17
Set
2010

Prima di spostare i ministeri, spostiamo il ministro…

Le dichiarazioni del ministro Calderoli possono fare pensare all’ennesima boutade dell’esponente leghista: una volta propone la castrazione chimica per gli stupratori, un’altra volta porta a passeggio dei maiali, oggi propone di spostare i ministeri… domani, leghisti su marte! In tempi di crisi (e quanto dura sta crisi!), c’è bisogno di ridere ogni tanto..

Tralasciando il fatto che un Ministro della Repubblica (italiana…di questi tempi è bene specificarlo) dovrebbe evitare di parlare a sproposito, le sue intenzioni sembrano serie: “La legge che ha stabilito il governo a livello della Capitale, la 33, è del 1871 e parla di “governo centrale” senza precisare, quindi, quali dicasteri dovrebbero essere a livello della Capitale. Ma dato pure per scontato che così sia credo che qualunque legge successiva possa modificare quella legge ordinaria, perchè nulla si dice nella Costituzione». Insomma, Calderoli si è persino informato sul fondamento giuridico delle sue pretese, sintomo che la cosa potrebbe avere seguito (anche se il ministro ha precisato di aver parlato come esponente della Lega Nord, non come ministro). Urge allora fare una riflessione sulle (deliranti) esternazioni del ministro: «Io metterei il ministero dell’Interno a Palermo piuttosto che a Reggio Calabria, quello dell’Ambiente a Napoli, le Finanze a Milano e lo Sviluppo economico a Torino». Forse al ministro sfugge che solo di costi di trasferimento di attrezzature e, soprattutto di personale, questo giochetto costerebbe uno sproposito (e sarebbe interessante calcolarlo prima di fare affermazioni di tale stupidità), a  meno che il ministro non pensi ad un licenziamento di massa dei dipendenti pubblici coinvolti e relativa sostituzione con personale locale (assist per Brunetta!);

Andiamo per ordine: Milano ha un senso logico (l’unico come vedremo), in quanto principale piazza finanziaria del nostro paese; ciò non toglie che non sia possibile (e forse auspicabile) una separazione fra centro di potere politico ed economico, basti pensare a Washington e Wall Street.

Passiamo adesso alle altre proposte: Sviluppo Economico a Torino; certo, c’è la FIAT, avrà pensato il brillante esponente dal sole delle Alpi: peccato che il contribuente italiano abbia dato (e continui a dare), dunque, anche in questo caso, sarebbe meglio evitare. Le ultime due sono esilaranti e dimostrano la (perversa) logica che guida le azioni del ministro, almeno quando pensa al Sud; seguitemi: a Napoli c’è stata (e c’è ancora..) una enorme crisi ambientale derivante dalla cattiva gestione del sistema dei rifiuti e dalle infiltrazioni della Camorra? Allora trasferiamo il Ministero apposito! Sulla scia, quale miglior posto per il Ministero degli Interni della capitale della mafia (Palermo) e della ‘ndrangheta (Reggio Calabria)? Fin qui le proposte del ministro, ma è facile continuare il giochetto e ci permettiamo di suggerirne alcuni: a Messina il Ministero della Salute, Potenza per il Turismo, Lampedusa per gli Esteri e per finire, Coverciano per lo Sport.

Sappiamo tutti qual è l’obiettivo ultimo del Ministro: la  Difesa nella sua Berghem, vicino alle sue care, cammellate ronde padane. Giovani laureati siete avvisati: se conoscete il bergamasco (de hura, però), preparatevi: presto servirà qualcuno per tradurre i documenti ministeriali..

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9 Responses

  1. Flavio

    mah…
    E’ un po’ di tempo che leggo articoli su qs sito.
    Questo è senz’altro quello con meno spessore letto sinora.
    di solito qui si commentano con dati alla mano e analisi politiche gli argomenti.
    Invece mi sembra che il dott. Lavecchia, prendendo spunto da una proposta politica magari poco realizzabile, ne approfitti per esternarci la sua antipatia per il ministro Calderoli e i bergamaschi.
    Grazie per l’informazione.

  2. Luigi

    A me pare che Luciano Lavecchia abbia invece ben argomentato l’inconsistenza della proposta del ministro Calderoli. Antipatia per i bergamaschi non l’ho percepita, sarà perchè sono uno di loro (però de hota) ma espatriato.

  3. Ottimo articolo complimenti all’autore.
    Anzitutto in UK mi pare che esistano dei popoli e delle nazioni storicamente indipendentiste (Scozia e Galles) e con una storia alle spalle.
    Non esiste un popolo-partito.
    Le spinte secessionistiche ci sono anche là ma sono rappresentate da più soggetti politici e comunque da partiti di tendenze social-laburiste e guardacaso le loro rivendicazioni sono perlopiù assistenzialiste e comunitariste nei confronti di Londra.
    Insomma Galles e Scozia più come il Meridione d’Italia che come la presunta terra degli omini verdi.
    Anche se le ultime uscite di alcuni leghisti circa il laburismo di tale partito pseudosecessionista e romanocentrico (votante il provvedimento Roma Capitale) potrebbero essere dovute a tali modelli d’Oltremanica d’ispirazione…
    Forse i leghisti guardano a quelle istanze in particolare se abbiniamo tali spostamenti a maggiori sprechi e spoil system partitocratico anche in virtù del permanere delle inefficienze congenite del sistema (nella retorica visione che un padano renda efficiente lo Status quo).
    Comunque non mi pare che da Londra si sia spostato alcun ministero.
    In Galles e Scozia hanno parlamenti regionali autonomi esattamente come Lombardia e Campania hanno un loro parlamento o consiglio regionale, ma niente altro (le istituzioni presenti in Galles e Scozia hanno comunque poco peso e potere politico anche sul loro stesso territorio tant’è che mi pare non esistano neppure dei politici aventi poteri paragonabili ai nostri governatori o regioni autonome).
    Ma di sicuro non vi è nessun ministero delle “radici celtico-gaeliche”, e nessun ministero per “le sacre cornamuse”…
    Per tutto il resto (che conta veramente) c’è ancora e sempre Londra…
    Ciao da LucaF.

  4. Nicole Kelly

    L’idea fissa leghista è la vaselina, l’idea che si potrâ arrivare alla secessione con piCcoli passi fino al fatto compiuto.
    Ora, ammesso che il mondo finanziario e politico permetta la dissoluzione della Repubblica Italiana con uno dei più grandi default del debito di uno stato sovrano, questo si ritorcerebbe sui “padani” che sono i maggiori prenditori di BOT.

  5. L’idea fissa della Lega è anche quella di ricreare tanti statalismi romanocentrici sottocasa a livello regionale (e financo provinciale e ovviamente comunale) dove piazzare i propri esponenti politici trombati, rinverdendo i fasti del modello DC e PCI.
    Il problema della Lega è che loro sono (solo a parole) contro lo Stato italiano romanocentrico) ma non perchè sono libertari o anarchici.
    No, no, solo perchè si trova sotto il Po, mica perchè è un modello di inefficienze e di spreco il monopolio pubblico dei servizi.
    Il problema per loro è che questo non è amministrato in “Padania” da uomini padani del loro partito (un pò sul modello della RSI o della Korea del Nord, insomma “modelli vincenti” nella storia dell’uomo). 🙂
    Se cambiamo inno nazionale, colori nella bandiera e spostiamo i portaborse e le autoblu (magari le pitturiamo di verde, proposta che qua lancio affinchè il “trota” o Calderoli la proponga alla prossima crisi di governo su tutti i media come divertissiment di distrazione per le masse…) da Roma a Milano (ma anche a Bergamo, Vicenza, Torino, Brescia, Alessandria, Como, Lodi, Monza, Treviso, Mantova, Venezia, Verona,….. non vorrete mica far rinunciare ad ogni singola città il “diritto leghista” di diventare una “nuova Roma”?) secondo lo sciamano Bossi siamo tutti più liberi e più federalisti (più “alla Hamilton” che “alla Cattaneo” off course!) e vivremmo nel migliore dei mondi possibili. 😀
    Ma siamo sicuri che Voltaire con il Candido volesse pigliare in giro i leibniziani e non piuttosto lanciare un messaggio ai futuri (attuali) lettori de La Padania?. 😉
    Ciao da LucaF.

  6. alex

    Piuttosto che pensare all’assurdità di trasferire i ministeri, perchè non si provvede a nominare un Ministro dello Sviluppo Economico? se non sbaglo sono quasi 6 mesi che il posto è vacante…Poi una considerazione sulla proposta di Calderoli: da cosa nasce l’esigenza di trasferire i ministeri? Potrebbe ancorare il ministero alla realtà locale in cui la competenza del ministero stesso ha più rilevanza. Allora potrebbe avere senso trasferire quello dell’Economia a Milano, ma non vedo una tale affinità negli altri. Esempio: l’idea di stanziare il Mistero dell’Ambiente a Napoli deriva dall’emergenza che è ancora presente nella zona. E se tra 15 anni la stessa emergenza si verifica in qualsiasi altra zona d’Italia, cosa si fa? Diamo vita a Ministeri itineranti? se non sbaglio la presenza di enti periferici dovrebbe servire proprio a questo scopo…allora dico che è meglio concentrarsi sul corretto funzionamento dei ministeri e della PA, sia a livello centrale che locale.

  7. D’accordissimo con Flavio.L’articolo peggiore letto fino ad ora in questo bellissimo blog.Di solito le critiche sono argomentate,qui vedo solo sarcasmo di terza categoria.Perl’ amico bergamasco espatriato vedo che scrive la nostra lingua come chi ci prende per i fondelli,hura e hota sono un’ esagerazione che lascierei volentieri all’ amico mediterraneo.De sura e de sota è linguaggio comune.

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