7
Giu
2010

Chi è più corruttore, lo Stato o l’evasore?

Chi è più corruttore, lo Stato o l’evasore? Per me lo Stato. E poiché è un giudizio tagliente, abbisogna di considerazioni adeguate, per non sembrare provocazione o difesa di illegalità. Il punto è che lo Stato, in Italia, è l’illegalità.

Non c’è peggior vizio di quello che si traveste da virtù. Nel campo della morale politica, un terreno assai scivoloso che quasi sempre viene evocato dagli attori dell’azione pubblica per far guadagnare consensi alle proprie posizioni  con battute a effetto, non c’è luogo comunque più efficace che invocare “l’interesse collettivo” o l’”interesse generale”, a seconda che il predicatore sia di reminiscenze socialiste oppure un democratico radicale giacobin-roussoiano.  In entrambi i casi, l’esperienza pluridecennale mi ha insegnato a diffidare. Mi esaltavo a sentir parlare di interesse generale, quando ero giovane. Dopo un bel pezzo di tempo passato a toccar con mano e studiare ciò che in Italia in concreto si realizza, con la scusa dell’interesse generale, mi si rizzano subito le antenne quando sento le magiche parolette.

Inizio con un po’ di filosofia spicciola, perché la peggior colpa della politica non è affatto, con credono i più, quella di perseguire interessi, bensì proprio di aver abbandonato la filosofia. Più gli interessi rappresentati e perseguiti in politica sono manifesti, meglio è per tutti. Quando evocando gli  “interessi generali” si tende a dire che una cosa o l’altra è nell’interesse di tutti, l’assenza di filosofia rende la politica incapace di alcuna dialettica. E dunque si finisce dritti nella deontologia: per cui chi si oppone sta con le le forze del male. E’, anzi, il male.

Nell’Italia di oggi, il ritornello quotidiano è quello contro i famigerati evasori fiscali. I nemici della Repubblica intesa come quella d’Italia, non  quell’altra di Largo Fochetti che ogni giorno tende a sussumere la rappresentanza etica della prima. Chiunque non imbracci la tonante scomunica verso gli evasori è sospetto come gli untori nella Milano della peste. Con mio stupore, anche il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, nelle sue considerazioni annuali una settimana fa, ha imbracciato il fucile. “Sono gli evasori, i veri responsabili della macelleria sociale”, ha detto, evocando un’altra formuletta che mi fa accapponare, col suo carico di sangue rappreso da vocabolario barricadiero, più che da banchiere. Mi è bastato criticare duramente lo sciopero dei magistrati – che hanno in automatismo nell’Italia di oggi progressioni di carriera, di retribuzione superiori a quelli dei prefetti – per veder apparire sul mio Chicago-blog una bella reprimenda di signori procuratori che duramente mi incalzavano chiedendo quanto mai guadagnassi e quante tasse pagassi io, visto che osavo criticare loro. Tra la partita IVA e le due società, il 66% del reddito lordo sarà quest’anno, ho risposto. Che ne dite: può bastare, per allontanare da me il sospetto di parlare per fatto personale?

Diciamola fuori dai denti, allora, senza paura di essere considerati politicamente scorretti. Molti cittadini sono in buona fede, quando ripetono a voce spiegata che i signori evasori sono il male del secolo italiano, perché se non ci fossero loro non avremmo il debito pubblico al 118% di Pil né il deficit pubblico annuale, visto che con 100 o 120 miliardi di entrate in più – la stima corrente del mancato gettito da evasione – saremmo oggi in surplus. Ma una classe dirigente seria no, non può dirlo in buona fede. A meno di tre casi. Il primo è che condivida in realtà l’effetto vero che dispiega lo Stato oggi nella società italiana. Il secondo è che ritenga tale effetto un problema secondario, rispetto al fatto che prima tutti devono ottemperare, e solo dopo aver diritto di giudicare ciò che lo Stato è davvero. Il terzo è che in ogni caso lo Stato viene prima, rispetto alla persona.

Parto dal confutare la terza posizione, perché è appunto quella filosofica. Per ogni liberale personalista (idem se per fede è un cristiano e un cattolico), c’è un assunto invalicabile, quello che nella geometria euclidea si definirebbe un postulato. La persona con i suoi diritti naturali – vita, libertà, proprietà  – che spettano inviolabilmente in quanto persona e non in quanto garantiti da un qualsivoglia ordinamento, viene prima dello Stato. Di ogni Stato, e di qualunque statuizione del suo diritto positivo.

Intendiamoci bene: ribadire questa primazia della persona e dei suoi diritti naturali sullo Stato non significa affatto desumerne che ciascuno può comportarsi come crede, rispetto agli obblighi di legge. Compresi quelli fiscali, naturalmente. Significa solo che tre secoli di Stato moderno, dai tempi della Glorious Revolution e di Hobbes e Locke, e poi della Rivoluzione francese e di Stati etici rossi e neri nel sanguinoso Novecento, ci hanno insegnato il dovere a stare sempre sul chi vive, di fronte a ogni pretesa di “interesse generale” avanzata e affermata dallo Stato. E a sempre, quotidianamente e incessantemente,  porci il problema, se per caso i diritti inviolabili della persona non ne risultino coartati, calpestati e denegati.

Se e per chi vale questo postulato,  prendiamo infine la questione dell’evasione per le corna, entriamo nel merito. Alla domanda: chi è più corruttore, nell’Italia di oggi? Gli evasori? Oppure lo Stato? La mia risposta è netta: lo Stato. Non dipende affatto, tale opinione, dalla diffidenza verso lo Stato annessa al postulato numero uno di cu sopra. Dipende da una fatturale e concreta analisi di che cosa in concreto lo Stato faccia, oggi, nella società italiana, coi 53 punti di PIL destinati nel 2009 in spesa pubblica, e i suoi 47 punti di Pil di entrate fiscali tributarie, contributive, e a titolo diverso.

I 25 punti di Pil che vanno in sanità, assistenza e istruzione, disegnano di fronte a noi la seguente realtà. Una sanità gravata da pesantissime intromissioni politiche e partitiche, vastissime inefficienze sui costi a fronte della impari qualità offerta sul territorio, ritardi intollerabili – fino ad anni interi – nei pagamenti ai fornitori. Se la commissione per il federalismo fiscale adotterà come standard il livello costi-efficienza della regione Lombardia, si risparmierebbero 18 miliardi su 125 del fondo sanitario nazionale. Se invece si adotterà come standard quello della media di quattro Regioni, Veneto Emilia e Toscana oltre alla Lombardia per non imporre rientri energici a Lazio e Sud dove si concentra il problema, ecco che i risparmi e le maggiori efficienze si ridurranno a 2,4 miliardi. E il federalismo fiscale, a quel punto, sarà presa pei fondelli dopo 20 anni di polemiche.

Quanto all’istruzione, a furia di privilegiare gli insegnanti da assumere sulla qualità del servizio, e a furia di incentrare sulla scuola di Stato invece che sulla libera scelta delle famiglie l’allocazione delle risorse per premiare la migliore offerta formativa, il quadro è quello che ci vede perdenti in tutte le graduatorie internazionali.  Nel welfare, l’ipertutela ai lavori dipendenti a tempo determinato taglia fuori giovani e donne, e ha imposto un doppio status dal quale non si esce con meno flessibilità ma con tutele nella flessibilità a chi non le ha, con meno privilegi a chi troppi ne ha goduto. La famiglia e la fecondità sono i nemici pubblici numeri uno del fisco e del welfare italiano: dovunque in Europa, con sistemi diversi, esse sono scoraggiate assai meno che in Italia., e ne va appunto dei diritti naturali di persone e famiglie, oltre che della sostenibilità dei conti intergenerazionali del nostro Paese. Idem dicasi del 16% di Pil speso in pensioni, con generazioni a venire per le quali il tasso di sostituzione dei nuovi trattamenti sarà anche di 20 punti inferiore a quello delle generazioni precedenti, senza che il fisco senta la necessità di premiare energicamente forme aggiuntive di impiego del risparmio a questo fine. Degli 11 punti di Pil spesi in stipendi ai pubblici dipendenti, voglio solo dire che da anni sono tutti d’accordo sulla bassa produttività delle logiche gestionali di una pubblica amministrazione che ci impone le posizioni più arretrate in ogni graduatoria internazionale, sui tempi delle procedure, licenze, gare e concessioni, come su sprechi e inefficienze dalle 600mila e oltre auto blu, agli emolumenti insopporabilmente elevati dei 250mila politici di professione.

Non è un caso e tanto meno frutto di deficienza antropologica dei loro cittadini, che il più dell’evasione fiscale, sull’IVA come sui redditi personali e d’impresa come sui contributi previdenziali, secondo ogni serio studio nazionale  e internazionale, si annidi in 6 Regioni italiane del Sud, a cominciare da Calabria e Basilicata, Puglia, Campania e Sicilia. Sono le aree del Paese in cui politica e Stato hanno avuto la pretesa in 65 anni di esercitare il massimo dell’intermediazione discrezionale dei redditi locali, attraverso trasferimenti diretti alle persone e alle imprese a fondo perduto, con la scusa dello sviluppo e del gap da sanare che è rimasto invece totalmente insanato, mentre la Germania in 20 anni risolveva i due terzi delle disparità di reddito procapite tra Est e Ovest. Il risultato è sotto i nostro occhi. Sono lo Stato e la politica, a Sud, con  loro logiche di patronnage clientelare, intromissivo e discrezionale,ad aver radicato il male dell’illegalità diffusa.

Per tutto questo penso, dico e ribadisco che in Italia oggi la corruzione è lo Stato, non gli italiani. La lezione di decine di Paesi, avanzati e in via di sviluppo, è che dovunque uno Stato sia meno intrusivo ed esoso, dovunque l’adesione spontanea dei cittadini all’ordinamento, alle leggi e alle tasse, migliora e si innalza. Chiunque dica che sono gli italiani a doversi vergognare, chiunque ripete la balla che le tasse sono alte perché ci sono gli evasori – un falso assoluto, se gli evasori pagassero le tasse non scenderebbero, salirebbe solo la pressione fiscale che da noi ha sempre inseguito la spesa pubblica crescente decisa dalla politica, per sfamare se stessa e i  suoi apparati – chiunque divida gli italiani in una costante guerra civile tra redditi dipendenti soggetti alla tasse ed autonomi e professionisti invece evasori certi e conclamati, chiunque faccia questo, se appartiene alla classe dirigente consapevole dei numeri italiani, non può essere che in malafede. Sognare ancora più Stato dimenticando che da noi sarebbe solo più corruttore e inefficiente. Oppure, semplicemente, ha paura di chi esercita il potere protempore, e preferisce scomunicare gli evasori invece dei politici.

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53 Responses

  1. Marco

    Caro Giannino,
    nonostante la storia italiana non sia ricca di esempi virtuosi in relazione alla qualità della spesa pubblica e al ruolo dello Stato, recuperare soldi dall’evasione e ridurre le tasse restano due obiettivi ai quali non possiamo rinunciare. Ed è palese che ad oggi senza raggiungere il primo obiettivo non c’è speranza di arrivare al secondo.
    Cordiali saluti,
    Marco T.

  2. Complimenti per il pezzo. Finalmente si dicono le cose come vanno dette.
    Come ho spiegato anche nel mio pezzo

    http://www.libertysoldier.splinder.com/post/22811343/se-tutti-pagassero-le-tasse
    , c’è da aggiungere che se anche per ipotesi tutti pagassero le tasse, avremmo sempre e comunque evasione fiscale. Semplicemente perché il quantitativo non può essere stabilito in maniera efficace. Dacché se ne deduce che i politici continuerebbero indisturbati a sostenere che in Italia ci sia una forte evasione fiscale.
    Hanno bisogno del capro espiatorio. Da Goldstein a Palla di Neve, passando per lo speculatore, all’evasore fiscale.
    Li avremmo in ogni caso.

    Per quanto riguarda la sanità, le pensioni e le politiche sul lavoro, bisognerebbe cominciare a sanare il conflitto di interesse che c’è per lo Stato stesso.
    E’ piuttosto semplice notare che un italiano che muoia alla soglia della pensione genera un introito netto per lo Stato, che incamera tutti i suoi contributi, oltre a liberare un posto di lavoro indeterminato.

    Diceva Andreotti che a pensar male si fa peccato….

  3. salvo88

    Non dimentichiamoci che l’evasione fiscale trova la sua ragion d’essere proprio nell’elevata pressione fiscale! Se quest’ultima fosse più adeguata, sono sicuro che gli evasori sarebbero molti di meno.

    IL problema che nelle regioni meridionali si evadono molto le tasse è anche relativo alla scarsa competitività di quest’area dell’Italia: tasse locali elevate, scarse infrastrutture, servizi scadenti, burocrazia a non finire, criminalità e lontananza dai grandi mercati del centro-nord europa.
    Tutto questo mix fa si che le imprese meridionali, se vogliono essere competitive e allo stesso livello delle imprese settentrionali, devono per forza evadere le tasse! Questa è l’unica valvola di sfogo in cui gli imprenditori cercano più competitività.

    Se davvero assisteremo in Italia ad una vera lotta all’evasione fiscale, temo che molte imprese dovranno chiudere all’istante semplicemente perchè non saranno più competitive.

  4. fabio cangiotti

    Chiarissimo, fenomenale Giannino. Mi premuro solo di chiarire che sono dipendente di azienda privata, pago ogni cent di tasse e quindi la mia approvazione non risponde a criteri di convenienza. Ma sono, con Giannino, per una drastica riduzione delle tasse, perché convinto che sia uno strumento indispensabile di rilancio economico, come si è visto in tante altre occasioni. Dopo, ci si accanisca pure contro l’evasione. Ma solo dopo.

  5. Mattia

    Il suo discorso non farebbe una piega se non fosse per il fatto che, fino a prova contraria, lo Stato non e` un’entita` aliena che opprime i suoi cittadini. Non e` che gli altri paesi sono governati meglio per un beffardo scherzo del destino o perche` una divinita` magnanima ha dato loro uno Stato onesto. Ognuno e` responsabile delle proprie azioni. Questi continui attacchi alla classe politica italiana, come se fosse peggiore di chi li elegge, non li capisco.

  6. Mattia

    Il suo discorso non farebbe una piega se non fosse per il fatto che, fino a prova contraria, lo Stato non e` un’entita` aliena che opprime i suoi cittadini. Non e` che gli altri paesi sono governati meglio per un beffardo scherzo del destino o perche` una divinita` magnanima ha dato loro uno Stato onesto. Ognuno e` responsabile delle proprie azioni. Questi continui attacchi alla classe politica italiana, come se fosse peggiore di chi la elegge, non li capisco.

  7. rocco todero

    Ancora una volta condivido in pieno le tesi del dott. Giannino ma vorrei che si riflettesse attentamente anche su questa altra considerazione. Non sarebbe il caso di affrontare la questione del limite oltre il quale il fisco non può più chiedermi niente per principio costituzionale? ciascuno di noi sta in una società in cui è chiamato ad esercitare diritti e doveri; l’adempimento dei doveri per lo più ci sono chiesto per soddisfare le esigenze inderogabili di solidarietà economica, sociale e politica. Ma fino a che punto l’obbligo di adempiere ai doveri di solidarietà ( coma fa la solidarietà ad essere poi doverosa resta ancora un mistero ) nei confronti degli altri può prevalere nei confronti del legittimo interesse a vivere del frutto del mio lavoro? Sposto la questione sul piano giuridico e costituzionale perchè, per quanto possa sembrare strano, nel patto che ci lega come cittadini di una stessa comunità ( la carta costituzionale ) e che tutti dovremmo almeno in teoria accettare, non vi è alcun limite alla possibilità che l’Autorità ci tassi oltre un certo limite. Naturalemnte le tasse diventano ancora più asfissianti ed insopportabili quando la pubblica amministrazione non eroga servizi decenti, non realizza infrastrutture adeguate, non agevola la competitività ecc. Ma se fossimo in un Paese ideale in cui tutto funzionasse alla perfezione, accetteremmo che l’autorità Statale imponesse tasse sino al 70% e più?

  8. Flavio

    Grazie per l’ottimo articolo, ineccepibile per un liberista. Immorale per un marxista che vede nell’evasione un furto ai deboli e agli onesti lavoratori dipendenti, (che poveri loro non hanno possibilita’ di evadere), citano pure Kennedy “NON CHIEDERTI COSA IL TUO PAESE PUO’ FARE PER TE, CHIEDITI COSA TU PUOI FARE PER IL TUO PAESE” non capendo che è proprio l’iniziativa personale oppressa dallo stesso stato, che salverebbe la baracca.
    E’ questo punto di partenza diametralmente opposto che rende difficile e scontata ogni discussione.
    In aggiunta lascio un quesito che non ha avuto risposta, chiedo quindi aiuto.
    Come viene valutata l’entita’ dell’evasione fiscale in totale?
    Si tiene conto del fatto che il surplus di ricchezza disponibile derivante dall’evasione, puo’ creare consumi, quindi altre entrate? Non c’e’ il rischio che le stime, tengano conto dell’evasione data da altra evasione? Sopravvalutando la stima con una parte di consumi o investimenti che altrimenti non sarebbero esistiti.

  9. giorgio

    Il Governo ha sbandierato i risultati ottenuti nel 2009 nella lotta all’evasione: 9 miliardi di recupero di tassazione. Non un euro di questi 9 miliardi sono andati alla riduzione di imposte, tasse e balzelli vari. E’ la prova provata che se aumentano le entrate, la spesa pubblica ed il debito non diminuiscono, anzi.
    La lotta all’evasione per pagare meno tasse e sistemare il debito pubblico è un assoluto alibi per non mettere mano alla spesa di uno stato vorace, sprecone e corrotto.

  10. Il fatto è che poi a lamentarsi è proprio chi non può sfuggire al fisco; vallo a spiegare all’altra casta, quella dei magistrati. Si crede che sia chi riesce ad evadere alla stragrande ad alzare la voce, ma questa posizione è tanto illogica quanto quella di qualcuno che sostiene che siano i vegetariani a lamentarsi perché il prezzo delle bistecche è troppo elevato!

  11. Armando

    @Mattia

    Sig. Mattia mi permetto di dirle il mio pensiero rispetto alla sua domanda.
    Penso che il problema non sia se i nostri politici siano migliori o peggiori degli altri o degli elettori. Il problema è innanzitutto la pervasività dello stato in tutti gli aspetti della società. Nel nostro paese una volta instaurata la partitocrazia, si è spontaneamente selezionata una classe dirigente funzionale ad essa, e votata alla propria sopravvivenza. Per quanto gli italiani si siano adattati al sistema, il vero vantaggio alla fine è tutto di chi ha il potere: cosa deve fare un cittadino quando ha contro quasi tutti fra partiti, giornalisti, intellettuali, sindacati, industriali e perfino gerarchie ecclesiastiche tutti a spiegargli benefici e superiorità morale dello stato assistenziale?

  12. Mattia

    @Armando
    Ha ragione anche lei, ma la matita copiativa abbiamo diritto tutti ad impugnarla e, per esempio, visto che ha parlato di partitocrazia, i Radicali hanno preso lo 0.5 % alle ultime elezioni regionali.

  13. Michele Bendazzoli

    Pane al pane e vino al vino. E aceto all’aceto.
    Grazie per esserti reso voce di sentimenti che sono tanto più condivisi quanto sono rimasti finora inespressi.

  14. Mi permetta, molto modestamente, di aggiungere che l’illegalità statale opera sempre sotto le mentite spoglie dell'”interesse generale” servendsi delle CRISI di sistema, nazionali o internazionali non importa, quali meccanismi base di autolegittimazione. In altre parole quanto maggiori e più evidenti diventano gli effetti disastrosi della mano pubblica tanto più società ormai asservite guardano ad essa per la soluzione dei problemi…..un pò come se si andasse dal boia a farsi curare il torcicollo!! Questo, ovviamente, non da oggi perché è dalla Rivoluzione Francese in avanti che i Governi impegnano tutto ciò che hanno in termini di risorse ed energie per prolungare ed esasperare condizioni emergenziali e di crisi che giustifichino il “Terrrore” delle applicazioni politiche spacciate per cure e rimedii.

  15. Massimo

    E pensare che la soluzione per debellare l’evasione sarebbe semplicissima e cioè far pagare i servizi a consumo anzichè finanziarli attraverso il prelievo fiscale.In questo modo cesserebbero tutti gli sperperi di denaro pubblico e la corruzione verrebbe quasi del tutto debellata.Inoltre i servizi pubblici sarebbero in concorrenza con quelli privati e diventerebbero molto più efficienti.
    Ovviamente i politici non accetteranno mai una proposta di questo tipo perchè dimostrerebbe una volta per tutte che la finalità della tassazione non’è garantire i servizi ai cittadini bensì mantenere in piedi un sistema parassitario fatto di corruzione,clientele e voto di scambio.

  16. erasmo67

    Gentile sig. Giannino,

    la sua analisi su i mali della spesa sono sacrosante oltrechè note, se non vi si mette mano è perchè proprio la politica è un covo di banditi dove tutte le energie sono dedicate a riempire le tasche proprie e dei propri amici e di “servitori dello stato” non se ne vede traccia.

    Nondimeno l’atteggiamento di chi può evadere le tasse autogiustificato dalla cattiva qualità della spesa unita a palese malversazione non può essere ne accettato ne scusato.

    Per mettere a posto questo pasese bisogna andare a “portare via” dove c’è e non togliere diritti elementari a chi ha si e no di che sopravvivere. E smettiamola di dire che il diritto alla tutela del posto di lavoro dei dipendenti a tempo indeterminato è un privilegio, semmai è uno scandalo che non venga esteso a tutti i lavoratori.

    Una tassa patrimoniale su gli alti patrimoni finanziari, e i grandi patrimoni immobiliari (sopra il milione di euro almeno) che sono stati sicuramente ribadisco sicuramente (vedasi scudo fiscale), costruiti grazie all’evasione fiscale sarebbe un punto di partenza.

    Poi si parta sempre dall’alto e non si scenda nel chedere sacrifici finchè sopra, ai piani più alti non si è chiesto – e ottenuto – tutto il chiedibile ed ottenibile.

    Sig. Giannino, l’Italia in particolare e tutto il sistema economico mondiale non si rimetterà in carreggiata fino a quando non si sarà operata una drastica, lacrime e sangue, ridistribuzione della ricchezza.

    P.S. non sono e non sono mai stato un comunista, bollare di “comunismo” le persone che hanno in mente la giustizia sociale è un meccanismo ben utilizzato dal nostro premier, ma è una, absit iniuria verbis, una stronzata.

    cordiali saluti

  17. Gianfranco favaro

    Caro Giannino, condivido in pieno quanto da lei scritto e vorrei aggiungere solo alcune considerazioni. Ho avuto modo, grazie a lei di leggere un paio di pubblicazioni di Luca Ricolfi: “Il sacco del Nord” e “Le tre società” , quest’ultima del 2007. Se la prima mi ha “illuminato” con riguardo a inefficienze, sprechi, localizzazione dell’evasione fiscale etc, la seconda, in particolare con il “gianduiotto 2 Le cifre dell’Italia sommersa”, mi ha fatto drizzare i pochi capelli che ho in testa. Non avevo contezza infatti di quali fossero le cifre impressionanti dei fatturati e dei capitali accumulati dalle mafie. Le stime fornite variano da 100 a 150 miliardi di euro per il “volume d’affari” e da 500 a 1000 miliardi per il “patrimonio” delle organizzazioni malavitose! L’autore sottolinea che il patrimonio pubblico effettivamente alienabile sia di circa 400 miliardi!
    Ma allora, di cosa stiamo parlando?
    Ragioniamo di lotta all’evasione fiscale su 250 miliardi di imponibile distribuito su milioni di persone e non si punta l’attenzione sul vero tumore del Paese? Evasione fiscale, arretratezza economica, sprechi e inefficienze della cosa pubblica, si annidano sistematicamente nelle quattro regioni del mezzogiorno dove è imperante il crimine organizzato. Non si riesce a vedere un collegamento tra quest’ultimo e il disastro economico del Sud? E delle ripercussioni che vi sono nel resto del Paese? Del denaro di mafia che sta invadendo il Nord dove trova imprenditori al collasso per la crisi economica, la stretta creditizia e per la pressione fiscale soffocante?
    Quand’è che si guarderà veramente il mostro in faccia?

  18. Libero

    Sono balle, ben dette, ben servite, ma balle.
    L’evasore non paga le tasse per egoismo personale e disinteresse della vita sociale.
    E’ un parassita immorale che sfrutta le risorse comuni messe a disposizione da altri.
    Non le pagherebbe neppure se diminuissero, a meno che non fosse forzato a farlo.
    Peraltro non paga nenche i contributi sociali e in vecchiaia si approprierà di parte delle risorse accantonate da chi i contributi li ha pagati.
    La situazione italiana è grave e credo che prima o poi sarà richiesto, in qualche modo, qualche ulteriore sacrificio, da ripartirsi in base al reddito: chi credete che pagherà? Chi già paga le tasse e ne paga tante.
    Poi Giannino verrà a dirci che chi le avrà evitate in realtà non è immorale, perchè le ha fatte pagare ad altri pur potendolo fare, ma ha fatto bene perchè è lo Stato che è immorale …

  19. Caro dottor Giannino, ma ci dica la sua sulla manovra economica, non sulla concezione di stato e della libertà del singolo (che sono comunque dei bellissimi discorsi glielo devo dire). Parliamo che la manovra è stata l’ennisima querel di annunci poi smentiti dai fatti. Dal 10% in meno agli stipendi dei ministri, fino al taglio delle province. Parliamo del fatto che questa manovra si sviluppa sui soliti ceti (impiegatizzi). Diaciamo che taglia i servizi (e sappiamo tutti che se si tagliano i servizi chi ci rimette sono i ceti medi e quelli più bassi). Diaciamo che si parla da due anni di riforma del welfare e poi ci si limita a fare l’innalzamento dell’età pensionabile per le donne del pubblico impiego. Diciamo che il governo più forte degli ultimi 70 anni non è in grado di fare una riforma, una, che sia in grado di aprire questo paese. Niente liberalizzazioni, zero riforme e tante belle parole. Ho 30 anni e a prescindere da destra o sinistra, ancora attendo un politico e una classe politica che abbia il coraggio di farle. Si governa per governare, non per fare.
    Poi possiamo stare giorni a parlare sulla natura dello “Stato” di Hobbes, Locke, Rivoluzione francese e di Stati etici.
    Scusi lo sfogo
    cordiali saluti
    Salvatore Filippone

  20. Massimo

    @Libero
    Sono i soliti luoghi comuni.In tutti i paesi dove il prelievo fiscale è stato drasticamente ridotto le entrate nel medio e lungo periodo sono sempre aumentate e il sommerso è diminuito.In ogni caso ribadisco quanto detto in precedenza: si facciano pagare tutti i servizi a consumo e il problema evasione è risolto per sempre.

  21. Libero

    @Massimo
    Sono d’accordo sulla tua proposta, un po’ meno sul liquidare quello che ho scritto come luogo comune … certo è scritto in modo provocatorio, ma perchè sono stanco di vedere gente che trova alibi morali per non pagare le tasse, per non fare il proprio dovere di cittadino (e non mi riferisco a Giannino che come giornalista credo che le tasse le paghi tutte).
    Chi non paga le tasse è fuori dal consesso civile, utilizza servizi pubblici che non paga, contribuisce ad eleggere rapprsentanti del popolo che gestiranno i fondi pubblici che lui non ha versato in proporzione al suo reddito effettivo.
    Io non credo che uno Stato sprecone ed inefficiente autorizzi qualcuno a non rispettare le leggi.

  22. in inghilterra: http://www.listentotaxman.com/

    mi domando, quindi, dopo avere speso alcune migliaia di euro in spese mediche per un problema di salute di un familiare ed avere dovuto lavorare extra (tutto dichiarato), perché lo stipendio ufficiale non arrivava (e non arriva ancora oggi)… io mi trovo a dover computare una miseria in detrazioni (perché risulto “troppo ricco” avendo lavorato extra…).

    L’anno prossimo quando il medico mi dirà vuole la fattura oppure no, io che cosa dovrei rispondere, dato che tanto… detraggo un fegato di mosca da un trancio di manzo? È lo stato che ci invita ad essere evasori… inevitabilmente.

  23. Massimo

    @Libero
    Mi riferivo alla tua frase dove affermi che anche se la pressione fiscale diminuisse non cambierebbe nulla e si continuerebbe ad evadere allo stesso modo.In realtà l’esperienza di altri paesi dimostra il contrario e cioè che al diminuire delle aliquote piu alte si registra una maggiore fedeltà fiscale.

  24. Albertone

    Vorrei aggiungere che uno Stato che si rispetti deve avere valori etici fondanti, altrimenti è un nonsocosasia, esattamente come l’attuale UE, che può essere usato per tutto…dipende da chi detiene il potere. Per questo mi sento in profondo disagio con la costituzione Italiana che trovo priva di veri valori condivisibili e condivisi e, come tale, troppo cieca di fronte ad una classe politica che, appunto, ha sempre usato ed abusato di definizioni come “il bene comune” ed altre favolette del genere per giustificare il proprio agire e quindi buone solo per mantenerla in vita.
    La fiscalità è solo un esempio in più della protervia di una classe politica che da generazione ci dissangua senza renderci perlomeno il rispetto dovuto. Credo che se la costituzione prevedesse, come valore fondante, il rispetto del Cittadino non sarebbe stato così facile, come invece è stato, usarci come servi della gleba che tutto devono ma che non hanno neppure diritto a servizi decenti in cambio di ciò che pagano. Qualche esempio? Troppi insegnanti più preoccupati dello stipendio che del dare un buon servizio, una sanità spesso da terzo mondo, troppi burocrati e per giunta arroganti, una giustizia -quella si- ad personam nel senso che si è o meno colpevoli a seconda dell’appartenenza politica, eccetera. Tutto questo è indecente ma è il palazzo costruito su fondamenta che non rappresentano il Cittadino e quindi prive di ogni valore etico.

  25. giorgio

    @erasmo67
    “portare via” dove c’è”: bene bene… vediamo dove andiamo a finire. Ai tempi dei romani nelle colonie c’erano da pagare le decime e la gente già brontolava… Nella dottrina sociale della Chiesa si parla di aliquote del 30%. Si faccia un pò i conti di quanto paga un’impresa e poi l’imprenditore se si vuole portare a casa un pò dei soldi guadagnati. Da un punto di vista statistico, ci sarà pur un qualche percento di imprese che non riesce (non può) evadere! Mica tutti hanno l’aliquota FIAT!
    “portare via” dove c’è”: ma scusi, oltre un certo punto, non conviene andare al mare invece che lavorare dodici ore al giorno incluso il sabato? Non c’è un trade off tra reddito lordo, tasse pagate e qualità della vita? Almeno me la godo un pò anche io e così non hai un bel niente da portarmi via, o almeno limito i danni.
    “Una tassa patrimoniale su gli alti patrimoni finanziari, e i grandi patrimoni immobiliari (sopra il milione di euro almeno) che sono stati sicuramente ribadisco sicuramente (vedasi scudo fiscale), costruiti grazie all’evasione fiscale sarebbe un punto di partenza.” A parte il “sicuramente costruiti grazie all’evasione fiscale”, l’ICI non è già una imposta sul patrimonio immobiliare? Non basta? Ricordo che l’ICI è stata tolta solo sulla prima casa ma resta su tutto il resto.

  26. giorgio

    Molto spesso per evadere bisogna essere in due: chi fornisce il bene / servizio e chi lo acquista questo bene o servizio. E’ curioso constatare come l’opinione pubblica identifichi l’evasore in chi fornisce il bene / servizio e poco o nulla in chi lo acquista. L’evasione del reddito di un lavoratore autonomo presuppone l’evasione di imposte (IVA, tasse di registro nel caso di immobili) dell’acquirente. Commercio al dettaglio, medici, idraulici, elettricisti, mobilieri, avvocati, impresari edili, commercialisti, dentisti, odontotecnici, carrozzieri, riparatori auto, barbieri, parrucchieri, ristoratori, osti, baristi, pizzaioli ecc ecc ecc (ne avrò senz”altro dimenticati un qualche migliaio almeno) non potrebbero evadere il reddito se non ci fosse una popolazione enorme di consumatori che evade l’IVA. Inclusi tutti i consumatori che credono di essere “vergini” perchè sono lavoratori dipendenti e quindi pagano le tasse sul reddito con il sostituto di imposta.

  27. erasmo67

    @Massimo

    genile sig. Giorgio,

    credo che, dopo aver pagato tutte le tasse, le farebbe veramente bene andare un po’ al mare invece di lavorare 12 ore al giorno sabati compresi, c’è tanta disoccupazione, si riuscirà a trovare chi possa completare l sua preziosa opera in questa società, si rilassi un poco.

    cordialmente

  28. Libero

    L’IVA assolutamente indetraibile per il consumatore finale è la beffa che si aggiunge al danno … di una situazione paradossale in cui solo alcuni pagano le imposte dirette per intero.
    Non solo chi paga le tasse (normalmente un lavoratore dipendente, un pensionato) paga i beni e servizi che acquista con denaro già al netto dell’imposizione fiscale, ma deve anche aggiungere un extra tassazione del 20%.
    Chi evade le imposte dirette (normalmente un lavoratore autonomo, a volte un imprenditore) non solo utilizza per i propri acquisti denaro non tassato o tassato insufficientemente, ma per lui l’IVA è una partita di giro a costo zero (tranne eccezioni).
    Chi è tenuto ad emettere fattura la emetta con IVA e senza tante storie e alibi morali (peraltro ridicoli, perchè se il consumatore finale risparmia il 20%, il cedente il bene o il servizio risparmia approssimativamente tra il 30% e il 45% di imposte dirette, quindi non è esattamente nella posizione del ricattato … semmai è il vero beneficiario)

  29. giorgio

    @erasmo67
    Caro Erasmo67,
    grazie per la risposta la quale – senza alcuna ironia nè offesa – mostrano come desiderio di statalismo e desiderio di una vita “rilassata” alla fine molto spesso vanno a braccetto. O sbaglio?!

    Io non voglio fare una vita rilassata, voglio dedicare il mio impegno professionale per dare il massimo e con questo – nel mio piccolo – guadagnare i denari che il mercato in cui lavoro mi consente di fare senza essere depredato da uno stato vorace sprecone e corrotto. Denari da impiegare in modo efficiente e con questo contribuire – nel mio piccolo – allo sviluppo della società.
    Non ho tanto da dire se non che molto spesso siamo ancorai rimasti a concetti che la storia degli ultimi 50 anni ha dimostrato essere profondamente erronei in quanto non portano a sviluppo e crescita. Portano invece al dilagare dello stato e dello statalismo a danno di generazioni di giovani.

    La rimando all’articolo di Mingardi su Chicago Blog:

    “Per il Nobel Vernon Smith la ricetta è semplice: duro lavoro e voglia di innovazione”

    http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=9202

    Altro che rilassati al mare…

    Buona lettura!

  30. Libero

    @ Giorgio
    Tu scrivi: “… guadagnare i denari che il mercato in cui lavoro mi consente di fare senza essere depredato da uno stato vorace sprecone e corrotto”
    Anch’io, solo che pago le tasse a quello stato che consente, a me e a te, di esercitare una professione o un’impresa che ci fa guadagnare.
    Io sono uno sciocco, tu sei un furbo: complimenti; è come quando si va fuori a cena tra amici o colleghi e c’è qualcuno che vuol fare lo scroccone.

  31. Luciano Pontiroli

    Caro Giannino, ma che senso ha un blog nel quale una riflessione seria apre la via ad una sequela di interventi polemici e dissennati?

  32. Beppe

    Luciano Pontiroli :
    Caro Giannino, ma che senso ha un blog nel quale una riflessione seria apre la via ad una sequela di interventi polemici e dissennati?

    Beh, almeno qui i Libero e gli Erasmo67 non sono la quasi totalità come su Corriere e simili.

    D’altra parte, se uno non ha mai lavorato nel privato e in particolare in una PMI, è convinto che il mondo sia quello che vede tutti i giorni in ufficio. Un mondo in cui il “servizio” da loro prodotto è pagato alla produzione (e senza Controllo Qualità) e non alla vendita, dopo aver cercato un cliente disposto a comprarlo. Un mondo in cui anche se nessuno vuole il “servizio”, non si rischiano licenziamenti o cassa integrazione. Un mondo in cui puoi rilassarti e andare al mare senza il problema della banca che se non paghi ti prende la casa. Un mondo in cui ci si ripete tra colleghi quanto eroici si è a pagare le tasse, senza minimamente rendersi conto che le proprie tasse sono solo una partita di giro, dal gigantesco conto corrente in cui i privati “evasori” versano metà di quanto guadagnano e da cui gli statali prelevano a prescindere dall’utilità o meno di quanto producono…a loro discrezione, naturalmente.

    Ne parlavo l’altra sera con un amico professore di ingegneria. Lui il privato lo vede, vuoi per via di progetti di ricerca, vuoi perché ha molti amici che ci lavorano. Mi diceva che dai suoi conti, il blocco del rinnovo contrattuale gli costerà 40.000 euro nel corso della sua carriera, ma che, in confronto con quanto sta succedendo all’industria, lo accettava, sentendosi così in pari (Neanche lontanamente paragonabile ai risparmi e ai debiti che io ho investito nell’azienda che sto disperatamente tentando di salvare pagandomi circa 800 euro/mese, ma d’altra parte è stata una mia scelta). Non so come abbia fatto i conti, ma la cosa che mi dà da pensare è che nel suo caso, l’aumento sarebbe pure stato meritato. Ogni anno “produce” giovani ingegneri elettronici che probabilmente aumentano il valore aggiunto delle aziende in cui vanno a lavorare. Preferirei che il sistema fosse all’americana, ma in casi come il suo posso accettare che i professori siano pagati dallo stato.

    Il problema sono i milioni di dipendenti pubblici i cui “servizi” non servono a nessuno e, in molti casi, sono solo di intralcio al cittadino. O quelli che, se lavorassero davvero, produrrebbero qualcosa di utile, solo che possono impunemente evitarlo senza alcun rischio.

    Credo che i dipendenti pubblici come il mio amico dovrebbero organizzarsi pubblicamente e cominciare a farsi sentire.
    Razionalmente mi rendo conto che non è giusto metterli tutti nello stesso cesto, ma se non sono loro a iniziare a distinguersi, per noi privati resta la cosa più vistosa che hanno in comune: abbeverarsi dal conto corrente in cui NOI versiamo e LORO prelevano.

    Mi piacerebbe che lui e quelli come lui (sugli erasmo67 e sui Libero non ho speranza) capissero che la situazione è cambiata: per anni gli abbiamo considerati dei privilegiati, nella migliore delle ipotesi, e dei parassiti nella peggiore, ma abbiamo sempre potuto/dovuto versargli lo stipendio, facendo finta di niente. Oggi le cose stanno precipitando rapidamente. Le nostre vendite sono calate di nuovo, dopo un 2009 da incubo, e clienti e fornitori stanno fallendo a un ritmo impressionante. Non manca molto al momento in cui le tasse dei produttori italiani non saranno più sufficienti per pagare tutti i dipendenti pubblici e i pensionati da 20-30 anni di contributi. Quando (non se…) ciò avverrà, sarebbe un disastro perdere i bravi professori di ingegneria insieme a quelli di beni demoetnoantropologici (esiste veramente…), i bravi poliziotti insieme alle guardie forestali calabresi, i bravi medici insieme agli spazzini napoletani senza camion.

    Spero che voi statali utili e impegnati lo capiate e vi mettiate alla ricerca di qualche partito che vi rappresenti, dato che oggi i vostri rappresentanti vi mescolano tutti assieme.
    Fatto questo, CHIEDETE VOI di eliminare le norme anti-licenziamenti. Chiedete voi di essere valutati in base all’utilità PER CHI VI PAGA LO STIPENDIO. Chiedete voi che il vostro collega fannullone venga licenziato immediatamente. Forse così c’è una speranza di salvare l’Europa. Altrimenti i nostri politici cercheranno fino all’ultimo di tenervi buoni tutti e quando succederà il casino vi colpirà tutti indistintamente. E allora ci rimetteremo anche noi privati superstiti.

    Contrastiamo l’illusoria dicotomia evasori/onesti con una realistica dicotomia produttori/parassiti.

  33. giorgio

    Io penso che le difficoltà di fare un regionamento “serio” sulla evasione fiscale, sulle sue cause, sulla sua diffusione (aldilà di certi atteggiamenti manichei e propagandistici), discenda dal fatto che i sostenitori ad oltranza dello statalismo e della spesa pubblica confidano nel recupero dell’evasione (in termini sostanziosi) per perpetrare ancora nel tempo a venire lo status quo della spesa pubblica. Non si rassegnano all’idea di un ridimensionamento dello stato e del suo tentacolare apparato di spesa.

    Illuminante il recente articolo di Alesina su Il Sole XXIV Ore:

    “Fisco: va bene pagare tutti ma va meglio pagare meno”

    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-06-08/fisco-bene-pagare-tutti-080000.shtml

    I denari recuperati dalla lotta all’evasione devono andare alla riduzione di tasse, imposte e balzelli. Senza distinzione quindi tra lavoratori autonomi e dipendenti. Ovvio!

    Siamo d’accordo o no che il recupero di gettito deve andare alla riduzione di tasse ed imposte e non al sostegno della spesa pubblica?

    Ecco, questo mi pare proprio un bel punto di partenza per fare un pò di ordine e cominciare a parlare di cose serie.

  34. Libero

    Solo per informazione: faccio il CFO in un’azienda privata, guadagno bene e pago tasse per il 50% del mio reddito effettivo, inclusi i benefit.
    Però mi sento molto sciocco ad essere uno dei pochi a pagare le tasse (e molte tasse) in questo paese. In più io (e la mia azienda) pago una valaga di contributi pensionistici che non so se in qualche modo mi torneranno indietro al momento del pensionamento.
    Molte anime belle, invece, cercano alibi morali per la loro scelta di non pagare le tasse.
    Io credo che dovrebbero prima pagare le tasse e poi muoversi (politicamente, socialmente, come meglio credono) per chiedere ed ottenere la riduzione delle stesse.
    Mi è stato insegnato da mio padre (ed è lo stesso che io insegno ai miei figli) che prima bisogna fare il proprio dovere, poi si è nella posizione di elargire lezioni agli altri.
    Altrimenti, l’ho detto e lo ripeto, è una posizione di comodo, in cui ci si nasconde dietro ragionamenti alti per mascherare un’unica verità: il proprio egoismo sociale.
    Sul fatto che le tasse debbano essere ridotte, che lo Stato sia uno sprecone inefficiente siamo d’accordo tutti: è di questo che dovremmo dibattere? credete veramente che qualcuno possa sostenere una tesi diversa?
    Quali sono stati gli interventi fatti dai sostenitori dell’evasione in questo post? Bravo Giannino, giusto, bravo, siamo giustificati a non pagare le tasse … etc.
    E’ questo il confronto di idee che si cerca? Quello in cui tutti si complimentano a vicenda per l’alibi morale del loro comportamento scorretto?
    Io non credo: io credo che il problema sia l’equità fiscale in questo paese, che deriva dall’esistenza e dall’applicazione di precise normative e controlli.
    E ci sarebbero mezzi e modi per farlo da subito.
    Provate a non pagare le tasse negli Stati Uniti: altro che commentare su un blog …

  35. giorgio

    @Libero
    1) Sostenere in generale – come fa Libero – che tutti coloro i quali addebitano l’endemica diffusione in Italia dell’evasione fiscale alle aliquote esageratamente alte ed alla bilumia della spesa pubblica sono per questo essi stessi degli evasori e non pagano le tasse, mi sembra un salto assolutamente illogico. Rivendico il ruolo di poter pagare le tasse ed avere un atteggiamento “critico” nei confronti di questo evento… O devono allinearsi tutti al pensiero unico di Padoa-Schioppa? “Pagare le tasse è bellissimo.” Se non lo condividi sei ipso facto evasore. Andiamo…

    2) Bisogna chiedere di ridurre le tasse, le imposte, i balzelli. Bisogna chiedere che il recupero di gettito con la lotta all’evasione venga destinato automaticamente alla riduzione dell’imposizione. Bisogna evitare in modo assoluto che il recupero di gettito vada a mantenere livelli di spesa pubblica gestiti da uno stato vorace, corrotto e sprecone.

    3) Scusi, ma in che paese le applicano le tasse sul reddito? In Italia l’aliquota marginale è del 43%. Come fa ad arrivare al 50%? Non è che il lavoratore dipendente ormai viva una qualche specie di catarsi ed anche se CFO prende qualche abbaglio sui propri numeri?

  36. Libero

    No, il netto è poco più del 50% del lordo, la busta paga non mente (e in sede di unico non ci sono crediti). Bisogna tener conto anche delle trattenute previdenziali a carico del dipendente e qualche altro balzello.
    Giorgio ricordo che hai scritto: “senza essere depredato da uno stato vorace sprecone e corrotto”. Avevo inteso che questa frase alludesse a pratiche di elusione o evasione: se mi sono sbagliato chiedo scusa.
    Pagare le tasse non è bello, ma è giusto che tutti lo facciano in proporzione al reddito effettivo: ottenere questo risultato non sarebbe difficile.
    Poi, ripeto, sull’argomento della riduzione dell’inefficienza, eliminazione degli sprechi etc. chi non è d’accordo? Hai mai sentito qualcuno dire il contrario? io, ma forse sono malizioso, penso che sia un modo per divergere l’attenzione dal problema principale, che è un vero problema: ma insomma l’esperienza della Grecia non insegna nulla?
    E poi, devo anche sentire qualcuno che propone di alzare le aliquote al di sopra di certi livelli di reddito (dichiarato): ma stiamo scherzando? facciamo pagare di più chi già paga?
    Guardate che la questione dell’equità fiscale non è un problema banale, da liquidare quasi con spocchia, come ha fatto qualcuno (non mi riferisco a Giorgio) auspicando un livello più alto dei commenti.

  37. Luciano Pontiroli

    La spocchia la vede chi vuole vederla. Io esprimevo solo la mia disperazione per il tono ed il contenuto di alcuni interventi: mi sembra che averlo fatto abbia contribuito a migliorare un po’ il livello della discussione.
    Non c’è dubbio che la questione dell’equità fiscale sia tutt’altro che banale. Non è banale neppure quella del peso del fisco sull’economia, come ha rilevato Alberto Alesina nell’articolo ricordato da Giorgio. Rinviare l’alleggerimento di tale peso a dopo che sia stata vinta la lotta all’evasione – le cui dimensioni sono, ovviamente, incerte – vuole dire solo non farlo mai.

    P.S. – Personalmente fatturo tutte le mie prestazioni e verso regolarmente l’i.v.a. ed i contributi alla cassa professionale.

  38. Libero

    La spocchia era evidente, se uno si dispera per il tono degli interventi è chiaro che li ritiene scritti da un incompetente o da un incapace. Comunque, incidente chiuso, forse era evidente solo a me.
    Lo so anch’io che la questione del peso del fisco sull’economia è importante, anzi direi che lo percepisco personalmente ogni mese: quindi non posso che augurarmi una sua cospicua riduzione.
    Quello che contesto con vivacità, invece, è l’alibi morale di chi si ritiene autorizzato ad evadere o eludere il fisco res sic stantibus.
    Non c’è nessuna giustificazione per questo comportamento, nessuna: è solo egoismo sociale.
    Peraltro io credo che aluni semplici provvedimenti potrebbero sensibilmente ridurre l’evasione: pagamento servizi a consumo (lo scriveva Massimo sopra), tassare più le cose e meno le persone, tracciabilità completa dei pagamenti, incrocio dati tra le varie PA (è così difficile?), deducibilità parziale delle spese per beni e servizi acquistati dai privati.

  39. giorgio

    4 domande, le mie personali risposte. 1 commento

    Domande:
    1) Siete d’accordo o no che il recupero di gettito fin da subito deve essere destinato alla riduzione delle aliquote e dell’imposizione fiscale?
    2) Siete d’accordo o no che il recupero di gettito non deve essere destinato alla spesa pubblica e al pagamento del servizio del debito?
    3) Siete d’accordo o no che la spesa pubblica deve essere ridotta?
    4) Siete d’accordo o no che è un imperativo – per riavviare un minimo di sviluppo – diminuire spesa pubblica ed imposizione fiscale?

    Le mie personali rispsposte:
    A tutte le domande rispondo in modo affermativo, quindi 4 (quattro) SI incondizionati.

    Commento:
    Se si risponde SI (e sopratutto si trova il modo di praticare in concreto queste pratiche virtuose) allora è facile trovare consenso sociale per abbattere la piaga dell’evasione fiscale. Il pagare di più del vicino evasore si tradurrà nel pagare di meno del contribuente onesto.
    Per chi invece alle 4 domande di cui sopra ha sempre risposto NO – 4 (quattro NO), allora il mio commento personale è che costoro si meritano al 100% l’evasione fiscale come mezzo di sopravvivenza nei confronti di uno stato vorace, bilumico, sprecone e corrotto. AFFAMARE IL MOSTRO non è più una scelta personale ma diventa un preciso dovere sociale. Meglio i quattrini in tasca all’idraulico di Rho e al dentista di Verona che nelle casse della regione Sicilia. Meglio per tutti! Anche per i siciliani. Senza ombra di dubbio alcuno.

    P.S.: prima che qualcuno si scaldi le mani, tengo a precisare che sono pienamente convinto di quanto dico, non sono mosso da particolari interessi personali (se non da un gravame fiscale salatissimo) , ma ritengo che in certe situazioni AFFAMARE IL MOSTRO sia un preciso e benemerito dovere sociale. E tutto questo pur esendomi ben chiaro che – purtroppo – questa facoltà si distribuisce in modo assolutamente ineguale tra i cittadini.

  40. Libero

    @Giorgio:
    Rispondo sì convinto alle domande 3-4.
    Sulle domande 1-2 sono per un sì parziale, precisando che il recupero non va destinato assolutamente all’aumento della spesa pubblica, ma alla riduzione delle aliquote e dell’imposizione, all’abbattimento dello stock di debito pubblico e alla ricerca.

  41. antonioferrari

    Siamo proprio sicuri che diminuendo le aliquote diminuisce l’evasione. Se l’aliquota è dello 0% è certo che l’evasione scompare. Se invece l’aliquota passa dal 40% al 30% ho l’impressione che i risultati sarebbero minimi. Non dimentichiamo che l’economia illegale, che purtroppo tanto pesa sull’economia nazionale, spesso è costretta ad evadere. In parole povere il “pizzo” sarà sempre in nero, anche se l’aliquota di tassazione fosse più conveniente.

  42. Beppe

    antonioferrari :
    Siamo proprio sicuri che diminuendo le aliquote diminuisce l’evasione. Se l’aliquota è dello 0% è certo che l’evasione scompare. Se invece l’aliquota passa dal 40% al 30% ho l’impressione che i risultati sarebbero minimi. Non dimentichiamo che l’economia illegale, che purtroppo tanto pesa sull’economia nazionale, spesso è costretta ad evadere. In parole povere il “pizzo” sarà sempre in nero, anche se l’aliquota di tassazione fosse più conveniente.

    La correlazione fra pressione fiscale e tasso di evasione è piuttosto nota.
    Riposto il link che segnalavo giorni fa (guarda i grafici in fondo):
    http://www.progettoitaliafederale.it/lavoronero.html
    Come puoi vedere il trend è chiaro, come sono chiari gli scostamenti di alcuni paesi. Ciò mi pare ovvio, dato che esistono altri fattori che influenzano la fiscal compliance (tradizioni locali, durezza della repressione, efficacia dei controlli, ecc.).
    Detto questo, esistono dei lavori su cui far pagare l’imposta è praticamente impossibile in qualunque nazione. Anche le più virtuose (e sono 3-4 con pressione fiscale bassissima) stanno al 9-10% di sommerso. I paesi europei più simili a noi stanno fra il 15 e il 23%, con le regioni italiane del nord grossomodo al centro di quell’intervallo e quelle del sud oltre il doppio.
    Il singolo lavoratore autonomo fornitore di servizi ai privati, non può essere controllato in nessun modo, se non dal cliente, che però vuole risparmiare l’IVA (oltre al ricarico fiscale dell’artigiano) e pertanto è in conflitto d’interesse. In pratica, l’idraulico che ti sgorga il lavandino fa grossomodo la stessa percentuale di nero in Italia, Svezia o USA.
    A questo punto non è quello il problema e comunque la soluzione sarebbe favorire l’aumento delle aziende di servizi a scapito dei lavoratori autonomi, che però va contro il desiderio di tutela dei lavori tradizionali, propugnato soprattutto da quelli più incazzati per l’evasione…
    Se però abbassi le aliquote rendi meno convenienti tutte quelle pratiche complicate e costose a cui ricorrono altre categorie più facilmente controllabili. Per andare nel concreto (e mi scuso con gli esperti per le probabilissime cazzate che scriverò), credo che le spese per creare società cartiere che producano fatture false, più la gestione di conti multipli all’estero, più le parcelle dei consulenti, ecc. diventino superiori al risparmio fiscale se le aliquote sono più basse. Direi anche che non è necessario che l’aliquota sia realmente più bassa di quei costi, poiché chi si dedica a quelle pratiche rischia la galera, oltre alle multe e questo rischio va sicuramente posto nell’equazione.

  43. Massimo

    @antonioferrari
    Come ho già suggerito più volte la soluzione per eliminare l’evasione una volta per tutte esiste:basta eliminare le imposte o quantomeno ridurle ai minimi termini e far pagare i servizi a consumo.In questo modo oltre al vantaggio di non dover sprecare enormi risorse(la lotta all’evasione richiede ingenti risorse e spesso ciò che si recupera non copre neanche le spese),avremmo un sistema totalmente trasparente dove ogni cittadino saprebbe realmente a differenza di oggi quanto un determinato servizio gli costa.Questo alla fine porterebbe ad un sistema virtuoso dove la qualità dei servizi migliorerebbe sensibilmente e la corruzione verrebbe quasi completamente debellata.

  44. pietro

    a più grande truffa è a mio avviso l’stituzione del sostituto d’imposta.così si è creata un esercito di Kapò se versano il dovuto o di criminali facili da individuare nell’altro caso

  45. Maurizio

    I tagli indiscriminati nella pubblica istruzione hanno fatto cassa? Su 42.000 cattedre in meno ammortizzate dai 40.000 pensionamenti i licenziamenti sarebbero dovuti ammontare solo a 2.000, tutti coperti dal c.d. “decreto salvaprecari”. La realtà è diversa: a perdere cattedra sono stati 44.000 docenti, quasi tutti non coperti dal decreto. Ma chi sono questi docenti esclusi dal “salvaprecari”? Sono quelli di terza fascia delle graduatorie d’istituto, privi di abilitazione all’insegnamento, requisito non indispensabile per insegnare ma essenziale per la assunzione in ruolo. Questi precari sono stati nominati dai presidi da graduatorie Ministeriali di terza fascia, solo dopo esaurimento di quelle di prima fascia; hanno svolto per anni insegnamento identico ai colleghi abilitati. I motivi per cui non si sono abilitati sono per lo più dovuti all’alto costo dei corsi abilitanti e agli obblighi di frequenza imposti. Dall’anno scolastico 2009/10 il DM 42/09 ha dato la possibilità ai soli docenti abilitati di fare domanda di insegnamento in tre province in coda alle graduatorie di prima fascia (degli abilitati) ma sempre davanti a quelle di terza fascia.
    I non abilitati sono quindi scavalcati da chi, pur abilitato, risulta sprovvisto di esperienza e quindi non avrebbe diritto all’indennità di disoccupazione. Con questo metodo, per almeno 40.000 docenti precari di terza fascia, rimasti senza supplenza, i sussidi di disoccupazione sono stati pagati per posti di lavoro in realtà esistenti. In pratica, per una supplenza nominata, si pagano due persone: il docente titolare della cattedra pagato dallo Stato e il docente perdente cattedra il cui sussidio di disoccupazione dura otto mesi, facilmente prolungato con il conferimento di qualche supplenza breve. Lo Stato ha operato forti tagli per risparmiare; invece non si è risparmiato, ma si è speso addirittura di più per dare meno risorse alla scuola!

  46. gia

    Caro Giannino,
    mi viene voglia di cominciare ad evadere.
    Qui si fanno troppi ragionamenti astratti e solo poche persone sui vari blog dicono cose sensate (qui per fortuna la percentuale è più alta).
    Quando si parla di evasione si ignorano quali sono le problematiche delle piccole e medie imprese o dei professionisti, che spesso, aldilà dei casi eccezionali, sono in situazioni marginali.
    In queste categorie per la verità ci sono poche persone con lo yacht mentre ce ne sono molte che a fine mese devono decidere se pagare il leasing del macchinario o no.
    Fintanto che parliamo dell’evasione come di un problema creato dall’idraulico non si va da nessuna parte.
    Del problema ti rendi conto solo se ti metti in proprio e spesso è una scelta obbligata quando non hai avuto la fortuna di imbucarti in qualche ente pubblico.
    Io non so come viene calcolata l’evasione e mi fa un po’ ridere il fatto che essa possa essere 120 miliardi (e perchè non 110 o 130?), ma non vorrei che questo calcolo sia il capro espiatorio di tutti i mali italiani (e magari si scopre che l’evasione è 20miliardi).
    Leggo spesso il Suo blog, ho letto il Sacco del Nord e mi sono formato un convincimento.
    Ma se io come padre di famiglia ho ridotto il mio tenore di vita del 20% a causa della crisi, perchè lo stato continua con queste menate dell’incremento del 3% del 4% del 3,6%? Perchè non sento dire la spesa pubblica si riduce del 5%?

    Perchè si parla di bloccare il debito e non si parla di ridurlo in cifra assoluta?

    Perchè si parla di recupero dell’evasione prima di riduzione delle spese? E se non la recuperi? E se non è 120 miliardi?

    Perchè la germania che sta meglio di noi finanziariamente e a livello di pil totale e procapite licenzia gli statali e noi invece stiamo a discutere degli impiegati della regione sicilia?

    Perchè un giudice rinvia l’udienza al 2013 e il mio cliente ha il tempo per sparire senza pagarmi?

    Perchè il medico dell’ospedale fa 5 visite al giorno e appuntamenti a 6 mesi, ma se vai privatamente trovi 20 pazienti?

    Perchè n. x impiegati dell’agenzia delle entrate impiegano 5 anni a controllare 20 milioni di dichiarazioni fiscali che n. 50 mila commercialisti redigono in 2 mesi di lavoro?

    Perchè il costo di produzione di una tac è 100 in lombardia e 300 in sicilia?

    Perchè l’impiegato del comune mi ha fatto aspettare 15 minuti davanti alla sua scrivania per parlare con la moglie al tel. e alla fine mi ha detto sono le 11.31 è iniziato lo sciopero?

    Perchè il palazzo dell’INPS ha tutte le luci accese per tutta la notte (stanno lavorando)?

    Perchè un tale funzionario del quirinale da 300000 euro e poco lavoro ha l’audi a6 da 50000 euro con autista targata EA…. mentre un dirigente d’azienda che lavora il quadruplo gli danno la serie 3 da 40000 e se la guida da solo?

    Perchè la manovra non prevede il taglio del 50% degli stipendi di tutti i politici dal presidente all’ultimo consigliere circoscrizionale?

    Perchè tutti vogliono fare politica e spendono anche dei soldi per la campagna elettorale visto che la politica è sacrificio?

    Perchè nessuno dice che in Italia servono solo due auto blu: una per Berlusconi e una per Napolitano?

    Perchè la compagna di un deputato ha il rimborso delle spese mediche della clinica e una donna incinta deve pagarsi l’ecografia privata altrimenti l’appuntamento è dopo 10 mesi?

    Perchè lo stipendio del governatore Draghi (e dei presidenti, funzionari e dirigenti delle authority), cioè lo stesso che parla di evasione come macelleria sociale, non subisce il taglio del 10% previsto dalla manovra?

    Perchè l’ex governatore di banca d’italia, l’ex presidente della camera, l’ex presidente della repubblica devono avere a vita ufficio, auto e scorta pagati?

    Se tra il pubblico impiego esiste una certa percentuale (alta) di parassiti, ritengo logico che restituiscano in tasse il 40% di quello che lo stato gli regala.
    Chi produce guadagna del proprio lavoro e la cosa è un po’ diversa.

    Una cosa è certa. Tutte queste persone pagano sicuramente le tasse fino all’ultimo centesimo.
    Facciamo a cambio di lavoro. A queste condizioni le voglio pagare tutte anche io.

  47. beppino

    Vorrei aggiungere che forse non dovremmo pensare che gli evasori siano solo artigiani ,commercianti, e liberi professionisti vari, ma anche una grande quantità di lavoratori dipendenti che fanno comunque il doppio lavoro sicuramente tutto in nero,ne ho conosciuti molti nella mia vita, e sicuramente tutto cio avviene perchè vi è una pressione fiscale asfissiante e lo stato non ti lascia a sufficenza di che vivere.
    Tutto ciò porterà inevitabilmente a una guerra civile o a una rivoluzione, quando la gente comune non avrà di che sopravivere, e in un contesto del genere le varie caste ci sguazzeranno e alla fine di tale rivoluzione tutto ripartirà per tornare come prima.
    Non oso pensare al futuro dei nostri figli.
    saluti.

  48. Francesco Zanardi

    Il vero evasore è lo stato. Quando si è di fronte ad una simile sperequazione di risorse pubbliche è inutile persino mettersi a calcolare l’ammontare dell’evasione fiscale. In un’azienda nessun amministratore tirerebbe il collo oltremodo alla produzione o alle vendite disinteressandosi dell’ufficio acquisti che prende la stecca sugli approvvigionamenti.

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