11
Giu
2010

Riforma della previdenza, i numeri dicono che serve

Il governo si è dunque dovuto adeguare al diktat della Commissione Europea. Ieri, il Consiglio dei ministri ha innalzato l’età pensionabile di vecchiaia delle pubbliche dipendenti da 61 a 65 anni dal 1 gennaio 2012, in un’unica soluzione. Ne deriveranno risparmi per 1,4 miliardi in 7 anni. E’ una soluzione che ai sindacati non piace, innanzitutto per la fulmineità con cui Bruxelles l’ha imposta in una settimana, minacciando altrimenti sanzioni, dopo che per mesi si era sperato che approvasse il meccanismo molto diluito precedentemente approvato dal governo, che sarebbe entrato in pieno vigore solo 6 anni dopo. E’ una misura strutturale, utile e opportuna. mentre gli interventui sulle finestre di anzianità e vecchiaia diposti in manovra non lo sono. Al massimo sono dilazioni di pagamento. Forse, perchè i 5 miliardi potrebbero pure sfumare, se tutti coloro che nels ettore pubblico maturano l’0anzianità decidessero di approfittarne comunque al più presto.  Qui una batteria di numeri, per dimostrare che è miope e sbagliato non intervenire strutturalmente sulla previdenza, continuando a dire che è tutto già risolto dalla Dini e dai coefficienti automatici di trasformazione recentemente agganciati – a regime, tra anni –  all’allungamento delle aspettative di vita.

E’ certo un po’ singolare, che la Commissione intervenga tanto coattivamente sulla base del principio di non discriminazione tra uomo e donna nel solo settore pubblico, partendo dall’assunto che l’articolo 157 del Trattato lo imponga ai governi e non alle imprese private quando essi operano come datori di lavoro. Soprattutto quando questa misura paritaria resta poi indifferente al vero dato concreto, e cioè all’età pensionabile in quanto tale. In Francia è uguale nel pubblico impiego tra uomini e donne, ma il tetto è a 60 anni. In Germania anche è uguale, ma è a 67 anni. In un’Europa in cui tutti i debiti pubblici ballano sotto la sferza dei mercati, non sarebbe il caso di iniziare a uniformare almeno alcune delle regole del welfare, piuttosto che continuare a tessere una coperta di colori diversi? E lo dico io che non sonoun armonizzatore europeo, figuriamoci.

In ogni caso, il miliardo e mezzo risparmiato è più strutturale, cioè permanente, degli oltre 5 miliardi risparmiati con lo slittamento in avanti delle finestre di anzianità e vecchiaia disposta per i prossimi anni dalla manovra del governo: rischia infatti non solo di tradursi in una mera dilazione di pagamento che non incide strutturalmente sui conti intergenerazionali, ma se i lavoratori dipendenti accentueranno la pensione in base ai conti di anzianità il rischio è che al netto la manovra abbia un saldo strutturale assai inferiore del prospettato, per non dire in un vero e proprio aggravio.

Questa considerazione dovrebbe spingere tutti – maggioranza e opposizione, organizzazioni d’impresa e sindacati – a capire che invece di protestare gli uni contro gli altri alla ricerca di consensi da protesta, è il caso di tornare a concentrarsi sul nodo complessivo di un intervento strutturale, sulla materia previdenziale. E’ verissimo che il governo aveva disposto un meccanismo di adeguamento futuro dei coefficienti di trasformazione al prolungamento delle attese di vita. Ma questo capitava prima della crisi dei debiti sovrani europei, una crisi che è ben lungi dall’aver esaurito i suoi effetti e che anzi ci accompagnerà stabilmente, perché non riguarda solo i Paesi che hanno truccato i conti come Grecia e Ungheria, ma l’eccesso di debito pubblico in accumulo da parte di tutti nell’area del mondo che oggi più stenta la ripresa della crescita.

Diamo un occhio allora al volumone appena edito dalla Direzione Affari Economici e Finanziari della Commissione Europea, 190 pagine di sole tabelle comparate dedicate all’invecchiamento della popolazione dei Paesi membri. Il Tasso di fertilità italiano resterà tra i più lontani in Europa dal garantire la stabilità demografica: servirebbero 2,1 nati per donna, mentre con le proiezioni attuali passeremo dagli 1,39 attuali a 1,49 nel 2040. Rispetto agli 1,84 di Filnandia, Svezia e Regno Unito, e 1,95 della Francia. Ma nel 2040 avremo i tutta Europa la più alta aspettativa di vita rispetto a tutti, gli uomini a 83,7 anni, le donne a 88. Il che significa il record di anni medi successivi al pensionamento, di godimento del beneficio previdenziale. Saremo per questo il Paese Ue con il più alto saldo necessario di stranieri nuovi lavoratori ogni anno, per garantire nuovi contributi previdenziali: ne serviranno in media  tra i 230 e i 250 mila aggiuntivi ogni anno, di qui al 2040, cioè 7 milioni e mezzo di nuovi immigrati da assorbire in 30 anni. In Germania, il Paese leader europeo, la media è esattamente di 100 mila unità in meno ogni anno: fatevi voi il conto , delle tensioni a cui ciò sottoporrà il modello già tanto discusso di accoglienza e integrazione che riserviamo agli immigrati nelle nostre città e campagne.

Avremo nel 2040 il più basso tasso di popolazione in età di lavoro, tra i 15 e i 64 anni, sul totale della popolazione:  solo il 57%, rispetto al 61% del Regno Unito,  al 59,6% della Spagna,  al 62% della Polonia, al 60% di Norvegia e Svezia. Insieme ai tedeschi, saremo l’unico Paese europeo in cui il totale degli ultrasessantacinquenni sarà allora da solo un terzo della popolazione: ed è per questo che la Germania ha già da tempo fissato a 67 anni l’età pensionabile, e l’alzerà ulteriormente.

Saremo il Paese, dice la Commissione europea, in cui al 2040 coi ritmi attuali e legislazione invariata la partecipazione delle donne al mercato del lavoro continuerà ad essere drammaticamente fanalino di coda continentale: si alzerà solo dal 52% dov’è oggi a un misero 57%, rispetto al 77% tedesco, al 73% spagnolo, al 70% francese, al 75% britannico e all’80% svedese. Saremo dunque il Paese col più alto tasso di dipendenza degli anziani over 65enni dai più giovani: il 54%, rispetto al 37% britannico, al 41% della Norvegia, al 44% della Francia.

Potrei continuare a lungo, ma mi ifermo qui. Politica e sindacato sin qui hanno preferito impostare il confronto sulle pensioni, dopo la riforma Dini, esclusivamente parlando della cosiddetta “gobba”, cioè dell’innalzamento quei 15-16 punti di Pil che già spendiamo in pensioni(il 14% al netto dell’assistenza gestita dall’Inps), prima che rientri poi alla stessa percentuale attuale. La Commissione europea dice che i 14 punti Pil in pensioni attuali al 2040 saliranno al 15,6% (più l’assistenza dell’Inps attuale, saremmo al 18-19% di Pil), e che la cifra salirebbe poi di tre punti di Pil secchi, se ipotizzassimo che l’Italia non ce la farà ad ospitare i milioni di qui ad allora i milioni di immigrati aggiuntivi che prima abbiamo indicato.

Spenderemmo più di 20 punti di Pil solo in previdenza, essendo il Paese col più basso numero di attivi, solo 112, per ogni 100 pensionati,  rispetto ai 130 della Francia , ai 163 della Spagna, ai 171 della Svezia, ai 240 dell’Olanda. E avremo infatti pensioni tra le più povere d’Europa, con un tasso di sostituzione stimato al 2040 solo del 56%  della retribuzione riscossa lavorando.

C’è bisogno d’altro, per capire che difendere il più a lungo possibile i bassi tetti pensionabili è un errore per tutti, e che servono da subito forti incentivi alla previdenza integrativa? Invece, quel che si è fatto è usare il Tfr dei lavoratori per sostenere i conti dell’INPS….

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18 Responses

  1. Mauro Ongaro

    Dissento su una cosa, che per sistemare il disequilibirio pensionistico serva necessariamente un aumento dei lavoratori; quello che serve in realtà è un aumento della produttività e non della produzione.
    La produttività si aumenta migliorando i cicli produttivi ed aumentando l’automatizzazione. Non sia aumenta la produttività metterendo un lavoratore sottopagato ad effettuare operazioni di bassa manovalanza, la si aumenta investendo in sistemi avanzati che effettuano automaticamente quei lavori, e questo crea un indotto ad alta tecnologia che permette un impiego adeguato a giovani ad elevata specializzazione.
    L’alternativa è la situazione attuale di aziende affette da nanismo che danno impiego malpagato e di bassa specializzazione.

  2. Angelo Rossi

    il mestiere che fa il “benpensante” dell’articolo è senz’altro uno dei mestieri che si potrebbero fare anche dopo 70 anni.Ci sono altri mestieri che di “fatica fisica” nulla hanno a che vedere con quello del “benpensate” professionista del Parlato.
    Piuttosto , il “benpensante” mi dica perchè i lavoratori con più di 40 anni di versamento contributivo devono OBBLIGATORIAMENTE continuare a versare per altri 12 mesi quote RUBATE di salario, se ai fini del calcolo pensionistico non contano??L’onestà intellettuale dove la vede??..a lei “benpensante” il peso della risposta!!

  3. Julio

    Credo che un problema vecchio di più di 20 anni, quando si mandava in pensione la gente anche a 40 anni, con 20 o meno di contributi, regalandone anche altri tanti gratis, si paga ancora oggi.
    Ma quando paesi come la Spagna richiedono i 65 anni per andare in pensione (uomini e donne, dipendenti o autonomi) da più di 30 anni, si capisce il perché di tutti i nodi che ora vengono al pettine. Se si vuole tagliare la testa al toro, dovrebbero mandare tutti quanti in pensione a 65 anni, uomini e donne, lavoratori dipendenti o autonomi, del pubblico impiego o privati che siano.
    Ma quel che andrebbe anche fatto, sarebbe eliminare tutte le pensioni a vita che ricevono tanti magna soldi in questo paese.

  4. Riccardo

    Non riesco a essere d’accordo: pochi lavoratori attivi, quindi basse pensioni sono d’accordo (ammesso che le proiezioni siano corrette), ma la previdenza integrativa in cosa garantisce di avere una pensione più alta ed un minore squilibrio dei conti pubblici?
    Il Tfr è più produttivo in mano a tutte le piccole o grandi imprese della Italia (come in passato), o in mano ai grandi gruppi finanziari-assicurativi magari parasindacali?
    A mio parere l’unica certezza l’avremo se tutto il sistema Italia tende ad una maggiore produttività (come dice anche Mauro Ongaro) altrimenti le proiezioni diverranno una realtà

  5. a me sembra assurdo anche starne a parlare.

    si capisce che spostare in avanti un costo e’ funzionale solo alla tattica politica?
    se in futuro non ci sara, E NON CI SARA”, nessun aumento di produzione e capitale semplicemente si paghera’ di piu’ dopo.
    inoltre ci sara’ sempre piu’ spostamento di produzione in fuga.
    quindi fara’ ancora piu’ male il maggiore costo a data da destinarsi.

    me nel folle gioco democratico suicida il governo sperera’ di essere gia’ morto, keynesianamente lasciando al prossimo.

    cronache di un sistema finito.

  6. pietro

    Ma vorrei capire una cosa, a parte tutto il resto perchè i nostri politici ( di centro destra per primi visto che hanno govarnato per un maggior numero di anni ) NON hanno aggiornato i coefficenti di trasformazione nel 2005 quando lo imponeva la riforma DINI?
    SI va avanti per 10 anni a distribuire pensioni più generose di quanto sia sostenibile e poi ci si lamenta?
    La logica non dovrebbe essere quella statalista del’età di pensionamento unica, ma al contrario un semplice calcolo, a qualsiasi età di che pensione si può ricevere in base ai contributi versati fino a quel giorno.
    SE i miei rispermi mi permettono di mettermi a riposo a 40 anni dopo 20 anni di lavoro, perchè non potrei accontentarmi di 100 euro al mese di pensione?

  7. Pietro M.

    @Angelo Rossi
    E’ incredibile come si analizzi un problema e arrivi sempre qualcuno, come lei, che invece di cercare di capire il problema e proporre o analizzare soluzioni – cosa che mi rendo conto richieda un certo sforzo mentale che può non essere a tutti congeniale – viene a fare demagogia e ad offendere. Il problema c’è o non c’é? Questa è la domanda. Il resto è populismo, quando non maleducazione.

  8. Silvano_ihc

    @Angelo Rossi
    Dal suo intervento deduco che sia altamente motivato nell’affrontare la giornata lavorativa. Sotto il profilo attuariale lei potrebbe benissimo finire per percepire una rendita vitalizia più alta da quella derivante dal suo montante contributivo anche lavorando non uno ma due anni di più. Se poi va in pensione con il sistema retributivo è una certezza, e pertanto lei per il resto dei suoi anni beneficierà di trasferimenti netti di ricchezza. Quindi cominci a sentirsi in credito con tutti i giovani e gli immigrati che entreranno nel mondo del lavoro.
    La determinazione dell’età pensionabile è un problema derivante dalla socializzazione delle pensioni. La pensione, matematicamente, è una rendita. Scolasticamente la rendita per antonomasia, assai di più degli interessi e dei dividendi. Qualsiasi compagnia assicuratrice vende rendite applicando un coefficiente di attualizzazione in funzione dell’età e dell’aspettativa di vita. Può percepire una pensione anche a trent’anni se vuole. Basta stipulare un contratto privato con una qualsiasi compagnia. In un sistema come il nostro, che ha socializzato la previdenza, ora che la sua insostenibilità sta diventando manifesta, gli individui hanno due ordini di problemi:
    – difficilmente possono accumulare cifre significative principalmente a causa dell’imposizione fiscale ma non solo;
    – non possono contare su di un sistema monetario sano e pertanto sia i capitali in corso di accumulazione che le rendite saranno oggetto di quella tassa occulta che è l’inflazione monetaria.

  9. Marco Fabrizio Giorgilli

    Buonasera,leggendo la solita replica del giornalista “liberista” Giannini, noto il solito e classico minestrone scialbo privo di consapevolezza tecnica.-Non voglio rispondergli io , lo faccio fare al Presidente Dell’INPS Mastrapasqua: (i conti vanno bene e c’è dell’avanzo di bilancio)

    http://it.finance.yahoo.com/notizie/inps-mastrapasqua-conti-in-regola-non-servono-riforme-agixml-aec937857ca1.html?x=0

    Se volete leggerla nel dettaglio questa è la relazione :

    http://www.humanitech.it/wp-uploads/2009/03/relazionepresidenteinps.pdf

    Mi permetto di dire ,e qui sono daccordo con Angelo Rossi , il termine “benpensante” è appropriato nel contesto al quale si fa riferimento , e non c’è offesa alcuna nella considerazione del post N°2.- Devo dire che Rossi ha denunciato una realtà oggettiva e non discutibile se non nel merito.
    Il riferimento è ai “Lavori usuranti” , dimenticati dai burocrati del Paese. – 1500 morti sul lavoro ogni anno , nella lista non vedo “giornalisti pseudoEconomisti”.- Fa bene Rossi a fare i distinguo!
    E’ lo stesso stare seduti davanti ad una scrivania a 65 anni che essere su un’impalcatura a 30 mt dal suolo?
    Vogliamo intellettualmente porci qualche differenza di mansione oppure continuiamo a fare gli ipocriti?!

    E fa bene a ribadire che chi ha VERSATO (pagato) contribuzione previdenziale per 40 anni non deve nulla a nessuno ,..tantomeno ai giovani ne agli immigrati! Chi ha versato 40 anni di contributi non ha crediti con nessuno , specialmente con i giovani i quali dubito riusciranno a versare contribuzione per 40 anni.
    Per di più Rossi denuncia il fatto che dovrà versare 12 mesi in più di contribuzione NON DOVUTA dalla Legge, perchè 40 anni è il limite MASSIMO della contribuzione previdenziale!
    Cari miei , il sistema Previdenziale Italiano è a RIPARTIZIONE e nessuno si sogna di metterlo in discussione,altre vie sono impraticabili ed assolutamente prive di copertura!Il sig. Angelo Rossi ha versato soldi che “ALTRI” hanno intascato , adesso è giusto che ad Angelo Rossi qualcun’altro faccia la stessa cosa con lui!
    Detto questo , non si può sempre tirare in ballo la Germania ,la Francia etc,etc,:se pero vogliamo confrontarci , lo facciamo con TUTTI gli elementi:Il Lavoratore Italiano versa contribuzione previdenziale per il 33% del suo salario (quota lavoratore e azienda), in Germania si versa il 19% sul salario, in Francia il 16%!!Ci sarà pur da valutare un diverso montante di rapporto.-Fra l’altro è di oggi la notizia che il 72% dei pensionati NON supera le 1000€ , il 46% inferiore alle 500 €!!
    Piuttosto che sparare sempre nel mucchio , una persona che non vuol fare strumentalizzazione, dovrebbe dare un nome alle cose che vanno cambiate: Alcune le dico io:
    La differenziazione fra le varie macro gestioni dell’istituto determina un deficit generale frutto di un bilancio a consultivo:
    Sappiamo che il fondo degli Elettrici ci costa 2 miliardi annui di passivo!!
    Sappiamo che il fondo dei Trasporti ci costa 1 miliardo di passivo!!
    Sappiamo che il fondo dei Coltivatori Diretti ci costa quasi 6 miliardi di passivo!!
    Sappiamo che il fondo Dirigenti ci costa 2 miliardi di passivo!!
    Sappiamo che il fondo dei Telefonici ci costa 1 miliardo di passivo!!
    Sappiamo che il fondo degli Artigiani ci costa 5 miliardi di passivo!!
    Sappiamo che il fondo del CLERO ci costa 1 miliardo di passivo!!

    Nel 2008 la Camera ha speso 138 milioni e 200mila euro per gli «assegni vitalizi» a fronte di entrate contributive, pagate con le trattenute sugli stipendi dei parlamentari, di 10 milioni e 485mila euro.

    E allora perchè non dire che il fondo dei Dipendenti è in attivo di 8 miliardi ogni anno??

    E la questione della divisione fra “ASSISTENZA & PREVIDENZA”??
    Caro Giannini , è bello sparare nel mucchio senza sapere a chi si spara!

  10. Francesco Cosimo

    Pietro M. :
    @Angelo Rossi
    E’ incredibile come si analizzi un problema e arrivi sempre qualcuno, come lei, che invece di cercare di capire il problema e proporre o analizzare soluzioni – cosa che mi rendo conto richieda un certo sforzo mentale che può non essere a tutti congeniale – viene a fare demagogia e ad offendere. Il problema c’è o non c’é? Questa è la domanda. Il resto è populismo, quando non maleducazione.

    lungi da me creare flamè:
    Vedo più arroganza e prepotenza nel suo intervento senza senso che in quello da lei contestato.
    ripassiamoci insieme il significato lessicale di BENPENSATE, e poi mi dica dove intravede l’offesa?
    Di DEMAGOGIA nell’intervento non ne ho vista , piuttosto è stato maleducato il suo modo di rispondere a soggettive considerazioni legittime , come del resto lo sono quelle di Oscar Giannino.
    Comunque non mi limito a risponderle , altrimenti non porterei contributi alla discussione, mi scuso se ho puntualizzato.

    Cosa non valutata e tralasciata da Oscar Giannino è che la differenza media di eta anagrafica pensionistica fra l’Italia e glia altri Paesi non è così distante, anzi:
    L’Italia già ADESSO ha la media di 60,8 anni, considerando le ultime riforme (lo Scalino) dall’analisi dei delta al 2013 si passa a 62,8 per effetto del raggiungimento massimo del sistema”QUOTE”.
    Anzianità 62 anni + 12 mesi per la finestra.
    Vecchiaia 65 anni + 12 mesi per la finestra.
    La matematica in questo caso la fa da garante.
    http://www.inps.it/newportal/default.aspx?sID=%3b0%3b5614%3b5625%3b&lastMenu=5625&iMenu=1&iNodo=5625&p4=2
    Dallo studio di Eurostat , quello pubblicato anche nel sito del “Governo Berlusconi” si può leggere e confrontare la media EFFETTIVA dell’età di pensionamento degli altri Paesi che è uguale se non inferiore alla media Italiana che avremo fra 3 anni.
    http://2001-2006.governoberlusconi.it/pensioni_europa.htm

    Notare come siano diversi i PRELIEVI CONTRIBUTIVI dei diversi Paesi:
    L’Italia ha un obolo assai sopra la media , quindi considero anch’io questo un dato da rapportare quando ci si confronta equiparandoci ad altri Paesi, altrimenti l’analisi è storpiata.

  11. Gionata Pacor

    Oggi Tremonti davanti ai giovani industriali ha detto che il nostro sisema pensionistico è il più sostenibile d’Europa, assieme a quello finlandese….
    Bah…

  12. Silvano_ihc

    @Giorgilli: il nostro sistema è a ripartizione per chi aveva 18 anni di contributi nel 95. Tra un po’ sarà tutto a capitalizzazione. Con la non irrilevante pecca di appioppare i costi di transizione a chi si trova nel mezzo. A me non me ne frega un bel niente se generazioni di sessantottini, ex sessantottini, post sessantottini hanno creato un sistema statale insostenibile. Io non voglio che coloro che nasceranno e lavoreranno in futuro paghino la mia pensione, non voglio decidere per loro, non voglio i loro soldi ancor prima che vengano al mondo. Lo ritengo un furto senza se e senza ma. Ed è un furto senza se e senza ma il fatto che io debba pagare per qualcun’altro. Lo stato ha la forza di prendere i soldi dalle mie tasche tutti i mesi per metterli nel portafoglio delle proprie clientele assistite, non è molto difficile far pareggiare i conti. E’ più difficile gestire una pizzeria o fare il ciabattino. E non mi si meni la storia della solidarietà: il dono può assere apprezzato quando è volontario e spontaneo. Quando è un obbligo, non differisce il niente dalle corvée medioevali. La certezza che tutto questo carrozzone è insostenibile è un buon motivo di fiducia per le nuove generazioni. Almeno per quelli pronti a sostenere il peso della propria libertà. Agli altri penserà madre natura.

  13. Francesco Cosimo

    @ Pietro M.

    lungi da me creare flamè:
    Vedo più arroganza e prepotenza nel suo intervento senza senso che in quello da lei contestato.
    ripassiamoci insieme il significato lessicale di BENPENSATE, e poi mi dica dove intravede l’offesa?
    Di DEMAGOGIA nell’intervento non ne ho vista , piuttosto è stato maleducato il suo modo di rispondere a soggettive considerazioni legittime , come del resto lo sono quelle di Oscar Giannino.
    Comunque non mi limito a risponderle , altrimenti non porterei contributi alla discussione, mi scuso se ho puntualizzato.

    Cosa non valutata e tralasciata da Oscar Giannino è che la differenza media di eta anagrafica pensionistica fra l’Italia e glia altri Paesi non è così distante, anzi:
    L’Italia già ADESSO ha la media di 60,8 anni, considerando le ultime riforme (lo Scalino) dall’analisi dei delta al 2013 si passa a 62,8 per effetto del raggiungimento massimo del sistema”QUOTE”.
    Anzianità 62 anni + 12 mesi per la finestra.
    Vecchiaia 65 anni + 12 mesi per la finestra.
    La matematica in questo caso la fa da garante.
    http://www.inps.it/newportal/default.aspx?sID=%3b0%3b5614%3b5625%3b&lastMenu=5625&iMenu=1&iNodo=5625&p4=2
    Dallo studio di Eurostat , quello pubblicato anche nel sito del “Governo Berlusconi” si può leggere e confrontare la media EFFETTIVA dell’età di pensionamento degli altri Paesi che è uguale se non inferiore alla media Italiana che avremo fra 3 anni.
    http://2001-2006.governoberlusconi.it/pensioni_europa.htm

    Notare come siano diversi i PRELIEVI CONTRIBUTIVI dei diversi Paesi:
    L’Italia ha un obolo assai sopra la media , quindi considero anch’io questo un dato da rapportare quando ci si confronta equiparandoci ad altri Paesi, altrimenti l’analisi è storpiata.

    Francesco Cosimo (Roma)

    @ Gionata Pacor

    Tremonti l’ha sempre ribadita questa cosa , a ruota da un anno anche Sacconi , però il punto è che OGGI devono fare cassa anche se fino a 2 mesi fa spergiuravano che le pensioni non dovevano essere toccate.
    http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=102429&sez=HOME_ECONOMIA
    Un monito anche a Giannino da Tremonti dunque!
    testuali parole :
    “Trovatevi un’altro argomento da Salotti,è più complesso governare che scrivere su un giornale”
    http://economia.virgilio.it/notizie/economia/pensioni_tremonti_sistema_stabile_cercate_altro_argomento_salotto,24735721.html

    Quì quello che diceva un’anno fa:
    http://www.corriere.it/economia/09_maggio_26/tremonti_banche_0313b8fa-49df-11de-8785-00144f02aabc.shtml

  14. Pietro M.

    @Marco Fabrizio Giorgilli
    I conti INPS a cui si riferisce sono contabilità di cassa. E’ la differenza tra il valore dei contributi ricevuti oggi e quello delle pensioni erogate oggi. Purtroppo i pensionati continueranno a salire e i lavoratori invece scenderanno di numero… il problema del sistema pensionistico non è oggi, ma tra 30 anni, quando milioni di persone riceveranno il 50% del loro ultimo stipendio (non ho dati precisi, questa è la cifra che si sente più spesso). Penso ce ne sia abbastanza da essere terrorizzati…

  15. Pietro M.

    @Francesco Cosimo
    Io facevo soltanto notare che non si può fare un’analisi della questione senza ricevere commenti che invece di controargomentare reiterano la litania dei diritti… come se questi ultimi si finanziassero con le parole. Che letteralmente “benpensante” non sia offensivo è vero, ma se l’unica risposta ad un’analisi è il sarcasmo, un problema c’è, no? Agli argomenti si risponde con gli argomenti.

    Comunque, ogni analisi della questione dovrebbe considerare:

    1. Aspettativa di vita: l’Italia è messa pensionisticamente male.
    2. Crescita economica: male
    3. Popolazione attiva: male
    4. Fertilità: male

    Mettendo assieme questi ed altri dati si potrebbe pensare di fare un modello pensionistico e vedere come ne esce l’Italia. Forse quel 50% dell’ultimo stipendio, cioè 600-700€ la mese di pensione per tutti, non è poi così irrealistico.

    A questo quadro bisogna aggiungere che ogni euro speso per pagare una pensione oggi è un euro non speso per finanziare gli investimenti e la crescita economica (è consumo anziché risparmio), e dunque il fatto di dover colmare già oggi una spesa pensionistica ragguardevole (il 13% del PIL) è un forte drenaggio di risorse che danneggia il futuro del paese. Se si arriverà al 20%+ di cui parla Giannino, stiamo freschi, visto che già da un paio di decenni la crescita è zero virgola qualcosa.

  16. Io i soldi che mi vengono estorti per l’INPS li considero a fondo perduto: quando andrò in pensione sarà già un miracolo che l’Italia non sia andata in default prima. e comunque sottoscrivo al 100% quanto scritto da

    Silvano_ihc :
    @Giorgilli: il nostro sistema è a ripartizione per chi aveva 18 anni di contributi nel 95. Tra un po’ sarà tutto a capitalizzazione. Con la non irrilevante pecca di appioppare i costi di transizione a chi si trova nel mezzo. A me non me ne frega un bel niente se generazioni di sessantottini, ex sessantottini, post sessantottini hanno creato un sistema statale insostenibile. Io non voglio che coloro che nasceranno e lavoreranno in futuro paghino la mia pensione, non voglio decidere per loro, non voglio i loro soldi ancor prima che vengano al mondo. Lo ritengo un furto senza se e senza ma. Ed è un furto senza se e senza ma il fatto che io debba pagare per qualcun’altro. Lo stato ha la forza di prendere i soldi dalle mie tasche tutti i mesi per metterli nel portafoglio delle proprie clientele assistite, non è molto difficile far pareggiare i conti. E’ più difficile gestire una pizzeria o fare il ciabattino. E non mi si meni la storia della solidarietà: il dono può assere apprezzato quando è volontario e spontaneo. Quando è un obbligo, non differisce il niente dalle corvée medioevali. La certezza che tutto questo carrozzone è insostenibile è un buon motivo di fiducia per le nuove generazioni. Almeno per quelli pronti a sostenere il peso della propria libertà. Agli altri penserà madre natura.

  17. “E avremo infatti pensioni tra le più povere d’Europa”

    Faccio presente che il sottoscritto disoccupato ed invalido al 100%, nullatenente, prende 250€ al mese di pensione.
    Quale stato sociale?

  18. Marco Penazza

    Caro Dott. Giannino, sempre puntuali le sue osservazioni e i dati relativi riportati relativi alla situazione demografica italiana e le prospettive …. ed è appunto per questi motivi che la previdenza e le pensioni vanno riformate ricalibrate, proprio per dare un senso concreto ai sacrifici da intraprendere, e soprattutto dare una prospettiva concreta reale e tangibile a questi sacrifici proprio per rinsaldare il patto fra le generazioni….occorre improntare la il sistema previdenziale sulla famiglia, sulle potenzialità della famiglia, a fronte di impegno responsabilità e meritocrazia dimostrate nel portare avanti i sacrifici prospettati per ogni nucleo familiare. Basta cicale ingiro che se non fanno figli per convenienza, avranno i figli degli altri che provvederanno alla loro pensione, senza essere passati però dall’aver “fornito” allo stato ed alla Comunità cioè noi, la continuità generazionale…..merito a chi fa figli e chi li alleva con impegno, quindi il sistema previdenziale deve obbedire un poco al principio del tanto sbandierato QUOZIENTE FAMILIARE che serve per altro scopo, ma l’impianto della logica che lo rende attuale deve essere estensibile ed esteso anche per quanto riguarda il sistema previdenziale pensionistico…..sono principi liberali gia esistenti e messi a punto e praticati da economisti di fama indiscussa e liberali…ecco dove dobbiamo puntare anche per una nuova coesione diu obbiettivi comuni….

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