Acqua bene pubblico, non merce. Di Luca Martinelli

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Ricevo da Luca Martinelli, giornalista di Altreconomia e autore del libro L’acqua è una merce, e volentieri pubblico. Qui la mia risposta.

Gentile dottor Stagnaro, 
    
trovo la sua informazione in merito ai tre quesiti del referendum sul servizio idrico integrato assolutamente mistificatoria. Immagino lei non abbia avuto modo di partecipare ad alcun dibattito in cui, negli ultimi tre mesi, sono stati presentati i “perché” di questo referendum, perché altrimenti non potrebbe scrivere che “Un milione e quattrocentomila italiani sono stati ingannati. Gli è stato chiesto di firmare contro la ‘privatizzazione dell’acqua’ perché ‘l’acqua non è una merce”, accusando il Comitato promotore referendario di fare pubblicità ingannevole. Il Comitato promotore del referendum, se ascoltato, parla sempre di privatizzazione del servizio idrico integrato; è empiricamente evidente, però, che privatizzare il s.i.i. equivale a una “privatizzazione di fatto dell’acqua”, perché l’accesso all’acqua potabile, ed ai servizi di depurazione e fognatura, viene a dipendere dal mercato. Lo ha spiegato, ad esempio, Stefano Rodotà, illustre giurista, in numerosi studi, interventi sul quotidiano la Repubblica e anche in un’intervista che gli ho fatto per la rivista Altreconomia, per cui lavoro.

Le segnalo, per farle un esempio, che l’ultima newsletter “Quindici“, periodico di Federutility, riporta la notizia che a Cosenza Sorical ridurrà la pressione dell’acqua nell’acquedotto comunale perché il Comune di Cosenza è moroso… È davvero questo il metro più corretto per gestire le relazioni tra un gestore del servizio idrico integrato e un’amministrazione comunale?

“Pubblicità ingannevole”, lei scrive: lo metto tra virgolette, per farle capire che è un estratto da un suo articolo, pubblicato su Libero Mercato, che ho letto con vivo interesse. Ho trovato, però, un intento mistificatorio assai negativo. Perché? Forse perché, sapendo che il Comitato promotore del referendum non è un’organizzazione ma una rete, immagina che ci sia difficoltà a dare una risposta immediata a idee fantasiose, oppure a portare in giudizio lei ed il suo editore, perché la diffamazione a mezzo stampa è un reato… Perché sul tema delle tariffe, in particolare, il Comitato promotore non “vende al popolo” l’idea che esse aumentino con la privatizzazione, ben sapendo che è la determinazionale della tariffa, come descritta nell’articolo 13 della legge Galli del 1994, “il problema”, ovvero gli aumenti dipendono da una legge che prevede che tutti gli investimenti (necessari, è vero: ma sono 60 miliardi di euro in 30 anni e non “60 miliardi di euro”; sono 2 miliardi di euro l’anno, perché non specificarlo ai suoi lettori di Libero Mercato, senz’altro sarebbe un esercizio utile ad evitare ogni mistificazione?) debbano ricadere in bolletta, sulle tasche dei cittadini che pagano una sorta di “tassa” occulta (sulle reti acquedottistiche) il più della volte senza saperlo (vada a chiedere, ad un cittadino, da cosa è composta la tariffa del s.i.i.!). 
 
Cordialmente,
Luca Martinelli

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