21
Mag
2010

Lettera aperta al Corriere della sera contro il populismo economico

di Franco Debenedetti, Oscar Giannino, Antonio Martino, Alberto Mingardi, Roberto Perotti, Nicola Rossi, Paolo Savona, Vito Tanzi

Caro Direttore, nei momenti di grande incertezza, il ruolo dell’informazione è assai delicato. Se gli economisti rischiano spesso di essere i consiglieri del principe, estendere i rudimenti della cultura economica e finanziaria costituisce condizione per un dibattito pubblico più consapevole. Additare untori e alimentare spauracchi (come è stato fatto nelle ultime settimane) suscita gli istinti peggiori, confonde la cause della crisi, nasconde le responsabilità vere. Per questo motivo, oggi la stampa indipendente ha innanzi a sé una missione davvero cruciale. Per assolverla appieno, nell’interesse del lettore e dell’elettore, riteniamo importante richiamare l’attenzione su alcuni dati di realtà.

1) La crisi ha aperto un nuovo capitolo. Dai debiti delle istituzioni finanziarie, ai debiti sovrani. Dalle banche agli Stati. O forse è semplicemente ritornata alla sua origine, agli atti e alle omissioni di governi e autorità di regolazione che hanno provocato la crisi o creato le condizioni per il suo insorgere. L’evidenza di questo nesso causale non esclude ovviamente che ci possano essere stati dei comportamenti illegali in senso proprio, o eticamente inaccettabili, dai quali ricavare indicazioni di regole diverse per il futuro. Ma individuare, e perseguire, abusi e illeciti non può e non deve evitare di comprendere le cause, per correggerle. Il mercato non è un ente che abbia un domicilio o un indirizzo postale. È l’insieme di un vastissimo numero di transazioni, in ciascuna delle quali ci sono sempre due parti: chi compra e chi vende. È registrando questo incredibile numero di contratti e di scambi che il mercato veicola e trasmette segnali. È un processo di apprendimento collettivo. Ci sono, e ci saranno sempre, asimmetrie informative. Contribuire ad attenuarle ed eliminarle significa migliorare l’efficienza del mercato e renderlo più trasparente. Sostenere che sia il mercato e non chi ne abusa, a produrre opacità e instabilità, è una mistificazione.

2) Interpretare il mercato come altro da questo, significa precludersi la possibilità di beneficiare del modo in cui esso crea conoscenza. I mercati non giocano a risiko: immaginare complotti, focalizzare l’attenzione su cene segrete e congiure di oscure forze del male, non aiuta la comprensione dei fenomeni. Troppo spesso la stampa dedica un’attenzione spropositata a spiare la vita degli operatori di mercato. Scegliere di guardare dal buco della serratura, anziché badare alla sostanza dei segnali di mercato, focalizzare l’attenzione sui vizi degli scommettitori, anziché cercare di capire perché le loro scommesse vanno o meno a segno, tradisce il sostanziale arretramento della cultura economica del nostro Paese e, soprattutto, non è buona informazione. Non aiuta a capire: serve solo a trovare nemici.

3) Innanzi a una crisi della portata di quella che stiamo vivendo, riteniamo che ci sia spazio per il dibattito. Perché i segnali di mercato vanno interpretati, e per questo è necessario che le diverse tesi si incontrino e, se del caso, si scontrino anche. La differenza di opinioni e vedute arricchisce e migliora la comprensione. Tuttavia, come sappiamo tutti per esperienza, la libertà di opinione è una costruzione sempre fragile. Rendendo più costoso il finanziarsi, i mercati segnalano che gli Stati hanno i conti fuori controllo. È comprensibile che i governi vogliano rendere più arduo e costoso il segnalarlo, applicando ai mercati il silenziatore della “Tobin tax” o istituendo nuove agenzie di rating pubbliche, oppure financo accusando i credit default swap di essere al servizio di potenze ostili. I segnali del mercato vengono delegittimati come espressione di improprie, scorrette e immorali ondate di speculazione. Ma la libera stampa dovrebbe battere sulla responsabilità e le menzogne di chi ha accumulato i debiti pubblici, non aiutare a mascherarle attaccando chi le mette alla corda.

4) La grande e persistente volatilità dei mercati dopo il “tampone” europeo ala crisi greca misura l’assai dubbia adeguatezza delle misure che verranno richieste a ciascuno Stato, della capacità di farle osservare anche in futuro, delle conseguenze che esse potranno avere sulla crescita. Ma è solo un bene, che il mercato abbia reso finalmente tangibile il rischio elevato del debito sovrano. I costi, gli squilibri, le tasse degli Stati europei minacciano non solo la crescita ma la stessa stabilità di molti Paesi europei. I dati economici erano lì a dimostrarlo da tempo. Ma finché a leggerli erano politici ed economisti, era facile ignorarli. La crisi greca ha reso indilazionabile la necessità di scoprire il bluff continentale.

5) Di questo epocale problema dovremmo preoccuparci e occuparci. Gridare all’untore non farà che rallentare una discussione necessaria, renderà solo più costosa e drammatica una transizione non facile, che richiederà l’individuazione delle condizioni per tornare al rigore fiscale e monetario indispensabile per crescere. Esse non sono certo quelle di creare una grave deflazione europea e globale.

Tutto ciò chiama a un ruolo molto impegnativo le classi dirigenti e le élite intellettuali del Paese, come gli strumenti di comunicazione di cui essi possono avvalersi. Perché le migliori soluzioni nascono innanzitutto dalle parole adeguate con cui si spiegano i problemi.

Da Corriere della Sera, 21 maggio 2010

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11 Responses

  1. Luca Gervasoni

    Singolare l’espressione “bluff continentale”, ma chiarisce il motivo per cui la Gran Bretagna ha passato la mano. Mi chiedo quali particolari dati e informazioni i politici e gli economisti inglesi avessero a disposizione, ma forse sono gli stessi dati e le stesse informazioni dei colleghi continentali letti secondo la logica della concorrenza dei mercati.

  2. michele penzani

    1) Dalle Banche agli Stati: ma (ad es.) in eurozona chi è “proprietario” della BCE? Le banche cui fanno riferimento e redistribuiscono agli Istituti di credito minori, hanno una governance di che tipo? Su che basi (e da chi) sono state stipulate le normative comunitarie e in funzione di quale previsione auspicabile a lungo periodo?…Quindi “Sostenere che sia il mercato e non chi ne abusa, a produrre opacità e instabilità” equivale a mistificare, come è possibile sostenere abusi se ogni prodotto di scambio ha una sua normativa internazionale?…A meno che si parli di traffici e non di scambi.
    Tutti auspicano trasparenza…Non si contribuisce ad essa con tecnicismi anche nella divulgazione quotidiana dell’informazione.
    2) D’accordo. Ma ogni tanto qualcuno ci lascia le penne…E non sempre la mano che ha depennato una carriera è quella di “Adam Smith”.
    3) Non bisogna mascherare chi ha contribuito ad aggravare i debiti…Ma sarebbe anche bello se, senza tecnicismi, si spiegasse il flusso di capitale che inducono (ad es.) i parametri di Maastricht.
    4) Rischiando consapevolmente di scrivere una considerabile oscenità, ritengo la persistente volatilità dei mercati, quella che il -forse- non rimpianto Alan Greenspan definisce “era della turbolenza”…Quindi, con tale approccio, la situazione attuale credo faccia svelare “bluff continentali” in primis perchè il “caso” (=molteplici variabili di cui non si conosce quantità e qualità in funzione della loro interazione) le fa apparire (casca l’asino).
    5) Auspicio sottoscrivibile da tutte le persone dotate di buonsenso. Comincino anche gli editori di quotidiani nel dare il buon esempio e la buona informazione, evitando casi in cui essi, con passaporto straniero, propongano “patrimoniali” per cittadini di “altro Stato”.

  3. antonio

    Penso, anzi credo che ci sia anche una forte responsabilità politica. Del governo , intendo, che ha numeri e forza per fare le scelte necessarie e utili a salvaguardare il paese da brutte se non bruttissime sorprese. Eppure si continua ogni giorno con i falsi problemi , tipo intercettazioni, bavagli vari ai giornali, lodi di salvaguardia di previlegi e altro. E il tutto in un continuo clima di battaglia elettorale , con i sondaggi come stella cometa . Una mancanza di senso dello Stato . E ci sono davanti tre anni pieni e senza votazioni. Da non credere quanto si sta sprecando.

  4. giogio

    Bella la prima parte. Peccato però che ai firmatari risulti invisibile il non sense della seconda. Si inizia spiegando che non è colpa del mercato ma del contenitore, le regole, che sono responsabili dei danni attuali. Poi si spiega, ma solo alla fine, come sia necessario semplicemente imparare dal mercato e dai suoi segnali. Ma il mercato non era bacato per colpa delle regole del policy maker corrotto e miope? Allora quei segnali saranno necessariamente segnali bacati…

  5. ovviamente coloro che hanno portato ad una crescita improbabile del debito pubblico (spesa eccessiva comporta deficit che si trasforma in debito), si lamentano della impossibilità di trovare nel mercato il finanziatore di ulteriori incrementi della spesa. Ovvio, banale direi. L’editore (gli editori) del corriere della sera: banchieri, affaristi (ops stavo scrivendo industriali, ma a ben guardare in italia non ce ne sono), sono proprio coloro che hanno nutrito e nutrono il loro potere con la spesa pubblica e regole di mercato condizionate da interessi di parte (la loro)

  6. l’unica nota da aggiungere è nell’inevitabile riduzione del del deficit e debito pubblico si spera di evitare di tagliare la spesa sociale per i più deboli, ma si concentri assolutamente nel tagliare la spesa di enti inutili e parassiti che non solo non sono in grado di gestire i processi e le dinamiche di creazione di produttività del settore privato, ma paradossalmente lo ostacolano…
    La riduzione dell’evasione fiscale senza un processo di liberalizzazione vero dei settori economici (dalle libere professioni a quello più industriale) ed una contemporanea riduzione dell’imposizione fiscale potrebbe portare 2 effetti distorsivi: un aumento dei prezzi di beni e servizi (effetto negativo inflattivo in presenza di contrazione del prodotto) ed una fuga degli imprenditori migliori all’estero. Be careful!!!

  7. Buona la prima parte, ma il mercato è fatto dalle persone e dalle società che vi operano. Sperare o credere in una autoregolamentazione? Le responsabilità politiche per una mancante o errata interpretazione del mercato sono evidenti, ma equiparabili a quelle di coloro che del mercato si fanno scudo per non avere regole.
    Riguardo all’informazione in Italia, come non essere d’accordo; ma se guardiamo i CdA, non c’è da essere ottimisti.
    Forse, semplificando, non è un problema di buona o cattiva informazione, ma di comunicazione corretta o non corretta. Ma qui si aprirebbe un lungo discorso…

  8. “Tutto ciò chiama a un ruolo molto impegnativo le classi dirigenti e le élite intellettuali del Paese, come gli strumenti di comunicazione di cui essi possono avvalersi. Perché le migliori soluzioni nascono innanzitutto dalle parole adeguate con cui si spiegano i problemi.”

    … e io che pensavo che le parole adeguate nascessero innanzitutto limitando il livello di asineria, ipocrisia e opportunismo e che la comunicazione fosse il problema successivo.

    In Italia infatti questi livelli sono troppo elevati, quando sento i politici sembra che il problema sia come meglio comunicare, peccato che i contenuti siano roba da terzo mondo!!!

  9. dante Shanti

    …Seduto ad un tavolo di poker con l’ennesimo baro
    Quale informazione? Quella che ci avvertiva (in tempo) che quelle azioni o titoli erano carta-straccia. Oh quella che ci informava che i banchieri ed i governanti erano all’oscuro di tutto ciò. Salvo poi congratularsi dei danni che avevano entrambi cagionato. Li abbiamo visti tutti a piangere. Infatti, si sono ben guardati dal scommettere la testa del proprio figlio, sennò, altro che la strage di Erode. Molte persone si domandano ma che gioco stiamo giocando: pensi di essere in mezzo ad una partita di scacchi con le sue sacrosante regole e ti ritrovi seduto ad un tavolo di poker con l’ennesimo baro. La stampa indipendente ha una missione da svolgere? E’ bene che lo faccia ricordandole però, di essere nelle argomentazioni semplici e chiari: affinché le persone le possano capire, apprezzare, ed infine discuterne. Dare informazioni che sembrano delle espressioni matematiche non facilità la comprensione, il ragionamento ed il discernimento, doti che furono la base di un grande liberista il fu compianto Bruno Leoni. Quanto ai cattivi economisti: Non ho ancora visto la propria testa mozzata come facevano nell’antica Cina; quando prestarono le loro competenze al duca o al principe, circa le strategie o le tesi da seguire e, che poi risultavano dei veri fallimenti. Alcuni sono tanto bravi che senza un compasso non riescono a fare un cerchio. Anche Iddio ci provò, e sappiamo tutti come questa benedetta terra non è perfettamente sferica, ma fortunati noi!. Quanto poi risolvere i problemi economici: l’ormai defunta mia ava, era una emerita esperta di economia domestica. Nel ricettario di cucina che mi ha lasciato, c’è questa espressione di ricetta molto semplice; governare una situazione finanziaria è come cuocere un pesciolino. Pertanto quando assumete degli economisti chiedetegli prima di assumerli se sanno cuocere un pesciolino, se vi rispondono (stizziti) no, che loro sono degli economisti, per carità di Dio non assumeteli!

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