11
Ago
2010

Campioni d’Italia

Ultima notizia dal libero mercato. Dopo l’acquisizione definitiva di International Power da parte di GdF-Suez, l’Inghilterra non ha più gestori di energia a controllo inglese. Il settore elettrico di Sua Maestà Britannica è ormai gestito da francesi, cinesi, tedeschi e spagnoli. L’operazione con cui GdF si è portata a casa il 70% di International Power, creando un gruppo che, nelle intenzioni, dovrebbe diventare il primo al mondo, con posizioni di leader nelle regioni a maggior crescita, come l’America Latina, il Medio Oriente e l’Asia, non è stata commentata dal governo inglese. Viceversa il premier francese, François Fillon, ha dichiarato che una tale operazione industriale “dimostra la vitalità delle grandi imprese francesi, in un settore particolarmente strategico”. Entusiasmo prevedibile, anche perchè GdF è finanziata in maniera sostanziale dallo Stato , che ne detiene il 35%.  Anche la Francia ha aperto il suo mercato dell’energia, ma è difficile pensare che lo lascerà passare sotto controllo straniero. E l’Italia? Ha ragione  fabrizio Onida a sostenere sulle pagine del Sole24Ore che tutti i Paesi attuano misure per favorire i propri campioni nazionali e attrarre investimenti. Non c’è alcun motivo per scandalizzarsi: che male c’è se lo facciamo anche noi? In realtà, come ben dimostra l’operazione Gdf, ci sono due Europe: quella francese, che sostiene i campioni, ma anche quella britannica che al contrario non ha mai esitato troppo a cedere le sue utilities. Per quanto ci riguarda, l’Italia ha assistito a un’irruzione nel mercato nazionale dell’elettricità grazie al portage fatto fare, anni fa, dalle banche alla Fiat degli Agnelli a favore di Edf su Edison. Irruzione che oggi si sta praticamente sciogliendo nella vicenda A2A. Nel nostro caso il nodo principale da sciogliere è la politica industriale sul nucleare. Se i progetti allo studio rimarranno solo sulla carta, allora l’azionista pubblico si dovrà porre il problema di spingere Enel non solo a ridimensionare il debito per continuare ad assicurare i dividendi allo Stato. Ma anche ad accelerare lo shopping mondiale. Stesso discorso vale per Terna che ha un debito risibile e oggi potrebbe finanziare importanti acquisizioni con mere operazioni di mercato a basso costo. Perché campioni non si nasce, ma si diventa.

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