7
Set
2010

La disdetta di Federmeccanica, il bando Fiom a me

Dieci, cento, mille Pomigliano. Le nuove regole contrattuali sottoscritte da Confindustria nel 2009 con tutti i sindacati meno la Cgil, l’accordo applicativo delle nuove regole per più produttività in cambio di più salario detassato proposto da Fiat a Pomigliano e approvato alle urne da due terzi dei dipendenti, hanno compiuto ieri un altro passo verso la rivoluzione delle relazioni industriali italiane. All’unanimità, il consiglio direttivo delle imprese meccaniche di Confindustria ha infattin ieri affidato al presidente, Pierluigi Ceccardi, il mandato di procedere alla disdetta del contratto dei metalmeccanici siglato il 20 gennaio del 2008. La Fiom è insorta, il suo segretario Maurizio Landini ha giudicato la scelta come una vera e propria lesione alle regole democratiche del Paese. Prima dell’analisi della nuova fase che si apre, è il caso di spiegare ai non addetti ai lavori in che cosa davvero consiste, la scelta confindustriale adottata tra le reazioni positive di tutte le altre sigle sindacali.

Il contratto disdettato da Federmeccanica era l’ultimo sottoscritto dalla Fiom. Dopo l’accordo interconfederale sul salario decentrato di produttività, sottoscritto dalle associazioni imprenditoriali e da tutti i sindacati con l’eccezione della Cgil, si è aperta una nuova stagione di rinnovi contrattuali secondo le nuove regole. Per l’industria meccanica, l’intesa è stata raggiunta il 15 ottobre 2009. Senza la firma della Fiom, che nega l’intesa abbia valore di contratto e si è sempre riservata di impugnarlo di fronte al giudice del lavoro. Malgrado l’intesa preveda un aumento retributivo medio di 112 euro, con la prima tranche dell’aumento regolarmente versata sarà in busta paga nel gennaio 2010, con l’aggiunta sempre nel gennaio scorso ai circa un milione e 300mila lavoratori metalmeccanici di una tranche ulteriore, come elemento di perequazione per chi non ha la contrattazione integrativa.

Il motivo per il quale la Cgil non ha firmato l’intesa generali sui nuovi assetti contrattuali,e poi la Fiom altrettanto solitariamente non ha sottoscritto il nuovo contratto dei meccanici, sta nel fatto che sia l’intesa generale che quella di comparto introducevano due istituti che per quel sindacato sono inaccettabili. Il primo è la contrattazione decentrata come scelta generale su quote crescenti di salario, in cambio di più produttività. La seconda è la facoltà di procedere a deroghe nei confronti del contratto nazionale: deroghe da contrattare col sindacato, ma deroghe azienda per azienda, stabilimento per stabilimento, deroghe per comparti – come quello dell’auto, in cui insiste Fiat – o deroghe estese addirittura all’intero settore. Scelte che innovano in profondità la rigidità della vecchia contrattazione, incentrata sull’intangibilità del contratto nazionale sia per la parte normativa, sia per la parte salariale. Due novità che mettono di comune intesa – impresa e sindacati – lo scambio tra produttività e salario come sfida necessaria da condividere: per rilanciare la manifattura italiana, per metterla in condizione di agganciare al meglio la ripresa mondiale secondo le specifiche esigenze di miglior utilizzo degli impianti, dei turni, degli orari, che solo in ciascuno specifico insediamento produttivo possono essere meglio sfruttati, non in un solo contratto per tutti siglato a Roma.

La convinzione condivisa tra Confindustria e maggioranza dei sindacati è che solo così, nel mondo globalizzato, possiamo continuare a restare la quinta potenza industriale mondiale difenendo i posti di lavoro – spesso tendiamo a dimenticarlo, che siamo i quinti al mondo dopo Cina, Usa, Giappone e Germania, e pur nella crisi difendiamo bene la nostra posizione mentre tutte le altre nazioni avanzate sono in caduta libera, con l’eccezione tedesca.

Con il caso Fiat-Pomigliano è venuto il primo banco di prova delle nuove regole. E si è toccato con mano che la maggioranza dei lavoratori e dei sindacati, sia pur di fronte alla durissima polemica della Fiom, ancora una volta hanno detto sì. A questo punto, di fronte al rischio che Fiom si riservasse impugnative a raffiche delle nuove intese in nome del vecchio contratto del 2008, Confindustria fa un altro passo: e cioè, questa è la vera decisione di ieri, apre subito un tavolo con tutti i sindacati che hanno condiviso i passi sin qui compiuti per definire insieme le ampie deroghe contrattuali consentite dagli accordi del 2009. La prima riunione per l’auto è già convocata per il 15 settembre. Confindustria e Fiat sono sulla stessa linea di Cisl, Uil, Ugl, Fismic. Non c’è nessuna violazione di legge e tanto meno di Costituzione. C’è un cammino a tappe condiviso, per entrare insieme nel mondo nuovo. Non c’è nessun attacco ai diritti del lavoro, né tanto meno alcun disconoscimento del legittimo diritto della Fiom e della Cgil a non riconoscersi nelle nuove regole. Purché questo non voglia più dire però che basta il no di una sola organizzazione – per quanto storicamente importante non maggioritaria da sola nel mondo del lavoro italiano – per bloccare tutto. Per troppi anni è stato così. Con regole che restavano arcaiche, perché a dettare il passo era chi andava più lento.

E’ ovvio che Fiom e Cgil a questo punto alzino ulteriormente il tono della polemica. E’ ovvio allo stesso modo che Confindustria, Fiat e tutti gli altri sindacati debbano stare attenti a evitare passi falsi, a concordare ogni sviluppo senza prestare il fianco. Ce’ da temere che l’instabilità politica aggiunga benzina sul fuoco. Ma la rivoluzione cominciata a Pomigliano può responsabilmente e gradualmente oggi estendersi in tutta Italia. Se vincerà il futuro sul passato, Pomigliano diventerà finalmente il simbolo nazionale di un riscatto coraggioso, invece che di una scommessa mancata.

PS. per l’ultimo pst scritto qui e pubblicato anche su Panorama, “Houston, qui Fiom abbiamo un problema”, l’organizzazione sindacale ha deciso di non piotermi più cosniderare un interlocutore giornalistico, motivo per il quale alla trasnmisisone di domani mattina su radio24dedicata  a questo temi non avrò nessuno chje porti al voce dell’unico sindacato dissenziente. Sono convinto di non aver diffamato nessuno, esponendo la mia critica. Considero un triste segno dei tempi, che di fronte al dissenso che essa rivendica, la Fiom decida di considerarmi invece un reietto perché io la esprimo nei suoi confronti.

You may also like

Pd in retromarcia sul fisco d’impresa, e lo split payment è vergognoso
Un apologo: le pecore inglesi e Marchionne—di Matteo Repetti
Se abrogano i voucher non veniteci a parlare di cultura riformista
Voucher: il dito e la luna

34 Responses

  1. Commento al PS: Il sindacato, e certo sindacato in particolare, non ammette dissenso. Provassero loro (i finanziamenti – pubblici – non gli mancano) a fare impresa con le regole che impongono agli altri. Ci voleva un Marchionne per qualche piccola svolta liberale e produttiva. Evviva …..

  2. stefano tagliavini

    Anch’io dissento su molte delle sue opinioni, ma il confronto con giornalistici seri e intelligenti non va rifiutato a priori, dimostra solo l’ottusità di chi, pur avendo valide ragioni, non accetta il confronto delle idee. Peccato! la Fiom ha commesso un autogol.

  3. MassimoF.

    Temo che la fiom riuscirà in qualche modo a bloccare tutto, oramai ne và della sua sopravvivenza come sindacato. Abbiamo visto come appena si vada davanti ad un giudice, la fiom riesca a spuntarla. E per l’appunto la minaccia fiom è di portare chiunque le si opponga davanti alla magistratura. Siccome le leggi non verranno mai cambiate , io rimango dell’idea che le aziende farebbero meglio ad andarsene dall’italia. E l’atteggiamento che la fiom ha nei suoi confronti testimonia l’impossibilità del dialogo . Comunque come si dice , la speranza è l’ultima a morire.

  4. luca villa

    Ascolto quasi quotidianamente la Sua trasmissione e resto ogni volta sbigottito quando cita gli insulti che riceve. Soprattutto quelli degli ultimi due giorni sono veramente ignobili, oltre che volgari.
    Però ha ragione Lei, questa gente merita i peggiori politici e amministratori, proprio perchè sono tali e quali a loro.
    Buon lavoro, in libertà

    Luca Villa

  5. Rocco Todero

    A parti invertite ( mi riferisco al mancato confronto giornalistico) avremmo sentito di attacco alla libertà di informazione, di svilimento delle libertà democratiche, di momento di emergenza democratica e via farneticando. Andiamo avanti Oscar, qui, come Lei ci insegna, ci giochiamo il futuro e la parte più lungimirante del Paese non deve soccombere innanzi a quella più retriva !

  6. Anemone

    Giannino, non la butti sul personale! Ci dica piuttosto chi sono gli altri invitati alla trasmissione? Forse quelli della Fiom hanno notato l’assenza (tra gli altri ospiti) di una sponda e quindi hanno deciso di non partecipare. Semplice, no?

  7. giovanna

    sono un operatrice sindacale, si chiamano così i sindacalisti che hanno scelto di abbracciare la cultura della cisl preferendo appunto di operare quotidianamente al servizio dei lavoratori escludendo ogni struementalizzazione politica. Desidero fare una puntualizzazione: le regole che hanno riformato gli assetti contrattuali non firmati dalla CGIL sono state di fatto utilizzate da tutte le federazioni della stessa nella tornata di rinnovi del 2009 (chimici, edili, tessili, cartografici) cioè tutte le categorie dell’industria hanno rinnovato unitariamente i CCNL secondo le regole dell’aprile 2009. TRanne la FIOM, che ha fatto prima la sua battaglia all’interno del Congresso CGIL, facendo una mozione alternativa a quella di Epifani, che è rimasta minoritaria, priva di rappresentanza in seno agli organismi della CGIL, la quale, quest’ultima ha pensato di inserire nello statuto una regola che prevede il rispetto da parte delle Federazioni delle linee votate dagli organismi. Tutto ciò per dire che: oggi la discussione sui temi delle relazioni sindacali per essere capite bisogna mettere in chiaro qual è il ruolo che vuol giocare la Fiom. Quindi bisogna iniziare a fere le giuste distinzioni perchè ogni giorno tanti sindacalisti in tutta buona fede ci stanno mettendo la faccia e l’unica cosa che ci provoca frustrazione è la cattiva informazione o meglio l’informazione di parte.
    Perciò ringrazio Oscar, consentimi di chiamarti per nome perchè in questo periodo ti sento uno di noi, ovvero una persona che cerca di capire quali sono le reali poste in gioco. Grazie per la bella trasmissione che fai in radio.

  8. giovanna

    un’altra puntualizzazione: la stessa Fiom che non ha voluto accettare la sfida del 18° turno e di partecipare alla riorganizzazione di Pomigliano, che significa contrattare per i lavoratori, ha firma to in un’azienda del Bresciano un accordo insieme alle altre organizzazioni che prevede persino il 20° turno.
    La vicenda di Pomigliano è stata utilizzata solo per fini propagandistici, ma purtroppo ha innescato un vortice terribile nel quale bisogna dimostrare coraggio e accettare le sfide affrontandole e non bandendole.

  9. angelo carbone

    solo una domanda.Qualcuno di voi ha mai lavorato in una catena di montaggio e sà di cosa parla?Sà che 30 minuti di lavoro in più o di pausa in meno cosa significano dopo 10-20-30 anni in catena e come una persona si riduce?

  10. Claudio Laera

    La contrattazione decentrata è sicuramente la chiave di volta del discorso: attraverso questo meccanismo le relazioni industriali si frammentano il più possibile, con effetti marcatamente più incisivi sul versante della forza lavoro che si ritrova ad affrontare una contrattazione in una posizione decisamente più debole e vulnerabile alle richieste di deroga del contratto nazionale. In questo senso persegue la stessa logica dei contratti di lavoro introdotti definitivamente con la legge 30, ovvero il frazionamento (in questo caso) della prestazione lavorativa,con citeri temporali e non, per rendere il singolo alla ricerca di lavoro sempre meno indispensabile: un riordino dei rapporti di forza tra lavoro e impresa completamente squilibrato.

  11. MassimoF.

    @Angelo: pur con il massimo rispetto per chi lavora in una catena di montaggio, ma il suo discorso è troppo semplicistico. Se non altro perchè ci sono molte altre persone che fanno lavori anche più faticosi e logoranti e prendono salari inferiori . Nessuno obbliga gli operai della fiat a lavorare lì, e questi possono andarsene quando vogliono.

  12. caro Giannino, la fiom non la riconosce come interlocutore giornalistico? le hanno messo addosso il bollino di ‘nemico del popolo’…. inquietante!
    Per quel che vale raddoppio la mia stima nei suoi confronti.

  13. Paolo Silvi

    Dott. Giannino buon giorno. La seguo spesso su R24 con grande piacere vuoi per gli argomenti trattati vuoi per la sempre intelligente ( a mio parere!) e mai banale impostazione che dà ai contenuti. Solidarietà sincera e non meraviglia per l’atteggiamento della Fiom nei confronti della Sua persona e della trasmissione da Lei condotta. Dire che il Sindacato non faccia alcunchè di buono sarebbe antistorico, ingiusto e non vero anche perchè molto ha fatto in difesa del mondo del lavoro ma ,d’altra parte, non possiamo dimenticare teorizzazioni quali “il salario variabile indipendente dell’economia” (una vera iattura!) oppure la posizione nel famoso e storico referendum sulla scala mobile dove lo stesso sindacato è stato scavalcato dai suoi rappresentati! Un dato è certo dal mio punto di vista ogni qual volta viene richiesta lungimiranza e coraggio la parte più ideologizzata e conservatrice si ritrae con comportamenti e decisioni che appaiono antistoriche. Avendo trattato per molti anni da dirigente d’azienda con la Filt-CGIL potrei aggiungere molto altro cosa che eviterò di fare per non abusare oltre della Sua pazienza. Saluti cordiali e complimenti ancora. Paolo Silvi

  14. stefano tagliavini

    @MassimoF.
    Caro Signor Massimo ci sono tanti lavoratori all’estero che guadagnano molto di più di un operaio italiano. Nelle aziende automobilistiche tedesche , tanto di moda per la produttività e per i sacrifici fatti dai lavoratori, i salari percepiti dagli operai non certamente paragonabili a quelli da fame dei loro colleghi italiani. In Polonia un lavoratore della Fiat percepisce circa 200/400 euro mensili, potrebbe essere un buon livello di salario anche per gli operai Italiani. Vorrei vedere tanto le buste paga di chi sostiene che la Fiat ha ragione. Poi ci lamentiamo della Cina e dei paesi emergenti che ci fanno concorrenza? Hanno ragione loro direi, salari da fame e prezzi competitivi. Ci sono imprenditori che hanno provato a vivere in Italia con 1000 euro al mese, si sono vergognati pubblicamente perchè è un salario da fame. Inoltre tutti parlano di rilancio e crescita dell’economia, se la maggior parte degli italiani dichiara redditi da fame sarà ben difficile che ripartano i consumi, quello che si prende basta solo per mangiare. Piuttosto perchè non si apre un forum sulle aziende italiane che pur nella crisi hanno mantenuto i propri livelli occupazionali, hanno fatto investimenti e sono comunque cresciute. Di queste aziende non si parla mai, strana questa cosa. Si chiedono sacrifici ai lavoratori ma gli investomenti nelle aziende da parte dei proprietari dove sono andati a finire?
    Mi commenti il risultato di un indagine promossa dalla CGIA di Mestre:

    “Roma, 15 maggio 2010 – Negli ultimi dieci anni la crescita dell’indebitamento delle imprese italiane è stata del +93,6%. Sempre nello stesso periodo l’aumento dell’inflazione, invece, è stato poco superiore al +23%. In termini assoluti l’esposizione con il sistema bancario ha raggiunto, a fine 2009, i 933 miliardi di euro. Mediamente, ciascuna impresa italiana ha un debito con le banche pari a 176.596 euro.
    La realtà provinciale più ‘scoperta’ è Milano con un importo medio per azienda pari a 418.361 euro. Segue Brescia (324.037 euro per azienda) e Siena (con 296.787 euro pro-impresa). In termini percentuali, invece, l’aumento più sostenuto registrato nell’ultimo decennio spetta alla provincia di Siena (+229,7). Al secondo posto si piazza Rimini (+191,8%) e al terzo Grosseto (+156,9%).

    Sono questi i risultati emersi dall’analisi condotta dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre che ha osservato l’indebitamento delle società e quasi società non finanziarie e le cosiddette “famiglie produttrici”.

    “Se dal 1999 al 2008 – commenta Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre – l’aumento dell’indebitamento è stato progressivo, con l’avvento della crisi economica e finanziaria si è registrata una inversione di tendenza. Tra il 2008 e il 2009 l’esposizione delle nostre imprese è diminuita del 2% per effetto sia della stretta creditizia praticata dalla banche sia per la riduzione delle richieste di prestito avanzate dalle imprese”.

    Infine, sottolineano dalla Cgia di Mestre, va osservato che per quanto riguarda le grandi imprese, la quota di investimenti realizzati nel settore immobiliare è risultata essere superiore di circa due volte e mezza (in valore assoluto pari a 237,58 mld di euro) rispetto a quelli compiuti in macchinari e attrezzature varie (97,27 miliardi). Tra il 2000 e il marzo del 2009 i primi sono aumentati del 104,1% e i secondi solo del 13,4%, mentre l’inflazione, sempre nello stesso periodo di tempo, è aumentata del 21,5%.

    “Le grandi imprese – conclude Bortolussi – hanno privilegiato, in larga misura, l’investimento di natura speculativa, trascurando, invece, di investire in nell’innovazione di processo per migliorare la competitività e divenire quindi più concorrenziali sul mercato domestico e quello internazionale”.

    Fonte Agi”

  15. MassimoF.

    @Stefano Tagliavini: come le ho già ribadito più volte, la via della ripresa non passa per i consumi. Se lei aumenta lo stipendio in questo momento , otterrà solo una caduta dei profitti e il conseguente licenziamento degli operai. L’aumento eventuale dei consumi, o andrà in prodotti esteri, o in aumento del risparmio, o semplicemente nell’aumento frizionale della spesa per alimenti. Per far ripartire gli investimenti serve ben altro. Ora la cosa per mè ironica, è che lei ha postato una serie di dati, ovvero quelli sull’investimento immobiliare delle imprese, che non fà altro che confermare ciò che io dico, che il problema è l’eccessiva pressione fiscale, sui redditi alti e sui profitti. Deve sapere che tradizionalmente l’investimento immobiliare è il principale concorrente degli investimenti industriali, questo perchè gli immobili essendo beni reali e utilizzabili, assicurano contro l’inflazione e se affittati danno in più un reddito. Inoltre sono meno rischiosi di un investimento industriale. Ora , in italia , a causa delle tasse troppo alte, come le avevo spiegato altre volte, perchè un investimento industriale abbia senso farlo, dovrebbe dare un rendimento al lordo di imposta superiore al 20%, ma gli investimenti che assicurano simili rendimenti sono pochi e rischiosi, e comunque tanto vale farli all’estero dove comunque si pagano meno tasse ( ad es: la fiat che compra la crysler e produce in usa, dove il costo del lavoro è comunque comparabile o superiore a quello italiano ). A questo punto , un imprenditore o investe all’estero, o cerca altri tipi di investimento, e il primo della lista, è per l’appunto quello immobiliare. Essendo il premio per il rischio minore, anche il profitto al lordo d’imposta deve essere minore, e perlomeno agli inizi del rialzo dei prezzi, il rendimento era giusto.Ecco quindi che gli imprenditori italiani , hanno investito in italia, ma nel settore che inizialmente dava i rendimenti maggiori ( e ribadisco , solo e unicamente a causa della pressione fiscale) . Capisco che tutti questi dati possano essere considerati inutili , ma il mercato funziona così, e se non si accettano le sue regole , inevitabilmente non si risolveranno i problemi di un sistema economico che rimane capitalista. Se non piace , si può cambiare. Nella storia sono stati provati parecchi altri sistemi alternativi, quindi esempi ne abbiamo. Se poi però non funzionano, non si venga ad accusare il capitaliasmo.

  16. stefano tagliavini

    @MassimoF.
    Lei ha fatto l’elogio della speculazione. Il problema degli stipendi ha radici antiche, la rendita finanziaria è aumentata così come la ricchezza concentrata in poche mani. Gli investimenti nell’immobiliare sono più sicuri e redditizi? Può essere, anche portare i soldi all’estero può essere conveniente e perchè vietarlo, non c’è il libero mercato? In quali paesi la rendita è tassata meno che Italia? Mi domando come può un economia crescere se non si investe nell’economia reale e si preferisce invece la finanza. Io non credo che sia un problema di tassazione ma di speculazione che è un altra cosa. Negli Stati Uniti cercavano una redditività del 20% a fronte di una crescita del 5% con stipendi fermi dagli anni novanta. Hanno sottratto le risorse economiche e umane all’economia reale per dirottarle su operazioni molto più rischiose e i risultati gli abbiamo visti direi. Si è incentivato il debito affermando che indebitarsi non era poi così male e sono andati a cercare i soldi delle persone già indebitate trasformando la casa in un bancomat. Questo è il mercato? Si fanno operazioni rischiose, le industrie vanno in crisi e lo Stato deve intervenire per salvarle, questo è il libero mercato? A me non pare. Liberi di speculare in nome del libero mercato e aiuti statali per non affondare? Accettare il capitalismo non significa non avere responsabilità sociali.
    La Fiat ha fatto un affare nelgi USA grazie alla crisi altrimenti in quel mercato non sarebbe mai entrata. I prodotti Fiat costruiti in Polonia costano sempre come prima.
    Io pongo ancora la mia domanda perchè alcune aziende non sono andate i crisi?
    Comparto delle ceramiche tra Reggio Emilia e Modena, alcune aziende hanno chisuso, altre hanno proseguito la produzione, secondo lei hanno investito nel settore immobiliare o nella ricerca, nell’innovazione e nelle risorse umane? Inoltre il pesante debito pubblico italiano lo si può ridurre solo attraverso una crescita sostenuta da agevolazioni fiscali? Si parla spesso della Germania negli ultimi tempi ma anche su questo blog sono state avanzate delle critiche alla sua politica economica che non ha solo favorito la produttività ma ha anche fatto del rigore fiscale un caposaldo della sua economia. Eppoi, un paese che è ultimo in europa per investimenti nella scuola come pensa di avere una futura classe dirigente competitiva.

  17. MassimoF.

    @Stefano Tagliavini: mi spiace , ma l’interpretazione che lei ha dato delle mie parole è l’esatto opposto di quello che dico. Innanzitutto vorrei ricordarle che ogni operazione di investimento è speculativa, visto che chi per esempio produce ceramiche spera di produrre un bene oggi ad un costo inferiore e di molto al prezzo futuro di vendita. E questa, piaccia o non piaccia, è speculazione. Giusta e benedetta. Per quanto riguarda il settore immobiliare, se questo è più redditizio lo si deve unicamente ai governi che hanno portato le tasse a livelli assurdi. Non mi stancherò mai di ripetere , che la ricerca di redditività al 20% è stata portata dallo stato. Se per esempio non ci fossero tasse, basterebbe una redditività del 10% , ovvero quella media di mercato. E’ lo stato con le sue tasse che spinge le imprese e gli investitori alla speculazione. Inoltre , la via più semplice per aumentare la redditività è l’uso della leva finanziaria ( ovvero debiti ), che si ottimizza in presenza di pochi capitali propri. Guarda caso è proprio quello che abbiamo in italia, ovvero imprese con tanti debiti e pochi capitali propri. E sempre, perchè a causa delle tasse, non sono redditizie le vie normali e non speculative. Per quanto riguarda le rendite, la tassazzione mi risulta essere dal 1998 ferma al 12,5%, e considerando che le borse sono a valori inferiori di allora, non vedo proprio come abbiano fatto ad aumentare ( le rendite finanziarie). Ribadisco, possiamo cercare di capire la realtà e conviverci, oppure possiamo prendere altre strade. Se si vuole fare, fatelo pure , basta che poi non ci si lamenti degli esiti negativi.

  18. errico

    Sono un piccolissimo imprenditore che opera nei servizi, nel ns campo molto della retribuzione è legata ai risultati, è illegale??? SI (e quando va bene diventa una partita iva). Se ci fossero contratti lavorativi di questo genere per tutti i settori sicuramente nel mio l’emersione dal lavoro non regolato sarebbe importante. Ma vai a trovare i politici in grado di caprie le esigenze del mondo del lavoro….. Forza Giannino il nuovo Montanelli

  19. antonio

    Molti che condannano la FIOM per il suo rifiuto a confrontarsi con Giannino, sono invece plaudenti quando il Presidente del Consiglo rifiuta di farsi intervistare da un giornalista che gli è ostile o di accettare un contradditorio. Personalmente penso che sfuggire al confronto sia segno di arroganza o di ottusità, in ogni caso di debolezza.

  20. Ugo Pellegri

    Purtroppo la FIOM ha perso la bussola dei grandi sindacalisti. Come ex direttore del personale ricordo la durezza ma anche l’obiettività per grandi personaggi come Bruno Trentin. Gli attuali dirigenti fannno solo quello che possono, dire sempre si ad una base massimalista. Ricordo che un vecchio sindacalista, in occasione del licenziamento dei facinorisi negli anni 80, ebbe a dire che Non amava Gianni Agnelli ma la FIAT la rispettava perchè era la sua vita. Bei tempi e bei sindacalisti!
    Alei dott. Giannino tutta la mia simpatia e solidarietà.

  21. Ugo Pellegri

    Purtroppo la FIOM ha perso la bussola dei grandi sindacalisti. Ricordo la durezza ma anche l’obiettività di grandi personaggi come Bruno Trentin. Gli attuali dirigenti fannno solo quello che sanno fare, dire sempre si ad una base massimalista. Ricordo che un vecchio sindacalista, in occasione del licenziamento dei facinorisi negli anni 80, ebbe a dire che non amava Gianni Agnelli ma la FIAT la rispettava perchè era la sua vita. Bei tempi e bei sindacalisti!
    A lei dott. Giannino tutta la mia simpatia e solidarietà.

  22. Matteo

    Caro Giannino, i complimenti non servono e non riassumono ciò che lei ha suscitato in me con la puntata sui precari della scuola. Io ho una laurea in Scienze Politiche e un Master in Scienze Amministrative ma da anni ho capito che era il caso di riqualificarmi e cercare un’altra professionalità. Nessuno ha mai protestato per quelli come me, nessuno ha mai preteso che fossi assunto a prescindere. Lavoro nel privato e sono valutato tutti i giorni, ho amici insegnanti che hanno quattro mesi di ferie all’anno e che, indipendentemente dalla loro professionalità, vengono pagati esattamente come chi non meriterebbe di sedersi di fronte ad una cattedra. Quando sollevo queste questioni sono tacciato di superficialità, di invidia, e mi si zittisce dicendomi che se volevo i privilegi degli insegnanti dovevo fare l’insegnante. Mi si dice di non parlare di scuola perché non faccio scuola. In che paese viviamo se nessuna forza politica ha il coraggio di affermare che i diritti e i doveri del pubblico impiego sono gli stessi dell’impiegato privato. Anche i figli dei disoccupati del settore privato hanno stomaco e fame come i precari della scuola. Basta con un sindacalismo egualitario che ha ucciso il merito e il futuro di questo paese. Ps sono un militante di SINISTRA

  23. Beppe

    stefano tagliavini :
    @MassimoF.
    Comparto delle ceramiche tra Reggio Emilia e Modena, alcune aziende hanno chiuso, altre hanno proseguito la produzione, secondo lei hanno investito nel settore immobiliare o nella ricerca, nell’innovazione e nelle risorse umane?

    Solo un piccolo esempio che mi pare illustri bene quanto la realtà sia, allo stesso tempo, più semplice e più complessa di quanto tu creda.
    Per alcune delle aziende, potresti banalmente considerare la casualità di avere 1-2 grossi clienti che falliscono o sopravvivono. In questi casi è una roulette: se sei fortunato ne esci vivo, altrimenti chiudi, a prescindere dalle tue strategie d’investimento.
    Ma questo è il meno. La cosa paradossale è che subito prima del crollo c’era stato il picco di produzione industriale a cui molte aziende avevano reagito con gli investimenti che auspichi tu, per aumentare la produzione. Quegli investimenti erano quasi sempre stati fatti a debito, contando sul fatto che il mercato tirava per pagare le rate dei mutui.
    Altre aziende invece non avevano investito nulla per varie ragioni…magari erano vecchie e vivacchiavano senza ambizioni, oppure contavano semplicemente di far fronte alle maggiori richieste del mercato aumentando gli straordinari o prendendo lavoratori temporanei, invece che innovare i processi, oppure venivano da cali progressivi di vendite pur in mercati positivi che le avevano lasciate con un eccesso di capacità (e quindi potenzialmente moribonde…).
    Prova a domandarti quali sono state quelle più colpite dalla crisi.
    Già, molte delle aziende che sono fallite erano quelle che avevano investito di più in ricerca, innovazione e risorse umane…strano il mondo, eh?

  24. stefano tagliavini

    @Beppe
    Quello che lei dice è vero, ma in alcuni casi sono ci stati imprenditori falliti proprio per la mancanza di innovazione ed altri che invece sono sopravvissuti facendo ricerca e investimenti per produrre e non per creare solo ricchezza attraverso attività meramente speculative. Sene ha vglia e tempo segua la vicenda della Burani Fashion Group. Io voglio solo capire se c’è differenza tra investire nella propria azienda per avere prodotti sempe più competitivi e appetibili sul mercato, sia sotto il profilo dei prezzi che sotto il profilo della qualità e chi investe ad esempio nel mercato immobiliare o anche in quello mobiliare comprando a dieci e sperando di vendere a 20. Inoltre, se il problema è la tassazione, possiamo pure ridurla ma allora pongo un altro problema che riguarda migliaia di persone che percepiscono uno stipendio davvero esiguo con il quale fare fronte a tutte le spese che la vita quotidiana ci impone. Vivere con 1000 euro al mese o anche meno non è possibile. Da questa crisi è aumentato il divario tra ricchi e poveri, se si vuole ridurre la tassazione per rilanciare investimenti e consumi bisogna anche redistribuire i redditi. Redditi che negli ultimi dieci anni non sono cresciuti nè negli USA nè in Italia o se vogliamo sono cresciuti poco. Sia chiaro io non ho alcun odio per chi è ricco ma chi è povero non ha meno diritti e le tasse vanno pagate da tutti, diminuendole se possibile, ma questo sarebbe implicito se la fedeltà fiscale fosse più estesa, così come occorre ridurre il lavoro nero. Di queste cose non ne sento parlare da nessuno, si parla solo di riduzione delle tasse come se ci fosse la certezza che a fronte di una riduzione della pressione fiscale certe categorie che evadono rientrerebbero nei ranghi della fedeltà fiscale, di costo del lavoro e produttività. Cose importanti ci mancherebbe e spesso supportate da indubbie ragioni ma si omette di considere che esistono decine di migliaia di precari che sono stati abbindolati con la scusa che il mercato flessibile avrebbe favorito l’ingresso nel mondo del lavoro, mantenendo questa situazione di precarietà come situazione del tutto normale e stabile, creando impossibilità di costruire un futuro e soprattutto interrompendo un trend che dalla fine della seconda guerra mondiale vedeva le nuove generazioni stare meglio di quelle precedenti. Inoltre i recentissimi tagli alla spesa pubblica destinata agli enti locali, avrà l’effetto di tagliare drasticamente i servizi sociali e le misure di sostegno per le famiglie in difficoltà. A loro cosa rispondiamo? Che se non riescono a pagare le bollette della luce accendano una candela?

  25. stefano tagliavini

    @errico
    non voglio offenderla ma trovo offensivo per l’inteligenza delle persone paragonare la pratica legale che, per sua informazione ho fatto per tre anni, con otto ore in una catena di montaggio. Lei provi a lavorare in catena i montaggio poi ne riparliamo. Per quanto riguarda i praticanti degli studi notarili e legali debbo dire che la responsabilità è anche nostra, se invece di organizzare feste si pensasse a cambiare le cose e pretendere un pochino di rispetto forse sarebbe meglio.

  26. Beppe

    stefano tagliavini :
    @Beppe
    1) Quello che lei dice è vero, ma […]

    2) Io voglio solo capire se c’è differenza tra investire nella propria azienda […] e chi investe ad esempio nel mercato immobiliare o anche in quello mobiliare comprando a dieci e sperando di vendere a 20.

    3) Vivere con 1000 euro al mese o anche meno non è possibile.

    4) Da questa crisi è aumentato il divario tra ricchi e poveri

    5) Di queste cose non ne sento parlare da nessuno, si parla solo di riduzione delle tasse

    Stefano, avevo detto di voler portare solo un piccolo esempio, poiché non ho nè il tempo, nè l’inclinazione missionaria di convincerla che sbaglia su tutta la linea.
    Io mi accontenterei della sua risposta 1), ma le voglio telegraficamente rispondere anche a qualche altro punto.
    2) Non dovrebbe esserci differenza morale: chiunque il soldi li dovrebbe investire dove rendono di più. Se i politicanti non introducessero con tassazioni idiote degli incentivi distorti, il mercato porterebbe le case a rendere molto meno delle fabbriche, con spostamento degli investimenti sulle attività produttive (sto semplificando per seguire il suo esempio di dicotomia immobiliare/produttivo).
    I piccoli imprenditori come me, che buttano tutto nella fabbrichetta a dispetto dei risultati, sono in media dei poveri illusi, ognuno dei quali (me compreso) scommette contro ogni evidenza di essere più bravo degli altri e di riuscire in qualche modo a far quadrare i conti seguendo la passione.
    3) Si sbaglia. Io e il mio socio lo facciamo da anni, pagandoci circa 800 al mese. Però abbiamo la soddisfazione di dare 1000 euro con tutti i contributi, tasse e tfr ai nostri dipendenti.
    4) Questo mi pare più che altro uno slogan. La maggior parte delle persone in Europa non ha perso il lavoro e ha mantenuto il reddito, mentre una parte piuttosto alta dei ricchi ha perso dal 30% in su.
    Per affermare una cosa simile sarebbe perlomeno necessario definire ricchi e poveri e poi portare qualche cifra a sostegno.
    5) Se si riferisce all’Italia in generale, spero che scherzi. Se invece si riferisce a Chicago Blog, vorrei capire che fastidio le dà. In un’assordante unanimità di luoghi comuni sulla bellezza delle tasse, ecc. ecc. un piccolo blog che cerca di argomentare il contrario (e pure con qualche argomento valido, come lei stesso ammette…), mi pare possa solo essere il benvenuto. Non le piace la pluralità?

  27. stefano tagliavini

    @Beppe
    Per quanto rigurarda la sua azienda le faccio i miei personalissimi complimenti credo che lei e il suo socio siate un esempio. Le tasse non vanno contemplate e non sono belle, ma ci sono persone che guadagnano molto di più di lei che fanno dell’evasione fiscale un asse portante della loro politica economica, chiamiamola così oppure persone che dichiarano al fisco molto poco e risultano porprietari di beni di lusso. Quando si parla i tasse bisogna distingure le due cose. Girare con la ferrari o con la jaguar, avere villa in città, al mare, imbarcazione e quant’altro non è un delitto e non deve essere motivo di odio, ma il nostro sistema fiscale ha dei pncipi che andrebbero applicati, tipo la progressività e l’evasione non è cosa da furbi. Certo per lei che cerca di mandare avanti la sua azienda garantendo ai suoi dipendenti salari decorosi, le tasse sono un ostacolo come per tanti suoi colleghi oltre a dover combattere con il mercato e la concorrenza del lavoro in nero. Ma il punto è che non tutti gli evasori lo sono guadagnando poco e che la lotta contro il sommerso non viene fatta. Le regole si possono cambiare ma democraticamente e nel rispetto della dignità delle persone. Per quanto attiene alla pluralità nulla da dire e nulla da dire su questo blog. Ho solidarizzato con Giannino senza se e senza ma per il fatto che la FIOM non partecipa ai suoi programmi, il confronto è linfa vitale della democrazia, ma un po’ di obiettività ci dev’essere per tutti a cominciare da me e soprattutto la condivsione di alcuni punti fondamentali, quali regole e principi che per illustri esperti di economia il loro venir meno è stata la causa della grave crisi economica. Concludo dicendo che il libero dibattito non può portare alle provocazioni, come ho letto in questo blog è davvero sconcertante paragonare la pratica legale che io ho fatto, con otto ore di catena di montaggio.

  28. MassimoF.

    Caro Stefano, che tutti devano pagare le tasse è un principio sul quale concordo perfettamente, ma l’unico modo per diminuire l’evasione è diminuire le tasse e le spese. Le spese perchè tutti gli eventuali extra introiti dovuti alla lotta all’evasione fiscale verranno mangiati dalla spesa pubblica, che continua ad aumentare, senza considerare il debito cumulato da ripagare. Le tasse, perchè la curva di Laffer non lascia il minimo scampo ( e su questo non mi dilungo , tanto sò che è inutile). Sul principio della progressività , sarà anche scritto sulla costituzione , ma allora è semplicemente un’altra delle cose da cambiare della nostra carta. Se per esempio le tasse sono per tutti al 20% , se uno guadagna 1000 euro paga 200 euro di tasse. Se uno guadagna 1.000.000 di euro , paga 200.000 euro di tasse. Il ricco paga più del povero. Invece, con la tassazione progressiva come è ora,lei applica una vera e propria discriminazione umana . La legge stabilisce di fatto che gli italiani non sono uguali e le leggi da applicarsi a loro sono diverse. Robert Nozick, pace all’anima sua ,il primo a far notare questo , aveva perfettamente ragione. Tutti gli stati socialdemocratici come il nostro, sono in realtà falsamente democratici e per nulla liberali. Ogni provvedimento teso a superare le discriminazioni sociali costituitesi in un quadro di regole dato, sarà sempre lesivo dei basilari diritti umani, a partire da quello che ogni persona è proprietaria dei frutti del proprio lavoro.

  29. firmino

    nella prima metà degli anni settanta, sulla “Notte”, notissimo(allora) quotidiano, dopo che era stato siglato il rinnovo contrattuale delle industrie chimiche, un articolo citava l’esempio di una piccola fabbrica di materie plastiche dell’hinterland milanese con 50 dipendenti(donne) di cui 49 non erano iscritte a nessun sindacato, mentre invece la 50ma era iscritta alla Cgil.Bene, se dopo vari scioperi e balle varie i lavoratori italiani erano riusciti grazie? al sindacato ad ottenere un aumento salariale, le dipendenti della fabbrica di cui sopra, rispetto agli altri prendevano già molto di più.
    Al che la dipendente iscritta al sindacato lo fece presente al sindacato stesso mostrandogli la busta paga.
    La risposta della Cgil fù quella di indire immediatamente uno sciopero con picchettaggio davanti alla fabbrica aspettando l’uscita del personale aposrofandole poi con gli epiteti che potete ben immaginare, tipo putt…a, zocc…a ecc.
    Tutto ciò per dire che questa è la Cgil!
    Mediatet gente, Meditate

  30. nicola maria tommasini

    Sono un piccolo imprenditore che sta lottando per poter produrre su 3 turni. SI, nella crisi c’è domanda di nicchia. Abbiamo una montagna di problemi. Viva Marchionne.

  31. Riccardo

    Nn so come iniziare Prof. Giannino, io la sento sempre alla mattina e l’ho seguita anche stasera a otto e mezzo sulla Fiat.
    La Fiat è giusto che si confronti con il mercato che chiede di comportarsi come si comporta, ma ci deve essere un limite rispetto al lavoro degli operai: sui turni, pause, tempistica. Nn si può pensare che il mercato da solo tiri il freno a mano.. per cosa dei diritti … risponderà sciocchezze i diritti, ma si cosa sarà mai questa fissa degli operai ….

    Sarebbe un ottimo ministro dello sviluppo .. seriamente

  32. Marco Falchi

    Premetto, non conosco a fondo la problematica peratnto quello che vorrei chiederli e frutto di un’analisi non approffondita.
    Sono d’accordo che ci sia la necessita di scelte contrattuali che innovano la vecchia contrattazione legata al contratto nazionale nella direzione di quella imposta da Fiat.
    Ma Le chiedo se non sia necessario capire e analizzare l’elevato consenso che il “no” ha avuto nel referendum, non si sono forse sottovolutate alcune necessità dei lavoratori?

    Grazie,
    complimenti sia per il sito che per la trasmissione radiofonica.

Leave a Reply