogni tipo promuovono imprenditorialità a tutto spiano, femminile, giovanile, europea, regionale, nazionale, e via dicendo, ma se non c’è la volontà di “fare” e un’idea “dietro” tutta questa imprenditorialità va bene solo per aprire dei bar!
    Ma poi, ancora, tutta questa imprenditorialità adesso proclamata e incentivata “disperatamente” dalle Leggi dello Stato, anche di sinistra, per la soluzione del “problema” una volta, fino a poco tempo fà, non era contestata come una roba da ” sporchi padroni” ?
    E adesso invece è invocata a piene mani ?…dov’è che si sbagliava allora ?
    Oppure magari ha ragione Vendola e compagni, bisogna realizzare il comunismo e allora nessuno avrà più bisogno di essere “disperato” per lavorare e vivere. Chissà, magari hanno ragione loro !
    Adesso però mi si prospetta di realizzare impianti all’estero e vendere lì la nostra tecnologia, che faccio, non ci vado ?…eppure anch’io e i miei dipendenti dobbiamo mangiare due volte al giorno, o no ?….e poi dopo questi “esteri”, con la tecnologia che gli avremo costruito noi stessi per riuscire a nostra volta a “mangiare”, poi ci faranno concorrenza con i loro prodotti, e via andare.
    Quello che stà succedendo in Fiat è grave, non bisognava arrivare a questo punto, ma questo è appena il primo risultato di un “andazzo” che non poteva durare più, siamo allo sbando su tutti i fronti, quì tutti da troppi anni parlano solo di diritti e tutto è dovuto a tutti
    E alla fine quelli che lavorano davvero, che producono davvero “qualcosa”, che non hanno colpe salvo un pò di assenteimo tollerato, cioè gli operai, in Italia sono rimasto solo 10 milioni, il 15 % della popolazione, come capita in tutte le guerre, sono quelli che vanno a “morire” in trincea, per di più sotto l’occhio critico dei benpensanti con il “culo” coperto che continuano da “fuori” a dare giudizi e dettare soluzioni. Ma vieni te !…vieni qua te e lo fai te, no !…come dice il Mago Oronzo !
    Io penso che una presa di coscienza generale su questi problemi, senza benisteso la drammaticità con cui l’ho voluta descrivere, sia il punto vero di partenza per una consapevole partecipazione alle nostre vicende future, il caso Mirafiori fà storia a se, stiamo parlandi di 5000 persone su 60 milioni di abitanti di cui 23 pensionati e altri 15 che non lavorano.
    Ma è una svolta, pericolosa e spero non drammatica, che sicuramente lascerà il segno.
    Buona fortuna a tutti.
    (e scusate lo sfogo…)

  19. mico

    @ Manlio: ma figurati se giannino non conosce il simbolo delle bierre….è che essendo fondamentalmente un reazionario e un fazioso non può che scrivere quello che ha scritto; i veri “terroristi” al momento sono i giornalisti come lui che parlano di ritorno del “terrorismo” a ogni piè sospinto, infatti anche negli anni ’70 ’80 tutto cominciò come ora con il lancio di uova, fumogeni, palloncini con vernice, oppure con l’invasione delle sedi cisl-uil con coriandoli e stelle filanti (anche queste a cinque punte?).

  20. Manlio

    @mico
    Lo so che lo sa, ma a questi buffoni prezzolati come giannino bisogna far capire che mica sono tutti idioti o conniventi coi padroni come lui e i sindacati gialli che ci sono oggi in italia, e anche fargli capire che c’è chi la storia la sa e che quando mentono spudoratamente per poi andare a scodinzolare davanti al loro padrone con la ciotola in mano, c’è chi sa smascherarli. Strategia del terrore ecco cosa pratica questa gentaglia, sulle spalle di chi lavora tutto il giorno tutta la vita

  21. Chi ha poca immaginazione riesce sempre a raccontare una sola cosa.

    Poco a poco il racconto si trasforma in imposizione.

    Marchionne, nelle sue idee, e la Fiat, nel disegnare le automobili, hanno ovviamente qualcosa in comune: poca immaginazione.

  22. fabio franconieri

    @j
    a pochi minuti dall’inizio del referendum fiat, ho terminato una discussione che mi ha consentito di esprimere in modo convincente (per i miei interlocutori) le ragioni per cui penso che sia giusta la battaglia del no.
    e vorrei metterla a parte, sapendo il suo essere un convincimento opposto e tuttavia stimando l’onestà intellettuale della sua persona, ed altrettanto il suo diverso parere, quando succede.
    dico che nel quadro originario della nascita dei sindacati vi stavano due parti contrapposte: l’imprenditore, detentore del capitale finanziario e di quello intellettuale, ed i lavoratori detentori della braccia per “far girare la macchina”.
    in mezzo l’impresa che è il risultato dello sforzo intellettuale e della capacità di rischio del primo, e (in diversa misura a seconda delle epoche tecnologiche) del contributo dei lavoratori.
    in un contesto del genere si spiegava a mio avviso un certo sbilancio verso l’imprenditore, e ciò ha sempre costretto i lavoratori a lottare per acquisire diritti.
    direi diritti crescenti grosso modo giustificati (oltre che guadagnati) lavorando e rappresentando un fattore sempre più importante nella crescita della democrazia.
    d’altra parte che democrazia sarebbe quella che si ritenesse tale quando misurasse il proprio livello di successo sulla base del progresso non della base (del demos), ma dell’apice (le elitè).
    Intendo dire che man mano che la società a partire dalla rivoluzione industriale è progredita, lo ha fatto ben più migliorando lo standard del benessere collettivo prima che avendo accumulando forti capitali capaci di rilanciare ulteriormente lo sviluppo (tutte e due le cose, ma ben più importante la prima direi).
    Se si prescinde per cinismo, o si trascura per dabbenaggine, o non si condivide per diverso sentire, che lo scopo del progresso non è lo sviluppo in sé (quindi di chi ci riesce), ma la crescita dell’individuo e di tutti gli individui, si travisa l’uomo con il suo “di cui” oeconomicus.
    quindi reset, ovviamente, perché capisco ma non condivido ed il lettore potrebbe risparmiarsi il prosieguo.
    continuo per i restanti.
    allora oggi il sindacato può accettare di mantenere la contrapposizione in essere, come fa la Fiom, e combattere una battaglia, certamente di retroguardia, ma a tutela degli interessi dei lavoratori (che è il suo mestiere), rifiutando di tornare indietro perché se indietro è indispensabile tornare, allora lo si ammetta e cambi il manico: le attuali forme di governance della grande impresa (perchè non confonderei con quella piccola e piccolissima che l’evoluzione in molti casi l’ha già fatta, e comunque la tratta molto diversamente) non vanno bene.
    oppure si può accettare di concludere patti diversi, come fa la cisl e la uil, ma allora la trattativa non si può concludere a scambio zero.
    mi spiego: se la contropartita è la sopravvivenza, o accetti queste condizioni o chiudo, allora si tratta di violenza indiscriminata e secondo me non ne abbiamo bisogno. sono già fin troppi i rischi di questo tipo che stiamo assecondando.
    se invece più seriamente si cerca l’accordo, allora va bene accettare un nuovo schema di rapporto sindacato/imprenditore, ma se si accetta che il quadro è cambiato; se si accetta che la conflittualità delle posizioni non ha più molto senso di esistere ed infine che la posizione dei lavoratori ha assunto ormai un contenuto immateriale molto più significativo che in passato, e che pertanto occorre in qualche modo cogestire.
    quindi il lavoratore rappresentato collettivamente accetta la flessibilità, magari anche dura, ma si compra una parte del capitale dell’azienda ed entra nella governance.
    mi pare che la cisl e la uil non lo chiedano, che marchionne si guardi bene dal proporlo, che il governo, ormai a guida ignota o interessata non si preoccupi del tema, che la sinistra infine pensi che avere una faccia da governo significhi mascherarsi con montezemolo, che è tutto dire.
    concludo affermando che il progresso, che ci terrebbe i cinesi fuori dall’uscio finché non avranno loro stessi problemi (se sono problemi….) di democrazia, sia elaborare un modello di convivenza più evoluto e spendere, cioè investire su di esso, attendendo gli anni o i decenni necessari perché ciò dia i suoi frutti, essendo io convinto che i mezzi finanziari attuali dei paesi emergenti siano sì superiori, ma andrebbero pesati relativamente ai capitali economici ed intellettuali accumulati “dalle nostre parti”.
    se poi si dimostrasse che i cinesi, per esempio, dovessero aver accumulato per lo meno altrettanto nella loro plurimillenaria cultura, e dimostrassero, quando toccherà a loro liberarsi schiavitù dell’idea del lavoratore inteso come fattore produttivo, di essere stati capaci di proporre modelli ancora migliori, allora non vedo perché ciascun uomo o donna non dovrebbe finire per amare la cina (o l’india, o chissà), come ha amato la grecia, roma, o “la merica”.
    cari saluti

  23. Guido Carli

    Giannino, ma chi cazzo credi di essere. Non ce la farai,comunque tu ti sforza al leccaggio dei potenti. Resterai in serie C.

  24. luigi bottai

    Caro Giannino, lei è davvero il migliore dei commentatori economici! un liberale puro, in ogni occasione, chiaro e incisivo come pochi (es. Ostellino), e soprattutto colto.
    le auguro di poter andare a dirigere il 24Ore, indegnamente finito in mani e teste incapaci.

    buon anno

    luigi bottai

  25. Dibo

    Trovo che Giacomo, con la sua testimonianza, che è anche la mia e quella di tantissimi piccoli imprenditori italiani, abbia ben esposto una situazione che, di fatto, per l’atteggiamento che questo stato dimostra verso di loro, ha disincentivato qualsiasi iniziativa privata in un paese che ne era la culla. Questi imprenditori di piccolo cabotaggio, questi artigiani che hanno costituito la ossatura della professionalità del lavoro in questo paese, senza badare alle ore di lavoro profuse nel raggiungimento dei propri obbiettivi sono una razza oramai in via di estinzione. E infatti la professionalità ne soffre, ed è merce sempre più rara. Questi lavoratori che comunque sono sempre stati autosufficienti, e che non vengono neppure trattati da lavoratori, bensì da potenziali evasori e comunque da agrumi da spremere fino all’ultima goccia, senza diritti, senza peso politico, senza difensori se non loro medesimi con la loro personale tenacia, ora hanno perso la voglia di intraprendere e di mettere le loro risorse la loro preparazione e la loro intelligenza al servizio del paese. Si sono stancati di essere ostaggi nelle mani della burocrazia di stato e della finanza. Buona fortuna Italia.

  26. marco ottenga

    Credo che Marchionne stesso abbia qualcosa da ridire sulla propria comunicazione e abbia voluto fare un reset, mi SPIACE PER I TANTI MARCHIONNISTI SORPRESI IN FUORIGIOCO speriamo che aiuti ad abbandonare tifoserie ed assumere atteggiamenti razionali da ambo le parti.

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