12
Lug
2010

Assolti?

Il climategate si è sgonfiato. Le mail dei climatologi dell’East Anglia che discutevano di quale “trick” usare “to hide the decline” non danno scandalo. La pubblicazione dell’indagine coordinata da Sir Muir Russell sembra scagionare gli scienziati che, per alcuni mesi, sono stati accusati di truccare le carte per far sembrare l’emergenza climatica più grave di quanto non fosse. Tutto finito, dunque? Tutti assolti? Tutti puliti? Vediamo.

Il Muir Report effettivamente nega addebiti sostanziali al gruppo di ricerca guidato da Phil Jones. Leggendo il dettaglio delle accuse, però, emerge un quadro tutt’altro che trasparente del lavoro dei santoni del clima. Va detto che questo rapporto non si occupa di questioni scientifiche, le quali – teoricamente – sono state risolte in uno striminzito rapporto di otto pagine di cui mi sono già brevemente occupato (e che, in realtà, se letto tra le righe non dà un’immagine molto positiva dei metodi di Jones e soci).

Anche nel caso del rapporto Muir, non bisogna fermarsi alle affermazioni generali che, tendenzialmente, gettano acqua sul fuoco (cane non morde cane). Bisogna leggere tra le righe o, in alcuni casi, non serve neppure spingersi tanto in là: basta leggere le righe (magari andando oltre le prime 4 o 5). Prima di farlo, è bene però tenere a mente che il rapporto Muir non intende validare la scienza della Climate Research Unit: si occupa solo di valutare i comportamenti e l’onestà dei ricercatori. Incollo, senza commentarli perché parlano da sé, alcuni dei punti – per me – chiave.

On the specific allegations made against the behaviour of CRU scientists, we find that their rigour and honesty as scientists are not in doubt.

But we do find that there has been a consistent pattern of failing to display the proper degree of openness, both on the part of the CRU scientists and on the part of the UEA, who failed to recognise not only the significance of statutory requirements but also the risk to the reputation of the University and, indeed, to the credibility of UK climate science.

On the allegation of withholding station identifiers we find that CRU should have made available an unambiguous list of the stations used in each of the versions of the Climatic Research Unit Land Temperature Record (CRUTEM) at the time of publication. We find that CRU‟s responses to reasonable requests for information were unhelpful and defensive.

On the allegation that the references in a specific e-mail to a „trick‟ and to „hide the decline‟ in respect of a 1999 WMO report figure show evidence of intent to paint a misleading picture, we find that, given its subsequent iconic significance (not least the use of a similar figure in the IPCC Third Assessment Report), the figure supplied for the WMO Report was misleading. We do not find that it is misleading to curtail reconstructions at some point per se, or to splice data, but we believe that both of these procedures should have been made plain ideally in the figure but certainly clearly described in either the caption or the text.

On the allegations in relation to withholding data, in particular concerning the small sample size of the tree ring data from the Yamal peninsula, CRU did not withhold the underlying raw data (having correctly directed the single request to the owners).On the allegation that CRU does not appear to have acted in a way consistent with the spirit and intent of the FoIA or EIR, we find that there was unhelpfulness in responding to requests and evidence that e-mails might have been deleted in order to make them unavailable should a subsequent request be made for them.Given the significance of the work of CRU, UEA management failed to recognise in their risk management the potential for damage to the University‟s reputation fuelled by the controversy over data access.

University senior management should have accepted more responsibility for implementing the required processes for FoIA and EIR compliance.

But it is evidently true that access to the raw data was not simple until it was archived in 2009 and that this delay can rightly be criticized on general principles. In the interests of transparency, we believe that CRU should have ensured that the data they did not own, but on which their publications relied, was archived in a more timely way.

La maggior parte di questi – usiamo un eufemismo – cattivi comportamenti non hanno un effetto particolare sul lavoro dei colleghi di diverso avviso (tranne, naturalmente, la faccenda sulla disponibilità e trasparenza dei dati). Sono però cruciali nel momento in cui gli scienziati parlano coi decisori politici e col pubblico, generalmente privi di formazione scientifica in generale, e di scienza del clima in particolare. In sostanza, l’indagine indipendente riconosce che la cricca offriva una rappresentazione semplicistica delle dinamiche climatiche, e cercava di proteggere i suoi metodi attraverso un atteggiamento difensivo e arrogante. Probabilmente questo non è sufficiente a configurare violazioni delle norme o anche solo del codice etico dell’Università, ma è chiaro che, quando un’istituzione ha un ruolo tanto centrale rispetto a un tema tanto politicamente bollente, ci si aspetta il massimo della trasparenza e dell’onestà. Evidentemente, così non è stato. Il fatto che decisioni politiche dalla portata enorme dipendano dalla rappresentazione falsa o tendenziosa della realtà offerta da un gruppo di accademici livorosi – come è chiaro leggendo le parole che, nei loro scambi di email, dedicano ai colleghi critici – non fornisce quel grado di ragionevole tranquillità in virtù del quale tutti noi non-esperti siamo chiamati a prendere per oro colato tutto ciò che dicono.

“E’ la politica, bellezza”. Qui il clima non c’entra, o c’entra molto poco.

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14 Responses

  1. gfza

    purtroppo sulla poca serieta dei cosidetti esperti (anche italiani):

    qualche settimana fa, sia sul Corriere che su Le Scienze compariva la notizia:

    in via di estinzione le lucertole a causa del global warming (cioe piu o meno 0.7 gradi in 100 anni di aumento della temperatura media)
    per chi non lo sa le lucertole sono quegli animaletti che escono sui sassi a scaldarsi solo d’estate quando i sassi scottano dal sole al punto che non si riesce a toccarli.

    personalmente sono convinto che si debba preoccuparsi dell’ambiente e dell’inquinamento in genere, ma che cialtronerie del genere servano solo a fare perdere credibilita ai veri problemi

  2. Egidio Bernini

    Caro Stagnaro, lei giustamente dice di leggere le righe del rapporto Muir ma allora da dove tira fuori questo giudizio ?
    “La maggior parte di questi – usiamo un eufemismo – cattivi comportamenti non hanno un effetto particolare sul lavoro dei colleghi di diverso avviso (tranne, naturalmente, la faccenda sulla disponibilità e trasparenza dei dati). Sono però cruciali nel momento in cui gli scienziati parlano coi decisori politici e col pubblico, generalmente privi di formazione scientifica in generale, e di scienza del clima in particolare. In sostanza, l’indagine indipendente riconosce che la cricca offriva una rappresentazione semplicistica delle dinamiche climatiche, e cercava di proteggere i suoi metodi attraverso un atteggiamento difensivo e arrogante”.
    Io non ho letto tutto il rapporto ma basta leggere l’executive summary a pag 11:
    “In addition, we do not find that their behaviour has prejudiced the balance of
    advice given to policy makers. In particular, we did not find any evidence of
    behaviour that might undermine the conclusions of the IPCC assessments”.
    Forse non trasparenti, ma assolti decisamente si. Se poi lei li vuole condannare comunque (li definisce testualmente: santoni, la cricca, ecc….), si manifesti chiaramente e non tramite un presunto verdetto che il rapporto Muir non ha mai emesso. Saluti

  3. Purtroppo è chiaro che si cerca di far passare tutto, in maniera diplomatica all’insegna della migliore “politically correct”.
    La politica prende dalla scienza quello che le è più utile e opportuno per i propri interessi, i mass media prendono dalla scienza solo le notizie più allarmistiche che “tirano” e fanno “audience”, e quindi le persone normali “non” prendono dalla scienza ma ricevono solo quello che gli si vuol far ricevere…
    Triste realtà. ma è così.
    http://www.facebook.com/group.php?gid=248129525296

  4. Carlo Stagnaro

    Gentile Bernini, non credo di aver scritto che il rapporto Muir non assolva i climatologi. Ho scritto che li assolve. Trovo però sorprendente che, a poche pagine di distanza, si dica prima che “we do not find that their behaviour has prejudiced the balance of
    advice given to policy makers” e poi che – per ripetermi – “the figure supplied… was misleading” o che “in the interests of transparency, we believe that CRU should have ensured that the data they did not own, but on which their publications relied, was archived in a more timely way”. Ognuno ha il suo legittimo impedimento.

  5. Egidio Bernini

    Gentile Stagnaro, perché si sorprende ? adesso che il polverone sollevato dal caso delle e-mail trafugate si sta posando appare chiaro che :
    I climatologi della CRU hanno sicuramente sbagliato (“…the figure supplied … was misleading”)
    Ma il loro rigore e la loro onestà di scienziati non è messa in dubbio (their rigour and honesty as scientists are not in doubt). Dov’è la cricca ?
    Oltretutto mi sembra molto chiaro che alcuni errori, che sono stati riconosciuti nel rapporto dallo stesso IPCC, non mettono certo in dubbio le conclusioni dello stesso rapporto e in definitiva la credibilità della scienza dei cambiamenti climatici (i santoni, come li chiama lei) con buona pace dei nostri senatori/scienziati che sull’onda del presunto climategate hanno approvato quella mozione ridicola Possa/D’Ali’. Saluti

  6. Beppe

    Egidio Bernini :
    I climatologi della CRU hanno sicuramente sbagliato (“…the figure supplied … was misleading”)
    Ma il loro rigore e la loro onestà di scienziati non è messa in dubbio (their rigour and honesty as scientists are not in doubt). Dov’è la cricca ?

    Certo, e Scajola sicuramente ha sbagliato a non guardare chi pagava il suo appartamento, ma il suo rigore e la sua onestà di ministro non sono messi in dubbio…

  7. Carlo Stagnaro

    Gentile Bernini, abbiamo una visione diversa sulla portata degli sbagli. Sbagliare è lecito, ma – come ho cercato di scrivere – fornire un grafico “misleading”, e difenderlo pervicacemente contro chi sostiene che sia “misleading”, è più che sbagliare. Lo è, soprattutto, se l’opinione “misled” dei destinatari del grafico – i decisori politici – in virtù di questa errata percezione prenderà decisioni che impegneranno l’umanità ad affrontare costi enormi. La questione è semplice, in un certo senso: i climatologi della Cru si trovano in una posizione nella quale non è sufficiente essere corretti – e non sempre lo sono stati, come testimonia il rapporto che li “scagiona” – ma è essenziale essere eticamente ineccepibili. Semplicemente, non lo sono stati.
    Lei chiede: dov’è la cricca? L’esistenza della cricca è chiarissima dalla lettura delle loro email. Ancora una volta: come in molte delle intercettazioni che leggiamo sui giornali a proposito di politici italiani, può esserci poco o nulla di penalmente rilevante, ma l’immagine che ne esce fa comunque cascare le braccia. Non possiamo far finta di non aver letto quelle email.
    Ultimo, e non triviale, punto, che è del tutto assente dal rapporto ma viene enfatizzato in un bell’articolo di Karel Beckman sull’ultimo numero di “Energia”: normalmente, gli “errori” tendono a distribuirsi in modo piuttosto casuale. Uno sbaglia un po’ per un verso, un po’ per l’altro. Trovo piuttosto inquietante che TUTTI gli errori riconosciuti dall’Ipcc fossero nella direzione di attribuire al global warming effetti peggiori di quelli che probabilmente avrà. Quando gli errori sono sistematici e coerentemente nella stessa direzione, all’università mi hanno insegnato che è ragionevole supporre che ci sia qualche difetto nello strumento che compie le misurazioni.

  8. roberto savastano

    a scarsa serietà di certi climatologi non mi sorprende. nel 2001 Bjorn Lomborg pubblica, per Cambridge University Press The Skeptical Environmentalist, Measuring The Real State Of The World. La prima edizione è in danese del 1998. In sintesi il libro spiega come le litanie apocalittiche del mainstream ambientalista non poggia su serie basi statistiche. Il bello è che Lomborg, professore danese di statistica e allora fervente ambientalista iniziò il lavoro dopo avere letto un’intervista su Wiredcon l’economista Julian Simon, il quale sosteneva come buona parte di quanto si dice dell’ambiente è basato su preconcetti senza particolari evidenze statistiche. Il riferimento alla mancanza di evidenze statistihe serie lo pungolò ad iniziare un lavoro di ricerca il cui scopo era smentire Simon. Più andavano avanti con lo studio statistico più si rendevano conto -non senza stupore- della bontà delle idee di Julian Simon. Lomborg ed il suo lavoro ricevettero un’accoglienza di fuoco. Nessuno studioso dell’ambiente dalle visioni apocalittiche accettava un dibattito con Lomborg, definito un bugiardo, un infame e pure peggio. Si presenta ad Oxford per la presentazione del suo libro e si becca una torta in faccia. Tutto ciò nella civilissima Inghilterra (cosa sarebbe successo nella probabile cagnara di un’università nostrana?). Prescindendo da meriti e qualità dello studio di Lomborg (qui non mi interessano) è interessante notare un commento dell’epoca. Stephen Schneider, uno dei tanti scrittori anti-Lomborg della rivista Scientific American, disse a Discover nel 1989: “[We] are not just scientists but human beings as well. And like most people we’d like to see the world a better place…To do that we need to get some broad-based support, to capture the public’s imagination. That, of course, entails getting loads of media coverage. So we have to offer up scary scenarios, make simplified, dramatic statements, and make little mention of any doubts we might have…Each of us has to decide what the right balance is between being effective and being honest.” Come molta gente vogliamo il mondo sia un posto migliore…per questo ci serve grande copertura dei media…dobbiamo quindi offrire scenari catastrofici…e non parlare dei dubbi che potremmo avere. In altre parole, voi comuni mortali siete troppo fessi per capire cosa sia bene o male. così vi dobbiamo raccontare la favola dell’Uomo Nero per farvi stare buoni. L’approccio è quello dei climatologi dell’East Anglia. E l’approccio scientifico? Echissenefrega!

  9. roberto savastano

    La scarsa serietà di certi climatologi non mi sorprende. Nel 2001 Bjorn Lomborg pubblica, per Cambridge University Press, The Skeptical Environmentalist: Measuring The Real State Of The World. La prima edizione -in danese- è del 1998. In sintesi, il libro spiega come le litanie apocalittiche del mainstream ambientalista non poggiano su serie basi statistiche. Il bello è che Lomborg, professore danese di statistica e allora fervente ambientalista, iniziò questo studio dopo avere letto un’intervista, su Wired, con l’economista Julian Simon, il quale sosteneva come buona parte di quanto si dice dell’ambiente sia basato su preconcetti senza particolari evidenze statistiche. E’ proprio questo riferimento alla mancanza di evidenze statistihe serie a pungolare il professore di statistica. Inizia così una ricerca il cui scopo era smentire Simon. Più lo studio statistico procedeva più ci si rendeva conto -non senza stupore- della fondatezza delle tesi di Julian Simon. Lomborg ed il suo lavoro ricevettero tuttavia un’accoglienza di fuoco. Nessuno studioso dell’ambiente (dalle visioni apocalittiche) accettava un dibattito con Lomborg, definito bugiardo, infame e pure peggio. Si presenta ad Oxford per la presentazione del suo libro e si becca una torta in faccia. Tutto ciò nella civilissima Inghilterra (cosa sarebbe successo nella probabile cagnara di un’università nostrana?). Prescindendo da meriti e qualità dello studio di Lomborg (qui non mi interessano), è interessante notare un commento dell’epoca. E’ Stephen Schneider, uno dei tanti scrittori anti-Lomborg della rivista Scientific American, a dire a Discover nel 1989: “[We] are not just scientists but human beings as well. And like most people we’d like to see the world a better place…To do that we need to get some broad-based support, to capture the public’s imagination. That, of course, entails getting loads of media coverage. So we have to offer up scary scenarios, make simplified, dramatic statements, and make little mention of any doubts we might have…Each of us has to decide what the right balance is between being effective and being honest.” incredibile! Riassumendo: come molta gente vogliamo il mondo sia un posto migliore…per questo ci serve grande copertura dei media…dobbiamo quindi offrire scenari catastrofici…e non parlare dei dubbi che potremmo avere. In altre parole, noi comuni mortali siamo troppo fessi per capire cosa sia bene o male. Così ci devono raccontare la favola dell’Uomo Nero per farci stare buoni. L’approccio è identico a quello dei climatologi dell’East Anglia. E l’approccio scientifico? Echissenefrega!

  10. Egidio Bernini

    @Stagnaro
    Lei dice
    “Gentile Bernini, abbiamo una visione diversa sulla portata degli sbagli”
    Sicuramente abbiamo una visione diversa ma non è questo il punto. Il punto è che nel suo post lei commenta il rapporto Muir che in sostanza dice che il lavoro del CRU è stato corretto .
    “…we find that their rigour and honesty as scientists are not in doubt”.
    e poi ancora, lo ripeto: “In addition, we do not find that their behaviour has prejudiced the balance of
    advice given to policy makers. In particular, we did not find any evidence of
    behaviour that might undermine the conclusions of the IPCC assessments”.
    Ma nel commentarlo, semplifico un po’, lei prende quel 5-10 % di errori o esagerazioni e li estrapola per contestare tutto il rapporto del IPCC al quale vale la pena di ricordarlo, non hanno contrubuito solo gli scienziati del CRU.
    Addirittura sostiene “che è ragionevole supporre che ci sia qualche difetto nello strumento che compie le misurazioni”.
    So bene che la sua è una posizione scettica sul climate change, ma mi sembra che lei voglia far passare l’idea che in sostanza il rapporto Muir tra le righe supporta questo scetticismo. Secondo il mio modesto parere invece questo rapporto mette la pietra tombale sul presunto climategate e tra qualche mese nessuno parlera piu delle e-mail del CRU e spero che il dibattito si spostera su quali azioni intraprendere per mitigare il climate change piuttosto che sull’esistenza dello stesso. Saluti

  11. Mauro

    @Egidio Bernini
    Vi consiglio di leggere L’universo senza stringhe di Lee Smolin. Descrive in modo credibile come scienziati onesti vengano portati, quasi incosapevolmente, a sostenere la teoria popolare del momento, indipendentemente dalla fondatezza della ricerca. Ma il problema di fondo non è questo. Il vero problema è che gli altri approcci, minoritari, allo studio dei problemi, vengono boicottati. Questione di finanziamenti…

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