6
Set
2010

Germania, per qualche atomo in più…

A quasi un anno dalla storica vittoria elettorale del 27 settembre, CDU/CSU ed FDP sono finalmente giunte ad un accordo per prolungare la vita dei diciassette reattori nucleari della Repubblica federale. Basterà il voto del Bundestag; il Bundesrat, in cui l’esecutivo non ha più la maggioranza, verrà comodamente aggirato.* In una lunga riunione, tenutasi ieri in una Cancelleria assediata dai manifestanti ecologisti, gli esponenti del governo hanno stilato le linee guida di questo “phase-out dal phase-out”, come è stato ribattezzato in questi mesi dalla stampa.

Complici i dubbi del Ministro dell’Ambiente Norbert Röttgen (CDU), tradizionalmente vicino alle istanze ecologiste, l’inversione di rotta sarà solamente parziale e non certo, come la stampa italiana probabilmente titolerà, epocale. E questo perché la decisione voluta dal gabinetto rosso-verde nel 2001 di chiudere con l’esperienza nucleare non è stata affatto ribaltata. L’atomo è una “tecnologia-ponte”, hanno ripetuto in questi mesi gli esponenti democristiani e liberali. Liberarcene intorno al 2020 sarebbe prematuro, rinviamo dunque la fuoriuscita. Questo il succo del ragionamento. E così, mentre gli impianti più vecchi, quelli costruiti prima del 1980 potranno rimanere attivi per ancora otto anni, quelli più nuovi godranno di un posticipo di circa quattordici anni. Ciò significa che l’ultimo reattore chiuderà i battenti intorno al 2040. Come giustamente metteva a fuoco Henning Klodt su Wirtschaftliche Freiheit, quello che vi è stato di errato in questa stucchevole guerra di cifre sugli anni (e poi perché quattordici e non quindici o ventitré?) è che lo Stato gioca la partita sia in  qualità di regolatore, sia in qualità di attore. Non volendo limitarsi a fissare le regole del gioco (in particolare in tema di sicurezza), pretende di potersi occupare dei reattori come se fossero ancora di sua proprietà. E così il rischio continuerà ad essere quello di reattori chiusi quando ancora potevano funzionare o impianti tenuti in vita oltre ogni tempo ragionevole. In questo senso ha forse ragione – anche se la predica viene dal pulpito sbagliato – il presidente dell’SPD Sigmar Gabriel, che nell’annunciare un autunno caldo di proteste, ha accusato l’esecutivo di aver barattato la sicurezza con un po’ di denaro. E sì, perché la signora Merkel, per cercare di trovare la quadra e mettere d’accordo tutti, ha pensato di chiedere alle compagnie energetiche di pagare per circa sei anni una tassa aggiuntiva su uranio e plutonio (Brennelementesteuer) per risanare il bilancio, nonché di utilizzare i profitti per migliorare la sicurezza dei reattori e versare fondi per lo sviluppo (dopo vent’anni ancora a “sviluppà” stiamo?) delle energie rinnovabili, quasi che fosse pentita del passo intrapreso. Insomma, come al solito, la Cancelliera si dibatte vorticosamente tra le due C: confusione e compromessi. In buona sostanza, infatti, si annulla la recente decisione di tagliare i sussidi al solare. Ciò che è uscito dalla porta, pare  rientrare dalla finestra.

Al di là di quanto detto, il cambio di fronte rispetto al decennio passato è comunque da giudicare positivamente. Il rischio di un phase-out immediato avrebbe potuto condannare la Repubblica federale a bollette sempre più care e a pericolosi black-out.

*La Corte Costituzionale di Karslruhe è già stata attivata dall’opposizione.

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6 Responses

  1. Il punto è, siamo sicuri che abbiano prolungato la vita degli impianti entro i limiti di sicurezza?
    Le centrali vanno smantellate perché la radioattività le danneggiano irrimediabilmente nel tempo, prima o poi quegli impianti andranno chiusi che lo si voglia o meno.

  2. Stando a quanto ho letto, il documento approvato dal Consiglio dei Ministri prevede un monitoraggio continuo delle centrali per verificarne giorno per giorno gli standard di sicurezza. Una clausola di questo tipo, al momento del phase-out del 2001 non venne affatto compresa, limitandosi SPD e Verdi a stabilire che i reattori tedeschi erano estremamente sicuri. In ogni caso c’è ancora tutto un iter parlamentare.

    Per il resto, Lei ha ragione. Ma non crede sarebbe più sensato che fossero le compagnie energetiche a stabilirlo e non un diktat del Governo?

  3. negli USA centrali simili hanno avuto licenze di funzionamento per 60 anni, in germania quelle vecchie arriveranno a 40, quelle giovani a 50.

    è una decisione meramente politica, ma che può anche considerarsi come un trampolino per una futura decisione “alla americana”, cioè è l’ente regolatore che decide dopo richiesta della compagnia elettrica.

    in ogni caso non sarebbe stato sensato passare direttamente da una decisione di uscita ad una di “continuare finchè possono funzionare”, si deve fare una via di mezzo prima

  4. Rocco Todero

    Il pensiero lineare non e’ di questo mondo e sopratutto di quelli dove c’e una forte presenza social democratica. Allora: lo Stato fissa gli standard di sicurezza e smaltimento ( elevatissimi), lo Stato si premura di fare controlli scrupolosi e continui, i privati ci mettono i soldi e fanno utili se ci riescono. Punto e basta! Ma forse dobbiamo ancora convincerci tutti che le energie rinnovabili saranno pure rinnovabili ma senza sussidi sono antieconomici !

  5. alex

    Credo che la decisione politica e il dibattito che ne segue non possa prescindere dall’idea che il governo tedesco, anzi i governi in generale, abbiano della politica energetica in futuro. Dall’articolo mi pare di intuire che non ci saranno nuovi investimenti nel nucleare (almeno questo è che si vuole far credere). La qual cosa mi spinge a pensare che il dibattito vero sia questo: http://www.lavoce.info/binary/la_voce/articoli/cache_pdf/MA-QUELLE-FONTI-DI-ENERGIA-HANNO-COSTI-ESORBITANTI-1001868.pdf
    e che non lo si tenga in pubblico perché a pagare, guarda un pò, sono i consumatori.

  6. stefano tagliavini

    Viene sempre preso il modello tedesco come esempio per il rigore economico e la crescita della sua economia salvo dimenticare volutamente la politica fiscale. La Germania ha da sempre fatto una politica energetica invidiabile, investendo nel nucleare ma anche nelle energie rinnovabili e ci sono casi davvero molto significativi di questa politica. Quello che mi sembra vada sottolineato è la politica energetica coerente con il rispetto dell’ambiente e della sicurezza. Un esempio che nel nostro paese sarebbe difficile da attuare considerato il pressapochismo con il quale facciamo le cose, gli interessi che sarebbero appettiti da una classe politica corrotta e dal fatto che nel nostro paese vive e vegeta la criminalità organizzata. In tema di sicurezza occorre considerare la sismicità del nostro territorio. Se non riusciamo ad assicurare che le case siano costruite bene, difficile pensare che le centrali nucleari siano sicure. Io credo che il nucleare non sia affatto risolutivo del problema energetico e che anche la via al nucleare non possa escludere nè le fonti rinnovabili nè una vera politica di risparmio energetico che inevitabilmente dovrà portare ad un cambiamento di abitudini e stili di di vita. Il vero problema è proprio questo: pretendiamo di consumare sempre di più senza pagare i conti economici e ambientali.

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