Confindustria alza le stime. Ma molto resta da fare

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Oggi Confindustria ha alzato le stime di crescita attesa per il 2010 all’1,2% del PIL, e per il 2011 all’1,6%.  Il capo dell’ufficio studi di Confindustria, Luca Paolazzi, per come lo conosco è alieno da qualunque sospetto di indoramento di pillole. Lavora seriamente sui dati, se del caso non evita analisi critiche ai difetti persistenti del tessuto d’impresa italiano, non piega alcun andamento a improprie simpatie politiche. Per chi volesse approfondire, qui il documnto integrale, e qui le slides di presentazione. Non è il caso di lasciarsi andare a impropri brindisi. Occhio ad alcuni flash che richiamo, sui più gravi problemi aperti:

–  il costo unitario del lavoro per unità di prodotto, fatto base 100 nel 2005, in Italia è attualmente sopra quota 115, a 110 nell’eurozona, sotto i 100 negli USA; è aumentato dal primo trimestre 2008 del 6,8% nel totale nazionale e dell’8% nell’industria in senso stretto, oltre il 100% più dell’inflazione intercorsa

– la produttività, dal primo trimestre 2008 al 31 marzo scorso, è scesa del 2,3% nel totale come nell’industria in senso stretto

– i margini delle imprese si sono contratti in due anni del 2,6% nel totale Italia, del 4,9% nell’industria

– il credit crunch alle imprese si aggrava

– le retribuzioni di fatto nominali, fatto pari a 100 il livello 2000, sono a 135 nel settore pubblico, a 120 nel settore privato

–  recuperiamo grazie all’export, ma ne avevamo perso il 29,8% tra aprile 2008 e maggio 2009 rispetto al -19,8% mondiale; e dal minimo a oggi nel mondo l’export è salito del 20%, quello italiano solo del 13%: nel mondo l’export globale è solo di 3,8 punti sotto i massimi di metà 2008, quello italiano ha ancora 20,7 punti percentuali da recuperare

-tra i settori nei quali la distanza attuale dal picco massimo 2008 resta maggiore, notevoli: autoveicoli -37,9%, legno e prodotti relativi -37,9%, macchinari e apparecchiature -35,5%, tessile -35%: sono numeri che vanno però letti rispetto all’andamento nella media peggiore del nostro degli altri Paesi G10. A eccezione della Germania, che migliora nettamente bilancia commericiale e dei pagamenti, malgrado gli aggravi fiscali e amministrativi ed energhetici e infrastrutturali sianmo il Paese avanzato la cui manifattura si difende meglio, meglio di quanto molti prevedessero. Solo che, contando per il 30% del Pil, da sola non può tenere in piedi con le sue performance l’intero Paese, che nella parte PA e servizi ha produttività, efficienza e apertura alla concorrenza assai minori.

Ecco perché un Paese serio dovrebbe concluderne:

-dieci , cento, mille Pomigliano, e

– abbattimento delle aliquote fiscali e di un 1,5% di Pil di spesa pubblica primaria ogni anno per 5 anni, come hanno fatto i tedeschi dal 2006 al precrisi, mentre nopi accrescevamo la nostra di 6,5 punti di PIL

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