30
Set
2010

Ogm: la Conferenza delle Regioni e la dittatura della maggioranza

Mentre è già arrivata (ieri pomeriggio) la trebbia mandata dal Gip di Pordenone a raccogliere il mais del campo di Fanna di proprietà di Giorgio Fidenato (il racconto di Giorgio è sul sito del Movimento Libertario), mais che è stato essiccato e verrà custodito in un magazzino in attesa che si concluda l’iter giudiziario, oggi si sono riuniti gli assessori all’agricoltura della Conferenza delle Regioni e hanno ribadito che loro di linee guida per la coesistenza tra colture Ogm, biologiche e convenzionali non vogliono proprio sentir parlare, nonostante l’approvazione di queste linee guida sia necessaria per adempiere alle direttive comunitarie.

In realtà nei mesi scorsi una bozza di regolamento era stata presentata: le associazioni di categoria (tra le quali figurava, non si sa bene per quale ragione, anche Legambiente) l’hanno ricevuta il 16 di luglio perché presentassero le loro osservazioni in merito entro il 20 dello stesso mese (!). Il documento era abbastanza surreale, dato che si parlava solo di Ogm (nonostante dovesse tracciare le linee guida per la coesistenza di tre tipi di pratica agricola tutte egualmente legittime) e perché in realtà si preoccupava di vietare, in modo più o meno surrettizio, più che di disciplinare.

Distanze di sicurezza per il mais calcolate in chilometri (in Europa si arriva attorno ai 150 metri, in Spagna zero), corsi e patentini da conseguire, piani e registri aziendali da compilare, tasse regionali da pagare, e questo solo per la parte burocratica. Poi, andando avanti, (e ne tralascio molte) sarebbe previsto l’obbligo di usare macchinari e magazzini appositi dedicati esclusivamente agli Ogm e di rispettare un periodo di conversione di tre anni per chi volesse tornare dagli Ogm al convenzionale (anche semplicemente per normali cicli di rotazione colturale) nei quali il prodotto dovrebbe essere sottoposto ad analisi prima della commercializzazione, sarebbe considerato convenzionale ma dovrebbe rispettare le prescrizioni per gli Ogm.

E non è finita: le sanzioni per chi omettesse di seguire anche solo una di queste regole sarebbero calcolate nell’ordine delle decine di migliaia di euro, e, chicca finale, gli agricoltori che fossero tanto impavidi da cercare di seguire un regolamento del genere apparirebbero in un registro pubblico consultabile online, in modo da poter essere meglio individuati dagli amici di Zaia e di Greenpeace.

Il giochino del documento presentato all’ultimo momento non deve essere riuscito, qualcuno le sue osservazioni critiche deve essere riuscito a mandarle in tempo, quindi la Conferenza delle Regioni, nonostante la fretta iniziale, è andata avanti di rinvio in rinvio sperando che la cosiddetta direttiva Barroso, quella che consentirebbe ad ogni paese membro dell’UE di decidere in autonomia se ammettere o vietare gli Ogm, arrivasse in tempo per togliere le castagne dal fuoco. Ma la direttiva ancora non arriva, anzi aumentano su di essa le perplessità di quasi tutte le parti in causa a livello europeo, dato che in ballo c’è il rischio di dar vita ad un’Europa agricola a due velocità, e quindi oggi la Conferenza delle Regioni qualcosa doveva pur dire.

Abbiamo votato un ordine del giorno attraverso il quale chiediamo al ministro delle Politiche agricole di esercitare la clausola di salvaguardia ai sensi dell’articolo 23 della direttiva europea 18 del 2001.

La clausola di salvaguardia è ammessa solo in caso di evidenze scientifiche che dimostrerebbero la nocività di un prodotto per la salute umana o per l’ambiente, sembra dimenticare Dario Stefano, assessore all’Agricoltura della Puglia e coordinatore della Commissione agricoltura della Conferenza delle regioni, che continua

Allo stesso tempo abbiamo richiamato il ministro e quindi il governo a rispettare la posizione delle Regioni italiane, che hanno la delega all’Agricoltura, che è unanimemente contraria alla produzione di Ogm.

Evidenziando quindi come le dilazioni e i tatticismi dei mesi scorsi servivano solo ad uno scopo, riuscire a vietare anche in presenza di un diritto comunitario che non consentirebbe di vietare, ma solo di disciplinare. In tutto ciò le parole di buon senso di Galan, ribadite anche oggi nel question time a Montecitorio, sembrano essere destinate a rimbalzare su un muro di gomma: il principio secondo il quale una maggioranza sarebbe legittimata a mortificare le libertà fondamentali degli individui, arrivando a stabilire ciò che è legittimo e ciò che non è legittimo produrre (basandosi esclusivamente su valutazioni di carattere economico, e come tali assolutamente arbitrarie) sembra essere ormai sufficientemente consolidato.

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5 Responses

  1. MassimoF.

    Complimenti per l’articolo. Purtroppo il panorama italiano su questi argomenti è desolante. Per fortuna il resto del mondo và avanti. Gli OGM sono sempre più coltivati e prima o poi arriveranno anche in italia, se non nelle coltivazioni , almeno negli alimenti. Il futuro come sempre proverà che gli oscurantisti avevano torto. In attesa , persone come lei fanno bene a ricordare i benefici degli OGM e l’arroganza del potere che vieta la semplice libertà di scelta.

  2. Caber

    Il comportamento italiano sull’argomento è veramente pessimo. Con politici che non sanno neanche di che parlano ma si oppongono a spada tratta.

    L’UE permette (come ripetuto anche in quest’articolo) di bloccare gli OGM se provata scientificamente la loro dannosità…

    Prova scientifica che a quanto pare non esiste, visto che nessuno vi si è appellato. C’è solo un ammasso di santoni che propugna il dogma della dannosità degli OGM.

  3. vincenzo

    Concordo in toto con Giordano Masini. Abbiamo tante istituzioni politiche e rappresentanti che discutono con sussiego dell’argomento ma che in oltre dieci anni non sono stati capaci di proporre una richiesta di applicazione della clausola di salvaguardia ai sensi della normativa comunitaria. Il dubbio viene: o manca il coraggio politico di una linea coerente sino in fondo o non ci sono gli estremi scientifici per chiederne l’applicazione. In Francia e Germania l’hanno fatto. Ma comunque i Governi sono tanto europeisti (forse è anche per questo che guidano le scelte dell’Ue) che poi in Consiglio hanno bocciato la proposta della Commissione di avere carta bianca. “Loro” hanno preferito scelte europee e l’Italia ha fatto solo male a non associarsi prima a questa linea. Vedremo peraltro come si comporterà il Ministro dell’Ambiente. In Italia dobbiamo decidere se essere per il mercato unico o no questa è la verità. Ci sgoliamo con i comunicati stampa a dire quanto è bello ed innovativo il Trattato di Lisbona e la nuova Europa salvo sotto sotto pensare che le istituzioni comunitarie sono per noi matrigne e magari al soldo delle multinazionali. Mah…
    Se seguissimo le regole comunitarie sino in fondo accetteremo che i rischi per l’ambiente e la salute sono risolti (e debbono essere risolti) con l’autorizzazione in ambito europeo mentre noi in sede nazionale dobbiamo limitarci a disciplinare con le linee guida gli aspetti economici – solo quelli – della materia, per consentire agli imprenditori agricoli di optare in piena libertà per una delle tre forme di agricoltura oggi possibile: transgenica, convenzionale e biologica. Questa è la semplice realtà dei fatti. Poi se vogliamo star fuori dall’Ue padronissimi…
    Riguardo invece la polemica scientifica di luglio ho letto la lunga teoria di post su la valle del siele.com e mi permetto di contribuire rispetto a chi sostiene che la coesistenza è semplicemente impossibile con un link al ‘consensus document’ delle società scientifiche ed accademiche italiane (ne ho contate ventuno tra le firme) in rappresentanza di diecimila ricercatori e studiosi che concludeva (già nel marzo 2006, oltre quattro anni fa!): “La coesistenza tra i diversi sistemi agricoli è pertanto possibile rispettando i criteri indicati dalla Raccomandazione europea: trasparenza, scientificità, proporzionalità e specificità, e promuovendo azioni di monitoraggio e gestione delle pratiche di coesistenza adottate.”
    Questi signori ne sanno sicuramente più di me ed io mi rimetto a loro. Ma forse per chi avversa gli Ogm (facendo i conti nelle tasche degli ‘altri’ agricoltori … cosa anche a dir poco facile) 10 mila scienziati sono pochi o sono degli ignorantoni poco aggiornati …
    Ciao
    V.

    http://www.aissa.it/Consensus2006.pdf

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