19
Lug
2010

Bonus vacanze: l’albergo pagato non è un diritto costituzionale (e non è nemmeno un diritto)

Durante l’incontro con la stampa alla Btc di Rimini all’inizio di luglio, il ministro al turismo Michela Vittoria Brambilla ha annunciato il rifinanziamento dei buoni-vacanza, in maniera tale da garantire l’affermazione del “diritto alle Vacanze per tutti, diritto sancito anche dalla nostra Costituzione”, come si legge dal  sito appositamente allestito per l’iniziativa. Prima di contestare questa affermazione sul valore costituzionale della pretesa di andare in villeggiatura – un conto è il ricovero ospedaliero gratuito, altro l’albergo gratuito a spese della collettività –  vediamo l’origine e il funzionamento di questi buoni vacanze.

Il fondo venne costituito nel 2001 con la legge n. 135, che richiedeva venisse finanziato con i risparmi costituiti da individui, imprese, istituzioni o associazioni private quali circoli aziendali, associazioni non-profit, banche, società finanziarie,  oltre che con risorse derivanti da finanziamenti, donazioni e liberalità, erogati da soggetti pubblici o privati. Tuttavia, per consentire l’avvio della gestione del fondo, la legge stanziava un primo finanziamento pubblico di 7 miliardi annui di lire per il triennio 2000- 2002.

Nel 2008, il governo adottava il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che ne fissava le modalità di erogazione, determinando che i buoni vacanze fossero un titolo di pagamento immediatamente spendibile presso le aziende turistiche o di servizio al turismo che avessero sottoscritto un apposito contratto di convenzione, e consentendo ai beneficiari di avere un solo cofinanziamento per ogni tranche alle vacanze in Italia in periodi che non fossero di alta stagione.

Il finanziamento avviene attraverso l’applicazione di un contributo percentuale (dal 20 al 45%, secondo le fasce di reddito) sull’importo dei buoni richiesti fino ad un massimo legato al numero dei componenti la famiglia. 

Ad esempio, come si legge nel manuale d’uso dei buoni vacanza predisposto dal ministero, una famiglia di 4 persone con reddito inferiore ai 25.000 euro, può richiedere un libretto di buoni (del valore singolo di 20 o 5 euro) per un valore totale fino a 1230 euro, pagandoli solo 676,50 (55%).

In definitiva, la famiglia ammessa al beneficio paga il 55% delle sue vacanza, e i contribuenti il restante 45%.

Esaurita la prima tranche di 5 milioni di euro, il ministro ha appunto dichiarato un nuovo finanziamento di pari importo. Tanto entusiasmo sembra motivato dalla battaglia del ministro a favore del “turismo sociale”: come ha dichiarato alla conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa, tenutasi a Milano il 22 dicembre 2009, “numerosi cittadini sono esclusi dal turismo e dai viaggi e […] è necessario correggere questa disuguaglianza garantendo l’accesso alle vacanze per tutti”.

Dal gennaio 2010, ovvero da quando gli italiani hanno potuto beneficiare del buono, le vacanze sono quindi entrate, pericolosamente, nel novero dei diritti sociali.

Quello che prima era un desiderio individuale da soddisfare in proporzione a quanto accantonato durante l’anno col proprio lavoro, è ora diventato uno di quei diritti positivi che il cittadino, a prescindere dai suoi meriti e dalle sue responsabilità, può vantare nei confronti dello Stato, affinché questo si adoperi per eliminare gli ostacoli di ordine economico e sociale che, per dirla con la Costituzione, impediscono il suo pieno sviluppo.

Dal punto di vista politico, l’estensione degli obiettivi dello Stato sociale (e quindi delle voci di spesa dello Stato)  al punto da dover garantire il diritto all’albergo vista mare alle famiglie italiane meno benestanti stride alquanto con il proclama – forse a questo punto pretestuoso? – della crisi economica, accompagnato dalla richiesta di impegnarci tutti a stringere i denti ed essere più che mai solidali con gli altri e pazienti con l’erario per superare questo momento di difficoltà economica.

Dinanzi all’insostenibilità conclamata del modello di Stato sociale da un lato e all’esigenza di riduzione delle spese e del disavanzo pubblico dall’altro (questo sì, un principio costituzionalmente rilevante), la elevazione a diritto costituzionale del desiderio di passare le vacanze in un tre stelle al lago (anche un quattro stelle, a leggere l’intervista del ministro  ne La Stampa di oggi) lascia non si sa se più indignati o più esterrefatti.

Dal punto di vista costituzionale, poi, è assolutamente equivoco dire che la Costituzione sancisca il diritto alle vacanze, così come utilizzare il linguaggio dell’uguaglianza sostanziale per legittimare l’iniziativa.

L’art. 36 della Costituzione riconosce come irrinunciabili il diritto alle ferie annuali e al riposo settimanale, che sono cosa ben diversa dal diritto al pagamento di vitto e alloggio. Ciò che la Costituzione davvero garantisce, fino a proclamarlo diritto irrinunciabile, è infatti non il diritto a trascorrere le ferie in un albergo vista mare a spese dello Stato, ma il diritto alla distrazione dal lavoro, all’interruzione dall’attività lavorativa per ritemprare la mente e il corpo.

Che il costituente abbia previsto, accanto al problema della retribuzione, quello del riposo e dell’equilibrio tra ore lavorative e ore non lavorative dimostra la concezione costituzionale del lavoro come attività che non solo produce reddito, ma che è funzionale alla realizzazione della personalità del lavoratore in tutta la sua umana dimensione. Le garanzie del lavoratore, pertanto, non possono essere solo garanzie sulla retribuzione, ma anche garanzie di salute, di svago, di distensione e di partecipazione alla vita sociale.

Il diritto alle ferie è quindi, per la Costituzione, il diritto intangibile a staccare la spina nelle maniera che ognuno, in base ai propri desideri e alle proprie possibilità, può concedersi, non il diritto ad andare al mare o in montagna coi soldi degli altri contribuenti. Non è un diritto ad assecondare un capriccio vacanziero, ma un diritto a sospendere il lavoro nel presupposto che il riposo sia essenziale per la salute del lavoratore.

Il ministro, inoltre, ha parlato dei buoni vacanza come uno strumento di correzione delle disuguaglianze economiche e sociali. Tuttavia, quando la Costituzione parla del dovere dello Stato di correggere le disuguaglianze eliminando gli “ostacoli” che impediscono agli individui di realizzare la propria personalità, si riferisce questioni ben più serie del vitto e dell’alloggio nelle Dolomiti. Si riferisce a questioni come la salute, l’istruzione, la formazione professionale, il minimo garantito per la sussistenza che vengono garantiti non come punto di arrivo, ma come punto di partenza affinché l’individuo possa poi costruire da sé la propria vita e compiere in maniera libera e serena le proprie scelte, compresa la scelta di quanto reddito accumulare per le vacanze.

I diritti sociali sono una cosa seria: sono il diritto ai farmaci salvavita, il diritto a poter andare a scuola anche se i genitori non possono pagare i libri, il diritto a un’indennità se si perde il lavoro. Sono insomma i diritti a quelle prestazioni positive ritenute necessarie a consentire alle persone una parità di possibilità iniziali, e non una parità di condizioni finali.

Un conto, insomma, è avere diritto al ricovero ospedaliero gratuito, un conto è avere diritto all’albergo gratuito. La differenza tra le due prospettive è fondamentale, poiché se, come nel caso dei buoni vacanze, si cominciano a confondere i desideri personali con le pretese giuridiche, i sogni e gli obiettivi di ognuno con i doveri assistenzialistici dello Stato, allora tutto può divenire un diritto che lo Stato è chiamato a soddisfare, con buona pace della responsabilità individuale e della sostenibilità del costo per le casse pubbliche.

PS: evidentemente il turismo del belpaese ha bisogno di un forte impulso statale, visto che, oltre ai 50 milioni già spesi e ai 50 promessi per i buoni vacanze, il riavvio del portale Italia.it, già costato ai ministri Stanca e Rutelli 45 milioni di euro, sta costando, per il solo triennio 2009-2011, 10 milioni di euro, come si può leggere dal protocollo di intesa tra il ministro del turismo e il ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione. Chi legge questo blog credo abbia una minima idea di quanto possa costare l’avvio e il mantenimento di un portale, per quanto complesso possa essere.

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15 Responses

  1. marcinkus

    Il paese assomiglia sempre di più ad un mondo di Oz popolato da personaggi dei Monty Python.

  2. armando

    povera costituzione
    ormai viene usata da qualsiasi ciarlatano per legalizzare i propi scopi
    il guaio e che costui viene preso sul serio da troppe persone

  3. stefano tagliavini

    Gent. ma Serena, complimenti per il suo intervento, un’ottima lezione di diritto costituzionale direi. La Costituzione Italiana è stata trasformata in uno strumento a geometria variabile o se vogliamo in una sorta di straccio per arrivare in tutti i punti della casa che si vogliono pulire. Sarebbe bello analizzare perchè si è ginuti a ritenere una sorta di diritto costituzionale andare in vacanza. E’ incontestabile che le attuali esigenze dell’uomo non sono quelle di trenta o quarant’anni fa, il mondo si è sviluppato, i bisogni sono aumentati nella qualità e nella quantità. Tuttavia non si può rimanere indifferenti al fatto che certi diritti, quelli oggettivamente fondamentali e riconosciuti dalla costituzione, come il diritto alla salute, all’informazione, al lavoro, non sono ancora stati garantiti a tutti e IN ALCUNI CASI vengono financo messi in discussione con l’introduzione di forti limitazioni. Ho l’impressione che abbiamo perso di vista le cose che contano per davvero e il contentino delle vacanze serve a distogliere il nostro sguardo dalle cose importanti. Sarebbe meglio garantire il diritto al lavoro, alla salute e considerare un optional la vacanza, così come sarebbe più utile che l’informazione soprattutto quella della televisione si concentrasse di più sulle vere emergenze sociali che sulle interviste delle persone in coda sulle autostrade o sdraiate sui lettini in riva al mare. Abbiamo zone del sud dove ammalarsi è proibito poichè il sistema sanitario e ospedaliero può essere più pericoloso che la malattia, non parliamo poi dell’occupazione e dello sviluppo sociale. Il buono vacanza è il solito contentino per tenere tranquillo parte del popolino come diceva qualcuno, fumo negli occhi per gli ingenui con gravi deficit culturali e informativi.
    Costruire un paese significa stabilire un ordine di valori condiviso dalla maggioranza della popolazione e attuarlo concretamente. Prima sarebbe opportuno il lavoro, la famiglia, la salute poi il divertimento, prima il dovere poi il piacere….

  4. Cara Serena, la Costituzione è, effettivamente, quella cintura di castità le cui chiavi stanno nelle mani della casta. Per cui, scempi come questi sono continui, vedasi CASO SOSTITUTO D’IMPOSTA. Infine la cosa ancor più triste è la beotizzazione culturale delle masse, per le quali un privilegio è diventato un diritto… quando va bene!

  5. Andrea 73

    Davanti a un consesso di persone serie il meccanismo del buono vacanze e lo stesso ministro sarebbero seppelliti da una risata omerica.
    L’iniziativa non è altro che un ulteriore insulto all’intelligenza delle persone, insulto che si pone sul solco di quella celebre (e decerebrata) campagna promozionale che tempo fa invitava a spendere per sconfiggere la crisi.
    Gentile Serena, Lei ha molto ben evidenziato le bestialità para-costituzionali sottese ad una campagna del genere. Purtroppo il pensiero dominante a quei livelli di governo e di sotto-governo e di designati parlamentari (la rappresentanza, mi dispiace, è un’altra cosa), nonché nei media che li reiterano, è che la Costituzione sia carta igienica.
    Auspico che venga invece, anche qui, anche da Lei, riproposto il valore costituzionale, ma ancor prima etico, del risparmio.
    Complimenti per i Suoi interventi, che si fanno apprezzare per l’equilibrio.

  6. Luciano Pontiroli

    Forse è il solito trucco: con il pretesto di superare le diseguaglianze, si destinano soldi dei contribuenti alle imprese turistiche.

  7. il sistema dei buoni vacanza è già presente da anni in paesi che giustamente investono sul turismo come la Francia, paesi in cui questa industria è considerata al pari delle altre un’importante risorsa (non delocalizzabile oltretutto).
    Al contrario in Italia, dove tutte, ma proprio tutte le attività godono di qualche tipo di sovvenzione o agevolazione, non si fa e non si è fatto mai niente per l’industria turistica, questa è la prima eccezione.
    Quindi non capisco il motivo di tanto scandalo e indignazione.

  8. stefano tagliavini

    @Zizi Tops
    Infatti la Francia ha investito massicciamente nel turismo raggiungendo importanti risultati nella classifica mondiale dei paesi più visitati. Il nostro paese ha perso posizioni e soldi. Ma quello che sconcerta è l’assoluta mancanza di una politica in materia di turismo, confermata dal modo con il quale curiamo il nostro territorio. In Francia è difficile vedere case abusive che fanno da contorno alla valle dei tempali o tombaroli che costringono le forze dell’ordine a presidiare le zone di interesse archeologico e non mi risulta che siano stati fatti condoni per chi ha trafugato oggetti artistici.
    A parte questa divagazione, l’imbarazzo per i buoni vacanza nasce dal fatto che nel nostro paese non sono stati ancora garantiti i diritti sociali, abbiamo una precarietà del lavoro importante e una disoccupazione giovanile preoccupante. Io penso che prima di garantire il superfluo dovremmo garantire ai cittadini i bisogni primari, una volta fatto questo non trovo ci sia nulla di male dare i buoni vacanza che non sono un diritto sociale, nè tantomeno un diritto previsto dalla costituzione. Non avere un lavoro lede la dignità di una persona, non andare in vacanza non provoca nessun problema a mio avviso.

  9. Gentile Zizi Tops,

    se posso permettermi, lei ha centrato proprio il punto.
    C’è un solo modo per considerare le industrie, tutte, al pari delle altre: o nessuna gode di agevolazioni, o tutte ne godono.
    Quando si inizia a dare a qualcuno, allora tutti giustamente reclameranno la propria fetta di torta. Cosa che, nonostante non ci sia ancora una reale percezione del problema, è economicamente, fisicamente, eticamente insostenibile.
    Detto ciò, se l’obiettivo è aiutare l’economia turistica (premesso che a questo punto io che lavoro in un altro settore pretendo lo stesso trattamento, ecco il problema dell’equità degli incentivi), allora un governo ha un solo modo di intervenire in maniera equa: abbassare il carico fiscale a tale impresa, o più equamente ancora lasciare i soldi nelle tasche dei cittadini che, diventando più ricchi per un risparmio di spesa fiscale, potranno permettersi di andare in vacanza.
    Dare soldi contanti ai cittadini “poveri” (e qui davvero potremmo aprire un lungo dibattito) per andare in vacanza in realtà aggiunge un altro obiettivo, che ho cercato di spiegare nel post e che le parole del ministro mi confermano: far nascere un nuovo diritto sociale tradendo lo spirito di questo concetto, e innalzando il desiderio delle vacanze a diritto costituzionale che si deve garantire a tutti.
    Credo che buon senso dica a ognuno di noi che fare o non fare le vacanze non intacca la dignità della vita delle persone (quella dignità che è l’obiettivo di protezione dei diritti sociali veri). Altrimenti, mi verrebbe da dire che poiché anche il massaggio estetico (non terapeutico) mi fa stare meglio, ma non me lo posso permettere diversamente da chi guadagna più di me, ho il diritto di pretendere che lo Stato appiani questa disuguaglianza e mi crei un fondo pure per andare nei centri estetici.

  10. Julio

    A me piacerebbe sapere di queste famiglie di 4 persone, che cellulari hanno, quanto spendono di cellulare all’anno, se fumano e quanto e quante macchine hanno…
    Se uno vuole andare in vacanza ha molti vizi di cui poter fare a meno.
    Se invece non hanno proprio i soldi, allora si fa come una volta… si sta a casa!!!!!!

    Questo governo fa tante di quelle cose assurde tranne togliersi i propri privilegi che ormai non se ne contano…

  11. Flavio

    Io condivido appieno l’articolo anche se prolisso.
    Il discorso della Brambilla sembra copiato e incollato solo sostutuendo il “diritto alle vacanze” a qualche diritto fondamentale.
    Dopotutto sono logiche di potere e soldi che bisogna distruibire tra ministri e amichetti vari… non bastava aver fatto ministro una gatta morta shampista.

  12. roberto savastano

    questo esecutivo è “liberal” come la Montagnetta di San Siro a Milano una località sciistica alpina. Di che stupirsi? anche il fatto che la Brambilla dica sonore fesserie, ahimè, non è cosa nuova.

  13. veronica

    A chi non piace andare in vacanza per rilassarsi un p’ò ed e giusto che questo diritto l’abbiano tutti. A proposito di vacanze, quest’estate sono stata nella bellissima Sicilia, a Sciacca. Ho alloggiato in un residence che si chisma La Luna nel Pozzo, un posto meraviglioso, immerso in un suggestivo uliveto con piscina e campo di minigolf. Ve lo consiglio! Se volete informazioni prendetele da qui:
    http://www.ecocasavacanze.it

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