27
Ago
2010

Preparatevi all’oppressione finanziaria, dice Morgan Stanley

Da due giorni i blog finanziari rilanciano questo report che Morgan Stanley ha commissionato ad Arnaud Marés, ma non pubblicato se non molto dopo che il testo già girava.  In effetti, vale la pena. La tesi è che è “del tutto ottimistico dare per scontato che la tutela dei bondholders pubblici (e bancari, oops!) possa proseguire ad libitum escludendoli da perdite patrimoniali come unica costituency integralmente protetta”. Alla luce dei debiti pubblici e soprattutto della sottostima della sfida fiscale che sta di fronte a molti Paesi avanzati “c’è un’alternativa al semplice default sovrano: l’ ‘oppressione finanziaria’, cioè l’imposizione ai creditori di tassi reali di ritorno dell’investimento negativi o artificialmente bassi, strumento più volte usato nella storia in circostanze analoghe”. E’ meglio che gli investitori si preparino, la mesta conclusione.E’ vero che in passato i debiti pubblici dei Paesi elader hanno toccato vette elevatissime. E la storia successiva sembra rassicurante. Gli Usa alla fine del secondo conflitto mondiale avevano un debito pubblico superiore al 110% del GDP, il Regno Unito superiore al 250%, la Francia superiore al 280%, e non sono falliti.  Anzi il debito pubblico britannico ha una media storica in realtà superiore al 100% dacchè esiste, cioè dal 1693. La Francia stessa è fallita una sola volta, nel 1797, dacchè esiste il suo debito pubblico moderno, cioè dal 1789.

Ma le buone notizie finiscono qui. Perché in realtà la tecnica vigente di rapportare il debito pubblico al Pil è fallace e menzognera. Sottostima passività pubbliche contrattuali esistenti, a cominciare dalla promessa previdenziale futura (nel solo Regno Unito, un 58% di debito pubblico aggiuntivo).  In più, non è tanto il rapporto sul Pil a rilevare, quanto il rapporto rispetto al gettuito attuale e potenziale. E in questo caso i rapporti cambiano molto. I Paesi col prelievo alto  hanno storicmente una miglior sostenibilità, la loro economia è più abituata a essere “strozzata” dal fisco esoso e dalla politica dissipatrice. Di conseguenza, il rapporto tra debito e gettito vede l’Italia passare dal 115,8% del Pil a fine 2009 al 187,5% delle revenues, ma la Francia passa dal 77,6% al 161,7% e la Germania dal 73,2% al 165,3%: gli Stati Uniti, che hanno un gettito federale pari a soli 14,8% di GDP, vedono il loro debito pubblico a fine 2009 schizzare al 358% del gettito…

Invito inoltre a considerare con attenzione il grafico 4: rielaborando il debito pubblico a valore netto, cioè con un calcolo attuariale che comprenda tutto l’attivo e il passivo, tra asset mobiliari e immobiliari,  il valore netto delle future spese primarie secondo le vigenti leggi nonché i costi pubblici del bilancio integenerazionale e demografico atteso, come più volte ci è capitato di richiamare si nota i effetti la conseguenza positiva nel loungo termine delle riforme previdenziali attuate in Italia dalla Dini in avanti: il valore netto della posizione del governo italiano è praticamente pari al livello attuale cioè negativa per 1,2 volte il suo Pil, quello della Germania è negativo per 5 volte il suo Pil, quello della Francia 6 volte, quello degli USA 8 volte,  il regno Unito negativo 10 volte. Spagna Irlanda e Grecia stanno tra le 14 e le 16 volte.

Prima conclusione: anche senza default  i governi non hanno altermativa a rendimenti bassi e bassissimi dei titoli pubblici, negativi rispetto all’inflazione che si creerà. Seconda conclusione, più sociale: ci sarà un problema crescente per gli anziani, classicamente i maggiori detentori di Bonds pubblici, ma contemporeamente coloro che avanzeranno più pretese di trattamenti sociali pubblici. La posizione del creditore-debitore non è mai molto agevole.

You may also like

La Corte costituzionale: no alla «democrazia in deficit»
To be or not to be… Vogliamo vivere! La coscienza dei Parlamentari e degli Italiani
C’è una patrimoniale nel futuro del sovranismo?—di Davide Grignani
Altro che contrasto alla ludopatia: il decreto dignità è una tassa sulla malattia

17 Responses

  1. Nicole Kelly

    Il primo dovere dello stato “sociale” è onorare i contratti pensionistici e sanitari con i suoi cittadini ex contribuenti, cosa che si fa tramite le tasse e i contributi pagati da chi produce oggi, ed è razionale che chi riceva una provvidenza non possa pretendere dallo stato un’ulteriore introito sotto forma di rendita sui titoli pubblici, quindi è giusto che questa rendita parassitaria vada eliminata ponendo la rendita a livello dell’inflazione.
    D’altra parte questi capitali (enormi) immobilizzati in debito pubblico non vanno alle aziende come capitale di rischio, quindi sono due volte parassitari.

  2. MassimoF.

    @ Nicole Kelly: le dò ragione , nonostante la completa mancanza di nesso causale tra pensione pubblica e pretendere altri introiti statali. Il problema che però rende problematico il tutto , se non impossibile, è che il debito pubblico, non è imposto, ma venduto, ai sottoscrittori. Se il sottoscrittore si aspetta poniamo un rendimento al netto di tasse e inflazione dell’1%, lei lo potrà fregare una volta, ma la seconda, lui vorrà un prezzo di vendita che gli assicuri quell’1% al netto di tasse e inflazione. Se lei non ci stà, lui semplicemente non comprerà i titoli pubblici, e lo stato andrà in default.

  3. Silvano_IHC

    Nikole Kelly, le do torto: non c’è nessun contratto pensionistico, è tutto solo lobbing politico redistributivo. Il vitalizio poi è “la rendita” per eccellenza. Quella che si studia nelle prime 2-3 lezioni di matematica finanziaria. Bene o male la sottoscrizione del debito pubblico rientra nell’alea delle scelte individuali e libere. Tassare i giovani lavoratori (a fronte di risibili quanto melliflue promesse, la cui realizzazione si pospone ogni volta sempre di più) per mantenere lo status quo di gaudenti pensionati è semplicemente un estorsione “democratica”. E poi ci sono quelli che fanno “oh” di fronte a chi porta i soldi all’estero, ai talenti che emigrano paese e alle fabbriche che si spostano. Per costoro un bel default ci vorrebbe: realizzerebbero tutto d’un colpo che le promesse sociali dello stato (i.e. dei politici) sono semplicemnte flatus vocis.

  4. Pastore Sardo

    Facciamo un bel giochino:
    che paese consigliamo a nostro figlio di trasferirsi per lavoro per non pagare le pensioni ai privilegiati dei diritti (furti) acquisiti e ottenere una pensione dignitosa per poter vivere la vecchiaia serenamente (senza doversi trasferire ulteriormente in un paese dove il costo della vita è bassissimo).

    xSilvano_IHC
    io sto cercando di iniziare a lavorare nel turismo con clienti prevalentemente non italiani …. e successivamente stare a guardare un bel default in Italia.

  5. Nicole Kelly

    @Massimo F , vedo che Lei ha compreso in pieno la mia idea e però dovrebbe essere consequenziale anche sul fatto che, se la gente non sottoscrive più il debito pubblico, si affama la bestia-stato e la si costringe a:
    1) ridimensionare ASAP le spese “estorte dai cittadini ai politici tramite il voto”;
    2) imporre il livello e un modo di tassazione adeguati a pagare quelle spese che i cittadini continueranno a ritenere ancora essenziali;
    3) mettere un tetto alla pensioni (come si fa in molti paesi)

    Sul default eventual da non sottoscrizione
    dal dopo-euro in poi il debito pubblico posseduto dagli italici è sceso al 45% perchè, con i rendimenti infimi rispetto alla pacchia pre-euro, i BOT-people si sono spostati in massa sul mattone, dove possono fare i rentier con i fitti (creando altri problemi all’economia), ma il resto della gentarella che vuole/deve tenersi liquida non metterà certo i soldi sotto al mattone come Peppino e dovrà utilizzare un deposito “immateriale” (posta, banche, P/T, BOT , e si tenga conto che i BOT-people sono in massa gente con poca cultura finanziaria e anche poca di quella generale

    @Pastore Sardo: USA, CA, Brasile, nell’ordine

  6. MassimoF.

    @ Nicole Kelly: riporto la sua frase ” si tenga conto che i BOT-people sono in massa gente con poca cultura finanziaria e anche poca di quella generale ” . Si rende conto che lei stà dicendo che dobbiamo far pagare il debito a persone che in gran massa sono povere, visto che la sua descrizione è esattamente quella del piccolo risparmiatore povero. Inoltre , la composizione del debito tra estero e italiano, rende in realtà ancora più complicato far scomparire la rendita dei titoli di stato. La parte estera, non verrà toccata dall’inflazione e dalle tasse, senza considerare il problema che le ho già esposto. Per quanto riguarda la parte italiana, lei stessa ha dato la risposta, ovvero gli italiani mettono i loro soldi nel mattone. Questo non succede da pochi anni,ma se guarda la storia degli investimenti in italia vedrà che succede praticamente da sempre. Questo perchè, quello che lei propone è quello che la politica italiana ha sempre fatto, ma il risparmiatore non è completamente stupido, ed ha imparato a difendersi.

  7. Nicole Kelly

    @MassimoF.

    Ma Lei si rende conto che quel quel 45% di debito pubblico “posseduto dagli italiani stessi” sono tasse, imposte e contributi che, negli anni, non sono stati pagati o che i governi non hanno potuto richiedere perchè avrebbero perso le elezioni?
    Cosa sono questi 800 miliardi di euro se non il frutto di un ricatto: o mi dai servizi (che non voglio pagare) o non voto per te?
    Ovviamente non sto parlando del singolo onesto che ha pagato tutte le tasse, imposte e contribuzioni richieste e si è fatto un gruzzolo onesto, ma di tutta la nazione che ha risparmiato in modo disonesto, una nazione che fa finta che ci sia da qualche parte una specie di caverna di Alì Babà senza fondo per cui possono avere una sanità scandinava, migliaia di università sotto casa, partecipare a missioni militari, foraggiare contadini e industriali che non investono il loro denaro (che serve invece a comprare il villone e la barca alle sciurone) e che pure loro minacciano il governo pro-tempore con il ricatto: o mi dai soldi o licenzio gli operai?
    Massimo F, questo è il paese di Bertoldo, di finti contadini e artigianelli poveri che, mendicando e ricattando i governi, si mettono i soldi da parte (per Bot o case) e impongono che il debito gli fornisca di tutto, dai pannoloni a TAC sofisticatissime.
    Giusto per non andare a vaccari che ogni tanto invadono con trattori Milano perchè non vogliono pagere le quote latte, Lei vede che sta succedendo in Sardegna?

  8. MassimoF.

    @ Nicole Kelly: mi perdoni ma non la seguo. Il paese è gestito male. Su questo credo siamo d’accordo. Ci sono spese inutili, e anche quì credo che siamo d’accordo. Forse siamo d’accordo pure su meno tasse, anche se dubito che lei partirebbe dalle fascie più alte, anzi. Ma per il resto, ripeto, non riesco a seguirla. Abbiamo un debito altissimo. Qualcuno lo deve pagare. Innanzitutto evitiamo di farne di nuovo ( come invece propone Vendola sul sole 24 ore di sabato scorso ). Poi, per il pagamento , lei dice sostanzialmente, non paghiamo gli interessi. Su questo le posso anche dare ragione, ma le faccio gentilmente notare che è molto più facile dirlo a parole che a farlo. Le ragioni gliele ho esposte nei post precedenti e non le ripeto, il resto è contorno, bello o brutto quanto vuole, ma che non cancella i problemi.

  9. fabio

    Sul debito dello stato c’è poco da chiosare e una ruota che se si ferma, per problemi di sistema ..amen…ma se si ferma per rendita irrosoria e un suicidio senza pari..
    Il rapporto con le pensioni e solo voto di scambio … basterebbe mettere un tetto massimo molto basso 2000 euro per esempio, ma alle successive elezioni il diritto di voto dovrebbe essere consentito solo a chi non lavora per lo stato e naturalmente chi non e in pensione.
    Anzi io una prova di voto con tale ghigliottina la farei … dal tronde gli operai della Fiat mica votano il consiglio di amministrazione.

  10. Riccardo

    sinceramente sono sorpreso: che l’Italia sia il paese più virtuoso (e di molto) rispetto a Francia, Germania, Regno Unito e USA mi sembra inverosimile, non è che nelle stime attuariali si nasconda qualche buccia di banana?

  11. michele penzani

    @Nicole Kelly: come lei ritiene che:”questo è il paese di Bertoldo, di finti contadini e artigianelli poveri che, mendicando e ricattando i governi, si mettono i soldi da parte (per Bot o case) e impongono che il debito gli fornisca di tutto, dai pannoloni a TAC sofisticatissime.
    Giusto per non andare a vaccari che ogni tanto invadono con trattori Milano perchè non vogliono pagere le quote latte, Lei vede che sta succedendo in Sardegna?”
    …Parimenti ritengo che questo, invece, sia il paese del “tax (stupid) without representation”, ove i finti contadini, artigianelli e vaccari in genere, paghino servizi lottizzati (e molto spesso scadenti) a chi, per legge -di fatto- dichiara quello che vuole e si è costruito il paradiso fiscale in casa. A partire dalle coop, fino alle fondazioni di qualsivoglia soggetto…Sempre riconducibili a chi è bene rappresentato in parlamento e nell’economia dei grandi numeri (faccia lei i settori). E non mi venga a dire che la contingenza commerciale che si trova l’export italiano, per quello che riceviamo in cambio dagli altri partner europei, ci dia una mano nel guadagnare competitività.
    La giustizia comincia con la semplicità di una sola aliquota fiscale per ogni categoria…Il resto è fuffa che si “dopa” con statistiche, filosofia ed approcci economici che vengono smentiti solo con semplici esempi di quanti italiani del sud (e non solo) occupano gli ospedali riuniti di BG, chi comanda gli appalti edili nelle varie regioni e chi sono i componenti delle ASL e sim.
    In soldoni mi piacerebbe vedere non un grafico, ma il flusso monetario in entrata ed in uscita della COOP, cercando di capire QUANTO mette dentro l’Agenzia delle Entrate.

  12. @michele penzani
    Si parla della macroeconomia non del singolo o del gruppo perciò, anche se i servizi sono lottizzati, cioè si compra una TAC perchè qualcuno prende una mazzetta per “farsela vendere”, il servizio viene comunque reso a cittadini che non pagano le tasse per potersela permettere quella TAC.
    In parole povere: dai governi socialisti in poi, il paese vive al di sopra delle sue entrate fiscali che difficilmente possono aumentare.

  13. Nikolai Alexandrevic Pugachov

    > Nicole Kelly : invece tutti quelli che con alta cultura finanziaria ( o alto livello di ipnotizzazione pubblicitaria stile snake oil ) si indebitavano ad esempio come in USA, invece che risparmiare senza credere ai Dottor Stranamore della finanza, stanno allegramente andando a dormire sotto ai ponti non senza aver prima arricchito ipnotizzatori e Doctor Strangelove vari e assortiti.
    Certo che se lo scopo è tornare allo schiavismo a favore di ristrette elite allora la strada è quella giusta.

  14. Pastore Sardo

    Riccardo :
    sinceramente sono sorpreso: che l’Italia sia il paese più virtuoso (e di molto) rispetto a Francia, Germania, Regno Unito e USA mi sembra inverosimile, non è che nelle stime attuariali si nasconda qualche buccia di banana?

    La buccia di banana consiste nel fatto che i privilegi passati e attuali sarranno scaricati alle generazioni future, chi erediterà di questi privilegi per qualche generazione sopravviverà di rendita, gli altri che sono stati al di fuori di questi meccanismi io consiglio che mandino i figli all’estero in quelle nazioni civili dove le pensioni saranno commisurate al lavoro prestato.
    Leggi questo recente articolo di Giannino

  15. Massimo

    A me sembra che quella di MS non sia una previsione per il futuro ma una descrizione del presente: avete provato ad avere un rendimento positivo (al netto di tasse, spese e inflazione) da titoli pubblici risk free (o sedicenti tali)?

Leave a Reply