14
Lug
2010

BP-Eni, l’idea non era balzana. Un po’ di charts

L’idea lanciata qualche giorno fa di mandar avanti ENI con offerte per l’upstream pregiato di BP non era poi così balzana, visto che nel frattempo le prime compagnie petrolifere USA iniziano a farsi sotto strappando il titolo verso l’alto di 10 punti,  e Abu Dhabi vuole acquistar quote di BP per prenotarne il diritto ad acquisirlo in futuro.  Intanto, tutti sperano che il nuovo “tappo” tenga, nelle profondità del Golfo del Messico. Ma in casi come questi, un azionista pubblico di controllo – il governo italiano, per ENI – o ha al suo interno o è in grado di procurarsi fini expertises di settore, in grado di vagliare tempi e modi per operazioni straordinarie valutandone l’impatto sul titolo ENI, il suo debito, i tantissimi primari fondi internazionali presenti nel suo capitale; ed è capace al tempo stesso di decidere nei tempi rapidi imposti dal mercato una volta confrontatosi col management della società; oppure tanto per cambiare si pone – e pone l’azienda – su un piano di assoluta subordinazione rispetto agli sviluppi di mercato, fatti da operatori del mercato con logica di mercato. Una logica che comprende anche  il cinico diritto di prender per sè a buon prezzo il meglio di chi è in grave difficoltà ed esposto ad azioni multipulrimiliardarie come BP. Intanto, qui oltre 50 utili videografiche del caso Deepwater Horizon-BP  rispetto aglia ndamenti e consumi e interessi energetici globali, e qui la graduatoria stimata complessiva globale dei più gravi incidenti della storia.

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6 Responses

  1. Michele Bendazzoli

    “oppure tanto per cambiare si pone – e pone l’azienda – su un piano di assoluta subordinazione rispetto agli sviluppi di mercato, fatti da operatori del mercato con logica di mercato”

    Sembrerò un po’ cinico ma … non va bene così? Per fortuna ci pensa il mercato a fare le unghie alle aziende più inefficienti e burocratiche …

  2. Carlo Stagnaro

    Oscar, sono molto d’accordo con quello che scrivi. Questo è un caso scuola di come, se generalmente la proprietà pubblica favorisce l’azienda interessata sul mercato nazionale, come noi sappiamo bene a nostre spese nel caso dell’Eni, essa finisca anche per rappresentare un handicap quando ci si muove all’estero. Il fatto che l’azionista di riferimento sia il Tesoro (o Cdp che dir si voglia, scusate ma non colgo la differenza), infatti, non implica solo una lentezza che può essere fatale: implica anche che, quando e se l’Eni si muoverà, uno degli argomenti che verranno usati contro di essa è che si tratta di una compagnia di Stato. Esattamente come in Italia abbiamo fatto delle cose turche quando Edf è entrata nel capitale di Edison, esattamente come a Washington ne hanno fatte di tutti i colori per impedire che Cnooc si pigliasse Unocal, allo stesso modo non fatico a immaginare i mal di pancia londinesi se mai San Donato puntasse ai gioielli di Bp. Per una volta, è la stessa compagnia para-pubblica ad avere un evidente interesse a essere privatizzata.

  3. Caber

    Ma forse non ha tutto questo interesse alla privatizzazione.

    Perchè barattare una rendita di posizione, sicura, facile da ottenere, sostanziosa, incroci politici e giri di poltrone per gli amministratori con il difficile, incerto e faticoso reddito da attività d’impresa in un mercato concorrenziale?

  4. Due osservazioni.
    1.Da quando in qua l’iniziativa di un’acquisizione e’ nelle mani dell’azionista, pubblico o privato che sia?
    2.Sul mercato ci sono assets di BP, e non BP; che in termini di “sensitivity” ti cambia il mondo

    Quand’era il mio mestiere, nessuno mi ha mai dato mostra di pensare che puzzassi quando facevo un’offerta per un asset. E difatti il mondo e’ pieno di posti dove convivono riserve Eni e “gioielli” BP. Se, per fare d’esempio, in Algeria o in Egitto qualcuno (americani compresi) si provasse a ostacolare un tentativo di acquizione Eni di assets BP perche’ l’Eni e’ “compagnia di Stato” lo manderebbero dritto su scherzi a parte.

  5. Carlo Stagnaro

    Massimo,
    (1) Normalmente no, ma è chiaro che un’azienda come Eni, quando si muove su un terreno “politicamente sensibile” (come inevitabilmente è il contendersi le spoglie di un’importante azienda di un paese straniero) e quando l’azionista pubblico non è uno a cui piaccia stare con le mani in mano (come certo è il caso di Tremonti), difficilmente azionista e management non si parlano.
    (2) Questo è sicuramente vero. Resta il fatto che sul mercato potrebbe finire per esserci anche Bp – questo mi pare il senso dell’intervento di Oscar – e che, in ogni caso, nella misura in cui questi asset si trovano non in Africa, ma in Europa un minimo di attenzione a queste cose bisogna farlo. Peraltro, mi chiedo se Eni sia “capace” di muoversi in un territorio come quello nordamericano, molto diverso dalla culla italiana e sicuramente, almeno in termini di rule of law e proceduralizzazione di scalate e operatività, più lontano dall’Italia di quanto non lo sia l’Italia da Algeria ed Egitto.

  6. Carlo,
    ai tempi di Mincato l’upstream Eni non ha fatto grosse acquisizioni perche’ il governo lo ha impedito a Mincato o perche’ Mincato lo ha impedito all’Agip?
    O forse il punto vero e’ che pensi che Tremonti sia il primo ministro dai tempi di Mussolini che si impiccia per davvero e non per finta di dove e perche’ si va a bucare?

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