23
Dic
2010

Mirafiori, il patto di Natale è sto-ri-co

L’accordo per Mirafiori è storico e decisivo. In pochi giorni, è diventato evidente a tutti che c’erano tutte le premesse per chiudere oggi stesso l’intesa di massima. Le rappresentanze dei lavoratori iscritti a Cisl, Uil e Fismic hanno ribadito che la disponibilità è piena, ed il favore esplicito all’ultima proposta avanzata da Sergio Marchionne. Quella di subordinare la decisione dell’azienda di investire il quasi miliardo di euro annunciato per il potenziamento di Mirafiori a una prova di democrazia diretta, estesa a tutti i lavoratori dello stabilimento. Se l’intesa passa con la maggioranza dei voti tra i lavoratori, anche solo col 51% ha detto Marchionne, allora si va avanti, s’investe e si lavora tutti alle nuove condizioni. ma con ua decisiva innovazione: la newco nasce fuori dall’accordo interconfederale del 93, che a differenza dello Statuto dei lavoratori consentiva anche a chi non firmava i contratti di presentare liste per le rappresentanze sindacali godendo di tutti i diritti. In altre parole, chi non firma a Mirafiori sta fuori. Gli altri sindacati non ne potevano più di una Fiom che non firma da tre contratti dei metalmeccanici, ma è sempre pronta a riorganizzare manifestazioni e scioperi. Marchionne riscatta gli ultimi decenni di storia Fiat, tenacemente ferma sul punto che senza Fiom non si andava avanti nelle intese, ma in compenso si ottenevano gli aiuti pubblici. E’ una svolta profondissima: e ora bisogna sperare e fare in modo che nelle urne i sindacati che condividano tale impostazione non vengano travolti dalla pressione terrible che media e intellettuali metteranno in campo, a favore della Fiom e in nome naturalmente dei diritti violati.  Perché se questa linea passa a Miafiori, si estende a macchia d’olio finalmente nel Paese. Superando persino la ritrosia di Confidustria, dovuta al fatto che molti in Federmeccanica temono la durezza della ritorsione Fiom.

La Fiom è durissima nel respingere l’accordo. Giorgio Cremaschi, presidente nazionale del comitato centrale della Fiom, è stato il primo giorni fa a dirsi contrario al referendum e l’ha definito illegittimo. Perché non è nella disponibilità della maggioranza dei dipendenti di Mirafiori tirarsi fuori dal contratto nazionale, sostiene Cremaschi, ma solo tutti i metalmeccanici italiani potrebbero a maggioranza deciderlo. Quali visioni di fondo e valori si contrappongono, in questo no? Tentiamo di capirlo al di là delle scomuniche, perché si tratta di temi decisivi per la vita del Paese, non solo per Mirafiori che è comunque un simbolo pregiato dell’intera storia industriale italiana.

La tesi di Cremaschi e di chi dice no è che il contratto nazionale, le sue norme su retribuzioni e utilizzo degli  impianti, turni e straordinari, retribuzioni e diritti sindacali, non sono nella disponibilità dei singoli lavoratori. Solo le parti nazionali – sindacati e imprese – possono insieme definirli e modificarli. Altrimenti, se passa il principio per il quale gli orari come lo sciopero possono essere ridefiniti per consenso maggioritario nelle singole aziende, è come rinunciare una volta per tutte al motivo ideale per il quale nacquero i contratti nazionali: come espressione cioè della solidarietà che i lavoratori più forti, attraverso la loro lotta, davano a quelli più deboli, cioè più esposti ad offerte inferiori delle imprese e al loro ricatto.

Storicamente, è stato esattamente così, è illogico negarlo. Ma c’è un motivo altrettanto vero, per superare questa impostazione. La storia è andata avanti. E, come sempre, la storia la fa chi a sfide nuove risponde con soluzioni nuove. Non siamo né ai primi del Novecento, né negli anni Cinquanta e Sessanta. L’Italia resta un Paese in cui per fortuna la manifattura continua a pesare assai più che in altri Paesi avanzati, e questo dà forza al nostro export e realizza il più della crescita italiana.  Ma  è tramontata  l’illusione che esistesse un percorso obbligato per il quale le imprese piccole diventavano medie, le medie grandi, e gli operai sempre di più e sempre più standardizzate nei loro processi organizzativi come nelle condizioni di lavoro.

Da decenni, sappiamo che non è così. La crisi ci ha messo poi duramente di fronte a una realtà completamente diversa. Quella di grandi Paesi che ci sono concorrenti diretti nella manifattura sui mercati esteri, che sono più competitivi di noi per via di relazioni industriali completamente diverse. Basate su grandi accordi aziendali e non nazionali di categoria, perché le esigenze di adeguamento al mutare della domanda di ogni prodotto e modello sono diverse. E spesso, per esempio negli Stati Uniti come in Germania, intese aziendali agevolate dal fatto che l’impresa di trova di fronte un sindacato unico, non l’eterogenea pluralità di sigle che nella realtà italiana sono figlie della complicata evoluzione ideologico-politica del nostro paese.

E’ di fronte a questa realtà e alla sfida che essa rappresenta per l’impresa italiana – ripeto per tutta quella italiana, non solo per Mirafiori e la Fiat – che occorre definire regole nuove. Questa volta “dal basso”, azienda per azienda e stabilimento per stabilimento, invece che dall’alto come avvenne quando sindacati e masse operaie giustamente affermarono il proprio diritto di fronte a un’impresa abituata a a trattarli non con giustizia ma al più con paternalismo. Ed è  per questo che serve e servono i referendum, in modo che siano tutti i lavoratori a decidere, sulle intese definite tra aziende e sindacati. Definite anch’esse maggioritariamente. Perché questo è ciò che esprime la grande novità rispetto al passato, il non consentire più un diritto di veto a chi dice no nella convinzione che senza unanimità nulla possa cambiare.

Era una regola che la stessa Fiat per molti anni ha difeso, e che indusse il presidente di Confindustria Montezemolo a non fare un passo per anni, quando la Cgil si alzò dal tavolo per i nuovi assetti contrattuali. Oggi, continuare con quel metodo significherebbe uscire da settori interi della produzione e della concorrenza sui mercati. Sarebbe questa, la conseguenza di continuare e pensare che in materia di lavoro esistono solo diritti collettivi, e non diritti individuali, con lavoratori liberi di esprimere il loro sì o il loro no a più turni per più salario detassato, con l’aliquota unica del 10%, salario che altrimenti non ci sarebbe.  Ma liberi anche di esprimere il loro sì alle nuove norme contro l’assenteismo di comodo e le finte malattie, quei fenomeni che in alcuni stabilimenti Fiat esistono e che con i diritti dei lavoratori non c’entrano nulla.

Dopo Pomigliano, il Patto di natalòe per Mirafiori può essere una nuova data storica. L’accordo di Natale per un’Italia che non abbassa la testa sui mercati, e che veda aziende, sindacati e lavoratori capaci di condividere a maggioranza e di vincere insieme le sfide del mondo nuovo. Ora bisogna vincere nelle urne. Per Bonanni e Angeletti non sarà facile, bisognerebbe autotassarsi per dargli una scorta aggiuntiva. Prevedo infatti lo scatenarsi du una guerra ideologica durissima.

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42 Responses

  1. Riccardo

    Salve , ci tengo a dire che non sono un iscritto Fiom,comunque…è vero , in Germania c’è un solo sindacato dei meccanici; in Italia in compenso sono i sindacati minoritari che decidono per tutti i lavoratori.
    Apparte la Fiat , trovatemi un azienda metalmeccanica dove fim e uilm riescono ad arrivare al 15% degli iscritti .
    Invece di far passare questi come innovatori , perchè non chiedete ai politici (intendo voi giornalisti ,fim e uilm non avrebbero alcun interesse a farlo) di fare sta benedetta legge sull’unità sindacale.

  2. j

    Se Marchionne avesse detto “o vi dò 700 euri al mese o vi caccio tutti” i lavoratori avrebbero votato per i 700 euri, perché il problema adesso non è il contratto, le assenze, le malattie o altro: il problema è il potere negoziale. Una volta aprire fabbriche all’estero non era così facile, oggi lo è, per cui SM ha il potere di fare quello che vuole mentre i lavoratori, con una disoccupazione dilagante e giovani che scalpitano per fare qualsiasi cosa che faccia curriculum, sono presi per le palle e devono rinunciare anche alla dignità pur di portare a casa la pagnotta.
    Non c’è sviluppo, c’è disoccupazione, c’è povertà e si perdono i diritti. Il paese va a rotoli. Invece di far fare il “catch up” ai paesi del terzo mondo, siamo noi a fare il passo del gambero, siamo veramente inferiori, non crediamo in tutto quello per cui abbiamo sempre lottato e probabilmente presto torneremo anche alla monarchia o al feudalesimo.
    W la pagnotta, w la carità di Sua Maestà, grazie SM, grazie.

  3. Pino D'Ettorre

    Bene, il primo passo è stato fatto; finalmente si incomincia a vedere un sindacato concreto (FIOM a parte). La partita si giocherà sulla capacità che avranno Fiat e sindacato di spiegare ai lavoratori pro e contro sull’intesa; amara ma vera la conclusione di Giannino: sarà una guerra ideologica durissima e la FIOM è un duro combattente

  4. L’articolo è molto ben fatto, con un particolare: io non credo proprio più ai sindacati, meno che mai a Bonanni e Angeletti come salvatori della patria, molto più semplicemente decidereranno i lavoratori non iscritti ad alcun sindacato .
    Riporre fiducia in CISL e UIL e i loro capetti significa non aver capito niente e cadere dalla padella nella brace.
    E’ il corrotto sistema dei sindacati a essere messo in discussione in FIAT, non la FIOM.

  5. Caber

    o forse facendo due conti ci si rende conto di aver vissuto al di sopra delle proprie possibilità in passato?

  6. Attilio

    Esatto, non è il passo del gambero ma un ritorno a quelle condizioni di equilibrio tra reddito e lavoro che prima erano state falsate da una logica assistenziale. Mi spiace dirlo ma per anni la classe operaia in Italia, parlo in particolare della galassia Fiat, sono stati sostenuti dalla collettività. Ora, finita la manna, i nodi vengono al pettine.

  7. luigi zoppoli

    si può dire tutto, si può usare una lente ideologica per valutare l’accordo. E’ incontrovertibile però che la storia è andata avanti e la crisi ha accelerato i processi compresa la competizione. Va rilevato in questo contesto che i parametri di valutazione dei nuovi accordi sono quelli delle relazioni industriali diffuse nei paesi occidentali. Far riferimento a paesi dell’Europa orientale o del BRIC è improprio e fuorviante. In ultimo, va dissipata una illusionee: miglioramenti salariali e, erchè no, contrattuali staccati da produttività del lavoro e dei fattori sono inimmaginabili ed insostenibili.

  8. luigi caimi

    Solo per farLe i piu’ sinceri auguri e per rappresentarLe la mia piu’ profonda stima per l’elevata lucidita’ che La caratterizza e con la quale tratta le tematiche. Complimenti vivissimi.

  9. Quello che non ho mai capito è perchè il salario di un lavoratore si misura col livello di produttività, mentre questo non vale con il premio del manager. La teoria microeconomica è perfetta, la massimizzazione dei ricavi si ottiene eguagliando i salari alla produttività marginale.Se alcuni lavoratori vogliono salari superiori, ne andremo a cercare altri. Sono sicuro che ci sarebbero migliaia di manager altrettanto competenti che farebbero il lavoro di Marchionne per un decimo del suo stipendio (480mila €), però non mi sembra che FIAT segua la stessa logica. In fondo così facendo si otterrebbe lo stesso risultato di tagliare di circa 400€ il salario annuale di ogni operaio di Mirafiori.

  10. domenico capussela

    Caro Oscar, sono un vecchio socialista che ahimè et obtorto collo vota PD, non amo Berlusconi, ma non capisco cosa vuole la Fiom.
    Illuminami ???
    Grazie con i miei migliori auguri per le prossime festività.

    domenico

  11. j

    @Attilio
    non credo sia stata tanto la classe operaia ad essere stata sostenuta dalla collettività, quanto l’azionista che produceva Dune, Multiple, Dedre e 145 che non si vendevano nemmeno ai più convinti nazionalisti.
    E’ molto triste sentire qualcuno dire che un UOMO che si spacca il C. per 7 e passa ore consecutive, con malanni cronici e alienazione massima, stia guadagnando troppo, quando questo troppo sono circa 1000 eurini al mese. Vergognatevi, veramente.
    Certo, inefficienze ce ne sono, sicuramente lì si può e deve lavorare (il settore pubblico però è molto peggio e sono certo che anche la maggior parte degli impiegati privati produce non più della metà del tempo per cui viene pagata), ma soldi, diritti e soprattutto dignità dei nostri concittadini non si possono buttare al cesso solo perché dall’altra parte del mondo gli stessi lavoratori guadagnano 80 euro al mese.
    Perché è questo il punto, lo sapete tutti benissimo.
    Ed è qui che deve intervenire la politica, che invece fa finta di niente. Che schifo.
    Buon Natale

  12. Mauro

    j :
    Una volta aprire fabbriche all’estero non era così facile, oggi lo è…

    L’economia (il benessere) non ha un andamento rettilineo in perenne ascesa. Ci sono cicli e cicli. La condizione del dipendente può migliorare significativamente solo in fase di espansione, ma tale miglioramento porterà a lungo termine a rendere meno competitivo il sistema. Ora siamo in questa fase di competitività decrescente, con l’aggravante di una tassazione allucinante che però alimenta servizi pubblici indecenti.
    Comunque smettiamo di compatire gli operai FIAT. Io lavoro in una ditta con turni di 12 ore e ciclo continuo (14 turni di 12 ore nella settimana), aperta a Natale e Capodanno (quando si va bene…), e non è una acciaieria… Il costo degli impianti è così elevato che si devono sfruttare senza soluzione di continuità. Il problema non è il costo del lavoro, ma lo sfruttamento degli impianti!

  13. Massimo Peruzzo

    Mi sembra che stiamo discutendo del sesso degli angeli. dovremmo solo essere contenti che almeno un gruppo internazionale (FIAT) decida di investire in Italia, tutti gli altri scappano! e noi siamo qui che ci domandiamo se accettare le loro proposte o no, sarebbe come se uno che sta morendo di sete si lamentasse perchè gli danno l’acqua nei di carta e non in calici di cristallo: robe da matti! Speriamo che questo accordo venga confermato al referendum (l’alternativa è la chiusura di Mirafiori) e che poi l’impianto passi anche a tutte le altre imprese. così anche queste volta la politica si dovrà adeguare a cose fatte, al momento è troppo presa da cose più importanti (compra vendita di parlamentari, chi proporre alle primarie del PD ecc…). Buon natale a tutti

  14. j

    @Mauro
    no no, il problema è il costo del lavoro (altrimenti basterebbe far lavorare l’impianto h24 con 6 turni di 4 ore a testa pagando bene).
    Il costo dell’elettricità invece alla Fiat va bene oppure ricatterà anche l’Enel minacciando di importare dalla Francia?

  15. s

    @j
    Perché bisognerebbe lavorare solo quattro ore ? E se uno vuole lavorare di più perché non deve essere libero di farlo ?

    Perché pensa che Fiat acquisti / sia costretta ad acquistare energia dall’Enel, piuttosto che da Edison, EDF, etc. ?

    E se il risultato delle sue proposte fossero delle Panda a 25.000 euro chi le comprerebbe ?

    Perchè negoziare i termini di un contratto (di lavoro, energetico, di fornitura, etc) deve essere un ricatto ?

  16. Ma non capiscono i poverini della FIOM che ormai ce l’hanno in quel posto ?
    In passato, con la Liretta e le dogane, si comprava solo FIAT e si lasciava briglia sciolta alle rivendicazioni sindacali.
    Oggi, nell’era del mercato globale anche gli economisti piu’ esperti sono finiti nel pallone e non ci capiscono piu’ nulla.
    Oggi vale solo la regola del “si salvi chi può ” e nell’Italietta deindustrializzata, ipersindacalizzata e tecnologicamente superata ci si puo’ salvare solo riportando i salari ai livelli della Polonia o della Serbia.
    E la FIAT, “vaso di coccio tra i vasi di ferro”, per salvarsi ha solo quella strada.
    Amici di sinistra, per favore, smettela di prendere a paragone la VW o la Renault; la FIAT rappresenta quel che passa il convento italiano. Prendere o lasciare.
    Tra qualche anno accadra che anche tutte le altre industrie italiane, per sopravvivere, butteranno a mare i contratti collettivi e daranno lavoro solo ai disoccupati extra-comunitari, a 500 euro al mese, i quali saranno ben lieti di accetare quella paga.
    Mercato globale significa che nel giro di qualche lustro, stipendi italiani, polacchi e cinesi saranno allo stesso livello, cosi’ come i tenori di vita.
    E tra qualche ulteriore lustro, cinesi e polacchi diverranno anche piu’ benestanti degli italiani.
    E’ la globalizzazione, bellezza. E tu, sprovveduto sindacalista FIOM, non ci puoi fare niente. Niente !

  17. @s
    -Certo che è libero di farlo, esistono gli straordinari.
    -Penso che si riferisse all’Enel tanto per citare un’azienda elettrica.
    -Alla volkswagen pagano di più gli operai, fanno le Golf da 25000 € e le vendono. Forse il problema non è in chi le macchine le fa, ma in chi le progetta.
    -Perchè la Fiat, nelle negoziazioni si trova in una posizione di vantaggio rispetto al singolo operaio, soprattutto se questo non arriva in fondo al mese.Perchè se lei stipula un mutuo le fanno apporre una doppia firma sulle clausole vessatorie?

  18. Caro Giannino,
    purtroppo si continua a discutere della pagliuzza e non si riesce ancora a vedere la trave! non solo in Italia ma direi in tutto il vecchio incidente.
    Il tempo corre e mentre si continuera´a discutere di queste cose l´onda della crisi avra´lasciato solo il ricordo della Fiat…

    La trave non e´ne´la FIOM, ne la FIAT, ma il sistema economico fondato sul tacito accordo tra le elite (banche e corporation) e la politica corrotta che domina il sistema…questo sistema e´al capolinea e piuttosto che continuare a discutere della pagliuzza sarebbe il caso di iniziare a discutere di aspetti molto piu´profondi, dal momento che in Italia non lo fa nessuno
    Per questo motivo ho deciso di andarmene via e di venire qui in Cile dove sto lavorando ad un fondo d´investimento (secondo i dettami della scuola austriaca di economia) per le PMI locali soprattutto nel campo dell´energia (qui non ha bisogno di sussidi pubblici)

    E sono oramai due mesi che ho iniziato il mio blog, forse meno elegante ma che sicuramente guarda alla trave

    http://www.antoniomanno.blogspot.com/

    Feliz Navidad da Santiago del Cile

  19. s

    @Francesco Nicolai
    – Intendo lavorare più di quattro ore al giorno senza contare gli straordinari. Ovvero essere libero di fare concorrenza di prezzo e/o quantità e/o qualità a seconda delle mie competenze e in base alla richiesta sul mercato del lavoro.
    – Non credo che a parità di prezzo lei comprerebbe una panda anziché una golf, e – in linea di massima – dovrebbe chiedersi perché la Volkswagen non ha mai aperto una fabbrica in Italia, nonostante il costo del lavoro più basso, o perché l’Inghilterra produca più veicoli dell’Italia, nonostante un costo del lavoro superiore alla Polonia.
    – Perché lo prevede il codice civile e la ratio è indurre le parti a prestare particolare attenzione a determinate pattuizioni, non perché la banca è cattiva e io sono buono a prescindere, infatti se non avessi un ipoteca sopra la casa forse sarei anche più sbadato nei pagamenti. Lo svantaggio dell’operario deriva dall’essere manodopera generica e non specializzata. Un chirurgo ha una posizione migliore nel mercato del lavoro, ma anche un infermiere attualmente. In linea di massima gli uomini sono diversi e a parità di condinzioni quanti più offrono le stessa competenza tanto meno possono chiedere. Anche gli operai specializzati quando si mettono in proprio ragionano così.

  20. Gianni Caldera

    @Mauro
    Concordo pienamente, diffido dei filosofi con la pancia piena e non sopporto la guerra tra poveri, ribadire che se non si accetta ci sono altri che accetteranno, vuol solo dire approfittarsi della situazione in nome di una non meglio specificata legge di mercato che considera il lavoratore come un ingranaggio del sistema e non come essere umano. Marchionne vergognati con tutto quello che guadagni non provi rimorso a sfruttare le persone? Buon Natale a tutti.

  21. La Germania ha salari doppi rispetto all’Italia e non ha problemi di competitività. I salari giustificati dall’alta produttività sono sempre sostenibili perché non inficiano la competitività. L’Italia soffre economicametne non perché i salari sono alti (sono i più bassi d’Europa) ma perché è un paese inefficiente, con tassazione elevata, con un sistema giuridico inaffidabile, con alti tassi di litigiosità sindacale, con elevata incidenza di comportamenti opportunistici. Gli alti salari non sono il frutto del “potere contrattuale”, esattamente come il basso costo della Coca Cola non deriva dal potere contrattuale dei consumatori. I salari crescono quando l’economia è competitiva e in grado di crescere.

  22. adriano

    Il mio cuore è a Ginocchio Fiorito,ma non si può evitare il confronto con il Soldato Blu.Le leggi economiche non contemplano sentimentalismi.La FIOM non ha tutti i torti.Sbaglia a pretendere di avere ragione.E’ necessario un compromesso.Gli altri sindacati possono essere criticati,ma non insultati se tentano di trovarlo.A chi conosce la fabbrica,non fa piacere sentire parlare a vanvera di lavoro dequalificato,come se la selezione per merito comportasse i paria.C’è un lavoro duro da fare e qualcuno deve farlo,senza rinunciare alla dignità.Non era nell’ottocento,ma negli anni settanta del secolo scorso,quando nei bagni c’erano ancora le porte tipo saloon,aperte sopra e sotto e con un oblò in mezzo.Io,allora timido riparatore di macchine utensili,le ricordo,con tristezza.Fa bene Giannino a sfiorare le ragioni della FIOM,perchè c’erano e,penso,ci sono ancora.Questo non toglie nulla al punto essenziale di partenza,le compatibilità economiche del mondo reale.Le ragioni di Marchionne sono prevalenti.Con lui bisogna accordarsi,cercando mediazioni accettabili.Non servono l’Aventino,lo splendido isolamento o le barricate.

  23. Massimo

    Condivido l’importanza di un accordo che avvicina l’Italia ad altri paesi rendendola più competitiva. Tuttavia mi chiedo se è giusto che Sergio Marchionne possa beneficiare di oltre 60 milioni di euro di diritti di opzione dal 1.1.2011 mentre agli operai si chiedono giustamente sacrifici per competere. Non pensate che Marchionne e tutta la classe dirigente Fiat (con introiti ultra milionari) facciano anche loro “sacrifici”???
    Sarei felice di avere una risposta dal Dott. Oscar Giannino che stimo e apprezzo per le sue analisi economiche.
    Non crede che anche in economia, come in tutte le scienze, ci siano dei valori, come quelli della “giustizia sociale” senza i quali nessuna regola, anche macroeconomica, possa realmente funzionare?
    Grazie.
    Dott. Massimo D’Aniello

  24. wyoming

    lungi dal difendere una delle parti coinvolte (nella gestione fiat, sinceramente, chi salviamo?). però mi chiedo come un economista possa gioire per una vittoria simbolica piuttosto che strapparsi i capelli per la situazione di una delle più grandi aziende del paese.
    qual’è il problema dei metalmeccanici? fanno assenteismo? ma questo è come dire che bisogna prendere a bacchettate gli alunni perchè alcuni di loro bigiano le lezioni.
    no, seriamente, in un azienda normale il dipendente che si assenta per guardarsi le partite viene licenziato.
    non garantiscono il funzionamento a saturazione degli impianti? ma questo è un pò strano visto la cassa inegrazione e i cali di vendite. e non credo che fiat sia l’unica azienda a fare turni sulle 24ore.
    o, forse, il problema è che la fiat è stata per anni una specie di baraccone statale e, oggi, ancora non riesce ad uscirne?
    se la fiat vende bene solo le auto che fa in polonia la colpa è degli operai o di chi progetta le auto? gli altri costruttori hanno tutti auto di prezzo più elevato, che riescono a vendere con profitti maggiori (pure in cina), mentre invece fiat ha una gestione dei prodotti sconclusionata. è colpa degli operai?
    volkswagen sul telaio della golf ci costruisce ad occhio una decina di modelli diversi mentre fiat non riesce a utilizzare il medesimo telaio neppure per due auto simili… non è inefficienza questa? non è inefficienza fare 9000000000 $ di debito per un cadavere come chrysler?
    stabilimenti automobilistici tra i più efficienti d’europa sono in inghilterra. per esempio quello nissan di sunderland basato su contratto “flessibile” dove ora non vengono più costruite le utilitarie. già, l’inghilterra ha avuto la Tatcher che mandò a quel paese sia i sindacati che i costruttori automobilistici, ed ora costruisce più auto di noi con operai, temo, meglio pagati.
    e allora a me sembra che questo articolo si concentri molto sulla pagliuzza della forma contrattuale piuttosto che sulla trave dell’industria. non mi sembra liberale chiedere ai lavoratori di rinunciare ad un diritto e poi chiedere allo stato di salvare la fiat.

  25. Attilio

    @j
    Il mio intervento non è stato felice, non volevo dire che gli operai guadagnano troppo (ci mancherebbe altro) volevo solo dire che se non fosse stato per gli interventi pubblici, le fabbriche avrebbero chiuso da tempo perchè non competitive. Ora se si vogliiamo mantenere le fabbriche in Italia e quindi i posti di lavoro, è necessario fare tutti un passo indietro. Altrimenti gioco forza ci trasformeremo anche noi come gli inglesi che producono 3/4 del PIL su servizi e finanza.

  26. Riscontro problemi nel posting dei commenti.
    Messaggio di Natale
    Il pensiero comunista ha tentato di attingere alcune istanze del pensiero cristiano quali la poverta’, i deboli ed il loro sfruttamento ma con una “piccola” differenza.
    Il primo si rivolge alla massa in quanto tale, in se stessa, un insieme indistinto mentre il BIMBO DI BETLEMME parla ai singoli cercando di indirizzarli verso la stretta via che conduce al bene comune lasciando pero’ ad ognuno il libero arbitrio quindi la liberta’ di scegliere.
    Il rifiuto del REFERENDUM a Mirafiori da parte della FIOM e’ sintomatico di questo approccio: la massa deve aderire ad un credo predefinito senza alcuna possibilita’ di espressione delle volonta’ dei singoli.
    ‘Se Gesu’ fosse Tremonti…” sul blog:www.segesufossetremonti.blogspot.com
    NON HO ANCORA RICEVUTO ALCUN COMMENTO DA PARTE DEI RICCHI E POTENTI AI QUALI E’ RIVOLTA LA MIA PROPOSTA DI FONDO.
    Anton

  27. erasmo67

    Cento anni fa, quando il mondo era più piccolo, meno globale e se si voleva vendere in Italia era necessario ed opportuno produrre in Italia chi scioperava si trovava di fronte i Regi Carabinieri, che, se qualcuno non lo ricorda può andare a riguardarsi le cronache dell’epoca, sparavano, ad altezza d’uomo.
    C’è stata una lunga fase di transizione durante la quale per vari accidenti della storia, non ultimo la contrapposizione tra due regimi economici profondamente diversi, ai lavoratori è capitato di trovarsi, per un breve istante, nella stanza dei bottoni.
    Il risultato non fu tra i più brillanti anche se, alla fine, la condizione operaia del mondo occidentale si è grandemente sollevata.
    Adesso che la storia è andata avanti ed il mondo si è evoluto il pendolo della storia ha espulso i lavoratori (e non solo gli operai) da qualsiasi meccanismo decisionale in campo socio-economico.
    Il potere è tornato saldamente nelle mani di chi governa, non tanto i mezzi di produzione, ma meramente il capitale, il lavoro è diventato una “less valuable commodity”.
    Sarebbe per molti una sorpresa scoprire tra i rinomati brand che affollano l’immaginario collettivo quanti sono in realtà “fabbless”.

    Questo accordo è S-T-O-R-I-C-O, ovvero va nella direzione della storia e la storia la scrivono sempre i vincitori.

    Vae Victis.

  28. j

    @s
    Perché bisognerebbe lavorare solo quattro ore ? E se uno vuole lavorare di più perché non deve essere libero di farlo ?

    — perché se uno vuole essere un buon marito, padre o amico non può passare la vita in fabbrica o ufficio. Ad ogni modo mi riferivo alla produttività: se il problema non è il costo del lavoro, come sosteneva qualcuno, allora ipotizzavo che si poteva pagare di più lo stesso lavoratore per lavorare meno e produrre meglio durante le poche ore in cui può lavorare, non logoro di stanchezza e malanni.

    Perché pensa che Fiat acquisti / sia costretta ad acquistare energia dall’Enel, piuttosto che da Edison, EDF, etc. ?

    — non è importante. l’elettricità è un altro “fattore di produzione” su cui i manager dovrebbero fare leva per garantire dignità ai lavoratori, che non sono semplici fattori di produzione, ma uomini, consumatori, amici, genitori… (con esternalità positive infinite – e quindi da trattare con le molle, non con i bastoni)

    E se il risultato delle sue proposte fossero delle Panda a 25.000 euro chi le comprerebbe ?

    — la panda è un’auto molto bella e credo che la fiat ci faccia bei margini, così come con la 500 o con le Ferrari. Non ho mai visto il bilancio fiat, ma scommetto che non è suddiviso per auto/stabilimento (altrimenti come potrebbero giustificare la produzione di certe schifezze, utili solo a occupare uno slot di mercato, chissà poi perché).

    Perchè negoziare i termini di un contratto (di lavoro, energetico, di fornitura, etc) deve essere un ricatto ?

    —perché come l’ha posta SM è un ricatto, non una negoziazione: o accettate le mie condizioni medievali o me ne vado in Serbia a sfruttare quei poveracci lì, finché non mi bombardano (ma tanto ho la SACE che garantisce per me).

    In definitiva, io credo che la soluzione win win sia risolvere il problema della disoccupazione = detassare il lavoro, smascherare il lavoro nero (non è difficile) e incentivare, invece di penalizzare come si fa oggi con l’IRAP chi assume tante persone. A quel punto i lavoratori acquistano potere negoziale e possono pure mandare SM a fanQlo in Serbia a fare i suoi SUV (che se saranno belli venderanno sia se fatti a Torino che se fatti a Belgrado, la differenza sta nel margine degli Agnelli – geniali a non farsi mai nominare in questa querelle)

  29. aureliabubisutti

    @j
    Gentilissimo dr. Giannino, Le scrivo per chiederLe un indirizzo e mail per inviarLe un invito ad un convegno per il 150 anni dell’unità d’Italia che il Comune di Tolmezzo organizza nei mesi di marzo/aprile. Con stima Aurelia Bubisutti, Assessore alla Cultura di Tolmezzo, capoluogo della Carnia, ultimo bellissimo lembo montano del FriuliVenezia Giulia.

  30. renato

    Questi dati desolanti pubblicati oggi da Repubblica , e con la precisazione ad esempio che in Germania l’operaio guadagna 500 euro al mese più’ del collega italiano, sono un macigno sulle tante balle spacciate da anni dalla Fiat e dai suoi giornali e politici amici. Il problema dunque non e’ la globalizzazione, ne’ la Fiom Cgil che pure qualche suo problemino culturale lo ha. Il problema sono la Fiat, il suo management e la famiglia che ne mantiene il controllo con l’aiuto di molti soldi altrui.

    Un milione e mezzo di auto prodotte in Francia nei primi nove mesi del 2010. In Germania 4,1 milioni circa, oltre 930mila in Gran Bretagna e 1,4 milioni in Spagna. Solo 444mila in Italia. Parliamo di fior di Paesi europei che, in un anno certo non di grande boom, hanno prodotto in casa loro una enorme quantita’ di auto, con leggi civili e costi europei. E per carita’ di Patria non citiamo Polonia e Repubblica Ceca, che qualcuno potrebbe non ritenere paragonabili in tutto e per tutto all’Italia.

  31. MitMar

    La piccola impresa non diventa più media perchè, non appena ci prova, arrivano le Entrate a contestare il reddito reale sbandierando quello presunto e chiedendo il pizzo.

  32. Giovanni Cincinnato

    Ma quando la finiremo di fare paragoni decontestualizzati fra i paesi europei? Germania/Francia/Inghilterra ed Italia sono molto diversi fra loro e confrontare i salari e la produttività è del tutto inutile. Per altro io credo che la Fiat produca “oggi” auto di ottimo livello che non hanno moltissimo da invidiare alle cugine tedesche, anzi sotto il profilo dello styling non possiamo dire che una golf abbia interni ed esterni migliori di quello di una bravo.

    Purtroppo per molti anni in Fiat fare auto di buona qualità non è stato importante a causa del potente assistenzialismo statale che in virtù del mantenimento dei livelli occupazionali ha sostenuto indipendentemente dalla validità dei piani industriali, la fabbrica Torinese, che “dopata” di soldi ed agevolazioni si è messa a sfornare modelli di auto a dir poco “infelici” oppure creando auto tutto sommato buone che presentavano difetti di affidabilità seriali che solo raramente affliggevano i concorrenti il tutto condito da un disinteresse tutto italiano per l’innovazione tecnologica come dimostrato nel caso della cessione del brevetto dell’iniezione del gasolio common-rail ai tedeschi di Bosch.

    Oggi questo sembra essere finito e tutti gli attori in gioco se ne devono pur fare una ragione.

  33. @Francesco Nicolai
    le imprese si prenderebbero subito un altro lavoratore se non ci fossero costi di transazione. Lo stesso ragionamento sul manager lo applicherei all’Inter: perché Moratti non ha assunto Di Carlo al posto di Mourinho? (di calcio non capisco nulla quindi ho preso nomi a caso) Marchionne è bravo, guadagna molto perché ha responsabilità e perché esiste un mercato anche fra i manager.

    Per il resto trovo divertente come in questo paese un banale accordo tra soggetti privati (non mi pare nulla di più) si trasformi in una notizia da prima pagina paragonata ad una rivoluzione…i tedeschi, tanto per citare i soliti noti, accordi del genere li hanno fatti a suo tempo e ne raccolgono tutti i giorni i frutti.

  34. @Elia Berdin
    Il tuo è il cosiddetto Survivorship Bias. Perchè Moratti ha assunto Lucescu, Hodgson, Lippi, Tardelli, Cuper , Zaccheroni, Mancini, Benitez pagandoli come Mourinho? Siamo sicuri che Marchionne abbia ottenuto performance eccezionali per merito proprio? Siamo sicuri che Marchionne abbia ottenuto performance eccezionali?
    Poi siamo nell’ambito di un accordo privato fino a che il ministro del lavoro non dice che quell’accordo deve essere un modello per tutti i lavoratori italiani…

  35. Francesco Saverio Di Ridolfo

    Altro che guerra ideologica! Si sta scatenando di tutto! FIOM ha deciso di restare fuori dall’accordo. Legittimo. Ma perchè si lamenta se non potrà beneficiare dell’accordo? Roba da matti. Come sempre, finirà che FIM e UILM faranno il lavoro e la FIOM, cose concluse, dirà pure che è cattivo, ma non riuscirà a farne un altro. Come non è riuscita ancora a fare un CCNL diverso da quello firmato da FIM e UILM.

    E nel frattempo si minacciano e si insultano coloro che il lavoro sindacale lo fanno.

  36. @Francesco Nicolai

    scusa il “ritardo” ma mi ero dimenticato di questo post.
    Non capisco il nesso: quale sarebbe il bias? mi pare che non ci sia confronto che tenga tra lo stipendio che ha spuntato Mourinho (qualcosa come 10 milioni lordi l’anno) e quelli dei suoi predecessori (Benitez credo non arrivasse a 5). Sulle performance del manager non credo si possa dire granché: se all’azionista sta bene Marchionne, Marchionne sia. Le azioni sono loro. Tutto il resto mi pare superfluo.

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