27
Mag
2010

Piccolo Guinness della spesa pubblica

Mentre riflettevo, in occasione della manovra di finanza di questi giorni, sulla tendenza apparentemente inesorabile della spesa pubblica  a crescere nel tempo mi è venuta in mente la seguente domanda: in quale decennio la spesa pubblica (espressa in rapporto al Pil) è cresciuta di più?

La risposta che mi sono dato è: ovviamente negli anni ’80, sia per le scelte dei governi in tema di spesa primaria sia, soprattutto, per il contributo della spesa per interessi, trainata dagli alti tassi conseguenti alle politiche monetarie restrittive di quel periodo. Poi però la domanda è mutata: se vogliamo valutare i governi, dobbiamo guardare solo alla spesa pubblica primaria, quella decisa da governi e parlamenti nell’ambito del bilancio pubblico. In quale decennio la spesa pubblica primaria è cresciuta di più? A questo punto, indeciso se si trattasse degli anni ’70 o degli anni ’80, sono andato a rivedermi i numeri e ho avuto una sorpresa interessante.

Variazione della spesa pubblica primaria (in rapporto al Pil)

1960-70: + 4,6 punti (dal 27,5% del 1960 al 32,1% nel 1970);

1970-80: + 4,8 punti (dal 32,1% nel 1970 al 36,9% nel 1980);

1980-90: + 7,2 punti (dal 36,9% del 1980 al 44,0 del 1990);

1990-00: – 4,1 punti (dal 44,0 del 1990 al 39,9 del 2000);

2000-09: + 8,0 punti (dal 39,9 del 2000 al 47,9 del 2009).

Il record è dunque del decennio in corso che è riuscito a battere persino gli allegri anni ’80.

Come sono stati finanziati gli 8 punti di spesa primaria in più?

– per 1,7 punti attraverso minor spesa per interessi;

– per 1,8 punti attraverso maggiori entrate;

– per 4,5 punti attraverso il ricorso al debito pubblico.

You may also like

nuovo governo
Il nuovo Governo scelga un ministro liberale per il Mezzogiorno
Caro bollette costi energia
Caro bollette e pulsioni anti-mercato. L’Italia spende troppo, le ferite si allargano
Sì, la vita è tutta un bonus
Il sistema nazionale di istruzione e le scuole paritarie

7 Responses

  1. dario

    Molto interessante. Ora però, visto che l’analisi ha una giusta valenza politica, nel senso etimologico del termine, le polemichette sono fuffa, sarebbe interessantissimo “spaccare” il dato per anno e per anno vederne la destinazione.
    Chiedo, se fosse possibile, questo sforzo supplementare. Complimenti questa è informazione.

  2. marcello

    ottimo! e grazie per la corretta informazione…occorrerebbe un maggiore sforzo di divulgazione, che ne dite?

  3. marziano

    Ma cazzo, questa è l’unica vera notizia pubblicata in questi giorni “di manovra” circa lo stato e l’andamento dei conti pubblici.

  4. Caber

    sarebbe anche interessante un’altra analisi parallela (ma indubbiamente onerosa)

    la maggior spesa… dove è finita?

  5. Rino

    Post come questo di Ugo Arrigo con l’analisi precisa dell’andamento della spesa pubblica dal dopoguerra ai giorni nostri, asettica, sintetica, autoesplicante, mi convince sempre piu’ che guardare trasmissioni come quella di Santoro tutte le Sante settimane serve solo ad alimentare il pettegolezzo da pausa caffè in ufficio.
    Peccato davvero che manchi un programma di largo ascolto che discuta seriamente di Politica.

  6. stefano

    A mio avviso l’analisi non fa altro che rimarcare l’assoluta mancanza di politica economica dei governi degli ultimi dieci anni, i quali non sono mai intervenuti con misure strutturali per contenere la spesa pubblica. La cosa grave è che la gente non ha ancora capito che le misure previste dalla manovra approvata questa settimana, sono destinate ad esaurire i loro effetti al termine del biennio 2010 – 2012. All’inizio del 2013 i problemi del nostro paese saranno di nuovo sul tavolo e la speculazione potrà di nuovo apportare i propri attacchi. Occorre evidenziare anche la mancanza di misure a sostegno dela crescita economica sia con misure dirette, mi riferisco a quelle destinate alle imprese e ai consumatori e sia a quelle per la scuola e per la ricerca, indispensabili per permettere al paese di fare un balzo in avanti. Siamo stati quelli che nell’ultimo decennio sono cresciuti meno nell’area Euro e le stime di crescita previste per i paesi dell’ara OCSE danno l’Italia al di sotto della media. In questi termini siamo destinati a un lento e inesorabile declino.

Leave a Reply