1
Mag
2010

La nostra grossa grassa evasione greca

Corruzione, clientelismo ed evasione: le radici della crisi.

Chi leggendo titoli simili a questo non ha pensato che si stesse parlando dell’Italia? Poiché anche da noi ( non solo in Grecia) corruzione, clientelismo ed evasione sono fattori in grado di spiegare una parte non trascurabile della distanza che ci separa dall’Europa, delle nostre cattive performance economiche, del  declino relativo del paese, è interessante chiederci se si tratti di fenomeni meno diffusi, altrettanto diffusi o più diffusi rispetto allo stato ellenico.  Non si tratta di un puro esercizio accademico, finalizzato a redigere una precisa ‘bottom parade’ dei paesi dell’Unione; semplicemente se questi fattori spiegano la gravità dell’attuale crisi greca e se dovessimo scoprire che siamo messi altrettanto o quasi altrettanto male forse dovremmo iniziare a preoccuparci un pò di più di quanto abbiamo fatto sinora.

Quantificare la corruzione e il clientelismo è ai limiti dell’impossibile. Stimare l’evasione è difficile ma ci si può provare, quanto meno al fine di individuare degli ordini di grandezza. Un primo dato sembra rassicurante per l’Italia: in Grecia i ‘maxicontribuenti’ dell’imposta personale sui reddito, quelli che dichiarano più di 100 mila euro annui, sono solo 15 mila su 15 milioni di abitanti; un dato equivalente per noi sarebbe di 60 mila contribuenti (su 60 milioni di abitanti) ma in Italia i contribuenti con oltre 100 mila euro di imponibile sfiorano i 400 mila. E’ tuttavia una magra consolazione se si considera che si tratta di neppure l’1% dei contribuenti e che 100 mila euro lordi corrispondono in Italia a non più di 63 mila euro netti (bisogna togliere ancora le addizionali regionali  e comunali facoltative) e a non più di 4840 euro netti mensili (su 13 mensilità).

Qualcosa di più certo si può invece dire sull’evasione Iva (che può essere considerata la madre di tutte le evasioni, dato che l’occultamento del relativo imponibile permette anche di sfuggire all’imposta sui redditi, societari o personali). In questo caso ci viene incontro la pubblicazione  dell’Eurostat “Taxation trends in the European Union” la quale riporta interessanti informazioni per i 27 paesi sulle aliquote in vigore, sul gettito e sugli imponibili desumibili dai dati di contabilità nazionale. Ad esempio in relazione alla tassazione del fattore lavoro ci dice (pag. 82) che l’Italia è al primo posto tra  i 27 paesi per gettito in rapporto al costo del fattore lavoro sostenuto dalla imprese (44% contro il 34% medio di eurolandia).

In relazione alla tassazione dei consumi, invece, l’Italia è solo 25esima per gettito complessivo in rapporto ai consumi privati e conserva la stessa posizione se si considera la sola Iva (pag. 68). Dopo di noi, in ambedue i casi solo Spagna e Grecia. Ma in questi paesi le aliquote adottate erano più basse rispetto all’Italia: l’aliquota normale nell’anno di riferimento dello studio era al 20% in Italia, al 16% in Spagna e al 19% in Grecia (quella ridotta al 10% in Italia, al 7% in Spagna e al 9% in Grecia). Mentre tuttavia la posizione della Spagna a fondo classifica appare relativamente giustificata dalle basse aliquote adottate (solo in 3 paesi dei rimanenti 26 l’aliquota normale è più bassa del 16%), quelle dell’Italia e della Grecia non lo sono proprio. Esse dovrebbero invece stare nella parte medio alta della classifica l’Italia e in quella centrale la Grecia; infatti rispetto al 20% adottato in Italia, solo in 7 paesi l’aliquota normale è maggiore, in 5 è uguale e nei rimanenti 14 è inferiore.

Un indicatore ulteriore di Eurostat contribuisce a completare il quadro: è la differenza per ogni paese tra l’aliquota Iva normale adottata e il rapporto tra il gettito Iva e i consumi privati (pag. 71). In assenza di evasione, esenzioni e aliquote ridotte tale differenza è attesa tendere allo zero. Nella media dei 27 paesi è pari a 5,2 punti percentuali, valore che qualora fosse applicabile all’Italia implicherebbe a fronte di un’aliquota normale al 20% un gettito Iva in rapporto ai consumi al 14,8% (per la Grecia rispettivamente 19 e 13,8%).

Ovviamente non è così. Sapete chi guida la classifica dei 27 paesi per maggior valore di tale indicatore? L’Italia, con 9,6 punti % (aliquota al 20%; gettito/consumi al 10,4%) seguita dalla Grecia con 9,2 punti % (aliquota al 19%; gettito/consumi al 9,8%). Il rapporto tra gettito/consumi e aliquota normale è al 52% sia per l’Italia che per la Grecia. Ultima domanda: il maggior valore dell’indicatore Eurostat per l’Italia rispetto alle media U.E. (9,6-5,2=4,4 punti) è interpretabile come proxy dell’evasione Iva? Se così fosse vorrebbe dire che l’Iva attesa in assenza di evasione dovrebbe essere pari al 14,8% dei consumi contro il 10,4% effettivo. In  sostanza l’Iva evasa si attesterebbe al 30% di quella attesa in assenza di evasione (dato che è  in linea con le stime che la stessa Agenzia delle entrate aveva fatto per la prima metà degli anni 2000) e al 43% di quella versata. In termini di gettito avremmo per il 2007, anno al quale lo studio Eurostat si riferisce, i seguenti valori: Iva attesa 170 miliardi, Iva effettiva 119 miliardi, Iva evasa 51 miliardi.

Conclusione: la madre di tutte le evasioni fiscali, quella sull’Iva, appare consistente in Italia e non minore rispetto a quella greca. Perchè allora, se l’evasione fiscale è un  rilevante fattore di crisi ed essa non appare dissimile tra i due paesi, Italia e Grecia sono trattate così diversamente dai mercati finanziari, tanto che Tremonti può tranquillamente assumere i panni del soccorritore (assieme ai suoi colleghi dei paesi eurolandia tradizionalmente classificati tra i virtuosi)? Solo perchè non ha lasciato deteriorare troppo il deficit 2009?

La mia interpretazione è che l’Italia, a differenza della Grecia, può contare su un nocciolo duro e molto ampio di tartassati sui quali si regge, come il mondo sulle spalle di Atlante, la finanza pubblica e con essa l’intero paese. Nel 2007 l’Italia ha tassato il lavoro al 44%, la Grecia al 35,5%. Così facendo il fisco italiano ha incassato 326 miliardi; se avesse invece tassato il lavoro al 34,3%, come nella media di eurolandia, ne avrebbe incassati solo 254 (ipotizzando parità di imponibili), 72 miliardi in meno. Ecco dove sono stati recuperati i 51 miliardi persi con l’evasione Iva. E i 21 di differenza tra i 72 in più sul lavoro e i 51 in meno sull’Iva? Per compensare l’evasione sui redditi, personali e societari, degli evasori Iva, ovviamente. Ma in questo caso temo che non siano bastati.

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8 Responses

  1. stefano

    Secondo me l’evasione, in certi casi, è solo uno “sconto” che il cittadino si concede contro l’ingordigia dei governi.
    Evidentemente in Paesi in cui lo Stato chiede troppo e spende male, i cittadini si difendono.
    Il ragionamento è il seguente : visto il clientelismo e la corruzione dilaganti, perché dovrei essere io il solo fesso che paga?
    Inoltre non pensiamo che quelli che traggono maggior vantaggio dal fisco rapace siano poi virtuosi: il dipendente pubblico, categoria utraprivilegiata, dà dei bastardi evasori agli idraulici, ma il suo lo paga in nero.
    In pratica, l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro, e sulle tasse, degli altri.
    Bisogna semplicemente mettere a dieta molto stretta la bestia, e, come d’incanto evasioni varie, clientelismi e corruzioni caleranno in modo impressionante.

  2. armando

    secondo me non bisogna confondere l evasione sui redditi con quella sull iva
    la prima puo essere piu o meno discussa o condivisa
    la seconda e un vero e proprio furto contro la collettivita

  3. Fabrizio Bigioni

    Stefano,
    questa difesa lazzarona dell’evasione ha veramente stufato. Questo lo dice un dipendente privato, massacrato dalle tasse, che si è francamente scocciato di dover pagare le imposte in vece degli pseudo-liberisti e doverli pure sentire invocare argomentazioni morali. Si è liberissimi di sostenere uno stato minimo che si appropria solo del 10% del PIL, ma per favore, sedicenti combattenti per la libertà, non propinateci la storia che la via maestra è praticare il nero.

    Cordiali saluti

    FB

  4. Se un cittadino onesto paga tutte le tasse, lavorerebbe per lo Stato da gennaio fino a giugno…per avere servizi da terzo mondo…
    Si aggiunga l’estrema complessità del sistema fiscale italiano che lascia molti margini all’elusione, pur volendolo evitare.
    Ecco spiegata in parole povere l’evasione fiscale in Italia.

  5. mah… mi allineo a quanto detto da fabrizio bigioni…’sti liberisti che giustificano gli evasori come fossero i cavalieri della disobbedienza civile, mi hanno un tantino stufato. però, diciamolo, ormai sono la gran parte. quasi tutti, direi. Tabacci dice da tempo che si deve prevedere un sistema di deduzioni/detrazioni che incentivi la richiesta di fatturazione ai liberi professionisti e ai titolari di partita iva in genere. urla nel silenzio. l’evasore è solo un evasore, punto. non compie gesti simbolici, si riempie le tasche a discapito dei cristi dipendenti, facendo piovere sul bagnato. comunque, il liberismo non ha mai veramente risolto il dilemma scandinavo: come mai l’interventismo e la forte pressione fiscale dei paesi scandinavi non ha finora prodotto alcuna crisi, né rigetto, ma solo qualche aggiustamento, mentre il dirigismo mediterraneo porta sempre e solo al disastro. sembra quasi una questione antropologica. mah…

  6. Articioch

    @stefano
    “Il suo lo paga in nero” perchè spesso l’idraulico VUOLE esser pagato in nero. Recentemente cercai di affittare un appartamento al mare per un mese, e volevo seguire la legge con denuncia e tutto, e faticai a trovare qualcuno che volesse fare un regolare contratto.

  7. gfza

    un momento:
    se il solito idraulico non fa fattura evade le imposte sul reddito, in quanto il suo utile non risulta.
    L’IVA invece e una tassa che paga il cliente, quindi se non c’e’ fattura, non c’e’ IVA che non viene pagata dal cliente.
    Quindi evasori sono contemporaneamente l’idraulico che non fa fattura ed il cittadino che non la chiede.
    Quando si dice che l’idraulico chiede una cifra superiore per fare fattura, semplicemente si trascura che tale differenza quantomeno per l’ammontare dell’ IVA e’ nientalto che tassa evasa DAL CLIENTE.

  8. Caber

    x longhi

    il dilemma scandinavo si regge sul fatto che i servizi offerti siano per lo meno proporzionati a quanto pagato.
    tra l’altro lassù al nord non è che siano tutte rose e fiori, il sistema sta cominciando a scricchiolare e le lamentele sono sempre più.

    comunque la questione antropologica (o forse sarebbe più corretto dire culturale) è influente. altrimenti non si spiegherebbe eprchè in africa sono in un continuum di guerre e povertà (in certi casi persino crescente) mentre in altre aree del mondo no.

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