Banche centrali, meglio di eBay

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La Bank of Japan lancia la sua ultima (ma solo in ordine cronologico) versione dell’easing quantitativo, quello che ormai gli addetti ai lavori chiamano con l’acronimo LSAP (Large Scale Asset Purchases, acquisti di attivi su vasta scala). Il tasso-chiave di politica monetaria, fino a ieri allo 0,1 per cento, scende in un corridoio “compreso tra zero e 0,1 per cento”, ma soprattutto, la banca centrale giapponese lancia un fondo di monetizzazione, col quale comprerà almeno 5000 miliardi di yen (60 miliardi di dollari) praticamente di ogni tipo di asset giapponese: titoli di stato, cartolarizzazioni, fondi immobiliari, persino Etf. A breve immaginiamo anche Playstation e tostapane, funzionanti e non.

Malgrado ciò, lo yen continua ad essere ai massimi contro dollaro, perché l’entità dell’operazione giapponese è piuttosto contenuta rispetto a quanto fatto finora dalla Fed, che annuncerà la riaccensione delle presse durante il prossimo meeting del FOMC, tra quattro settimane. Nel frattempo, anche alcuni membri della Bank of England (in prima fila l’americano Adam Posen) premono per una ripresa del programma di monetizzazione. Scontata la reazione dell’oro, a nuovi massimi storici (nominali). Ma non per gli investitori denominati in euro: la moneta unica europea continua infatti ad apprezzarsi contro dollaro, e ciò corrisponde ad una stretta sulle condizioni monetarie dell’Area. Auguri, soprattutto per la gestione del debito in un contesto di stretta fiscale e monetaria congiunte, essendo in questo momento la Bce praticamente l’unica banca centrale sul pianeta a non tentare di deprezzare la propria valuta, anche se è da mesi impegnata a deteriorare la qualità del proprio portafoglio, acquistando titoli governativi dei PIGS.

In questo contesto i paesi emergenti vedono le proprie valute apprezzarsi contro dollaro e, temendo di perdere competitività, intervengono a loro volta sul mercato dei cambi, tentando di riallinearsi alla moneta statunitense. Ma i paesi emergenti a breve avranno problemi del tutto differenti da quelli di Eurolandia: la formidabile crescita di liquidità mondiale causata della monetizzazione è destinata a dirigersi verso di loro, alluvionandoli. Preparatevi ad una bolla sui mercati emergenti: dapprima su azioni ed obbligazioni, poi anche sulle condizioni creditizie interne a quei paesi, se le autorità non riusciranno a frenare e sterilizzare l’afflusso di denaro caldo globale, magari anche con l’introduzione di controlli sui capitali in entrata come ha iniziato a fare (e ieri ha raddoppiato) il Brasile, con risultati non risolutivi, a causa del continuo successo macroeconomico del gigante latinoamericano. Di squilibrio in squilibrio, si va avanti. Verso l’ignoto.

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