Tremonti al FMI e la ‘virtù’ improvvisa dell’Italia

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“Al pari della Germania sui conti” titola il Sole 24 Ore on line, riprendendo le trionfali dichiarazioni del Ministro dell’Economia Tremonti ai margini della riunione del Fondo Monetario Internazionale:

Secondo il ministro dell’economia Giulio Tremonti a dar conto della posizione relativamente buona dell’Italia nel campo della fiscal sustainability e del fatto che, in confronto a molti altri, da noi si dovranno fare meno sacrifici, sono proprio i dati comparativi del Fmi sull’aggiustamento fiscale che si richiede oggi a ciascun paese per tornare, dopo l’espansione anomala imposta dalla crisi finanziaria internazionale, verso una dimensione di bilancio fisiologica, nel giro di dieci anni.

«Oggi il Fondo monetario ha dato le sue tabelle – ha spiegato ieri il ministro -. Ce n’è una sulla finanza pubblica che riguarda anche l’Italia che ci vede messi sullo stesso piano della Germania». All’Italia secondo le stime Fmi servirebbe una correzione strutturale (dunque, permanente) del saldo primario di bilancio pari a quattro punti di Pil tra il 2010 e il 2020, poco più della Germania (che nella tabella si colloca appena al di sotto dei quattro). Niente a che vedere, peraltro né con la Grecia che guida la classifica negativa con circa 15 punti, né con il Giappone o con gli Stati Uniti, per i quali la correzione strutturale necessaria è pari a 12 punti di Pil.
Un fatto certamente lusinghiero e soprattutto tranquillizzante, in questi giorni di mercati inquieti, che Tremonti non ha mancato di sottolineare: «Per tanto tempo siamo stati la pecora nera. Vedere oggi l’Italia vicina alla Germania e molto meglio di tanti altri grandi paesi – ha detto Tremonti – è una cosa che, come governo Berlusconi, ci riempie di orgoglio.

Davvero l’Italia è al pari della Germania per solidità dei conti pubblici? Virtuosi come i tedeschi? Difficile crederlo: il debito pubblico tedesco sarà pure più alto di quello italiano in valore assoluto (in realtà solo di 1 miliardo di euro nel 2009: 1762 per la Germania contro 1761 per l’Italia) ma in rapporto al Pil quello italiano, al 116%,  rimane ancora un pò più alto di quello tedesco, che è solo al 73% …; anche il bilancio annuale tedesco, che si è chiuso in attivo nel 2007, in pareggio nel 2008 e in disavanzo del 3,3% del Pil (solo 3 decimi sopra Maastricht) nel difficile  2009 non è propriamente quello italiano. Cosa giustifica in conseguenza il trionfalismo di Tremonti? Da dove sorgono le virtù improvvise e inaspettate della finanza pubblica italiana?

Si tratta in realtà di virtù solo relative e transitorie mentre i vizi storici, permanenti e assoluti, rimangono tutti, come dirò tra poco. E’ semplicemente successo che l’eredità dei vizi passati della nostra finanza pubblica non lasciava spazio a ulteriori peggioramenti di rilievo, nonostante la gravità della crisi. Di questo Tremonti era pienamente consapevole, a differenza dei suoi colleghi greci, e ha in conseguenza lasciato peggiorare il disavanzo ‘solo’ sino al 5,3% del Pil.  Pur trattandosi di un valore tutt’altro che trascurabile, dato che per trovarne uno peggiore bisogna ritornare al lontano 1996, ultimo anno prima dell’avvio dell’adesione all’euro, esso è comunque molto più vicino al 3,3% tedesco che ai  valori, superiori al 10% di Regno Unito, Irlanda, Spagna e Grecia.

Questo fa sì che in tabelle e grafici di finanza pubblica l’Italia appaia virtuosamente contigua alla Germania mentre gli altri paesi citati, ai quali vanno aggiunti extra Europa anche Stati Uniti e  Giappone, risultano viziosamente distanti da entrambe. Se ne ha un esempio nel quarto grafico (dal titolo ‘Actual and Debt-Stabilizing Primary Balances’) della Fig. 1.7 riportata a pag. 12 dell’Outlook del FMI, appena pubblicato. Sull’asse orizzontale, che riporta il saldo primario 2009 (in % del Pil) corretto per l’effetto del ciclo, Italia e Germania condividono l’area  sulla destra a valori positivi nella quale sono presenti solo altri due paesi (Danimarca e Nuova Zelanda, non identificate da etichetta), mentre tutti i rimanenti si collocano nell’area a valori negativi. Sin qui le virtù 2009 della finanza pubblica italiana. Tuttavia poichè noi economisti abbiamo l’abitudine di non osservare solo un asse nei diagrammi cartesiani ma entrambi, ci sentiamo in dovere di dare un’occhiata anche a quello verticale: l’avanzo primario (in % del Pil) necessario per stabilizzare il rapporto debito/Pil (cioè per impedire che cresca ulteriormente).

In questo caso le virtù dell’Italia non ci sono più dato che il nostro è il paese, tra tutti quelli considerati dal FMI, che necessità del più alto avanzo primario per fermare la crescita del rapporto debito/Pil, ben il 2,7% (a causa sia dell’alto stock di debito, sia della bassa crescita economica). Lo seguono il Giappone col 2,6% e il Belgio col 2,3%. Se invece non ci si accontenta di stabilizzare il rapporto debito/Pil ma si desidera riavviarne la convergenza verso l’obiettivo di Maastricht del 60%, allora il FMI, come Tremonti ha ricordato ai giornalisti, stima la necessità di una manovra strutturale sul saldo primario per l’Italia pari al 4% del Pil, che è inferiore a quella richiesta agli altri paesi dato che essi partono da valori attuali assai peggiori dei nostri. Ma questa non è una buona ragione per gioire: il 4%  sul Pil di manovra complessiva corrisponde infatti a 61 miliardi di euro.

Sintesi: la pecora italiana sarà pur diventata bianca da nera che era, come Tremonti e il Sole sostengono, ma questo non la esenterà dall’essere ulteriormente e consistentemente tosata nei prossimi anni.

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