8
Mag
2010

La iattura dello stile Merkel

Il grido di allarme della signora Merkel contro gli speculatori malvagi che vogliono affondare l’Eurozona rientra precisamente in quello che, con ogni probabilità, i posteri definiranno  “Merkel-pensiero”, un misto di attendismo associato a goffo opportunismo, nell’intento di risolvere i problemi del paese (leggasi: guadagnarsi la rielezione).

La signora Merkel è così: quando si presenta un fatto scomodo, prima tace, poi borbotta frasi ovvie, lasciandosi pur sempre aperta ogni possibilità di intervento e infine, incalzata dagli eventi, prende una decisione, spesso e volentieri al ribasso, spesso e volentieri rimangiandosi quanto detto nelle settimane precedenti. Il tutto, con il piglio da statista che fa del pragmatismo la sua bandiera. A tale indecoroso spettacolo abbiamo assistito lo scorso anno in occasione del grottesco tira e molla per Opel, ci è nuovamente toccato in sorte in questi ultimi mesi in concomitanza con l’Odissea greca e ne prenderemo ulteriore contezza nei prossimi giorni, quando l’FDP tornerà alla carica per chiedere che la Germania abbassi il carico fiscale sulle persone fisiche.

La stessa carriera della signora Merkel, d’altra parte, è interamente segnata da un simile approccio nei confronti del potere. Ne abbiamo già discusso qualche mese fa qui, contestando vibratamente chi ancora nel nostro paese ama dipingere l’operato di Angie usando toni a dir poco celebrativi. Ebbene, nel caso concreto il riferimento ad una guerra tra gli “Stati e i mercati”, ripresa ossequiosamente da tutti i principali organi di stampa (tedeschi e non) è funzionale a rimestare nel vivo delle angosce dei risparmiatori, a poche ore dall’apertura delle urne nel Land di Düsseldorf, oltre che ad allontanare l’attenzione degli elettori da una soluzione di salvataggio che aggiunge debito a debito. Il che, per una Germania impegnata in una difficile opera di risanamento, non si tratterà proprio di bruscolini…

E pazienza se, in realtà, ad aver dato segnali tutto fuorché inequivocabili sia stato lo stesso esecutivo tedesco, come ben ricorda Mario Seminerio sul suo blog. Perdere il Nordreno-Westfalia, regione più popolosa dell’intera Repubblica federale e tradizionalmente schierata a sinistra, significherebbe avere ulteriori problemi al Bundesrat, dove la coalizione giallo-nera ha ad oggi una risicatissima maggioranza. Pur di non cedere il passo all’SPD come primo partito, la signora Merkel sta tentando nelle ultime ore di “sorpassare a sinistra” i socialdemocratici. Con lo stile e la nonchalance (che alcuni definirebbero “faccia tosta”), che ricordano in tutto e per tutto il quadriennio di Große Koalition. Dall’inizio del suo secondo mandato poco o nulla è stato combinato, a parte l’incaponirsi per mesi sull’aliquota IVA agevolata per gli albergatori. Tutto il programma, già di per sé vago, è stato spostato in avanti, in attesa di questo cruciale appuntamento. CDU e soprattutto FDP domani ne pagheranno le conseguenze. I nostri pronostici di settembre ed ottobre si confermano tragicamente realistici.

You may also like

La mano del potere
Elezioni spagnole, perde il populismo–di Diego Sànchez de la Cruz
I “deficisti” nostrani tifano Brexit e Podemos, noi no
Grecia: all’euroarea servono regole precise per ristrutturare i debiti sovrani

2 Responses

  1. michele penzani

    …Non ricordo chi ha detto la frase…Stavo ascoltando l’intervento di un economista, circa l’esposizione degli istituti di credito tedeschi nel debito credo…Fece il parallelismo tra Kohl e la Merkel con la ddifferenza tra uno statista e un buon amministratore di condomino…

  2. Roberto Savastano

    se al posto di Angela Merkel scrivessimo Romano Prodi, cambiando fatti inerenti la realtà tedesca con altri relativi quella di casa nostra, nessuno s’accorgerebbe della differenza, I’m afraid. Mi pare, ma forse sbaglio, che la corrente un poco spostata a sinistra delle democrazie cristiane europee abbia prodotto in serie con lo stampino. per quanto la mediocrità imperi anche negli altri schieramenti.

Leave a Reply