2
Lug
2010

Anche Business Week tax-nd-spend, contro Alesina

La gratitudine di Wall Street per la riforma bancaria di Obama che in definitiva celebra un nuovo compromesso tra regolatori e grandi intermediari, invece di preludere a politica monetaria meno lassista e a meno salvataggi a spese del contribuente, inizia a dare i suoi risultati. Qui il commento critico che Business Week riserva alla tesi di Alberto Alesina, per il quale tagliare i bilanci pubblici porta a più crescita, esempi alla mano di Paesi che hanno perseguito con successo tale strada come l’Irlanda, l’Olanda e la Norvegia. Se anche Business Week, abitualmente tra i falchi sulla spesa pubblica e le tasse, si è iscritto al partit0 tax and spend, significa due cose. La prima è che la divisione in campo teorico vede i keynesiani in netto vantaggio, checché strepiti Krugman. La seconda è che in primis i grandi gruppi finanziari americani preferiscono oggi uno Stato che spende molto, perché è la miglior premessa per continuare a esserne inondati di liquidità a costo zero, anzi negativo. Come a dire: l’errore di fondo continua.

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5 Responses

  1. stefano

    Mah! Krugman, vuole far credere di essere l’unico depositario della verità, e di esserne uno strenuo difensore, contro tutto e tutti.
    In realtà persegue la strategia del “chiagne e fotte”, magari poco originale ma sempre efficace.
    Purtroppo se i media si schierano dalla sua parte e ripetono tutti la stessa menzogna, questa diventa la verità assoluta (Goebbels insegna).
    In fin dei conti vivono di inserzioni, e le più succose sono nella disponibilità di coloro che dalle teorie di Krugman traggono i maggiori vantaggi.

  2. eonia

    Le sei maggiori banche oggi si calcola che hanno in mano il 60% del PIL americano.
    Il deterioramento economico ha accelerato il fallimento bancario delle piccole e medie banche del paese. La FDIC quale istituzione per la protezione dei depositi e per curare il fallimento, corre voce che non dispone dei capitali necessari per l’assicurazione e soprattutto ha bisogno di maggiori capitali per disporre il fallimento di attivi passivi fra creditori debitori, specialmente se il ritmo fallimentare dovesse aumentare i ritmi durante il II semestre.
    Di conseguenza sembrerebbe che le maggiori istituzioni bancarie siano quelle che assorbiranno quelle piccole in odor di fallimento. Per cui la crisi odierna viene salutata con entusiasmo dal sistema bancario, allegramente denominato TBTF.
    E così il numero delle banche universali e multifunzionali sembra restringersi mentre aumenta la capacità di penetrazione.
    Fra poco tassi a zero od uno non faranno differenze che per l’uomo di strada, il quale avrà ancora sul groppone fannie e freddie.

  3. michele penzani

    …Già…Fattore di penetrazione a costo “negativo” del denaro…Meglio che gratis…Proprio così.

  4. Luciano Pontiroli

    “corre voce che non dispone (?) dei capitali necessari per l’assicurazione e soprattutto ha (?) bisogno di maggiori capitali per disporre il fallimento di attivi passivi tra i creditori debitori” non significa nulla. Cerchiamo di proporre interventi comprensiibli, sennò è meglio andare al mare.

  5. eonia

    Un po’ di link per vedere più chiaramente l’attività della FDIC.
    Interessante la sezione delle aste.
    http://www.fdic.gov/
    interessante anche il nr di fallimenti raccolti e le modalità per la protezione dei depositi.
    http://www.failedbankreporter.com/
    Le notizie che la società è allo stremo le ha fornite bloomberg qualche tempo addietro e riprese da tutti i siti finanziari.

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