10
Giu
2010

L’euro resta un pastrocchio, la sfiducia frena le banche

Lo spread del BTP italiano sul BUND decennale tedesco è sceso grazie al cielo verso 150 punti base, dopo i 180 punti dell’altroieri che avevano raddoppiato il differenziale italio-tedesco in una sola settimana. Ma l’euro resta un pastrocchio a difficile sopravvivenza, agli occhi dei mercati. E i CDS delle banche europee lo testimoniano: stanno ormai peggio di quelle americane.

Qualche cifra per capirlo meglio. I divari restano troppo accentuati, tra i diversi Paesi membri dell’euroarea. Se la BCE continua a rifinanziare il sistema – banche ma ormai anche governi, comprandone i titoli sul mercato secondario – a un tasso pari solo all’1% biennale, i tassi pagati dai titoli pubblici di eguale scadenza attualmente sono dello 0,48% se tedeschi,  3,2% se spagnoli,  3,37% se irlandesi, 7.9% se greci. John Taylor jr, chief investment officer di Market Insight Report, nelal sua nota odierna calcola che se il mercato dovesse calcolare il valore dell’euro perm pareggiare l’esposizione estera totaale della grecia, la moneta unica dovrebbe valere 0,34 dollari.  Se il valore fosse calcolato sulla posizione spagnola, l’euro varebbe $ 0,34. Se invece lo clacolassimo sulla sola posizione tedesca, attiva sia per bilancia dei pagamenti che commerciale, allora l’euro dovrebbe valere $ 1,80.

Il mercato continua a non capirci un’acca, su come divergenze simili possano essere ricondotte a una almeno accettabile convergenza, che dia senso alla moneta unica. Gli svizzeri hanno espanso di quattro volte da inizio anno le loro riserve in euro, per tentare di arginare l’apprezzamento del loro franco svizzero che non fa comodo all’esport nazionale. Ma non hanno ottenuto nulla, la loro moneta si è apprezzata di oltre il 10% in meno di due mesi, e il rischio è che il trend continui. Per gli americani, il deprezzamento dell’euro è una solenne rottura di scatole.

I segni di tensione dell’euroarea si leggono nell’andamento dei CDS – i derivati sul rischio di default – dei maggiori gruppi bancari europei. Come si vede in questo grafico, mentre fino a gennaio febbraio il mercato valutava il rischio bancario americano quasi il doppio di quello degli istituti europei, tra aprile e fine maggio i CDS bancario europei hanno scavalcato quelli USA. La stima è che le maggiori banche europee debbano emettere 3,5 volte carta di debito in più rispetto a quelle USA entro fine anno, per ricapitalizzarsi. In Spagna, oggi, una nuova megafusione tra casse malandate, tra Caja Madrid e Bancaja. Mentre tra loro e di se stesse, come nel dopo Lehman, le banche europee si fidano così poco che parcheggiano di nuovo tutta la liquidità in eccesso presso la BCE, invece di impiegarla.

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9 Responses

  1. Forse è un refuso, per questo chiedo, sia se il valore venisse calcolato sulla situazione greca, sia su quella spagnola il risultato sarebbe lo stesso (0.34 come si legge nell’articolo)? Mi sembra un refuso, chiedo scusa se sbaglio.

  2. Un pezzo veramente significativo e che da la misura “delle cose”…
    Grazie Oscar
    Solo una cosa: viene simulato a 0,34 $ il valore dell’Euro contro l’esposizione estera della Grecia
    E poi lo stesso valore viene simulato per la Spagna ma basato sulla “posizione” e non più sull’esposizione ed idem per la Germania
    Non ho capito bene l’omogeneità delle categorie e della simulazione
    Merci

  3. marianusc

    una curiosità: se si facessero gli stessi conti prendendo a paragone il valore del dollaro calcolato, nello stesso modo che quello dell’euro, per lo stato di New York e l’Arizona, che valori avremmo?

  4. commento di rado, perchè sono sempre d’accordo con Oscar, eppure questa volta penso che la disomogeneità delle aree economiche sia l’ultima delle cause di debolezza dell’Euro, anche perchè se andiamo a vedere anche la Germania degli anni 90 ne aveva, gli USA stessi e la Cina ne hanno, e se guardiamo alle esportazioni ad esempio Lombardia e Calabria sono molto distanti, insomma credo che rispetto all’indisciplina dei bilanci pubblici, ai meccanismi di formazione dei tassi di interesse e ad altri fattori quello dei divari non sia una ragione.

  5. …..basta con questi commenti inutili sul CDS e sull’evoluzione del cambio euro-dollaro! e con il qualunquismo anglosassone che vede le diversita’ e le disomogeneita’ solo nell’area euro….che senso ha confrontare “il valore dell’euro per pareggiare l’esposizione estera totale della grecia”…..di cosa stiamo parlando? che ragionamento e’? e se invece confrontassimo la louisiana con la baviera? o la california con le fiandre? l’europa ha avuto il coraggio di ristrutturarsi (in modo confuso e poco market-friendly), ha evitato la monetizzazione del suo disavanzo….riforme vs printing press, politica e sacrifici vs quantitative easing…e tutto questo perche’ l’europa crede nell’utilita’ e nella funzione aggregante dell’euro.

  6. andrea dolci

    Recentemente ho letto non ricordo dove un articolo praticamente uguale sulla oramai vicina fine del dollaro come moneta degli USA a causa delle immensa diversita’ di situazione finanziaria tra i diversi stati dell’unione.

  7. la burocrazia è un peso notevole ovunque quando diventa ostacolo all’azione, lo diceva già Max Weber… però si possono trovare delle vie di mezzo

  8. michele penzani

    @Silvio; @Alberto: in soldoni, mettendo insieme i vostri condivisibili commenti e i dati di Oscar si arriva alla solita considerazione…Che ciò che deve essere cambiato sono solo le regole commerciali che costituiscono l’area euro. Non è un caso che il valore della moneta citata sia direttamente proporzionale alle potenzialità d’export…Aspettiamo-speriamo che la mittleuropa lasci da parte invidie (italia) con la solita scusa che chi ci ha messo più soldi ha il posto in prima fila…Vero…Gli anni però sono passati ed ora si è in stallo e non bastano più 4ingranaggi tedeschi e probabilmente non tirerebbe altrettanto il peluche intorno al volante. Anche i prodotti hanno valore.

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