14
Set
2010

Mengozzi bond, chi li ha visti?

Obbligazionisti Alitalia, marameo. Traditi, beffati, dimenticati. Non è solo la mancanza del presidente Consob, a testimoniare come il governo non si curi tanto della fiducia dei mercati. Non fa notizia purtroppo, ma di fronte al “bussate e non vi sarà aperto” del governo il popolo dei Mengozzi bond è rimasto a terra col cerino in mano. 

L’odissea del “volo” convertibile Alitalia 7,5% 2002-2010 ha infatti un inizio ma non una fine. Nel marzo 2008 il governo Prodi tratta con Air France la vendita di Alitalia, si parla di una cordata italiana. Il titolo della società agonizzante comincia un’altalena spericolata: ad aprile +18 per cento, il 28 maggio +2,25, il 3 giugno -7,1. Il 6 giugno 2008 Consob e Borsa decidono di sospendere le azioni.  La nuova compagnia decolla, più o meno, mentre la vecchia finisce nel dimenticatoio insieme con i suoi azionisti e obbligazionisti. Nel gennaio 2009 il titolo, dopo essere stato sospeso, viene cancellato dal listino, senza spiegazioni del Garante Cardia che ad aprile liquida così la questione: “Va data una qualche forma di risarcimento, soprattutto agli obbligazionisti”. In Parlamento piovono interrogazioni e dopo l’ennesima, il ministero dell’Economia risponde: i risparmiatori dovranno attendere fino al 31 maggio 2009 per eventuali risarcimenti. Ma il termine passa. Intanto si annuncia che azionisti e obbligazionisti saranno rimborsati attingendo al fondo dei conti dormienti che da due miliardi è però passato a 800 milioni.

A Luglio 2009 spunta il decreto legge anticrisi che estende anche agli azionisti la possibilità di sostituire i titoli con buoni del Tesoro di nuova emissione senza cedola. Queste le modalità di rimborso: per i bondholder, la legge prevede un indennizzo pari a 26,2 centesimi di euro che rappresenta il 70,97% del valore nominale delle obbligazioni detenute, fino a un valore massimo di rimborso di 100 mila euro. I vecchi titoli azionari AZ potranno essere invece ceduti al Tesoro a un prezzo di 27,22 centesimi, circa il 50% del valore medio dell’ultimo mese di contrattazioni del titolo (l’ultimo prezzo fatto registrare prima della sospensione, era stato di 0,445 euro), fino a un valore massimo di rimborso di 50 mila euro per azionista. I rimborsi sono però arrotondati per difetto: se io ho 7000 azioni Alitalia, mi spetterebbero 1.905 euro. Invece me ne daranno mille e se ne terranno 905. Alla fine, se tutto andrà bene, gli azionisti otterranno 0,27 euro ad azione, il 50 per cento del valore medio del titolo nell’ultimo mese di quotazione. E gli obbligazionisti il 70,9 per cento di quanto gli spettava (se fosse stata accettata l’offerta Air France avrebbero preso l’85 per cento). Con un tetto: 50 mila euro per gli azionisti, 100 mila per gli obbligazionisti. Il rimborso verrà effettuato tramite emissione di titoli di Stato, senza cedola, con scadenza 31 dicembre 2012 (fino ad allora insomma non diventeranno denaro e non potranno essere ceduti) e il taglio minimo sarà di 1.000 euro.

I termini per presentare la domanda scadono nell’agosto 2009. Una corsa contro il tempo per i risparmiatori traditi: poco più di 30 giorni, per giunta del mese di agosto, quando l’Italia va in ferie. Si parla di allungare i termini per l’adesione, tentando di inserire una proroga in disegni di legge. Ma la manovra viene respinta perché non c’era copertura finanziaria sufficiente per un’eventuale riapertura dei termini dello swap. Il governo promette comunque che entro il 31 dicembre 2009 provvederà a trasferire i titoli di Stato spettanti sui conti di deposito titoli di ciascun cliente.  A oggi nessuno li ha ancora visti.  Di nuovo c’è solo che gli azionisti non sono stati ammessi al passivi.

Qualche ragionamento in più sui numeri: se tutti avessero scelto il concambio, l’esborso per lo Stato sarebbe stato di circa 300 milioni: i risparmiatori coinvolti (ovvero chi al 29 agosto 2008 aveva in portafoglio bond o azioni della Magliana) sono oltre 10 mila. La compagnia aveva offerto ai cittadini il 38% di un prestito da 715 milioni emesso a luglio 2002, poi prorogato al 2010. In ballo c’erano quindi 270 milioni di obbligazioni (al valore nominale) e rimborsare il 70% significa spendere circa 190 milioni a cui si aggiungono, all’incirca altri 100 milioni per il rimborso delle azioni, per un totale appunto di poco meno di 300 milioni. La gran parte dei risparmiatori ha accettato il piano ma il ministero non paga. Certo, non avrebbero comunque potuto beneficiare della liquidità prima della fine del 2012 depositando quei titoli sul conto sarebbero potuti servire come garanzia per chiedere prestiti in banca.

Traditi,  beffati e dimenticati. Traditi perché ai possessori del prestito Alitalia 7,5% 2010 è stato precluso di avvantaggiarsi del futuro probabile buon andamento della società mentre il trattamento è dipeso dal prezzo a cui il commissario Fantozzi ha venduto le attività della società (aerei, slot, terreni, marchio, avviamento).  Beffati perché anche il magro premio di consolazione promesso dal governo che prima ha dovuto pagare i crediti di Stato, i dipendenti e le banche, non è stato consegnato. Dimenticati perché di Alitalia non si parla nemmeno più in parlamento e sui giornali si lascia spazio solo ai proclami di rilancio dei vertici, quando va bene, o di scioperi, quando va male.  Ecchissenefrega dei Mengozzi bond.

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2 Responses

  1. michele penzani

    …Ricordando che molti lavoratori di Alitalia furono esortati ad investire quote del loro TFR in azioni per aiutare l’azienda.

  2. filippo

    mi scusi,ma si aspettava forse una fine diversa di questa vicenda?Ma quando mai!!Qui ci troviamo in Italia,dove mesi e mesi di colonne di giornali sono andate riempite prima dalle vicende delle escort coinvolte con il premier,poi dalla storia di un appartamento a Montecarlo venduto in maniera un pò ambigua.Argomenti interessanti,sicuramente molto di più di tante storie tristi e dall’epilogo già segnato come questa su cui è meglio non richiamare troppo l’attenzione del grande pubblico.

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