15
Giu
2010

Catricalà: concorrere per crescere

La relazione annuale dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, illustrata oggi da Antonio Catricalà, cade in un momento del tutto eccezionale. Pesa, anzitutto, l’eccezionalità della crisi. E pesa perché, se i simboli hanno un significato, nel 2010 cade il ventesimo anniversario dell’istituzione dell’Antitrust. Nella stessa data, dunque, convergono l’esigenza di tirare le somme e quella di indicare un percorso per la ripresa economica. Catricalà non si sottrae.

Catricalà inizia sottolineando come la crisi abbia una dimensione che necessariamente trascende i confini nazionali, e che dunque restituisce vigore e urgenza allo sforzo europeo di integrare i mercati degli Stati membri, ancora balcanizzati nonostante decenni di tentativi e promesse. Ciò non toglie che molto resti da fare, e possa e debba essere fatto, dai singoli governi. Il Garante avanza alcune proposte e indicazioni, che in parte riprendono la segnalazione che l’Autorità ha già rivolto (senza seguito, per il momento) al governo in base all’obbligo di indicare una set di interventi per la legge annuale per la concorrenza. E’ un peccato che, per ora, questa occasione sia andata perduta, e che l’esecutivo non abbia ritenuto utile seguire i suggerimenti di Catricalà: ma, se letta in questa chiave, la relazione di oggi costituisce un importante vademecum per le innovazioni che sono state annunciate dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Proprio in questa prospettiva, Catricalà sceglie di giocare su entrambi i tavoli: bene la riforma costituzionale – dice – purché non faccia ombra a una serie di passi, di per sé importanti, che si possono fare a costituzione vigente.

Oltre a varie osservazioni, largamente condivisibili, su mercati importanti come quelli elettrico, del gas e delle comunicazioni, Catricalà lancia una serie di sfide al governo che, se vogliamo ristabilire tassi di crescita allineati alle medie europee, l’esecutivo deve avere il coraggio di raccogliere. Anzitutto, i servizi pubblici locali: troppe regolamentazioni e troppi atteggiamenti opportunistici hanno di fatto blindato, localmente, ciò che a livello nazionale è stato liberalizzato. I comuni imprenditori sono ancora la norma, anziché l’eccezione. E se il decreto Ronchi rappresenta un deciso passo avanti, “il punto di debolezza si nasconde dietro l’angolo ed è la facilità con cui possono insinuarsi le proroghe“. Idem per i settori dei trasporti, specie quello ferroviario, giudicato da Catricalà “ancora chiuso“. E idem – ma più grave, se possibile – lo stallo nella liberalizzazione del servizio postale, resa cogente dalla scadenza comunitaria del 1 gennaoi 2011, a cui l’Italia rischia seriamente di presentarsi impreparata. Dunque, rischiamo di avere servizi postali costosi e inefficienti e, in più, di doverci giustificare per l’inadempienza con Bruxelles. Per non parlare del rischio di involuzione degli ordini professionali, la cui riforma ha davvero l’aspetto truce della controrivoluzione.

Dove Catricalà compie uno scatto deciso e, per certi versi, nuovi è nell’affondare il coltello della concorrenza nel corpaccione molle della pubblica amministrazione e, in particolare, del servizio sanitario nazionale. Vale la pena citarlo integralmente:

E’ complessa l’introduzione di meccanismi finalizzati alla corrispondenza tra i valori sociali e umani che i sistemi sanitari si propongono di tutelare, le condizioni di efficienza nell’uso delle risorse economiche impiegate e la libertà di iniziativa economica dei privati. Il modello di intervento pubblico è incentrato sull’attribuzione delle responsabilità a livello regionale, sia per l’erogazione materiale dei servizi sia per la gestione delle risorse. In questo senso l’articolazione della sanità pubblica è già federalista. In un sistema basato su pagamenti per le singole prestazioni fornite è essenziale, dal nostro punto di vista, che anche le aziende ospedaliere pubbliche adottino integralmente e senza gli adattamenti oggi consentiti il modello di bilancio imposto dal codice civile ai privati. È una condizione imprescindibile, anche se non l’unica, affinché possa svilupparsi competizione tra i grandi ospedali e i centri privati di eccellenza che erogano prestazioni sanitarie.

Un problema, quello della trasparenza nella sanità, messo nel mirino anche da Silvio Boccalatte in un paper dell’IBL.

In generale, dunque, rispetto al passato quella di Catricalà è una relazione più aggressiva, focalizzata sugli elementi necessari a riportare il paese sul sentiero della crescita. Non sempre, in una prospettiva come quella dell’IBL, le sue proposte sono pienamente condivisibili, ma ciò che conta è l’enfasi sulla necessità di più mercato, non più intervento pubblico. Un’enfasi resa indispensabile anche dalla “narrazione” prevalente della crisi, che tende a presentare lo Stato come la soluzione – quando invece l’interventismo pubblico è il problema. Sarà interessante vedere in che modo Catricalà coniugherà le sue posizioni il prossimo 12 luglio, alla presentazione dell’edizione 2010 del nostro Indice delle liberalizzazioni. Quel che è certo è che la rivoluzione della concorrenza è oggi più inderogabile che mai.

Speriamo che qualcuno ascolti Catricalà e approfitti del suo sollecito per stilare la legge annuale per la concorrenza: introducendo competizione e libertà dove oggi incombe la cappa oscura del monopolio pubblico.

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