Bunga Bunga Bonds

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A giudicare dalle apparenze l’Italia sembra un paese dove c’è ancora tanto grasso che cola: sindacalisti pignoli disposti allo sciopero quando il management rimodula i turni di lavoro, studenti che invocano più soldi alla scuola occupando strade e ferrovie con sommo disagio da parte dei pendolari e senza particolare opposizione da parte delle forze dell’ordine (le quali ovviamente sono “fasciste” per definizione, nonostante una blanda impassibilità nei confronti di chi interrompe pubblici servizi e viola la proprietà privata), politici indecisi se far cadere o far tentennare il governo, andare a nuove elezioni o coagulare nuove coalizioni. Del resto, come diceva Chuck Prince, l’ex CEO di Citibank, “As long as the music plays you have to get up and dance, and the music is still playing…” (una citazione che da sola spiega meglio di cento paper il moral hazard e la socializzazione delle perdite).

I mercati però devono aver cominciato a gettare un occhio oltre i festini di capodanno, se lo spread BTP–Bund è arrivato a superare i 200 basis point per la prima volta dal 1997. In primavera, la Spagna dovrà rifinanziarsi pesantemente e nel corso del 2011 la Repubblica Italiana dovrà chiedere, cappello alla mano, oltre 300 miliardi di euro. Se proprio non vogliamo farci andare a traverso il panettone stiamo pure zitti, ma senza una bella botta di fortuna sarà necessaria l’ennesima manovra correttiva. Abbonderanno le proposte demagogiche, del tipo: facciamo pagare “la rendita”, aumentiamo l’aliquota sui profitti finanziari. Diciamo le cose come stanno: soltanto uno stolto può pensare che incrementare le tasse sugli interessi sia la cosa giusta da farsi. L’unico margine di manovra che attualmente rimane all’Italia è l’elevato livello di risparmio domestico, e chiedere in prestito soldi ai cittadini prospettandogli un aumento di imposta (ovvero una riduzione del rendimento netto) è semplicemente “tafazziano”.

I capitali esteri, da che mondo è mondo, sono più volatili e una politica monetaria estremamente accomodante ha ridotto il costo della speculazione a livelli infimi. Praticamente nulli, visto che è possibile andare in leva allo zero virgola qualcosa e vendere CDS su debiti sovrani con la garanzia che Trichet interverrà a sostegno. Sarebbe quindi cosa buona e giusta evitare di creare un clima che ingeneri aspettative fortemente negative, non dico nelle menti di crudeli squali che nuotano nel mercato (i quali sono poco inclini a credere ai politici), ma nei risparmiatori domestici, a partire dal più scafato degli imprenditori fino a includere la nonnina novantenne. La quale avrà pure la quinta elementare (e non il titolo di “dottò” come i precari aspiranti burocrati) e conoscerà soltanto le quattro operazioni, ma ne ha viste abbastanza da aver sviluppato il fiuto necessario che le consente di sentire quel certo odor di letame attorno allo stato delle finanze pubbliche e dell’economia che spinge gli individui a favorire la prudenza e a preoccuparsi delle proprie sorti a breve termine e poco più. Paradossi dei keynesianimo mili–tonto: andare in piazza chiedendo deficit spending a colpi di sanpietrini riduce gli “animal spirits” e aumenta la “preferenza per la liquidità” …

Intanto l’Unione Europea con l’ausilio dell’IMF ha già predisposto l’ennesimo piano sposta-sfiga. Dall’Irlanda al prossimo dei PIIGS (è riapparsa una “I”). Vi è anche qualche probabilità che i suddetti si trasformino e diventino “BI–PIGS” o “PI–BIGS” visto l’esaltate andamento dei titoli di Stato belgi.

In ogni caso, se le cose dovessero peggiorare e l’unione monetaria dovesse tendere al collasso, per i nostalgici della lira verranno predisposte delle speciali emissioni di Bunga Bunga Bonds (rating BBB ovviamente…) che consentiranno una transizione indolore, un rilancio dell’export grazie al nuovo cambio svalutato, e l’ampliamento delle prestazioni sociali. I ricercatori del nulla che avanza sono invitati a scendere dai tetti e a sollevare le terga dai binari per prenotare un posto da sottoscrittore in prima fila alle Poste.

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