No allo sciopero dei magistrati per gli aumenti automatici

1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (19 voti, media: 4,79 su 5)
Loading...

Questa opinione è solo mia personale, e non impegna alcun altro di coloro che scrivono per Chicago-blog. Sono assolutamente senza parole, di fronte allo sciopero dei magistrati a difesa del portafoglio. “A pensare male si fa peccato, ma forse c’è da leggere nella manovra una particolare volontà di punire i magistrati italiani”. Lo ha detto Giuseppe Cascini, segretario dell’Anm, annunciando che i magistrati italiani si apprestano allo sciopero, contro le misure annunciate dal governo. I magistrati “vogliono fare la loro parte in un momento così difficile per il Paese”, dicono, ma denunciano il contenimento degli aumenti retributivi disposto ai loro danni come discriminatorio e, dunque, punitivo. Ospite di Bruno Vespa a Porta a Porta, Cascini ha aggiunto di ritenere che deve trattarsi di una rappresaglia per l’opposizione che i magistrati riservano alle riforme dell’ordinamento e delle procedure sostenute dal governo. A me il ragionamento politico non interessa e sembra ancor più improprio, ciò che conta sono i numeri.

Come stanno davvero le cose? Se c’è un tema che in tanti anni di roventi polemiche si impara obbligatoriamente a maneggiare con cura, è quello della magistratura. Comunque la pensi e comunque ti muovi, ti si appioppa addosso il sospetto che tu lo faccia per secondi fini. Ed è poi inutile parlare di fini al plurale, perché tanto il fine osceno di cui vieni accusato è sempre lo stesso: dare una mano a quel famigerato bandito – ritiene chi ti accusa – incidentalmente premier – aggiungi tu, tuo malgrado – che risponde al nome di Silvio Berlusconi. Eppure a mio avviso questa volta Berlusconi non c’entra un beneamato piffero, con la questione che spinge i magistrati a scioperare.

L’associazionismo magistratuale lamenta che il governo abbia disposto che chi guadagna di più paghi di meno, mentre chi ha minori paghe è più colpito. Consiste in questo, l’iniquità intollerabile – e, naturalmente , “incostituzionale”, come ti sbagli – per i magistrati, che per il resto si presterebbero volentieri a dare il loro contributo. Senonché non l’ha disposto il governo: è il meccanismo di retribuzione dei magistrati e solo dei magistrati, a determinare la conseguenza che un blocco pluriennale degli aumenti abbia conseguenze di quel tipo. Perché, cerchiamo di non dimenticarlo, i signori magistrati godono dell’aumento automatico delle retribuzioni – nonché delle qualifiche, a prescindere dalle funzioni concretamente svolte per le quali, da tre anni a questa parte, è stata tra mille resistente reintrodotto un vaglio autoesercitato da colleghi che, per altro, è tanto severo da concludersi al 96% naturalmente con uno scontato assenso alla promozione.

Il più della progressione automatica retributiva per i magistrati avviene in due tranche. Nei cinque anni successivi ai primi tre dall’assegnazione in ruolo, e poi una decina d’anni dopo. Sono i due “gradoni” di avvicinamento alla retribuzione di magistrato di Cassazione che comunque spetta a tutti i signori magistrati. Ed è per questa gaurentigia che spetta ai soli magistrati, nel pubblico impiego, che la sospensione degli aumenti implica per la classe di magistrati giovani prossima a maturare il primo gradone ciò che essi considerano un indebito scippo.

In altre parole, secondo i capi dell’ANM, una misura ben fatta dovrebbe invece prevedere: primo, naturalmente, che solo ai signori magistrati resti la prerogativa del progresso retributivo automatico, che non vale né per il resto del pubblico impiego, né tanto meno ovviamente per quello privato; secondo che lo stop agli aumenti – per solidarietà verso il resto dell’impiego pubblico, che ha avuto aumenti maggiori di quello privato negli ultimi anni – venga scritto con una norma ad hoc che tenga conto della retribuzione ad hoc, e dunque salvando dal congelamento proprio coloro che per tutela di casta più avranno di aumento nel biennio avanti a noi.

A me pare una logica quanto meno parecchio singolare. Non esattamente la prova di condivisione e di responsabilità istituzionale che è legittimo attendersi da chi non fa altro che ripeterci di svolgere una funzione delicatissima. Che cosa dovrebbero fare allora militari e poliziotti, carabinieri e finanzieri?  Puntarci le armi addosso, per come li trattiamo? Ma dimenticavo: non sono essi, in prima fila nella lotta contro il male. Quello è un ruolo riservato ai soli magistrati. Deve essere per questo, che pensano il loro portafoglio sia l’unico tutelato dalla Costituzione. Se poi, come immagino, il governo alla fine tratterà e accetterà questa impostazione – magari, puta caso, per non lasciare i magistratui troppo vicini al solo onorevole Fini, mi scapperà tristemente ancor più da ridere.

Commenti [54]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *