31
Ago
2010

Krugman, Keynes, e strabismo congenito

Riceviamo da Leonardo Baggiani (IHC) e volentieri pubblichiamo

Gli editoriali di Krugman sono spesso più che irritanti, per lo meno dall’ottica liberalista; non potrebbe essere diverso visto che il suo faro è Keynes. Al Nobel Krugman (Nobel per aver studiato profondamente i tassi di cambio senza aver detto niente di utile ma averlo detto bene, secondo me) è stato poi ribattuto in modo efficace anche su Chicago Blog (si veda ad esempio questo pezzo, ma anche questo, di Monsurrò), peccato non aver assistito alle relative contro-repliche. In uno degli ultimi interventi, tradotto il 7 agosto sul Sole24ore (“Keynes fa bene a chi sa osare per tempo”), Krugman è riuscito a dire una cosa in qualche modo giusta ma sporcandola con una delle sue ricostruzioni “forzate”della storia economica: che il keynesianismo non comprenderebbe deficit pubblici perpetui, e che l’Asia è fiorita sulla spesa pubblica.

Premesso che non condivido l’esaltazione del ruolo dello Stato e della sua spesa, come discende dal lavoro di Keynes, non posso comunque obiettare sul fatto che un bilancio pubblico finito in rosso debba prima o poi venir riportato in pareggio; ancor meno posso obiettare sull’accantonamento di riserve da spendere in un momento successivo. Krugman in fondo ci ricorda che Keynes, pur nel suo (deprecabile) sostenere le virtù dell’interventismo, aveva ben presente il problema, e pertanto avrebbe suggerito il precauzionale accantonamento di surplus nelle congiunture economiche positive ad spendere poi per “compensare” le congiunture recessive; nel caso di deficit spending, parimenti ben visto da Keynes, questo dovrebbe poi venir recuperato nella successiva congiuntura economica espansiva. In fondo si tratta del comportamento prudenziale di qualsiasi soggetto economico che accantona in vacche grasse per fronteggiare in vacche magre o che si indebita nella fasi negative per ritornare in pareggio durante la ripresa, permettendo così lo smoothing del proprio standard di vita.

Chiaramente il problema con lo Stato è la sua forza “impositiva” sulla ricchezza di tutti, sia dal lato del prelievo che dal lato della distribuzione, che comporta distorsioni nell’allocazione delle risorse rispetto ad un ambiente economico “libero” da prevaricazioni giuridiche. Queste distorsioni restano, sia che si applichi un keynesianismo “corretto” che un deficit spending spinto e perpetuo; questo punto non è in discussione. Fatta questa precisazione si deve riconoscere stavolta in Krugman un barlume di coscienziosità economica che non vuole un deficit permanente, e quindi un continuo e crescente depredare e consumare il futuro dei contribuenti e dei loro discendenti. Un sacrificio può esser fatto per proteggersi contro un futuro avverso; un anticipo sul futuro può esser chiesto, se si è pronti a saldare il conto il prima possibile. Ciò però stona con le prescrizioni di politica economica che provengono anche dallo stesso Krugman, quando ha più volte contrastato i proclama di contenimento della spesa pubblica, ciò che pomposamente qualcuno ha chiamato austerity, finalizzati al riordino dei conti pubblici. Krugman, tra molti altri, ha denunciato l’inappropriatezza di queste politiche perché spingono l’economia verso una nuova recessione, mentre adesso andrebbe incrementata la spesa (in deficit), spesa che tra l’altro avrebbe incrementato il PIL quindi le entrate fiscali e si sarebbe pertanto “pagata da sola” (una sciocchezza colossale che non so come si possa ancora sostenere, sia perché è palesemente insensata e sia perché la spesa pubblica dei precedenti decenni ha fatto tutto tranne che ripagarsi).

Ora, chiudo un occhio e dico che va bene spendere statalmente pure in deficit nelle fasi recessive in forza di quanto accumulato nel precedente boom, ma all’interno di questa regola di responsabilità fiscale come si può adesso chiedere ulteriore spesa se l’accumulo precedente non c’è stato? Io chiudo un occhio, Krugman li tiene aperti entrambi, però è strabico. Non è possibile mangiarsi ulteriormente il futuro dei contribuenti come si è fatto sia nella precedente recessione e nella successiva ripresa, il “debitore” deve pagare, punto e basta. Questo porterà un double dip? Be’ direi che non è altro che il prezzo del consumo di spesa pubblica goduto quando invece questa avrebbe dovuto ritirarsi, quindi si fa pari. Non è corretto ammettere, come fa Krugman, che gli Stati occidentali hanno sbagliato gestione, non hanno accumulato risorse da spendere in questa fase di difficoltà, e poi chiedere comunque il loro salvifico intervento di spesa. Il problema qui non è più “economico” ma “politico”; il ruolo di un economista, Krugman compreso, non deve essere quello di predicare bene e spingere a razzolare male, ma di illustrare le sue spiegazioni e indicare i suoi scenari a governanti e governati per poi lasciare che i secondi giudichino i primi e valutino le loro stesse pretese. Predicare l’equilibrio e poi strabicamente chiedere sempre e comunque spesa in deficit è invece un bel modo di illudere che ci possa sempre essere una via di fuga dai propri vincoli di bilancio.

E dopo aver detto una cosa “mezza-giusta”, Krugman spara una delle sue ormai classiche “bombe”: l’occidente non può uscire dalla recessione perché non ha accumulato in precedenza le risorse per farlo, mentre l’Asia viaggia a grandi ritmi proprio perché ha accumulato nel passato e ha potuto mettere in campo rilevanti stimoli keynesiani. Ora, gentile Paul, ma veramente ci vuoi raccontare che la forza dell’Asia e in particolare della Cina discende dal rigore finanziario avviato nel 1997 su richiesta del FMI? Il rigore del 1997 era la risposta dovuta alle crisi sui tassi di cambio, il “sudden stop and reversal” di Calvo, partito dall’eccesso di debito (quindi di spesa pubblica pregressa) costruito su un tasso di cambio fisso che non rifletteva lo stato delle finanze pubbliche e quindi gli incentivi effettivi sul controllo inflazionistico. La storia di quel “risanamento” è pertanto ben più articolata della banale ricostruzione offerta, non può ridursi ad una forza cinese costruita “solo” sulla spesa pubblica attuale di riserve accumulate a partire dal ‘97, e deve pure tenere conto di cosa significhi entrare nel WTO ed aver accesso a nuovi mercati disponendo di una enorme quantità (ancora non esaurita) di fattori produttivi che fino a quel momento non avevano trovato ragion economica di impiego. La Cina ha un rapporto debito/PIL ormai ridicolo per gli standard occidentali. È certo intervenuta negli ultimi tempi a sostenere l’economia, ma non sono stati questi interventi a costruire la sua attuale forza, quanto la possibilità di sfruttare le proprie sotto-utilizzate risorse grazie alla prodigalità dei partner occidentali che campavano praticamente di spesa pubblica. La spesa occidentale ha gonfiato le loro tasche, ma loro giustamente si sono ben guardati dal trasformare il tutto in nuova spesa; questo ha permesso di “aiutare” l’economia negli ultimi pochi anni, ma si è aiutato una economia non drogata e che ha potuto continuare a contare su un occidente incapace di tornare indietro dai precedenti livelli di spesa. Se la gestione di una finanza pubblica è all’origine della forza cinese, questa è la finanza occidentale ed in particolare statunitense.

Caro dott. Krugman, comunque tu la metta, finché il tuo occhio congenitamente strabico continua ad associare unicamente la spesa pubblica alla crescita economica, non puoi stupirti che il Keynesianismo sfoci regolarmente in una politica di deficit statali perpetui.

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23 Responses

  1. Martino Sabia

    Grazie leonardo.

    Dal link postato non trovo il link all’articolo originale e sul nytimes non riesco a trovarlo… non è che sapete dirmi da quale articolo è tratta la traduzione?

  2. Nicole Kelly

    Cerco di spegarLe perché essere keynesiani è obbligatorio.
    La moneta ha una funzione primaria che non molti capiscono (sopratutto gli economisti)!
    La moneta è principalmente un’informazione, molto semplice, come un semaforo.
    Il bottegaio, quando a sera preme il tasto del cash-register, e dopo il suono argentino guarda nel cassetto dei denari, conosce lo stato della sua sfera economica e agisce di conseguenza in base all’informazione “livello di incasso” che è come dire: ogni moneta è un segnale il cui livello (basso-alto) permette di prendere decisioni.
    Le crisi dipendono dal fatto che in un certo momento i segnali diminuiscono e questo, in una fase iniziale, perché la moneta finisce in qualche posto da dove non può più esercitare la sua funzione di infornazione, poi, siccome la mancanza di informazione blocca l’attivitá progressivamente, il segbale si attenuia del tutto.
    La funzione dello stato keynesiano non è andare a trovare in quale buco sono finiti i soldi, ma immettere nuova informazione nel sistema.
    Bisogna pompare energia perché il flusso si riprenda, ergo keynes vale sempre perchè c’è sempre un buco dove i soldi spariscono e non c’è verso di farli rimettere in curcolo.

  3. MassimoF.

    @Nicole Kelly: lei confonde i prezzi con la moneta. A dare i segnali che dice lei sono i prezzi. La moneta non è altro che il mezzo attraverso il quale avviene lo scambio di beni diversi con prezzi diversi. Se lei immette denaro nel sistema non immette nuova informazione , semplicemente distorce quella che c’è. Se ipotizza un sistema nel quale è prodotto un solo bene, che costa 10 euro, e nel sistema ci sono 10 monete da 1 euro, e ad un certo punto lei raddoppia la quantità di moneta, lei avrà 20 monete da 1 euro, e un bene che costa 20 euro. Quì il monetarismo si ferma, e già basterebbe a falsificare il suo ragionamento. Ma la teoria austriaca và avanti e mostra che la sua teoria è anche peggiore. Questo perchè, alcuni soggetti non razionali possono pensare che la variazione positiva del prezzo voglia dire che è aumentata la domanda di quel bene ( cosa non vera ), e quindi sono spinti ad aumentare la produzione di quel bene. Però la domanda è rimasta la stessa. Succede quindi che quando la nuova quantità di quel bene arriva nel mercato, il prezzo del bene si adeguerà al valore reale e gli ultimi imprenditori, quelli distorti, non saranno in grado di guadagnare abbastanza per ripagare gli investimenti effettuati. Ecco quindi che ci si ritroverà in recessione in quanto saranno costretti a liquidare gli investimenti errati. Senza considerare che se il denaro per i nuovi investimenti era stato preso in prestito dalle banche , anche queste saranno in difficoltà. Più denaro lei immette nel sistema, più i prezzi saranno distorti e più mala-investimenti verranno fatti. E ovviamente , più fragorosa sarà la caduta.

  4. teleprompter oba oba

    Bell’articolo, complimenti Guest, ma a dare dello strabico a Paul “Enron” Krugman sei fin troppo gentile. Il compagno Paul ha vinto il nobel perché appartiene alla casta degli antropologicamente superiori e soprattutto per dare l’ulteriore spintarella all’elezione del faraone mezzo nero. Più che l’analisi dei tassi di cambio quello che ha fatto vincere il premio ignobel a quel furbastro é l’essere liberal, aver sparato ad alzo 0 per 8 anni contro la presidenza Bush e la campagna elettorale del 2008. Ha ragione Nassim Taleb: il nobel per l’economia é da abolire.

  5. @Nicole Kelly
    Io cerco di spiegarLe perché essere liberali è obbligatorio: lo Stato non è Dio, lo Stato è fatto di uomini non di Dei o Supereroi, e se io e Lei, uomo e donna, siamo fallibili nei nostri interessi pur conoscendo le nostre esigente e possibilità, figuriamoci un politico, uomo o donna, che nemmeno conosce il nostro nome.

    Inoltre, in aggiunta alle osservazioni di MassimoF, Le direi anche che “decidere di star fermi è comunque una azione”: una moneta che “va da qualche parte dove non dà informazioni” è di per sé una informazione sul fatto che non ci sono impieghi economicamente decenti per cui il sistema deve ritirarsi dai precedenti eccessi se non vuol mangiarsi il futuro dei figli e dei nipoti. Stia attenta a non confondere il segnale non gradito con un “non segnale” giustificandosi così a “creare dall’alto” i segnali più desiderati benché infondati.

  6. @Nicole Kelly
    L’idea della moneta come informazione non è certo keynesiana. Del resto – è logicamente contraddittorio dire che la moneta è informazione e che se la moneta non è sufficiente va messa lì dove serve. Siccome sarebbe iniettataa caso, non può essere informazione.

    Togliamo quindi la parola “informazione” dal suo commento, visto che non c’entra granché, è rimane: non c’è abbastanza moneta, iniettiamola. E’ stato fatto: tutti gli interventi delle banche centrali puntavano ad iniettare liquidità. Non è andata da nessuna parte perché il problema non era quello: non c’è nessuna trappola della liquidità, c’è un problema strutturale.

    Se la gente avesse avuto bisogno di moneta, l’avrebbero presa e spesa.

    Le teorie keynesiane hanno una certa tendenza a sopravvivere alle confutazioni logiche ed empiriche…

  7. Caber

    aggiungerei un’altra cosa

    se nicole kelly è keynesiana convinta dovrebbe riconoscere (partendo proprio dalle basi) che la moneta va da qualche parte in C I G o NX
    (almeno che uno non la scarichi nel water… ma penso siano in pochi a farlo…)

    mi piacerebbe sapere quindi secondo lei in che buco nero finirebbe la moneta…

  8. Nicole Kelly

    In mancanza di correttivi ex ante, la ricchezza finisce sempre per concentrarsi in una parte piccolissima della popolazione che non è in grado di spendere quella ricchezza come farebbero migliaia di persone con quella stessa ricchezza parcellizzata.
    Insomma, in un sacco una noce (anche di platino) non fa rumore.
    Per evitare manovre keynesiane ex post occorre intervenire ex ante, ad esempio obbligando/favorendo retribuzioni più alte, molto più alte di quelle che oggi girano in Italia (e che moltissime aziende sane si possono permettere)!
    Purtroppo una delle vere jatture per certe economie è la mancanza di un sindacato che faccia il suo lavoro e non la politica: cioè chiedere salari adeguati.
    Avremo distribuzione di ricchezza, più consumi, lavoratori produttivi e anche proattivi.

  9. MassimoF.

    @Nicole Kelly: quella che proponi è l’interpretazione sraffiana della teoria di Keynes. A livello teorico è stata completamente falsificata , in italia da Ricossa; a livello pratico proprio l’esperienza italiana degli anni ’70 ha dimostrato che porta solo a più inflazione e più disoccupazione.

  10. Ma sì! Alziamo gli stipendi a tutti, era così semplice! Non abbiamo soldi? Creiamoli! Diamoli! Era semplicissimo! Ma che ci frega del mercato? Cosa sono i contratti? Cosa è la produttività? Baggianate! Print and Distribute for a New Brave World! Manda una mail a Obama, ché magari ti assume.

    E poi che facciamo? Spariamo ai cinesi che si avvicinano al confine con merci a prezzo più basso? Spariamo agli africani che ci vogliono vendere la verdura a prezzo più basso? Spariamo anche agli olandesi che ci vendono i pomodori a prezzo più basso? No, sai, se dobbiamo statalmente e benignamente garantire un lavoro e uno stipendio alto, qualcosa di questo andrà fatto…

  11. Caber

    Mha… non mi sembra molto sensato il discorso della noce…

    Anche perchè se “il ricco” non è in grado di spendere soldi in consumi facendo “girare l’economia” ha due alternative

    “spenderli” come investimenti (che comunque dovrebbero essere prodotti i relativi beni durevoli e quindi i soldi girano lo stesso) oppure buttarli nella stufa… e non ho mai visto nessuno diventare ricco così…

  12. @Caber
    Più che altro non li può tesaurizzare (credo Keynes pensasse sempre ai dobloni nelle cassepanche); al massimo infatti li mette su un conto in banca, o in un deposito, quindi diventano provvista perché la banca li presti (e qualcuno li investa o se li mangi eccetera…). Se poi nemmeno la banca li presta… oh, si vede è proprio una congiura ( 😀 ), non c’è trippa per gatti, né idee buone da finanziare.

  13. Nicole Kelly

    @Caber, diceva Galbright che il super-money, cioè la ricchezza in grandi concentrazioni è una cosa completamente diversa dal denaro normale; molto di queste ricchezze sono parcheggiate in investimenti finanziari e non immediatamente produttivi se non per chi stacca cedole, quindi “il segnale” moneta si attenua.
    Il livello dei salari tedeschi non è stato raggiunto in una sola botta, ma il sindacato ha ottenuto che crescessero man mano che le aziende facevano utili, e nonostante in Germania ci siano stipendi alti, l’economia tedesca non ne soffre.
    Comm’è stu’ fatto?
    Io dico che il lavoratore che non ha pensieri: lavora di più, collabora, si sente parte di un progetto-azienda e di un progetto-paese.
    Ma invece vediamo che l’impostazione sabaudo-clericale dell’economia italica è di avere “dipendenti” inquadrati, coperti e tenuti sotto stretta sorveglianza.
    D’altra parte perchè i giovani hanno messo ai primi posti come film da salvare “Fantozzi”?
    Perchè ogni ragazzo italiano un fantozzi lo tiene in casa, ha un padre e a volte una madre che vive una vita fantozziana in aziende che sono anche peggio di quelle del film che, paradossalmente, è la vera Corazzata Potemkin italiana!

  14. Caber

    @ Leonardo
    come insegnano i tempi appena trascorsi le banche non si tengono in casa nulla… piuttosto li prestano male ma li prestano…

    @Nicole Kelly…
    ma insomma… parliamo di ricchezza o di moneta? perchè qui mi sembra si stia sparando nel mucchio…
    non entro nel discorso sindacale che non fa neanche parte del mucchio: è un tiro molto lontano dal bersaglio (OT in parole povere)

  15. @Nicole Kelly
    il sindacato tedesco ha ottenuto quanto dici perché la bassa manifattura tedesca è stata delocalizzata a suo tempo nell’est europa prima che fossero costretti a mandarla in cina, e loro si sono tenuti produzioni tecnologicamente più avanzate, quindi a maggiore redditività e capital-intensive, il che fa alzare la produttività del lavoro e con quella gli stipendi. Tra l’altro sono accerchiati da paesi palesemente inflazionati (in senso monetario) che reggono loro la richiesta di export.
    Nel punto di maggior difficoltà recente il sindacato tedesco tra l’altro ha permesso che la gente lavorasse meno e venisse quindi remunerata meno.
    I sindacati tedeschi sono stati più realisti del Re, e non salariamente spregiudicati nelle loro richieste.

  16. Caber :@ Leonardocome insegnano i tempi appena trascorsi le banche non si tengono in casa nulla… piuttosto li prestano male ma li prestano…

    per la verità sanno anche tenere in casa o meglio in tasca (vedi le deposit facility presso le banche centrali); cmq se per prestare male intendi acquistare titoli di stato (altra favolosa trovata), siamo d’accordo.

  17. Caber

    @Leonardo
    no, intendo che non li tengono come liquidità
    quindi fanno mutui subprime, comprano titoli di stato e anche depositi presso le banche centrali… comunque la moneta in quanto tale non rimane in casa delle banche…

  18. @Nicole Kelly
    Perchè un agricoltore americano guadagna molto di più di un agricoltore vietnamita? Perché uno usa un trattore supersofisticato che gli consente di arare (sparo) 1 ettaro al giorno quello vietnamita usa la zappa e ara 100metri quadri al giorno. La differenza la fa la disponibilità di beni capitali. Questi si ottengono con il risparmio e con accumulo di capitale (da qui anche la differenza tra gli operai tedeschi e italiani). Chi impedisce l’accumulo di capitale auspicando redistribuzioni in nome della “giustizia sociale” impoverisce i lavoratori. Quanto all’improduttività del capitale investito in obbligazioni, questo vale soltanto per quelle statali che vanno a finanziare consumi mentre se si finanziano aziende queste dovranno investire il denaro ricevuto per farlo rendere più del suo costo altrimenti dopo un po falliscono.

  19. Marco

    Non mi piace essere come l’autore ed esprimere concetti sparsi per aggiustare il discorso al mio scopo pertanto mi accingo a dare al lettore soltanto una riflessione macroeconomica ricordando che Y = G + I + C. Allora un livello alto di spesa pubblica (può essere raggiunto anche con surplus in alcuni periodi) essa costituisce un FLOOR alla caduta del Pil. Un saluto

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