14
Apr
2010

Spesa pubblica da record

Non mi pare sia stato sinora messo in evidenzia sui media ma, sulla base dei dati sui conti trimestrali delle A.P. resi noti dall’Istat lo scorso 2 aprile, l’Italia ha conseguito nel 2009 il record del più elevato rapporto tra spesa pubblica al netto degli interessi e Pil della sua storia.  Nello scorso anno, infatti, la spesa pubblica complessiva si è attestata a 52 punti percentuali del Pil, oltre tre punti sopra il dato 2008. Per ritrovare un dato altrettanto elevato bisogna tornare al lontano 1996, anno in cui fu presa la decisione di cercare di prendere il treno di Maastricht. Ma in quell’anno la spesa pubblica complessiva rispetto al Pil fu così alta perchè comprendeva interessi sul debito per 11,5 punti percentuali. Al netto di tale componente la spesa pubblica primaria fu ‘solo’ il 41% del Pil. Invece nel 2009 se sottraiamo ai 52 punti di spesa pubblica su Pil i 4,6 punti di spesa per interessi, scendiamo solo poco al di sotto del 48%, un valore di quasi sette punti più elevato rispetto al 1996. Al netto degli interessi, pertanto, è la spesa pubblica più elevata  in rapporto al Pil di tutta la storia d’Italia. Un secondo aspetto, non meno preoccupante, è che tutto il risparmio nella spesa pubblica per interessi conseguente all’adozione dell’euro (il  ‘dividendo di Maastricht’, cioè il vantaggio derivante dalla convergenza dagli alti tassi d’interesse che gravavano sul debito espresso in lire verso i bassi tassi europei sui debiti in euro), è stato interamente dilapidato. Dal 1996 al 2009 abbiamo infatti risparmiato grazie all’euro quaso 7 punti di Pil di spesa per interessi. Cosa ne abbiamo fatto?  A parità di pressione fiscale avremmo potuto portare il bilancio pubblico in attivo, oppure avremmo potuto migliorare solo parzialmente il disavanzo e ridurre sensibilmente le tasse; invece abbiamo integralmente utilizzato il beneficio per spendere di più sull’insieme delle altre voci. Cosa accadrà quando i tassi d’interesse, e con essi il costo del debito, riprenderanno a salire dagli attuali bassissimi valori?

You may also like

La spesa pensionistica – di Alessandro Barchiesi
Sir John Cowperthwaite ed il successo economico di Hong Kong
Flat Tax: una replica a Vito Tanzi—di Eugenio Somaini
Quando l’ottimo è nemico del bene. Risposta ad Alberto Bisin sulla flat tax—di Nicola Rossi

6 Responses

  1. Mauro

    Che domanda! Banale: interveniamo sul denominatore; in fondo basta far crescere il PIL al tasso del 10% annuo per risolvere in breve tempo tutti i problemi di bilancio…

  2. ne vedremo delle belle… non vorrei semplificare troppo ma: 1) nel prossimo futuro è molto remota la possibilità che ci sia un PIL che cresce a tassi che non siano risibili; 2) nel prossimo futuro è molto improbabile che ci sia la forza politica per ridurre la spesa pubblica.
    Per quanto sopra, alla primo rialzo dei tassi e alla prima speculazione sui titoli governativi di paesi quale il nostro … si alzeranno le bandiere (già Tremonti le sta alzando?) contro la finanza predatoria e i mercati finanziari anglosassoni…
    continuo sullo scenario?

  3. Gigi

    Serve un cambio strutturale! la nostra spesa è fuori controllo e, soprattutto, mal gestita. Se chiediamo all’opposizione si dice che i tagli sono insopportabili (uno per tuuti ricordiamo il recente periodo dei tagli alla scuola). Ma questi tagli dove sono????? anche in valore assoluto sembra che la spesa cresca e basta. Secondo me in Italia spendiamo molto e male e , soprattutto, per spesa corrente.
    Non sono d’accordo con cho dice “di questo passo falliremo”… siamo già in una condizione drammatica!

  4. gobettiano

    Il tema, piuttosto preoccupante, pare non suscitare interesse né attenzione soprattutto da parte di chi dovrebbe istituzionalmente averne. Purtroppo,

  5. gimmi

    c’è stata lacrisi e quindi scendendo il pil è aumentata la proporzione, ma la spesa è diminuita come valore assoluto

  6. Daniele

    Capisco la diagnosi non perché sono un economista ma perché mi interessa salvare la pelle. Molti nostri politici, invece, non credo che capiscano cosa succede, anche se forse per il motivo opposto: l’economia l’hanno fatta ammalare loro. Però è curioso. Quando si avvicina una crisi economica si sentono i primi segni di crisi politica, quindi qualche sensibilità i politici devono pure averla. Non credo siano dei grandi esperti: piuttosto, alle loro richieste di spesa qualcuno avrà iniziato a rispondere: “No, onorevole, non ci sono abastanza soldi.”

Leave a Reply