23
Ago
2010

La Fiat a Melfi ha ragione, chi l’accusa no

Come purtroppo c’era da attendersi, la FIOM-Cgil si è attestata su una linea durissima a Melfi. I tre attivisti sindacali che erano stati licenziati dall’azienda per danni indebiti alla produzione durante lo sciopero dello scorso 7 luglio, sono stai reintegrati dal giudice del lavoro e ieri l’avvocato del sindacato li ha riaccompagnati in azienda, pretendendo che venissero riassegnati alle funzioni produttive. Ma l’azienda aveva chiarito in precedenza che, pendente il ricorso e partita anche l’azione penale per danni nei loro confronti, la riassegnazione sarebbe stata rifiutata. La giornata si è chiusa con l’annuncio di un’azione penale anche da parte dei lavoratori e del sindacato contro la Fiat, oltre che con un nuovo passo verso il giudice del lavoro, a cui si chiederà in dettaglio di circostanziare tutto ciò a cui l’azienda sarà obbligata dal giudice. Nei commenti, prevale la condanna alla Fiat. Anche sul Corriere della sera. Io dico che sbaglia, chi la pensa così. E lo penso ragionando, non per cercare dannose prove di forza. Prevale la condanmna alla Fiat non solo da parte di chi, come la sinistra antagonista e naturalmente la Cgil, si oppone apertamente alla svolta di produttività iniziata con l’accordo interconfederale sul salario decentrato firmato da Confindustria nel febbraio 2009, inverato poi con l’accordo su Pomigliano, approvato a maggioranza dai lavoratori, e che ora l’azienda intende estendere al più presto in ciascun stabilimento nazionale. Anche da parte di molti che pure sono comprensivi verso le richieste Fiat, è stato espressa una aperta delusione perché l’azienda starebbe cadendo in una sorta di trappola. Tirando troppo la corda, farebbe il gioco preferito da chi si oppone per principio. Mettendo in difficoltà chi invece intende assecondare la svolta, ma senza per questi passare come indifferente o addirittura nemico dei diritti dei lavoratori.

Penso che questo atteggiamento sia anche comprensibile, in un Paese che da sempre è abituato a pensare che le innovazioni si fanno solo molto, ma molto gradualmente. E anzi, più sono importanti e delicate, più devono essere graduali. Figuriamoci quando poi si tratta della prima azienda manifatturiera italiana, di un contratto simbolo per definizione, come quello dei metalmeccanici, e del sacrosanto diritto di sciopero. Penso però che questo atteggiamento sia semplicemente sbagliato. Se la Fiat ha ragione, allora ha ragione fino in fondo. Se ha ragione fino in fondo, bisogna mettere in conto che ora è venuto il momento di dirlo senza infingimenti, perché il momento delle scelte è ora. Dire per esempio che con ogni probabilità è assolutamente vero, che i tre scioperanti il 7 luglio scorso hanno bloccato carrelli automatici che servivano a rifornire sulla linea chi non scioperava, e che ciò costituisce un comportamento illegittimo, dannoso alla libertà altrui e al patrimonio dell’azienda, ma la Fiat doveva comunque far finta di niente – come si è letto ieri sul Corriere della sera – a mio giudizio rischia di accrescere solo la confusione.

Si ha come l’impressione che in Italia ancora pochi abbiano capito la portata vera di questa sfida. Sommando il fatturato 2010 atteso di Fiat auto – 27,7 miliardi di euro – e di Chrysler – 20,1 miliardi di dollari, il gruppo torinese si colloca oggi stesso nel mondo subito dopo i 61 miliardi di euro di Volskwagen, i 64,6 miliardi di dollari di General Motors, i 59 miliardi di dollari di Ford. Fiat si piazza d’autorità al quarto posto nel mondo, alla pari con i 46 miliardi di euro di Mercedes, staccando di parecchie misure BMW e Peugeot sotto i 30 miliardi, e Renault che starà sotto i 20.

E’ una competizione durissima, se pensiamo a quanto i tedeschi siano al momento più avanti di tutti, in Cina. Se vogliamo difendere l’auto italiana, non c’è alternativa. Su questo John Elkann e Sergio Marchionne hanno ragione. Bisogna che sindacato e politica si mettano in condizione di capire che o si abbraccia ora e subito la via della nuova produttività e delle nuove relazioni industriali, oppure semplicemente il treno è perduto. I magistrati del lavoro a quel punto potranno anche reintegrare tutti i lavoratori che scambiano il legittimo diritto di sciopero con l’illegittimo procurato danno, ma non sarà questa via a difendere l’auto italiana nella competizione mondiale. Né si è visto mai uno stabilimento che resta aperto a dare lavoro oggi e domani perché lo ordina un magistrato, se quello stabilimento non ha più margini di utile e competitività.

E’ verissimo che, nei passaggi più delicati e decisivi, gli attori di grandi scelte devono attentamente misurare toni e decisioni. La realizzazione di quella grande svolta nazionale che riguarda non solo Fiat, ma l’intera industria italiana per realizzare quel salto in avanti reso possibile dall’accordo del 2009 e dalla detassazione del salario di produttività, chiede a tutti una grande responsabilità. Lo chiede alle aziende e al sindacato, come alla politica. Ma richiede anche una chiarezza oserei dire quasi chirurgica. In Italia nessuno ha chiesto di accettare, per difendere l’occupazione, i 14 dollari l’ora per i giovani che pure il sindacato americano ha accettato. Né tanto meno è stato chiesto di lavorare una settimana in più l’anno a parità di salario, come ottennero Volskwagen e Siemens e molte imprese tedesche alcuni anni fa, la svolta che le fa oggi così forti. A maggior ragione, è pura miopia autolesionista accusare di fascismo aziendale chi si è messo in condizione di contare di più nel mondo lavorando di più, ma anche pagando di più i lavoratori che lo accettano.



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36 Responses

  1. fabio

    E giusto che non rientrino,per ovvi motivi propietari, ma sarebbe altresi comminabile a carico di FIAT una pena pecuniaria abbastanza gravosa, senza essere una tantum che renderebbe venale il lavoro di sindacalista interno, ma tipo il 80% percento dello stipendio con pagamento mesile per i prossimi 10 anni, che in caso di reddito oltre i 25000 o di nuova occupazione vengono sospesi.
    Cio’ renderebbe le parti forse più responsabili.

  2. Renzo

    Innanzi tutto una precisazione,che mi pare d’obbligo in questi casi,non sono comunista e non ho la tessera della fiomcgil giusto cosi per sgombrare il campo da inutili equivoci.
    Premesso che nessuno è titolare della verità,mi sembra che in un paese civile e democratico,quale noi diciamo di essere, le leggi e di conseguenza le sentenze che da esse derivano vadano rispettate ed è quello che la FIAT in questo momento non sta facendo.Non ci si può arrogare il diritto di dire “stai a casa,ti pago ma in fabbrica non ti voglio”C’è un giudice,capace di sbagliare anche lui,che ha emesso una sentenza,questo giudice rappresenta le leggi e lo stato Italiano quindi…….
    Per quel che riguarda le sue lungimiranti osservazioni,non ho potuto fare altro che sorridere……
    “l’accordo di pomigliano approvato a maggioranza dai lavoratori”non ho capito se lei sia favorevole o meno ma tenendo presente che nessuno le chiederà mai di esprimere il suo voto per decidere una decurtazione del suo stipendio(e un aumento del suo scrivere quotidiano)o un licenziamento secco non potrà mai capire cosa hanno provato quei lavoratori a dover dire si.
    Il fatto è che ormai in Italia siamo così abituati ai soprusi che teniamo tutti la testa bassa:per quante ne possiamo avere non ci fanno più effetto.
    Mi dilungherei ancora volentieri a raccontarle come da una parte si accellera mentre dall’altra si rallenta(dipende dalla fabbrica che si vuole-nonvuole chiudere)di Benefit sempre più alti per Quadri e dirigenti Fiat mentre ai poveracci con la tuta si nega il premio di produzione dicendo che “quest’anno non sussistono i requisiti”
    Chiudo con alcune considerazioni.
    1) essere un gruppo che quattro anni fa era sull’orlo del fallimento e ora si colloca al quarto posto mondiale mi fa pensare che qualcosa non torna,dando ragione a lei penso allora che quattro anni fa….mentivano?
    2)I famosi 14 dollari l’ora accettati dal sindacato americano rientrano nella logica”o mangi sta minestra o….”ah e poi 14 dollari equivalgono a 11,0614 euro l’ora.
    Lo sa lei che un operaio Fiat,in Italia,3 livello contrattuale e cioè quello massimo che passa la legge(4 e 5° sono a discrezione)guadagna 8,50 euro?che gli diamo ad un giovanottino………4 euro l’ora?
    3)Finisco,cercando di smentire chi forse le ha passate queste false notizie
    “Né tanto meno è stato chiesto di lavorare una settimana in più l’anno a parità di salario, come ottennero Volskwagen e Siemens e molte imprese tedesche alcuni anni fa, la svolta che le fa oggi così forti. A maggior ragione, è pura miopia autolesionista accusare di fascismo aziendale chi si è messo in condizione di contare di più nel mondo lavorando di più, ma anche pagando di più i lavoratori che lo accettano.”
    Si ricorda della settimana corta delle aziende tedesche pagate a parità di salario?No eh?Certo fa comodo ricordare quel che fa comodo………ah per quanto riguarda il fatto di pagare di più i lavoratori potrebbe essere più specifico(qualche esempio)visto che quest’anno hanno scioperato anche alla Ferrari……..sempre per quel famoso premio produzione….ricorda?
    La saluto,asicurandole che continuero a leggerla….

  3. Filippo

    Non metto in dubbio, e non lo metterei mai, il suo giudizio, sig. Giannino, tecnico sul comportamento che la FIAT debba tenere in questa fase storica per la sua sopravvivenza. Le manovre e le decisioni sulla gestione aziendale e sul rapporto con gli operai sono materia complessa di cui io non ho competenza e mi potrei solo limitare a un giudizio personale legato al mio privato concetto di etica e umana comprensione. Ideali e temi questi che, e lo capisco, purtroppo in una logica di economia stretta e mirata solo al far fruttare e far guadagnare fette di mercato ad una enorme azienda di automobili poco rientrano,lo so, quindi finirò qui questa parte di analisi.
    Quello che mi preme sottolineare è che secondo me se si vuole dare un futuro al prodotto “auto” in generale si deve enormemente cambiare il concetto di base di questo bene di consumo : così come pensato e progettato, questo prodotto oggi come oggi non ha più ragione d’esistere. Per quanto ancora sia fondamentale per lo sviluppo e la mobilità dei popoli credo che la cronica mancanza di ammodernamento di questo bene negli anni condannerà ad una sempre maggiore flessione delle vendite e di conseguenza vedremo sempre più disoccupati del settore.
    Non è più concepibile che un’auto, ripeto indispensabile ancora, abbia un costo così elevato, tanto più se consideriamo che il concetto fondamentale di costruzione di base è vecchio di più di cent’anni. Si, la tecnologia è entrata prepotentemente nella costruzione dei modelli, ma il concetto di combustione interna del motore, è sempre quello, ed è legato ancora al bruciare carburante fossile! Nel 2010……
    La svalutazione del prodotto è ENORME : appena acquistata perde subito minimo il 15%, solo perchè immatricolata : nel giro di 5 anni è una scatola di ferro buona per allevare pulcini…poco di più.
    La tassazione sul bene è enorme, vedi assicurazioni e bolli, senza parlare dei tagliandi semestrali che salassano il proprietario sotto la minaccia della perdita delle garanzie in caso di guasti operata dalle concessionarie.
    Il traffico oramai delle nostre città rende il veicolo sempre meno conveniente per gli spostamenti.
    A livello di produzione il costo del lavoro in un paese come il nostro è enormemente maggiore rispetto, ad esempio, della Slovenia: infatti le produzioni si spostano sempre più verso quei Paesi, e sono sempre Europa…..
    E’ inutile tentare di far sopravvivere un settore così solo con pagliativi tipo quelli di rendere più produttivi gli stabilimenti irrigidendo (magari anche a ragione) i rapporti tra dirigenza e operai, oppure tentando di andare a salvare altre aziende oramai in coma (vedi la Chrysler) senza però veramente INNOVARE.
    Se la FIAT vuole veramente guadagnare mercato e salvare anzi incrementare l’occupazione dei suoi stabilimenti, perchè invece di svendere o chiudere realtà come Termini Imerese non tenta la strada della ricerca e , ad esempio, non utilizza quelle strutture per investire profondamente sull’auto elettrica o ibrida puntando ad essere il primo marchio a livello mondiale a mettere sul mercato questi modelli con un prezzo inferiore ai modelli a benzina classici?? Questo vorrebbe dire dare una spinta VERA e vitale al settore! L’auto così com’è intesa ancora oggi, nel 2010, è morta!
    Poi si possono fare tutte le strategie di mercato possibili e immaginabili, ma se non si rende appetibile la cosa da vendere, non c’è nulla da fare. E appetibile vuol dire rinnovarla nel DNA.

  4. Stefano di Tommaso

    Caro Oscar, quanto hai ragione ! 
    Ammiro anche il Tuo coraggio nel prendere posizione su un tema che sa di tabù.
    Ma, se ammetto che in molti altri casi le opinioni restano tali e nessuno è obbligato a darTi ragione (anche stimandoTi), in questo caso ciò che scrivi è lapalissiano: lo capisce anche un bambino che se il sindacato non collabora neanche il Padreterno convincerà la Fiat a mantenere uno stabilimento non strategico aperto a lungo. 
    Sarà interessante vedere sino a dove osa spingerai certa magistratura, sulla quale ovviamente il sindacato conta parecchio per far vincere la propria linea dura!
    E si rischia in tal modo di dare ragione a Berlusconi il quale per propri fini cavalca la tesi della estrema politicizzazione dei magistrati.

  5. Caro Oscar, quanto hai ragione ! 
    Ammiro anche il Tuo coraggio nel prendere posizione su un tema che sa di tabù.
    Ma, se ammetto che in molti altri casi le opinioni restano tali e nessuno è obbligato a darTi ragione (anche stimandoTi), in questo caso ciò che scrivi è lapalissiano: lo capisce anche un bambino che se il sindacato non collabora neanche il Padreterno convincerà la Fiat a mantenere uno stabilimento non strategico aperto a lungo. 
    Sarà interessante vedere sino a dove osa spingerai certa magistratura, sulla quale ovviamente il sindacato conta parecchio per far vincere la propria linea dura!
    E si rischia in tal modo di dare ragione a Berlusconi il quale per propri fini cavalca la tesi della estrema politicizzazione dei magistrati.

  6. Nicole Kelly

    Avrá pure ragione ma dimostra ancora una volta di essere una struttura culturalmente arretrata, ancora sabauda, dove non è importante il risultato ma salvare il principio dell’ordine chiuso militaresco, quello stesso principio che porto’a Caporetto e all’8 settembre badogliano.
    Questi non capiscono, ancora oggi nell’era della comunicazione, che queste scaramucce mal gestite, trasformate dai “suoi” giornalisti in guerre epocali, sono un vulnus senza rimedio all’immagine dell’azienda e dei suoi prodotti che, di conseguenza, non venderà.
    Ma non lo capiranno mai, perchè chi nasce (in)quadrato non può diventare tondo, cioè capire che è la gente comune che compra le auto e sottoscrive le azioni.

  7. MassimoF.

    @ Nicole kelly: Quello che è stupefacente di tutta la vicenda è che più o meno tutti pensano che Marchionne sia un deficiente che non sà quello che fà. La Fiat negli ultimi 10 anni ha fatto utili in 4 anni. Nel solo 2002 ha perso 4 miliardi di euro. L’unica cosa seria che un amministratore delegato avrebbe dovuto fare in un simile contesto era chiudere fiat auto.Marchionne in parte stà facendo questo. Ha preso Fiat auto dal gruppo fiat dove conta per circa il 48%, la stà ristrutturando il più possibile e la unisce a Crysler, scorpora il tutto dal resto del gruppo che fà utili, e quindi vende l’automotive sul mercato.Alla fine la fiat auto ,nel gruppo fiat di cui Marchionne è l’amministratore delegato, passa dall’attuale 48% , a forse il 25% o meno, ottenendo anche mezzi freschi da reimpegnare sul mercato. Il casino che fà la fiom è utile a questo perchè giustifica la liquidazione mascherata di fiat auto ed eventualmente l’ulteriore chiusura di altri impianti. Quindi chi stà facendo il gioco di Marchionne è la fiom e non viceversa. La linea dura di Marchionne non è frutto della rigidità sabauda, ma una precisa linea d’azione. E ripeto, è una linea giustissima .Infatti tutto questo , comunque ,serve solo per arrivare ad un livello di utili tale da giustificare la sopravvivenza.E sottolineo: non guadagnare extra-profitti, ma utili tali da giustificare l’investimento di capitale. E’ del tutto evidente che con queste regole, sindacati, tasse, politici, etc.., ma soprattutto cultura generale di un popolo che mediamente è anticapitalista, non è possibile fare impresa in italia.Meglio chiudere tutto e buttare la chiave.

  8. MassimoF.

    @ Nicole Kelly: il valore di un bene è dato dalla sua utilità. In questo caso , ovviamente è il livello dell’utile. Se Marchionne , nonostante la guerra in corso riesce ad aumentarlo, il valore di fiat auto sale.

  9. stefano tagliavini

    @Renzo
    Le voglio fare i miei complimenti per la disamina cha ha fatto. Splendida. Questo paese è vittima di una politica industriale pro Fiat che dura da quarant’anni, intrisa di bugie e di mancanza di onestà. Ha preso sistematicamente aiuti dallo Stato a fronte di perdite e di mancanza di progettualità. Adesso rivendicano, per l’ennesima volta, il diritto di fare quello che vogliono all’interno dell’azienda, come se la Fiat fosse una repubblica a se stante. Hanno delocalizzato la produzione di auto all’estero perche la manodopera costava meno, ma nessuno ha mai chiesto loro perchè in talia le auto Fiat continuano a costare di più delle altre. Stanno sfruttando le tensioni e i conflitti con il sindacato per portare la produzione all’estero, in Serbia, dove potranno usufruire di esenzioni fiscali per dieci anni e di salari da fame. Tutti quelli che difendono la Fiat hanno mai provato a campare con 400 euro mensili? A questa domanda che pongo da tantissimo tempo, nessuna di queste cortesi persone mi ha mai risposto, temo di capirne il motivo. Vorrei ricordare a qualcuno che i magistrati chiamati a dirimere le vertenze tra azienda e lavoratore, applicano la legge. Devono applicare la legge. Pronunciare una sentenza che dia ragione a un’azienda che si è resa responsabile di un comportamento antisindacale per non dare ragione a Berlusconi, con tutto il rispetto, è demenziale.
    Quando parlate della Fiat dovreste ricordarvi dell’Alfa, della compiacenza dei sindacati, che preferirono la Fiat alla Ford, degli investimenti promessi e degli stabilimenti chiusi.

  10. MassimoF.

    @ Stefano Tagliavini : vorrei provare io a risponderle , se permette : 1) la fiat negli anni ha preso aiuti pubblici, aiuti dati per tenere aperti impianti in rosso come termini imerese. La fiat , ha puntualmente tenuto aperto quegli impianti. Pensare che a fronte di esborsi fatti magari 20 anni fà , la fiat debba tenere ancora aperti questi impianti, semplicemente non ha senso. Gli aiuti valevano per quell’epoca o per una durata pre contrattata, ora non hanno più valore. 2) i 400 euro di salario dati in serbia sono commisurati al costo della vita della serbia e sono più che adeguati. Non mi risulta che gli operai serbi siano scontenti del loro salario. 3) la magistratura ha il diritto di reintegrate gli operai, ma non di indicare quale mansione debbano fare. Quest’ultima è di esclusiva competenza dell’imprenditore. Se così non fosse , la nostra economia sarebbe a direzione centralizzata, come quella dell’urss, e questo sarebbe ( o forse è ) un’altro buon motivo per andarsene dall’italia.

  11. Che gli operai parlino della loro dignità di lavoratori senza farla dipendere dal rispetto formale del contratto; e che Epifani parli di “rispettare la sostanza della sentenza” (giacché la lettera mi pare sia rispettata) sottolinea quello che, per me, è l’unico punto utile della vicenda: *** rimettere davanti agli occhi di tutti che il lavoro è una dimensione strutturale dell’uomo, è un bisogno, non un diritto come l’intendono molti da quarant’anni a questa parte né una condanna né un dovere verso l’economia – ché per dovere verso l’economia non si lavora né si fanno figli.

    Personalmente avrei fatto quel che hanno fatto a Melfi – lasciare i tre nella saletta sindacale senza farli lavorare – ma non avrei inviato telegrammi prima. Lì per lì questo avviso m’è sembrato una mossa rozza, e magari lo è, ma ha rimesso davanti a noi italiani un bel pezzo di realtà.

  12. bill

    Ma il problema, che mica nasce oggi, è pure il seguente: il diritto di sciopero comprende anche la possibilità di imporlo a chi a quello sciopero non ha intenzione di aderire? Magari spingendosi fino al sabotaggio della produzione?
    Per cinquant’anni, per paura e vigliaccheria, si sono sopportati abusi di ogni genere. Io non conosco cosa sia successo concretamente nel caso in questione e se quei dipendenti abbiano responsabilità di questo tipo, ma se questa controversia riesce a far parlare anche di questo ultradecennale problema…viva Marchionne.

  13. luciano pontiroli

    Alcuni interventi vanno fuori tema. La questione è se il datore di lavoro (FIAT) debba rimettere al lavoro tre dipendenti che essa ritiene responsabili di un sabotaggio, nell’attesa che il giudizio sulla legittimità del licenziamento si concluda. Finora, il giudice del lavoro ha emesso solo un provvedimento provvisorio di reintegra, non apparendo certa l’intenzione di sabotare la linea attribuita da FIAT ai tre dipendenti licenziati.
    Non c’è dubbio che il comportamento seguito da FIAT sia peculiare, risolvendosi nell’esecuzione solo formale dell’ordine del giudice; la questione, peraltro, è destinata a risolversi presto, appena il Tribunale avrà deciso sul reclamo (cosa che dovrebbe avvenire abbastanza presto).

  14. piti

    Quello che insospettisce, a dir poco, è il compiacimento che scorre a fiotti dalle parole di Giannino. Che bello, che un’azienda non rispetti una sentenza della magistratura. Che meraviglia, una nuova stagione di produttività dove dopo otto ore di lavoro senza neanche la mensa ti impongono lì per lì altre otto ore perchè sì. Certo, nella catena alimentare, i primi a cadere a milioni sono i piccoli, il plancton umano. Ma alla fine, la crisi, la mancanza di cibo arriva anche alle bestie feroci. Continuiamo pure a dare addosso a chi lavora, che sono stati i protagonisti per decenni dell’esplosione dle mercato, grazie a salari decenti e diritti sacrosanti. Quando sarà in ginocchio anche l’ultimo operaio, sarà dura vendere milioni di Panda ai dentisti o ai notai, ammesso che anche costoro abbiano ancora una clientela che li rende benestanti.
    E quando si cita la Germania, Giannino, se vuole almeno fingersi corretto, anteponga sempre il seguente inciso: Paese nel quale i lavoratori percepiscono salari doppi dei nostri.

  15. MassimoF.

    @ Nicole Kelly: perlomeno dall’entrata nell’euro gli aiuti di stato sono proibiti. Inoltre ripeto, non possiamo considerarne la validità ad eternum. Comunque di solito è scritto sui contratti la validità.

  16. vittorio

    Spero che il datore di lavoro abbia ancora il diritto di organizzare l’impresa come meglio crede. Il prestatore d’opera mette a disposizione la sua risorsa (il tempo contrattuale) e sta al datore di lavoro utilizzare al meglio tale possibilità. Se ben ricordo l’azienda è: il complesso dei beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa”. In poche parole (come è chiaro il vecchio codice civile!!!) viene detto tutto. Il magistrato reintegra, l’imprenditore paga la risorsa tempo, e ne può disporre (spero) come vuole. Altrimenti le aziende le gestisca l’autorità giudiziaria…compreso il sicuro fallimento

  17. armando

    cgl e centro sinistra ragionano come i talebani
    con le loro ideologie hanno costretto la maggior parte della fabbriche
    a chiudere o trasferire altrove la produzione
    senza le conpensazioni dello stato la fiat non e competitiva nemmeno
    con la francia e la germania
    se non se ne va via alla svelta dall italia perdera sempre di piu quote di mercato

  18. stefano tagliavini

    @MassimoF.
    Signor Massimo è del tutto evidente che i 400 euro corrisposti ai lavoratori serbi sono una bella cifra, per i lavoratori serbi intendo. Ma se vogliamo mantenere le aziende in Italia cosa dobbiamo fare? Ridurre il nostro salario? Può essere un idea, ma in questo caso per garantire alle famiglie una vita decente, occorre una diminuzione del costo della vita, con conseguente impoverimento per tutti oppure un intervento dello Stato che permetta di integrare la perdita di potere di acquisto dei salari il che significa maggior spesa pubbica e maggiori tasse. Quando la Fiat afferma che in Italia il costo del lavoro è troppo elevato dimentica gli aiuti che ha sistematicamente preso dallo Stato Italiano della politica di favore che usufruito nel settore dei trasporti, settore strategico per per l’economia di un paese come il nostro, che la politica ha sviluppato il traffico su gomma a discapito di altri sistemi di trasporto. La Fiat ha delocalizzato per contenere i costi della mano d’opera ma il suo prodotto a noi italiani costa tanto come prima se non di più. Nel corso degli ultimi trent’anni ha perso risorse umane eccellenti, ha perso mercati e ha fatto scelte sbagliate. Era sul mercato argentino quando altri concorrenti se ne sono andati, è andata in sofferenza all’inizio degli anni 2000. Ha avuto una crisi di progettualità industriale e a rimetterci per primi sono sempre stati gli operai, costretti alla cassa integrazione e a volte al licenziamento. Le vorrei ricordare che alla fine degli anni ’60 la Fiat poteva comprare la Citroen se voleva adesso non credo che lo possa fare e l’accordo con gli americani della Crysler le serve, secondo l’opinione di autorevoli economisti, a difendersi dal mercato. Vorrei anche sottolineare che l’accordo con gli americani è vantaggioso per loro considerate le condizioni in cui si trovano, lo prova il fatto che la GM che si trova in condizioni migliori è approdata ad altri lidi. La Fiat ha preso aiuti per tenere aperti stabilimenti che erano in rosso? Forse è vero, ecco perchè oltre alla Fiat c’è a mio avviso , una responsabilità anche dei sindacati.
    Sul reintegro dei lavoratori e sul diritto della Fiat di destinare i lavoratori dove lo ritiene necessario sarei cauto se fossi in lei. Sento parlare e dare giudizi su una materia che non è conosciuta e a questo riguardo mi permetto di portare alla vostra attenzione una sentenza della Corte di Cassazione la Sentenza 30 dicembre 2009, n. 27844 “Orbene, la giurisprudenza di questa Corte è costante nel ritenere che la ottemperanza del datore di lavoro all’ordine giudiziale di riammissione in servizio a seguito di accertamento della nullità dell’apposizione di un termine al contratto di lavoro implica il ripristino della posizione di lavoro del dipendente, il cui reinserimento nell’attività lavorativa deve quindi avvenire nel luogo e nelle mansioni originarie, atteso che il rapporto contrattuale si intende come mai cessato e quindi la continuità dello stesso implica che la prestazione deve persistere nella medesima sede, a meno che il datore di lavoro non intenda disporre il trasferimento del lavoratore ad altra unità produttiva, sempre che il mutamento della sede sia giustificato da sufficienti ragioni tecniche, organizzative e produttive (cfr. Cass. n. 8584 del 2007; n. 976 del 1996). Nella specie, l’invito a riprendere servizio in una sede diversa da quella originaria non contemplava, per quanto accertato dai giudici di merito, alcuna motivazione e, dunque, la modifica della sede di lavoro è stata correttamente intesa dalla Corte d’appello come un trasferimento nullo, implicante un inadempimento del contratto di lavoro, sì che nessuna comparazione di contrapposti interessi sarebbe stata consentita al giudice di merito; ne consegue, ulteriormente, che la mancata ottemperanza a tale provvedimento da parte del lavoratore trova giustificazione sia quale attuazione di un’eccezione di inadempimento (art. 1460 c.c.), sia sulla base del rilievo che gli atti nulli non producono effetti, non potendosi ritenere che sussista una presunzione di legittimità dei provvedimenti aziendali, che imponga l’ottemperanza agli stessi fino a un contrario accertamento in giudizio (cfr. Cass. n. 26920 del 2008; n. 1809 del 2002)”.
    A tutt’oggi la Fiat non ha fatto sapere se c’è una ragione organizzativa che giustifica l’atteggiamento assunto nei confronti dei lavoratori riammessi che, vorrei ricordare, in un primo momento erano stati invitati a non presentarsi sul luogo di lavoro.
    In Italia vorrei ricordare a tutti, Fiat e lavoratori che c’è lo Stato di diritto, ognuno dovrebbe fare il suo dovere nel rispetto delle leggi, ma capisco il deficit culturale di questo paese abitato da persone che ti propinano cifre e analisi da tutte le parti mentre sui diritti e sul rispetto della legge parlano come se tutto fosse un optional, vorrei anche dire che la dignità delle persone viene prima del profitto o esiste qualcuno che pensa che la sua dignità e la sua persona valgano meno del denaro?

  19. MassimoF.

    @Stefano Tagliavini :1) nessuno chiede una riduzione di stipendio. La differenza con i paesi emergenti è tale che non è possibile fare concorrenza sul costo del lavoro. La concorrenza và fatta sul maggior valore aggiunto. Questo vuole dire maggiori investimenti e personale più efficiente. I maggiori investimenti devono però essere redditizzi. Con la pressione fiscale italiana, nessun investimento nel settore auto lo sarà mai, questo perchè è il settore stesso, essendo maturo, ad essere mediamente non profittevole. Non è un caso che più o meno in tutto il mondo sviluppato il settore sia sostenuto più o meno apertamente dallo stato. Se a questi freddi e senza cuore numeri aggiungiamo come in italia sindacati fuori dal mondo, ecco che l’unica cosa seria che possa fare Marchionne è chiudere gli stabilimenti italiani. 2) come avevo lasciato trasparire precedentemente sapevo che la giurisprudenza si stà orientando verso l’interpretazione da lei citata, ma la ritengo profondamente sbagliata, ed è un secondo ottimo motivo per andarsene dall’italia e dalle sue leggi ( le ricordo che in Svezia , paese non incivile ,l’art.18 non esiste). 3) le ricordo che i diritti, non vogliono dire nulla se non c’è la possibilità di applicarli. Io posso stabilire che è un diritto di tutti quello di non morire, ma ci provi lei a farlo rispettare. Il diritto al reintegro nel posto di lavoro quando la fiducia da parte del datore di lavoro è venuta completamente meno, è un diritto sbagliato, perchè solidifica la struttura produttiva ( ripeto, come nell’urss), e peggiora il clima all’interno del luogo di lavoro. Infine vorrei ricordarle anche che negli ultimi vent’anni si stà facendo quello che lei dice ( più dignità e meno profitto ), e l’economia non stà andando per nulla bene.

  20. bill

    Il rispetto delle leggi sarebbe una gran bella cosa. Per ottenere la quale sarebbero necessarie alcune caratteristiche:
    1) una magistratura seria e credibile
    2) tempi della giustizia minimamente accettabili
    3) leggi chiare e, soprattutto, al passo con i tempi
    A mio avviso, in Italia non abbiamo nessuna di queste tre cose.
    PS: gli stipendi da fame, e mettiamoci anche la difficoltà delle imprese a competere in queste condizioni sui mercati internazionali, derivano da chi ha voluto creare questo stato omnivoro e tassaiolo.
    Il problema è questo, e i primi a capirlo devono essere le vittime di questa situazione.

  21. L.Dupont

    Non credo che la FIOM abbia capito bene qual’è la situazione, in un mercato globale dell’auto in cui già ora iniziano ad affacciarsi i cinesi, i prossimi anni saranno ancora più difficili. Se provassero a vedere il punto di vista di una azienda che deve affrontare questa situazione, il problema fondamentale è la certezza del ritorno dell’investimento, non ci sono più margini di errore. In questo caso come si può accettare che una minoranza possa decidere le sorti di uno stabilimento, fermando di fatto la produzione. Penso che gli operai che non volevano scioperare avessero il diritto di farlo così come quelli che invece lo volevano. Mi pare che Marchionne sia stato chiaro, l’importante è la certezza della fruibilità degli impianti, la flessibilità per restare sul mercato dovrebbe coprire quel 8-10% di maggior costo in Italia. Forse non ci si rende conto che l’alternativa è la chiusura, non credo che la FIAT abbia la possibilità di fare ciò che uno stato non può… Mi pare inoltre che il rifiuto di reintegrare i delegati nei loro reparti non sia contrario alla sentenza del giudice del lavoro, non si può pensare che l’investitore debba essere costantemente sotto ricatto da parte di un sindacato come minacciato da FIOM. La mia è una posizione pragmatica e non legata a logiche politiche. Per chi dice che FIAT ha avuto soldi dallo stato, cosa che corrisponde ad una assoluta verità faccio presente che NESSUN STATO è esente da ciò, tanto che ancora oggi solo la germania ha finanziato le proprie aziende per miliardi di euro ed eroga contributi alle aziende che producono in loco, la corea dà facilitazioni impositive alle aziende che esportano fino ad oltre il 20%… noi che facciamo? Stiamo perdendo tutta l’industria leggera dopo aver perso quella pesante, quella elettronica … diventeremo un paese di partite IVA ??? E’ ora di tornare con i piedi per terra..

  22. Gli operai reintegrati NEL LAVORO non possono rimanere senza far nulla per 36 ore la settimana. Penso che finchè esistono le regole, esse vanno rispettate.

  23. Renzo

    @MassimoF.
    Vorrei sapere quanti di voi sono mai entrati in una fabbrica Fiat?Io ci sono stato,in parecchie,per trent’anni e a vari livelli.
    Ho visto operai dannarsi l’anima per fare delle lavorazioni che”si dovessero rispettare le norme antinforntunistiche qui si chiude”ho visto operai arrabattarsi per rimediare ad errori di progettazione e ad acquisti di prodotti non conformi(per mazzette varie?)
    Ho visto negare attrezzature di lavoro”perchè si deve risparmiare”
    Ho visto prodotti(da riprendere) buttati fuori,a calci,dalle lineè perchè bisognava vendere.
    Ho visto capisquadra-capireparto con camicia e cravatta quando avrebbero dovuto sporcarsi le mani
    Ho visto gli stessi inalberarsi nella loro cattiveria-convinzione di dire”tu non lavori,ti multo”
    Li ho visti questi impiegati d’officina”NON OPERATIVI”
    E tutto questo non era un comportamento personale: era un comportamento dettato da mamma Fiat
    Provi lei a montare un pezzo che sulla tempistica richiede,diciamo, 5 minuti
    solo che il pezzo in oggetto non corrisponde al disegno,non si riesce a montarlo e si deve adattare!I famosi 5 minuti vanno a farsi friggere.
    Fai presente al responsabile la cosa,lui guarda fa l’aria strana e dice”pensaci tu!”
    Chi copre chi?
    Quando poi i cinque minuti diventano 10 è l’operaio che non ha voglia di lavorare!da ridere.
    La concorrenza con i paesi emergenti va fatta sig.Massimo F. sulla “Qualità”è solo lì che noi possiamo vincere la partita,questo non vuol dire maggiori investimenti ma maggiore responsabilità da parte di chi gestisce a non occuparsi solo del “suo”portafoglio.Per quanto riguarda poi il personale “più”efficiente”penso che non abbiamo niente da invidiare a nessuno se messii nelle condizioni di operare bene.
    Si parlava tempo fa in un dibattito televisivo di lavoratori italiani e giapponesi.Vi erano vari manager dell’una e dell’altra parte.Gli Italiani accusavano i loro operai di essere poco attaccati all’azienda e al loro lavoro,avessero preso esempio dai giapponesi!
    Un manager del sol levante sorrise e disse qualcosa,il traduttore espresse in tricolore il suo sorriso e la sua frase che diceva più o meno così”ero operaio all’inizio della mia carriera,e come me tanti,con la mia intellingenza e le mie idee per la fabbrica sono diventato direttore generale,in Italia questo non succede…perchè?”
    In studio scese il silenzio
    Sa cosa hanno dato in termini di qualità i signori come Marchionne permettendo ai cinesi di comprare la Volvo,provi solo ad immaginare le ricerche di anni ed anni da parte di chi in tema di sicurezza è sempre stato un passo avanti a tutti che arrivano in mani cinesi.Un gap di anni bruciato in un momento……poi si va in america a prendere la Crysler……..ma daiiiiiiiiiiii.
    Le faccio un copia incolla di storiellina che a me piace molto,la legga e sorrida in fondo questo Marchionne e soci non possono ancora togliercelo.

    La Gara di canoa.

    Una società italiana ed una giapponese decisero di sfidarsi annualmente in una gara di canoa, con equipaggio di otto uomini.

    Entrambe le squadre si allenarono e quando arrivo’ il giorno della gara ciascuna squadra era al meglio della forma, ma i giapponesi vinsero con un vantaggio di oltre un chilometro.

    Dopo la sconfitta il morale della squadra italiana era a terra.

    Il top management decise che si sarebbe dovuto vincere l’anno successivo e mise in piedi un gruppo di progetto per investigare il problema.

    Il gruppo di progetto scopri’ dopo molte analisi che i giapponesi avevano sette uomini ai remi e uno che comandava, mentre la squadra italiana aveva un uomo che remava e sette che comandavano.

    In questa situazione di crisi il management dette una chiara prova di capacita’ gestionale: ingaggio’ immediatamente una società di consulenza per investigare la struttura della squadra italiana.

    Dopo molti mesi di duro lavoro, gli esperti giunsero alla conclusione che nella squadra c’erano troppe persone a comandare e troppe poche a remare.

    Con il supporto del rapporto degli esperti fu deciso di cambiare immediatamente la struttura della squadra. Ora ci sarebbero stati quattro comandanti, due supervisori dei comandanti, un capo dei super visori e uno ai remi.

    Inoltre si introdusse una serie di punti per motivare il rematore: “Dobbiamo ampliare il suo ambito lavorativo e dargli più responsabilita’ “.

    L’anno dopo i giapponesi vinsero con un vantaggio di due chilometri.

    La società italiana licenzio’ immediatamente il rematore a causa degli scarsi risultati ottenuti sul lavoro, ma nonostante ciò pagò un bonus al gruppo di comando come ricompensa per il grande impegno che la squadra aveva dimostrato.

    La società di consulenza preparo’ una nuova analisi, dove si dimostrò che era stata scelta la giusta tattica, che anche la motivazione era buona, ma che il materiale usato doveva essere migliorato.

    Al momento la società italiana e’ impegnata a progettare una nuova canoa.

  24. MassimoF.

    @ Renzo: cercherò di essere breve. Partendo dal basso: il giappone è 20 anni che non cresce. Col debito pubblico che si ritrova ( 200% del pil) è di fatto un paese fallito. Inoltre è estremamente rigido( nella mobilità del lavoro, nel taglio delle spese inutili, etc.. ) e infatti non riesce a tornare a galla. Se posso permettermi , cambi esempio. Per quanto riguarda la Fiat, lei ha ragione . La concorrenza và fatta sulla qualità. Ma per farlo bisogna fare grossi investimenti, e , andando di fatto sulla fascia di mercato di WV , BMW, Toyota, questi investimenti sono anche rischiosissimi. Ora , mi risponda lei:se fosse la Fiat, investirebbe decine di miliardi di euro in un paese come l’italia dove i sindacati fanno quello che vogliono, i magistrati non ti danno mai ragione, i politici ti criticano e ti fanno leggi contro, e last but not least, le tasse sono le più alte del mondo? Io credo che al di là di ogni ragionamento economico ( che bisogna fare visto che il problema dell’italia è questo: non si fà ragionamento economico), l’unica cosa seria che può fare Marchionne è andarsene dal nostro paese.

  25. stefano tagliavini

    @MassimoF.
    Aggiungerei un altra domanda se mi posso permettere: esiste un latro paese dove un azienda ha avuto aiuti dallo Stato come la Fiat?
    Le leggi sono queste, le fa il parlamento eletto dagli italiani e i magistrati applicano la legge. Questa cosa disturba la Fiat? Me ne duole. Visto che al governo c’è il Signor ghe pensi mi, faccia con il suo fido ministro dell’economia una legge per concedere un esenzione dalle tasse la Fiat così come ha fatto la Serbia. I sindacati fanno quello che vogliono? Meno male, visto tutte le aziende che sono state chiuse e non certamente per motivi economici, pensi un po’ se i sindacati non ci fossero…..Perchè non ho sentito critiche ai sindacati che hanno appoggiato la manovra di salvataggio dell’Alitalia?
    Io difendo il sindacato responsabile, quello che deve difendere chi lavora, responsabilizzandolo ma allo stesso tempo vorrei che gli imprenditori facessero la stessa cosa. Va bene produrre profitti, ci mancherebbe, ma occorre tenere in considerazione lo scopo sociale. Oltre alla bella casa e all’automobile ci sono famiglie che dipendono dal lavoro di tanti operai.
    Si parla sempre di costo del lavoro, dell’atteggiamento degli operai e dei sindcati ma non sento parlare delle aziende che vanno in fallimento per colpa di imprenditori disonesti. Legga quello che sta accadendo per Mariella Burani Fashion Group e mi faccia sapere cosa ne pensa.

  26. MassimoF.

    @Stefano Tagliavini: Se un’azienda fallisce per l’incapacità dell’imprenditore, la punizione è tutta lì, ovvero nel fallimento dell’azienda. Abbiamo creato la SPA proprio per questo, per diminuire il rischio d’impresa. Se non ci fosse, in queste condizioni chiuderebbero tutte le aziende.Le leggi le fà il parlamento e la magistratura le applica: benissimo. Nessuno contesta questo. Semplicemente se queste leggi sono anticapitalistiche non si può pretendere che una azienda rimanga in quel paese. E’ come fare leggi che condannano a morte una persona e pretendere che questa non faccia di tutto per scappare. Mi pare chiedere francamente troppo. Per gli aiuti di stato: sono stati dati anni fà, avevano una durata, questa è scaduta, ora non valgono più. La rottamazione dell’anno scorso e degli anni passati era stata data al mercato intero e non solo alla fiat, in quanto è proibito dalla UE l’aiuto di stato. Per i profitti: la fiat l’anno scorso ha chiuso in rosso di 400 milioni, e quest’anno forse chiuderà poco sopra il pareggio. Sono profitti questi? non credo proprio. Ribadisco, la fiat dovrebbe scappare dall’italia, e con lei le imprese che possono farlo. Se Berlusconi è incapace di governare, sicuramente non sarò io a difenderlo.

  27. Renzo

    Guardi che la metafora della gara di canoa,non era per prendere ad esempio i giapponesi …ma gli italiani!!!La sfida,poteva essere tranquillamente con i cinesi,i coreani ecc.ecc.
    Li conosco poco i giapponesi per prenderli ad esempio però…..
    Non è la Fiat che sta cercando di utilizzare nelle sue fabbriche il famoso sistema “5S”?
    Indovini un pò da dove arriva?
    E il WCM?
    Non addentriamoci in cose troppe grandi.
    Mi chiede se io investirei in Italia decine di miliardi???
    Le rispondo che se volessi fare impresa opteri per il si
    se volessi invece guadagnare tanto e subito me ne andrei all’estero,mi passi la battuta,magari in Serbia….
    Mi chiedo perchè ogni volta che qualcosa ci va storto la colpa è degli altri.
    Se vinco una causa il giudice è corretto,se la la perdo cambia una vocale”corrotto”
    E’ bello fare impresa in Italia(me lo lasci dire)e questo lo sanno tutti gli industriali.
    Se la situazione va bene,si vende e si fanno utili,se le cose vanno male si fa cassa integrazione e pago lo stato(noi)poi ogni tanto ci si siede a tavolino e si decide per le mobilità-svecchiamento, dei decrepiti cinquantenni che in azienda non danno più garanzia di farsi spremere come limoni,a carico del solito Stato.
    Onde poi strillare s strepitare che l’età pensionabile deve essere aumentata ecc.ecc.

  28. GT

    Scusate se forse devio un po’ rispetto al tono generale dei commenti, ma forse potreste aiutarmi a chiarire un dubbio che mi attanaglia da anni…

    Si parla spesso e volentieri di “diritto al lavoro”, e del diritto alla “dignità” dal e del lavoro. Ma mi sfugge un particolare: chi dovrebbe garantire questo diritto? E, se di norma ai diritti corrispondono dei doveri, quali sono i doveri corrispondenti?

    Le risposte classiche sono poche… lo Stato? Direi che è una risposta sbagliata, in quanto lo Stato siamo sempre noi, e raramente un problema accetta una soluzione… autoreferenziale. Le aziende? Beh… soprattutto… “perché”? Anche perché all’imprenditore di aprire una azienda non lo ha certo ordinato il medico, quindi…

    A me, semplicemente, sembra che parlare di “diritto” al lavoro sia pura ipocrisia.

    E’ chiaro che perché un sistema sociale come il nostro funzioni, la popolazione deve lavorare, ma per questo parlerei più di un dovere che di un diritto… Casomai i diritti sarebbero quelli alla qualità delle condizioni di lavoro e ad una equa retribuzione del lavoro svolto, questo certamente sì.

    In ogni caso, comunque, se il costo del lavoro diventa un onere eccessivo, l’azienda, semplicemente, chiude. “Tutti a casa” è una soluzione accettabile? Non credo… (a meno che l’azienda sia decotta, naturalmente).

    Un’ultima nota: per quanto posso ricordare, il diritto di sciopero nacque come risposta al diritto di serrata dei “padroni”. Qualcuno sa dirmi se il diritto di serrata esiste ancora? Non credo….

    Insomma: più tempo passa, più il sistema delle cosiddette “relazioni sindacali” mi appare assolutamente incongruente con la realtà dei fatti. Se si stesse parlando di teorie fisiche, sarebbe evidente che l’attuale teoria, non riuscendo più a rappresentare la realtà, fosse sbagliata, e quindi da eliminare e sostituire di sana pianta.

    Saluti….
    GT

  29. stefano tagliavini

    @GT
    Proverò a rispondere alla sua domanda pur sapendo che la mia risposta solo un opinione e non la verità assoluta.
    Io credo che le abbia assolutamente ragione quando dice che occorre un nuovo modello di relazioni industriali, concordo con quanto affermato dal Sig. Marchionne. Si tratta di vedere come raggiungere questo modello, la famosa strada da percorrere insieme. Le regole ci devono essere per tutti, indifferentemente lavoratori e datori di lavoro. I profitti vanno raggiunti con un programma di investimenti incentrato sulla ricerca ,sullo sviluppo e sulle risorse umane che devono professionalizzarsi fino al giorno della pensione. Ognuno deve fare la sua parte sapendo che ci sono responsabiltà reciproche e che come recita la costituzione, la produzione avviene per l’interesse del paese. Nei momenti di crisi si devono accettare reciprochi sacrifici: lavorare meno, con salari più bassi per lavorari tutti. La flessibilità dev’essere in entrata e in uscita. I lavoratori devono aggiornarsi continuamente. Tra un esperienza e l’altra ci devono essere corsi di aggiornamento professionale gratutiti e lo Stato deve intervenire per sostenere economicamente chi non ha il lavoro. Gli imprenditori devono avere agevolazioni fiscali, ma devono investire e innovare, non possono risparmiare sulla sicurezza e sull’ambiente, non possono mandare in bancarotta un azienda per investimenti fatti in settori del tutto estranei al core businness dell’ azienda, cosa che succede molto spesso, purtroppo! i contratti nazionali vanno ridotti a favore della contrattazione aziendale e tenendo conto anche delle condizioni economiche locali. Non dico riproporre le gabbie salariali ma il costo della vita non è uguale in tutto il paese. Occorre garantire la legalità, la certezza del diritto per tutti gli attori del mondo del lavoro. Ci sono imprenditori che hanno riconosciuto che lo stipendio corrisposto ai loro lavoratori era insufficiente per condurre una vita dignitosa. Oggi abbiamo stipendi da fame, costo della vita elevato, precarietà, un sistema sociale pensato per chi ha il posto fisso senza contare le carenze dei controlli sul rispetto di sicurezza e norme ambientali. Io credo che occorra ripensare tutto il lavoro nel senso più ampio del termine e soprattutto con l’assunzione di responsabilità da parte di tutti, ma tenendo presente che i sacrifici vanno distribuiti equamente e quando l’economia tira i vantaggi devono arrivare a tutti. Troppo utopistico? Non credo, occorre solo un po’ di buona volontà!

  30. liberal

    Dibattito appassionato e buoni commenti sia pro che contro Fiat. Sono curioso come Giannino, per natura, ed ho notato che spesso, chi interviene per difendere un sindacato, o una semplice opinione, considerata e ripeto considerata di sinistra, si sente in dovere di precisare di non essere comunista. Deve essere il clima creato da Berlusconi nel nostro Paese. Sarebbe interessante che anche chi entra a gamba tesa contro sindacati, Magistratura e giornali non “normalizzati”, si sentisse in dovere di precisare di non essere berlusconiano, o fascista o xenofobo. E non spacciarsi come “il cittadino medio” al di sopra della politica……. Il giochetto risale ai tempi della DC, ma qualcuno ci casca sempre……. 🙂

  31. Luigi

    liberal :
    Dibattito appassionato e buoni commenti sia pro che contro Fiat. Sono curioso come Giannino, per natura, ed ho notato che spesso, chi interviene per difendere un sindacato, o una semplice opinione, considerata e ripeto considerata di sinistra, si sente in dovere di precisare di non essere comunista. Deve essere il clima creato da Berlusconi nel nostro Paese. Sarebbe interessante che anche chi entra a gamba tesa contro sindacati, Magistratura e giornali non “normalizzati”, si sentisse in dovere di precisare di non essere berlusconiano, o fascista o xenofobo. E non spacciarsi come “il cittadino medio” al di sopra della politica……. Il giochetto risale ai tempi della DC, ma qualcuno ci casca sempre…….

    il giochetto di bollare come “fascisti” chi non si accodava alle tendenze, queste si fascistoidi, di una certa minoranza rumorosa risale ai formidabili anni 70. Quello che ne e’ seguito non c’e’ bisogno di ricordarlo.
    Comunque grazie per lo sgraziato tentativo di thread hijacking. Anche io sono curioso di sapere come mai un propagandista politico rozzo come lei continua a fare capolino in un forum sinora felicemente libero dalle castronerie politiche che imperversano in questo Paese.

  32. Luigi

    Renzo :
    Guardi che la metafora della gara di canoa,non era per prendere ad esempio i giapponesi …ma gli italiani!!!La sfida,poteva essere tranquillamente con i cinesi,i coreani ecc.ecc.
    Li conosco poco i giapponesi per prenderli ad esempio però…..
    Non è la Fiat che sta cercando di utilizzare nelle sue fabbriche il famoso sistema “5S”?
    Indovini un pò da dove arriva?

    per lavoro sono spesso nei paesi dell’Estremo Oriente, e il famoso sistema “5S” che viene citato e’ una lista di raccomandazioni che qualsiasi studente di un istituto professionale o istituto tecnico conosce a menadito sin dai primi giorni di scuola, per non parlare di coloro che ancora anni addietro iniziavano a lavorare come apprendisti al termine dell’obligo scolastico. Al caporione giapponese che me lo ha mostrato con orgoglio la prima volta per vantarmi le meraviglie dell’organizzazione del lavoro nel suo paese, ho quasi riso in faccia. Che poi queste raccomandazioni vengano realmente applicate, ed e’ una questione principalmente di decoro ed organizzazione personale piu’ che organizzativa, fa parte del discorso gia’ affrontato in diversi post sulla produttivita’ in generale.

  33. Renzo

    liberal :Dibattito appassionato e buoni commenti sia pro che contro Fiat. Sono curioso come Giannino, per natura, ed ho notato che spesso, chi interviene per difendere un sindacato, o una semplice opinione, considerata e ripeto considerata di sinistra, si sente in dovere di precisare di non essere comunista. Deve essere il clima creato da Berlusconi nel nostro Paese. Sarebbe interessante che anche chi entra a gamba tesa contro sindacati, Magistratura e giornali non “normalizzati”, si sentisse in dovere di precisare di non essere berlusconiano, o fascista o xenofobo. E non spacciarsi come “il cittadino medio” al di sopra della politica……. Il giochetto risale ai tempi della DC, ma qualcuno ci casca sempre…….

    Il problema,secondo me,è che quì(in Italia)ci sono un po troppi tifosi e se uno dice qualcosa qualunque cosa pensi,viene pesato.
    Dici che la fiat ha fatto bene,fascista servo del padrone;dici che la fiom a Pomigliano ha fatto bene:comunista!E che cavolo! E’ gente come lei che etichetta e quelli,fessi,come me hanno cominciato,prima di parlare di dichiararsi,ma tanto non gli crede nessuno,perchè oramai l’essere obbiettevo sta per essere sdoganato:si deve decidere solo se a dx o a sx
    Per Luigi.
    Quando mi hanno prospettato l’uso del sistema “5s”mi sono super documentato e sono (si può dire superinorridito?lo dico..)superinorridito ma la fiat lo ha applicato con enfasi…
    Idiozia o Arretratezza mentale?

  34. Renzo

    Aggiungo che sembravano(chi ci diceva di applicarlo e farlo applicare)avessero scoperto di nuovo l’America!!!!!
    Nulla di meglio è stato mai fatto nelle fabbriche,dicevano
    Ma non c’era già l’arbitro di calcio con i cartellini rossi(e non comunisti)
    Vabbe tanto viene espulso…..

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