Due dubbi su Bankitalia, forse “inopportuni” ma tant’è

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Diranno molti tra voi: ma come, con questo spettacolino che ci propone la politica, ti metti  criticare la Banca d’Italia? Avete ragione, infatti ci ho pensato molto e moltissimo, prima di prendere la penna e scrivre quanto segue. Però è anche vro che se uno fa il rompiscatole nel merito lo deve fare tutte le volte che ha un dubbio, senza mettersi a far scale comparative di oppurtnità. Quel metodo, del tutto legittimo, lo lascio ai politici e all’informazione “orientata”, cioè dominante. E alloa, pensandola così, devi dirvi che sul caso del Credito Cooperativo Fiorentino, e della Banca Popolare del Meridione, qualche mal di pancia mi è venuto e tanto vale dirlo, in modo da vedere com la pensate e con amplissima facoltà di dirmi che sono un cretino. Basta che non mi si dica che i miei dubbi sono appunto “politici”: perché non lo sono per niente.Per cultura, formazione e valori, non sono tra coloro che usano o amano criticare la Banca d’Italia. E’ anch’essa un’istituzione che cammina sulle gambe di uomini, ed è dunque soggetta come tutto ciò che è umano a imperfezioni ed errori. Ma non c’è dubbio. Nel quadro insoddisfacente delle istituzioni italiane, essa ha dato un contributo di grande valore alla stabilità, ordine e progresso del nostro Paese. Oltre ad aver rappresentato una delle poche sedi in cui si selezionava classe dirigente secondo criteri di eccellenza, in un Paese privo di scuole superiori di alta formazione come l’ENA in Francia. Tanto sono di questo convinto, che due anni fa, alla formazione dell’attuale governo, in piccolissimo tentai di adoperarmi perché tra il ministro Tremonti e il governatore Draghi il rapporto fosse migliore. Non ho avuto successo, vista la piega che ha preso il clima a via XX settembre. E ancora mi chiedo se non fosse più utile il contrario, al Paese e non solo al Paese.  Proprio per questo, mi turbo ogni qualvolta l’operato della Banca possa dare adito a polemiche.

Siamo in un Paese bancocentrico, senza eguali tra le Nazioni avanzate. Da noi, le banche sono in pressoché totale controllo dell’offerta di capitale di debito e di rischio alle imprese, controllano pressoché totalmente anche il risparmio gestito con le loro SGR. In un Paese siffatto, la vigilanza della Banca d’Italia deve essere esercitata senza guardare in faccia a nessuno, con accuratezza e rigore. Perché grandi e piccole banche hanno l’abitudine di servire e salvare grandi gruppi che storicamente sono intrecciati nei pochi patti di sindacato che più contano nell’asfittico capitalismo italiano. Perché a controllare le grandi banche sono patti di di sindacato con soggetti atipici, le fondazioni bancarie private e insieme pubbliche, senza eguali in Occidente e che rischiano di essere autoreferenziali loro, come autoreferenziali diventano i manager alla testa per decenni di grandi istituti creditizi.

Vengo dunque al punto. Vorrei vivere in un Paese in cui la vigilanza di Bankitalia non commissariasse istituti come il Credito Cooperativo Fiorentino di cui era presidente Denis Verdini, coordinatore del Pdl, solo all’indomani di una vicenda giudiziaria che lo coinvolge, e di una politica che lo delegittima. Quella banca da molti anni è affidata alla gestione su cui la vigilanza ora avanza 800 pagine grevi di irregolarità. Nulla si era trovato sino all’anno scorso, quando pure vi era stata un’ispezione. Le cointeressenze sospette con alcuni soci e i buchi sull’antiriciclaggio sono tutti degli ultimi mesi? Così facendo non si finisce per alimentare l’improprio sospetto che anche Bankitalia adotti una prassi tutta italiana, dare letture e giudizi diversi dei fatti a seconda che chi li ponga in essere sia divenuto più debole per ragioni che con la sana e prudente gestione bancaria nulla hanno a che vedere?

Il mio punto non è difendere Verdini. Da liberita senza partito, vorrei anch’io un Paese in cui ai politici, a tutti i politici, sia inibita la presidenza di una banca. Ma fatto sta che la legge vigente invece oggi lo consente, se la banca è appunto un istituto di credito cooperativo. Dunque soggettivamente Verdini  presidente non mi piace in quanto politico, ma oggettivamente per impedirglielo bisogna cambiare la legge, come ha onestamente riconosciuto anche Massimo Mucchetti sul Corriere dell sera.

Vorrei poi anche vivere in un Paese in cui, a maggior ragione dopo tre anni di crisi finanziaria, non avvengano vicende pazzesche come quella della Banca Popolare Meridionale, di cui già qui ci siamo occupati mentre la stampa nazionale non la degna inspiegabilmente di una riga, una vicenda che ha visto un tal Cacciapuoti, sedicente principe di Montebello, raccogliere milioni di euro da centinaia di soci per poi involarsi nel nulla, come in un film di Totò. Non aveva richiesto la licenza a Bankitalia. Ma perché, quando la Consob lo autorizza pubblicamente alla raccolta del capitale, non muoversi immediatamente e accertare che c’era puzza di truffa lontano miglia?

Non dirò che prestare denari a gruppi “amici” – cvedo il caso Zaleski, ma potrei enumerarne a iosa – al di là del merito di credito è prassi italiana bancaria invalsa, e dunque se vale per i grandi debba valere per tutti. Al contrario, proprio perché son di quelli che non vorrebbe valesse per nessuno, a maggior ragione non voglio pensare che ciò che oggi colpisce Verdini avviene solo perché politicamente da per bene è diventato birbone.

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