16
Lug
2010

Liberismo e legalità

Quanto è diversa, e come e perché, la “nuova Tangentopoli” da quella vecchia? La mia sensazione è che siamo all’eterno ritorno dell’eguale, per la banale ragione che le cause profonde che hanno portato a Mani pulite sono state rimosse solo in parte. Non so quanto ci sia di vero nei diversi filoni di inchieste di cui le cronache di questi giorni sono piene: immagino che alcune arriveranno a delle condanne, altre finiranno nel nulla; qualcuno ne uscirà pulito, altri no. Penso che sospetti fondati convivano con sonore sciocchezze (suvvia, la P3, se questi progettano il golpe le “istituzioni democratiche” possono dormire sonni tranquilli, come peraltro fanno in tutte le possibili interpretazioni del termine). Penso che, per certi versi, la cosa più desolante sia il panorama tristemente zeppo di ladri di galline: almeno, i mariuoli della Prima repubblica avevano una loro dignità. Ma penso che tutte queste cose – così come il concentrarsi su specifiche indagini, per sostenere le tesi dei pm o difendere le ragioni dei sospettati – sia in fin dei conti fuorviante. Il problema vero non è che qualcuno delinqua: succederà sempre. Il problema vero è: perché la delinquenza, la corruzione, la propensione ad aggirare le leggi per aiutare gli amici degli amici (con annessa mancia) è così comunemente diffusa?

La risposta ovvia è che l’origine di tutto sta nel collateralismo tra politica e affari. Come tutte le risposte ovvie è probabilmente vera, ma come molte risposte ovvie è anche tautologica. Perché politica e affari sono collaterali? In realtà, messa così è ipocrita e populista, perché ovunque nel mondo ci sono punti di contatto tra politica e affari. La miglior formulazione che riesco a trovare della domanda è: perché in Italia politica e affari hanno così tanti punti di contatto, sovrapposizioni, linee di confine tanto sfumate? E’ chiaro che, meno punti di contatto ci sono, meno numerose e meno sostanziose sono le tentazioni. Se la tentazione fa l’uomo ladro, a parità di tutto il resto (non credo che gli italiani in generale, e perfino i politici italiani, siano antropologicamente meno onesti degli altri), meno tentazioni vuol dire meno ladri. Meno ladri – o meno zone esposte al furto – vuole anche dire più facilità nel controllo e nell’enforcement, più deterrenza, e quindi ancora meno ladri (perché cresce il costo opportunità del furto). (Uso le parole “ladri” e “furto” in senso del tutto generico e populista).

Penso a questi temi da qualche giorno, principalmente perché ho trovato molto interessante – e molto poco condibisibile – un bell’articolo di Massimo Mucchetti sul Corriere di mercoledì (qui una mia letterina al Foglio e qui la risposta di Massimo). Prima di cercare di esprimere la mia lettura delle cose, e delle cause, e dunque suggerire la riforma che io farei se fossi il Dittatore Benevolente di questo paese, vorrei attirare la vostra attenzione su due grafici. I grafici, costruiti su dati World Governance Indicators, mettono in relazione la corruzione (che ho definito come l’opposto del “controllo della corruzione” misurato dalla Banca mondiale) con la qualità della regolazione (figura di sinistra) e la rule of law (figura di destra). La scala su entrambi gli assi va da -2,5 a 2,5, dove valori più alti sono “buoni” per qualità della regolazione e rule of law, cattivi per la corruzione.

Questi due grafici mostrano una cosa molto semplice, molto intuitiva e molto indagata in letteratura (a partire almeno da qui). Cioè che i paesi regolati meglio – dove meglio è normalmente sinonimo di poco – sono meno corrotti, e i paesi con una più forte cultura della rule of law sono meno corrotti. Una correlazione non è necessariamente una causa, ma sarebbe davvero sorprendente che questa correlazione non indicasse un nesso di causalità, e ancor più sorprendente sarebbe se il nesso di causalità andasse in direzione opposta (cioè la corruzione determina la qualità della regolazione e la rule of law).

Cosa dicono questi grafici? Dicono essenzialmente quello che ho cercato di esprimere nella lettera al Foglio, e che ribadisco qui. La corruzione (e anche la cattiva regolazione, o la regolazione “catturata”, che in fondo è corruzione d’alto bordo) esiste perché il sistema legale è sufficiente confuso, o sufficientemente folle, o entrambe le cose da rendere il comportamento corruttivo “conveniente”, dati i rischi e i payoff attesi. Quindi ci sono solo due modi per ridurre la corruzione: uno è aumentare i rischi, cioè armare la mano della magistratura o di chiunque sia impegnato a controllare/intervenire contro la corruzione. Ma questo è un metodo relativamente inefficiente, perché gli stessi controllori possono essere corrotti e perché, in ogni caso, non si può pensare (e non sarebbe neppure desiderabile) avere un paio d’occhi in ogni angolo di strada.

L’altro modo è rendere più difficile la corruzione, cioè aumentarne i costi; oppure renderla meno utile, cioè abbassare i payoff. Per rendere difficile la corruzione, bisogna adottare sistemi legali (autorizzativi, fiscali, ecc.) trasparenti. Esempio banale e d’attualità: la mafia e la corruzione stanno all’eolico come le mosche al miele perché i procedimenti autorizzativi sono fottutamente opachi e discrezionali. Rendeteli lineari, e avrete meno corruzione. Per abbassare i payoff della corruzione, bisogna restringere la zona grigia in cui Stato e mercato di sovrappongono, facendo chiarezza e tagliando le unghie a politici e burocrati: io corrompo un politico o un burocrate se penso, in questo modo, di poter guadagnare di più (per esempio aggiudicandomi una gara con un’offerta più bassa o alzando i costi di ingresso sul mercato per la concorrenza). Ripeto una precisazione già fatta: uso il termine “corruzione” in modo piuttosto indifferente rispetto a cattura del regolatore, perché le due cose, sebbene diverse sotto il profilo giuridico, sono abbastanza indifferenti riguardo gli effetti economici. Se dunque il politico o il burocrate non ha il potere di aiutarmi, non ha senso che io lo corrompa. Perché c’è la mafia nell’eolico e non, che so, nei panifici (suppongo), e soprattutto perché la mafia nell’eolico è una patologia cronica e nei panifici sarebbe solo una manifestazione acuta di un problema? Perché i politici hanno molte meno possibilità di influenzare il business del pane di quanto non abbiano con quello del vento.

In senso molto brutale sto dicendo che se ci sono poche leggi/norme/regole e sono chiare, ci sono anche poche norme da violare, e la violazione è per definizione più facilmente identificabile. Sto cioè dicendo che, come le tasse per essere pagate devono essere pagabili, le leggi per essere rispettate devono essere rispettabili, e per essere rispettabili devono essere poche, chiare, e possibilmente “giuste”. Quindi, chi crede che la legalità sia un valore (senza farne un feticcio, e non voglio qui entrare nella discussione sul rispetto di leggi ingiuste), non dovrebbe invocare più regolamentazione, più sbirri e più paletti o vincoli: dovrebbe invocare meno norme, meno Stato e più mercato. Basta leggere la cronaca di questi giorni per rendersi conto che le cose stanno così, ed è proprio il proliferare delle norme l’alveo in cui la corruzione/cattura si verifica, non il suo opposto. Non il capitalismo selvaggio, ma lo statalismo impiccione.

Se le etichette hanno un senso – e raramente ce l’hanno – chi oggi crede che esista una questione morale, come esisteva nei primi anni Novanta, dovrebbe riconoscere che la questione morale è figlia dello statalismo all’italiana. Se la legalità è il fine, lo strumento non può che essere la deregulation e il liberismo.

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10 Responses

  1. Bella trattazione. Uno dei problemi in Italia è che per risolvere i problemi invece di risolvere i problemi si scrivono leggi su un pezzo di carta, anche se sono leggi che o per mancanza di risorse, o perché semplicemente sono troppe, tanto non verranno mai controllate. E non solo a livello di stato, anche a livello di condominio… C’è un problema? Mettiamo un bel cartello!
    Ma non disperiamo, abbiamo un grande ministro della semplificazione legislativa che ha già bruciato 300.000 leggi (ma non ne avevamo tipo 50.000??!?). Chissà che non riesca a far togliere qualche cartello dall’androne del mio palazzo… Anzi no, mettiamo un bel cartello: “Vietato appendere nuovi cartelli”

  2. stefano tagliavini

    Tangentopoli due o la continuazione di una tangentopoli mai finita? In entrambe le ipotesi ci sono le stesse matrici politiche e culturali ma un elemento di novità lo si può cogliere, senza troppa fatica e senza eccessive indagini scientifiche. Si dice che nella prima tangentopoli si rubava per il partito, mentre in questa nuova stagione di corruzione si ruba per se stessi. Mi domando: è più grave la prima o la seconda? Mio padre ha sempre lavorato per guadagnarsi da vivere, per comprarsi abiti, casa e automobile. Ha fatto sacrifici e sostenuto responsabilità non inidfferenti mentre trasportava quotidianamente centinaia di persona sugli autobus. Nessuno gli ha mai regalato alcun chè in cambio di qualche cosa. La politica che ruba con la scusa di rubare per se stessa è affllitta da un tumore, diverso, forse, rispetto al male che la colpisce adesso, ma in entrambi i casi siamo di fronte a mali molto pericolosi. Il secondo è figlio del primo, dell’occasione persa negli anni novanta di ricambiare la propria classe dirigente, di stabilire nuove regole e un nuovo patto sociale con gli elettori, basato su valori e sull’etica. Abbiamo pensato che cambiare sistema elettorale e fare passare per nuovo quello che era già vecchio, potesse farci fare un salto di qualità verso le democrazie più evolute e verso uno stato sociale più giusto. Non è avvenuto nulla di tutto questo. Abbiamo problemi economici molto seri, un debito pubblico che ci opprime e ci impedisce di programmare il futuro, un paese diviso in due parti economicamente e socialmente parlando. Una classe dirigente inadatta a governarci, le nostre libertà messe in pericolo ma quello che più preoccupa è l’apatia che avvolge la nostra opinione pubblica, sempe più anestetizzata e inacapace di reagire. Il declino del nostro paese sembra inesorabile: pessimismo forse? Probabile, ma all’orizzonte non vedo la voglia e la capacità di fare una rivoluzione pacifica per cambiare pacificamente le cose con determinazione e convinzione. Spero di sbagliarmi, lo spero vivamente ma provo tanta preoccupazione e tristezza ci manca solo la paura.

  3. nicola

    interessante

    l’unico punto che non viene chiarito è perchè ci siano così tante leggi e così tanto confuse

    forse perchè così è più facile diffondere la corruzione?

    è un pò il cane che si morde la coda

    forse il punto è semplicemente che c’è tanta corruzione…. perchè ci sono tanti corrotti/corruttori 🙂

  4. Alessandro Rossi

    Analisi perfetta. Il problema però resta perché se la soluzione sono meno leggi è al Legislatore che possiamo rivolgerci per trovarla? Il pensiero libertario cerca di ovviare a questo circolo vizioso sostenendo che poiché il sistema è irriformabile dall’interno, vale a dire con strumenti legislativi, è solo dall’esterno che si può cercare di esercitare azioni di cambiamento: disobbedienza civile, secessione, privatopie. Io ho qualche perplessità sull’efficacia e sulla realizzabilità di tali azioni e vedo più concrete possibilità di realizzazione nelle indicazioni del liberalismo classico vale a dire nel recupero del senso autentico della legge tolta alla completa disponibilità/discrezionalità del Legislatore e reintegrata, bottom up, nel suo ruolo di strumento condiviso per la soluzione delle controversie. Solo se la legge ritorna ad essere a mia disposizione c’è qualche possibilità in più che mi senta incentivato a rispettarla. Si tratta quindi, impresa non facile, di spuntare le unghie al diritto pubblico troppo esposto ad interessi privati e lobbistici e recuperare il ruolo effettivamente pubblico del diritto privato. In altre parole più Leoni e meno Kelsen.

  5. marianusc

    Sono perfettamente d’accordo con il suo punto di vista.

    Ho solo un obiezione: non crede che poche norme non possano essere abbastanza chiare per regolamentare in modo obbiettivo ogni aspetto del problema?
    La realtà è molto complessa, ed i casi particolari per ogni questione potrebbero lasciare al giudice grandissima discrezionalità, quella discrezionalità che è uno dei problemi fondamentali della corruzione, come lei ha giustamente sottolineato.

    Approfondendo la questione “poche regole chiare” potrebbe essere un obbiettivo di difficile realizzazione, indendendo per chiare “sufficienti a rendere il più possibile oggettiva la valutazione di ogni aspetto del problema oggetto della norma”.

    Fermo restando che sono perfettamente consapevole di come in Italia la regolamentazione sia inutilmente complessa, ridondante e confusa. Ma spontaneamente tendo ad affrontare gli argomenti in generale, in termini di principi primi.

  6. Nel suo corso di economia http://www.juandemariana.org/video/4555/lecciones/economia/220410/
    il prof. Huerta de Soto afferma “La corruzione è il risultato diretto dell’intervento dello stato nell’economia. Siccome il destino della nostra vita, del nostro benessere, dipende dal timbro di un funzionario o di un burocrate, siamo costretti a impegnare i nostri sforzi e i nostri ingegni per cercare di influire quanto più possibile sulle decisioni del responsabile di turno che ci deve concedere la licenza, il permesso, che ci deve assumere, fare un favore, etc etc…
    L’intervento dello stato in economia attrae e genera inevitabilmente ogni sorta di corruzione. Al contrario, in un libero mercato, dove la presenza dello stato è minima, e non ci sono funzionari da corrompere, i responsabili di un’azienda hanno tutti gli incentivi per evitare comportamenti di questo tipo. Il libero mercato favorisce infatti l’onestà, la correttezza dei comportamenti, dai quali dipende la buona reputazione di ciascun imprenditore in continua concorrenza con gli altri partecipanti al processo di mercato.”
    Se non ci fossero stati gli incentivi per l’eolico non ci sarebbe stato lo scandalo e avremmo pagato meno tasse.

  7. mario fuoricasa

    @Pietro64
    Troppo semplice, troppo corretto, troppo scomodo per troppe persone.
    Piuttosto che darti ragione ti danno del smpliciotto e ridono alle tue spalle. O greggia mia che posi……

  8. dario

    ….la questione morale è figlia dello statalismo e ha come fratello il blocco della
    dinamica sociale.

  9. Francesco F.

    Completamente condivisibile, ed anzi, da condividere.

    Mi viene in mente un solo commento in conclusione di lettura: che spreco (e vergogna) che un governo che si professava liberale sia invece esempio eclatante di clientelismo e “statalismo amorale” , e che un altro aspetto cruciale della “rule of the law”, l’enforceability, sia tutto tranne che migliorato….

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