Live blogging. Indice delle liberalizzazioni/2

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Stagnaro sottolinea come l’Indice si basi sempre su benchmark che non sono Hong Kong o Singapore, ma Paesi europei, che in qualche senso ci somigliano e dai quali è possibile imparare. Gli indicatori su cui viene valutato, rispetto al benchmark, ogni settore censito dall’Indice sono talora di natura qualitativa, talora quantitativi. A partire dai diversi indicatori, si definisce un “indice di liberalizzazione” per i diversi settori.

Questi ambiti dell’economia sono ritenuti rappresentativi dell’economia italiana e da questi quindici settori si arriva a una definizione del “grado di liberalizzazione” della nostra economia. Dodici dei settori censiti sono propriamente valutabili in termini di liberalizzazione (divisi fra settori infrastrutturati e settori non infrastrutturati), tre invece (PA, fisco, mercato del lavoro) fanno parte del quadro giuridico che influenza l’attività di tutte le imprese.

Quali sono i risultati di quest’anno? L’Italia è in parte un Paese dove vi sono assieme mercati “abbastanza” liberalizzati (sopra il 60% del benchmark europeo) e mercati molto poco liberalizzati (sotto il 40% del benchmark). Un esempio di dinamica positiva è il mercato elettrico: il grado di liberalizzazione è andato crescendo dal 2007 al 2010 (quasi +10 punti percentuali rispetto al benchmark britannico). Il mercato elettrico italiano oggi è radicalmente diverso oggi rispetto a prima dell’avvio della liberalizzazione, dieci anni fa.

In altri settori vale il ragionamento opposto. Per esempio il trasporto ferroviario: l’incapacità di risolvere i conflitti d’interesse in capo a Trenitalia, insieme all’aumento dei sussidi a vantaggio dell’impresa pubblica, ha prodotto paradossalmente un decremento della libertà economica nel settore (nonostante sul piano normativo in realtà esistano regole non peggiore che in altri Paesi europei).

Ci sono settori in cui c’è più libertà d’entrata di quanto si creda: i servizi idrici (il peggioramento rispetto al benchmark è dovuto al miglioramento del benchmark stesso). Ci sono settori in cui dovremmo prepararci alla liberalizzazione (i servizi postali: c’è la spada di Damocle di una direttiva europea), ma la classe politica fa lo struzzo…

ps: avete mai notato che Stagnaro ormai parla come un vescovo? (con l’autorevolezza di un vescovo, ma anche con il brio di un vescovo…)

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