29
Dic
2010

Ronald Coase at 100 – di Massimiliano Vatiero

Riceviamo da Massimiliano Vatiero e volentieri pubblichiamo:

Nobel per l’Economia nel 1991, Ronald H. Coase ha contribuito in maniera rilevante allo studio e comprensione dei costi di funzionamento dei meccanismi di allocazione delle risorse scarse (anche detti, istituzioni economiche), sottolineando il ruolo dei diritti di proprietà e della gerarchia. Premiato con il Nobel quando era poco più che ottantenne, uno dei due articoli citati dalla Swedish Academy,  “The Nature of the Firm” (PDF), fu scritto quando era ancora ventenne (1) e fu trascurato dagli economisti fino a quando Coase, appena cinquantenne, pubblica “The Problem of Social Cost”.

In “The Nature of the Firm” Coase mostra tramite un ragionamento logico abduttivo l’esistenza dei costi di funzionamento del mercato: dato che esistono meccanismi di allocazione differenti dal meccanismo dei prezzi di mercato – tipicamente organizzazioni gerarchiche come l’impresa, allora il mercato ha propri costi di funzionamento che non sempre lo rendono conveniente rispetto ad altre soluzioni istituzionali. Come scrive Coase (1937) riprendendo un ormai noto passaggio di D.H. Robertson, le imprese in un mercato sono come grumi di burro in un recipiente di latte, ovvero isole di potere conscio in un oceano di cooperazione involontaria. L’impresa quindi emerge in tutti quei casi di fallimento di mercato – anche se Coase, molto probabilmente, distinguerebbe tra “vero” fallimento e assenza “artificiosa” di un mercato.

Nell’articolo del 1960 Coase inserisce anche lo stato come una delle soluzioni istituzionali, oltre all’impresa e al mercato. Una volta mostrata così la pluralità di soluzioni istituzionali al problema dell’esternalità, occorre, sottolinea Coase (1960), valutare tramite un’analisi comparativa istituzionale qual è il meccanismo di allocazione più efficiente (2). Obbiettivo di “The Problem of Social Cost” infatti è dimostrare che possono essere molteplici le scelte istituzionali per risolvere il problema dell’esternalità, andando oltre il paradigma pigouviano della tassazione statale.

“The Problem of Social Cost” è però noto per un motivo diverso: il Teorema di Coase. Seppure nell’articolo non sia esplicitato tale teorema, seppure Coase non lo abbia formulato (la formulazione originale si deve a un altro Premio Nobel, G. Stigler),  seppure Coase abbia espresso diverse perplessità e obiezioni, seppure la sua formulazione non abbia uno stile tipico dei teoremi matematico-economici, seppure le ipotesi (es. costi di transazione nulli) siano abbastanza ambigue, seppure per alcuni autori (PDF) è tautologico, incoerente oppure sbagliato, questo è uno dei teoremi economici più studiati e citati.

Per capirne la portata teorica è utile ricordare che gli aspetti principali dell’articolo del 1960 e la formulazione di un proto-teorema di Coase, erano già presenti in  “The Federal Communications Commission”, dove Coase criticava l’allocazione statale delle frequenze radio.  Come ricorda Coase nella sua autobiografia, alcuni economisti di Chicago ritennero erronea parte della sua analisi dell’articolo “The Federal Communications Commission” e per questo fu invitato a difendere tale posizione una sera a casa di Aaron Director. Tutti gli economisti presenti, tra cui G. Stigler, cambiarono idea, e sollecitarono Coase a scrivere proprio “The Problem of Social Cost”, che ebbe un successo istantaneo.

Chi scrive ritiene che i due principali errori che si fanno quando si legge “The Problem of Social Cost” è (a) fermarsi alle prime 6 pagine su 20 e passa, quando ancora i costi di transazione positivi non sono stati presi in considerazione nell’analisi e (b) non comprendere lo stretto legame (richiamato esplicitamente anche da Coase) con l’articolo del 1937.

Ma la ragione di questo post non è solo quello di festeggiare il contributo di Coase, che comunque, come scrive Sorrentino su Il Sole 24 Ore, tra qualche mese si arricchirà di un altro libro. Coase racconta nella sua auto-biografia che la sua nascita è annotata nel diario del padre (telegrafista all’ufficio postale) all’ora 03:25 p.m. di Londra del 29 dicembre 1910. Nel 2010 quindi Coase, oltre a festeggiare i 50 anni dalla pubblicazione di “The Problem of Social Cost”, ha compiuto 100 anni.
Auguri!

(1)  Come ricorda Coase, gli aspetti sostanziali di “The Nature of the Firm” erano già presenti in alcune lezioni che tenne a Dundee School of Economics and Commerce nel 1932.
(2) Nulla vieta, d’altro canto, che i costi per internalizzare un’esternalità siano superiori ai benefici di tale internalizzazione; per questo Coase (1960) prevede l’inerzia, cioè quello che i giurisiti chiamerebbero opzione zero: lasciare tutto com’è.

Massimiliano Vatiero

Sul pensiero e la figura di Ronald Coase l’Istituto Bruno Leoni ha pubblicato oggi un Occasional Paper (“Ronald Coase, l’economista pragmatico”) di Carlo Stagnaro, disponibile qui: (PDF).

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4 Responses

  1. Carlo

    Davvero fantasma questo teorema, nemmeno Massimiliano Vatiero ci dice cosa dica. Una dimenticanza o un modo sottile per festeggiare questi 100 anni?

  2. Diciamo che le applicazioni del teorema sono un po’ campate in aria. A parte i già citati costi di transazione nulli che gridano vendetta agli occhi del Signore, Coase non conoscendo la Teoria dei Giochi trasforma una negoziazione tra due parti in un mercato, tralasciando esiti insperati, ma ben più realistici.Se vi sono più parti in gioco c’è la voglia da parte di alcuni di avere un comportamento da free rider, oppure sovrastimare o sottostiamare gli svantaggi dell’esternalità, si da per scontata, inoltre, la piena informazione ( ??? ) da parte di entrambe le parti. Insomma, Coase conferma la tradizione dei premi Nobel per l’Economia, gli unici che sono riusciti a ricevere il premio Nobel anche se all’ideatore non passava nemmeno per la testa di conferirlo.

  3. @ Carlo: non ho volutamente scrivere il teorema per non concentrare l’attenzione del post (e del contributo di Coase) su questo.
    Esistono diverse versioni, a me piace citare Coase (mi pare 1988, ma non ho il libro sottomano) in cui esplicita tale teorema (il suo teorema, anche se lo esplicita più di vent’anni dopo Stigler): con costi di transazione nulli, costi sociali e costi privati coincidono.
    Più o meno esplicitamente Coase intende per costi, costi opportunità e quindi questa affermazione è, secondo alcuni autori (vedi Cooter) tautologica.

  4. @ Francesco Niccolai: il free-rider è un comportamento strategico, che implica un costo, che può essere annoverato tra i costi di transazione.

    Nell’unico (a mia conoscenza!) articolo in cui Coase deve confrontarsi con la teoria dei giochi – in quel caso, giochi coalizionali – proprio in una situazione con più di due soggetti e più esternalità, mostra alcune caratteristiche rilevanti del mercato “coasiano” che lo distinguono dal mercato “neoclassico” – anche perchè se non ci fosse differenza il teorema di Coase sarebbe un semplice corollario e/o lemma del primo teorema dell’economia del benessere.
    Per chi è interessato questo è l’articolo-commento di Coase:
    http://www.jstor.org/stable/725209

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