23
Apr
2010

Acqua. Mr Pierluigi ma anche, e sempre più, Dr Bersani

Comincia domani la guerra dell’acqua. Il comitato “Acqua bene comune” avvia la raccolta delle firme per tre quesiti referendari, per l’abrogazione dell’art.23 bis del “decreto Ronchi” e delle altre norme il cui combinato disposto produce l’attuale (insoddisfacente) assetto di parziale liberalizzazione. La battaglia populisticamente, e scorrettamente, intitolata all’acqua pubblica – populisticamente e scorrettamente perché non c’è un rigo, nelle norme, che “privatizzi” l’acqua – ha trovato, fin da subito, il sostegno (esplicito e forte) dell’Italia dei Valori, e quello (implicito e paraculesco) della Lega. Da ieri, il Partito democratico si è, più o meno, aggregato alla carovana.

Dico “più o meno” perché, pur avversando il decreto Ronchi in merito alla “privatizzazione” dell’acqua, durante l’apposita conferenza stampa il segretario, Pierluigi Bersani, ha parlato di tutelare la proprietà pubblica della risorsa idrica e il “ruolo fondamentale delle regioni e degli enti locali nelle scelte di affidamento del servizio idrico integrato” (così si legge nella nota distribuita alla stampa). Tradotto in italiano corrente: il Pd difende lo status quo. Il colpo al cerchio: il Pd raccoglierà le firme su una proposta di legge di iniziativa popolare. Il colpo alla botte: il Pd non raccoglierà le firme per il referendum. (Ma, verosimilmente, lo appoggerà nel caso in cui vada in porto).

Ora, c’è un che di stupefacente in tutto questo. Quello che meraviglia non è tanto l’incapacità per il Pd di ammettere (capire, lo capiscono) che il decreto Ronchi, pur non essendo in alcun modo perfetto, è il migliore dei mondi politicamente possibili. Non meraviglia neppure che, dentro il Pd, vi siano voci simili a quelle che si sentono comunemente provenire dalle parti della sinistra massimalista: qualche dissonanza c’è sempre stata. Quel che lascia a bocca aperta è che, di tutti i democratici, sia proprio Bersani a impugnare lo scettro dell’acqua pubblica. Stupisce perché, come riconosce un critico intellettualmente onesto quale Giuseppe Altamore, non c’è tutta queste differenza tra il decreto Ronchi e il mitico, e affossato dalle opposizioni interne, ddl Lanzillotta (in realtà l’acqua era stata esclusa, ma il ministro Lanzillotta disse a più riprese che aveva subito una forzatura, e poté contare, tra l’altro, sul soccorso dell’Antitrust). Non risulta che, all’epoca, Bersani si sia opposto agli sforzi di Lanzillotta. Risulta, dalla cronaca e dall’anedottica, il contrario: che Mr Pierluigi, che cesellò attorno sé l’epica del liberalizzatore coraggioso, si sia battuto per ottenere quello che poi non avvenne.

Stupisce e delude, allora, assistere oggi al “contrordine compagni” del Dr Bersani, che non sa trovare un modo migliore di interpretare il proprio ruolo se non quello di cedere agli istinti più belluini del suo partito. E sì che questa sarebbe una splendida occasione per dimostrare la maturità del Pd, a fronte dello spettacolo che il Pdl sta offrendo al paese. Sic transit gloria, si fa per dire, mundi.

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5 Responses

  1. carlo

    non stupisce proprio.bersani è quello che da ministro disse quando edf entrò sul mercato italiano: non si entra in un mercato senza trattare con una classe diregente. un messaggio in stile “siculo” che spiega molto del modo di operare. quando sei al governo e puoi pilotare le cosiddette privatizzazioni in mani amiche, sei un liberalizzatore. con di fronte tre anni di opposizione cerchi di preservare il bottino nell’ eventualità che tu posso magari tornare ad avere le chiavi della merchant bank che non parla inglese.e quanto meno per preservare lo spazio di lottizzazione nelle regioni residue dove comandi.il manuale di traduzione dal bersaniano all’ italiano l’ ha scritto caprotti. non è necessario tentare esegesi più profonde.

  2. corrado

    non capisco come a stupire sia il pd e non la lega, forza che sta al governo e al tempo stesso raccoglie le firme per l’abrogazione di un decreto del governo di cui fa parte…

  3. franco

    Parlare di “Stile Siculo” come fa Carlo che stile è ? Io lo definirei “Stile ignorante” , ( non sono siculo ) .

  4. per Luigi Ceffalo.

    1) L’affermazione che affidare i servizi idrici ai privati sia meglio che affidarli ad imprese pubbliche si basa sulle argomentazioni classiche a favore del mercato ma manca una minima analisi empirica, oltretutto il servizio, come correttamente riportato, viene esercitato in condizioni molto lontane dalla concorrenza.

    2) Inoltre essendo l’acqua un diritto, a mio avviso e’ necessaria una responsabilita’ politica che sia responsabile di ogni trade-off ad essa relativo, tanto meglio quanto piu’ vicina al territorio.

    Grazie, Riccardo

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