9
Apr
2010

Vuoti normativi e vuoti cerebrali

Degli incentivi per l’installazione di impianti fotovoltaici per la produzione di energia elettrica penso tutto il male possibile. Perché sono antieconomici e producono una quantità risibile di energia, come dimostra il caso della Germania, sempre incredibilmente citato come esempio virtuoso, dove

le installazioni di nuovi moduli fotovoltaici nel solo anno 2009 sono costati ai consumatori oltre 10 miliardi di euro, e così sarà per il prossimo ventennio. E questo per immettere sulla rete elettrica lo 0,3% della domanda nazionale, praticamente nulla. Per tutti i pannelli installati prima, gli incentivi ammontano a oltre €30 miliardi

Rappresentano però, negli ultimi tempi, una valida alternativa ad una agricoltura sempre meno redditizia, e molti agricoltori stanno affittando o vendendo terreni alle tante società che installano pannelli fotovoltaici le quali, grazie al business degli incentivi, possono permettersi il lusso di fare offerte ben superiori ai valori di mercato dei terreni. E sono spesso i terreni più fertili ad essere interessati da queste installazioni, dato che, come si può immaginare, un impianto fotovoltaico deve, per funzionare in modo accettabile, essere posizionato su un terreno pianeggiante e ben esposto al sole. Questo non piace alla Coldiretti, che

segnala il rischio speculazioni sul fotovoltaico e invita gli amministratori comunali, provinciali e regionali a riflettere sull’impatto ambientale dei grandi impianti fotovoltaici che sottraggono terreno agricolo al settore primario e che non possono coesistere con le attivita’ agricole

e , invocando lo spauracchio del vuoto normativo, che sulla politica produce lo stesso effetto di un minimo di pressione atmosferica per le masse d’aria o di un mucchio di letame per le mosche, chiede che si intervenga per vietare l’installazione di pannelli fotovoltaici sui terreni agricoli.

Ricapitolando: l’agricoltura è ai minimi termini, si regge solo sui sussidi e non può approfittare delle opportunità del mercato grazie al bando degli Ogm voluto e difeso da Coldiretti. Gli agricoltori cercano nuove opportunità dove possono, e le trovano spesso nel demenziale sistema di politiche green volute e difese da Coldiretti. Questo, in qualche caso, significa cambiare la destinazione d’uso di ettari di terreno che, di conseguenza, non riceveranno più i sussidi della Pac su cui Coldiretti mangia a quattro ganasce.

La risposta, ovviamente, non è quella di riconsiderare le cause di questa situazione e di rappresentare gli interessi reali delle aziende, come per esempio rimuovere i divieti e i sussidi che impongono agli agricoltori di cercare profitti in maniera innaturale. La soluzione, ovviamente, è un nuovo divieto, una nuova, ulteriore, insopportabile limitazione della libertà di ognuno di usare i propri terreni come meglio crede.

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9 Responses

  1. Caro Giordano,

    il punto della legge tedesca sugli incentivi ai pannelli solari era quello di rendere il fotovoltaico un prodotto da produzione di massa, in modo da farne scendere i prezzi sino a renderlo competitivo con i costi della produzione tradizionale. Non siamo lontani da quegli obiettivi. In Germania un KWh costa poco più di 20 centisimi al consumatore finale e gli impianti fotovoltaici moderni non sono lontani da quegli obiettivi di costo. Quindi “missione compiuta” (»Mission erfüllt«)

    Il problema che pone Die Zeit è che ora i soldi che paghiamo per vecchi e correnti impianti cominciano ad essere troppi e li pagheremo per 20 anni (io incluso, visto che vivo e lavoro in Germania). Invece di pagare 40 centesimi al KWh la corrente reimmessa in rete da pannelli fotovoltaici, questo prezzo dovrebbe scendere a 30, od anche meno.

    Ma osserva, senza quegli incentivi l’industria del fotovoltaico non si sarebbe sviluppata a questi livelli, men che meno in Germania (perennemente nuvolosa). Oggi però grazie a quell’operazione i Tedeschi possono andare in giro per il mondo a vendere i loro pannelli solari, e venire ad istallarne persino in Vaticano, dove istalleranno la più grande centrale fotovoltaica del mondo (740 ettari vicino a Santa Marian di Galeria).

    I tedeschi vendono pannelli solari in Italia, è questo è solo l’inizio, non so rendo…

  2. massimo

    “E sono spesso i terreni più fertili ad essere interessati da queste installazioni, dato che, come si può immaginare, un impianto fotovoltaico deve, per funzionare in modo accettabile, essere posizionato su un terreno pianeggiante e ben esposto al sole.”

    Non sono d’accordo. Un terreno in pendio, anche forte, purchè esposto a sud, permette un funzionamento ottimale.

  3. FB

    @Nicola Nisio

    Caro Nicola,

    il fatto che in Germania il KWh costa 20 cent non dipende dal fatto che il fotovoltaico sia “un prodotto da produzione di massa”: non è affatto un prodotto da produzione di massa, visto che la stragrande maggioranza dei tedeschi non dispone di pannelli fotovoltaici.

    Se non ci fossero i contributi in conto energia l’acquisto dei pannelli fotovoltaici sarebbe assolutamente diseconomico!

    Inoltre che significa che “gli impianti fotovoltaici moderni non sono lontani da quegli obiettivi di costo”? Il costo del KWh prodotto col solare è altissimo, se non fosse sovvenzionato!
    Non bisogna confondere il costo del KWh con quello di produzione del singolo pannello (più sovvenzionano indirettamente con soldi pubblici le aziende produttrici, più il costo industriale del pannello scende, ovvio…).

    Gli incentivi pagati dal contribuente tedesco infatti hanno fatto sorgere un sacco di aziende (indirettamente sovvenzionate) per una tecnologia che produce quantità trascurabili di energia rispetto al loro costo (e al fabbisogno odierno) e che ne assorbirà ancora di più per lo smaltimento dei vecchi impianti (altamente inquinanti).

    Le aziende tedesche vendono pannelli solari anche in Italia in quanto anche in italia ci sono i contributi in conto energia, cioè il contribuente italiano finanzia indirettamente anche le aziende tedesche!

    “È solo l’inizio” perché secondo te mirano a farsi mantenere da noi tutto il deserto della Germania est (guarda caso moltissime aziende che operano nel solare hanno la sede proprio lì…)?

    Saluti

    FB

  4. @FB

    Caro FB,

    La megacentrale fotovoltaica in Vaticano non la finanziano gli incentivi italiani (ma i contribuenti italiani si, visto i soldi che date alla Chiesa ogni anno 😉 ).

    I costi da me citati, sono senza considerare gli incentivi. Il punto che fa l’articolo e’ che e’ ora di abbassare gli incentivi perche’ il costo del fotovoltaico s’e’ abbassato e quindi qualcuno comincia ad approfittarne indebitamente (gli agricoltori per esempio)

    Sin qui ci siamo arrivati con gli incentivi pero’ …

  5. mario fuoricasa

    Siamo arrivati alla follia e spiego il perché.

    il rapporto costi/benefici è tutt’ora superiore all’unità. La fisica delle celle fotovoltaiche non consente di ottenere energia a costi competitivi rispetto ad altre fonti.

    Nessuno può dimostrare il contrario.

    Il biscottino degli incentivi è avvelenato e non consente ai prezzi dei pannelli fotovoltaici di diminuire con la competizione naturale. Gli incentivi come sempre danneggiano i supposti beneficiari.

    Gli incentivi danneggiano il mercato libero dell’energia perché induce imprenditori a produrre beni il cui utilizzo costa e non rende.

    Gli incentivi danneggiano il mercato libero dell’energia perché i produttori d’energia riescono a proteggersi attraverso un mercato elettrico libero a parole ma di fatto chiuso in un regolamento che previene la libertà dell’utente finale di accedervi a condizioni eque.

    Gli incentivi distorcono inoltre il mercato elettrico anche con le regole dei certificati verdi che danno diritto a comprare elettricità sporca dimostrando di avere Kw verdi i cui costi d’investimento gravano sulle anime belle che hanno impiantato il fotovoltaico.

    Il problema è che quando si prendono informazioni distorte come oro colato ci si rimette sempre.

    Non esiste incentivo che mi possa indurre a bere un bicchiere di veleno.

    Quindi più si installa fotovoltaico, alle attuali condizioni, più si sovvenzionano:

    a) imprenditori che altrimenti sarebbero fuori mercato

    b) pochi fruitori del fotovoltaico che stanno consumando risorse pubbliche pagate dalla collettività (altrimenti col cavolo avrebbero impiantato il fotovoltaico)

    c) i players dell’energia che tra certificati verdi e la blindatura del mercato elettrico hanno un doppio vantaggio.

    Avanti anime belle agricoltori cittadini e ambientalisti ignoranti. Impiantate il fotovoltaico.

    mario fuoricasa

  6. mario fuoricasa

    Rientrando più nel tema agricolo
    :
    come gli artigiani e gli industriali hanno a loro spese imparato, non è sufficiente saper produrre un bene di qualità e prezzo graditi dal mercato, ma è necessario curare, in un intorno competitivo, aspetti non meno secondari quali la gestione finanziaria, la distribuzione commerciale ed il servizio post vendita anche in continenti diversi dal proprio.

    Allo stesso modo gli agricoli, nelle proporzioni delle economie di contesto relative, devono imparare a distribuire i loro prodotti, gestirne la trasformazione, la nobilitazione ed a finanziare progetti in tal senso. Esistono settori della produzione agricola che hanno iniziato a realizzare qualche cosa ed altri che pretendono aiuti per il fare ed accettano anche aiuti per il non fare il tutto perché non vogliono svegliarsi. E’ molto scomodo svegliarsi e pensare che non è più sufficiente arare, seminare, concimare, irrigare e mietere i frutti della terra. Così come non basta saper allevare il bestiame. Se le economie agricole diventano sub-marginali nonostante gli aiuti della Pac cosa aspettano a buttare tutto all’aria invece che fare sforzi per cadere dalla pentola alla brace? Qualcuno li frena al proposito? Manca loro il gasolio sovvenzionato per muovere i trattori?

    mario fuoricasa

  7. Giordano Masini

    Mario, l’agricoltura in Europa è l’esempio più lampante di mercato intossicato dagli incentivi, molto più di quanto (ancora) non siano le rinnovabili, e se dell’agricoltura importasse qualcosa a qualcuno la Pac verrebbe insegnata alla Bocconi come esempio di ciò che la politica non deve fare all’economia.
    Quindi, piuttosto che dire che le economie aricole diventano submarginali nonostante gli aiuti della Pac, sarebbe il caso di dire che lo sono diventate proprio a causa degli aiuti.

    Perché i sussidi condizionano i prezzi dei prodotti, forniscono l’alibi per vincoli e divieti e limitano pesantemente la libertà degli agricoltori.

    Cosa significa “accettare gli aiuti”? Come si può lavorare in un sistema di prezzi condizionato al ribasso dai sussidi rinunciando ai sussidi?
    Come si possono fare investimenti in una certa direzione sapendo che ogni 5 anni da Bruxelles o dall’assessorato più vicino possono cambiare le carte in tavola e vanificare il tuo lavoro? Facciamo un esempio: anni fa le oleaginose (soia, colza, girasole) ricevevano un premio elevato per ettaro. Questo ha portato una diffusione di queste colture anche in aree non vocate. Ma quando aziende agricole e agromeccaniche (i contoterzisti) hanno cominciato ad attrezzarsi acquistando i macchinari per la raccolta, da Bruxelles hanno deciso che poteva bastare, e hanno ridotto di due terzi il contributo, buttando all’aria gli investimenti.
    E cosa significa lavorare e spendere per promuovere i propri prodotti quando in molti casi ci pensa già la politica attraverso le certificazioni di qualità, le DOP e tutto il sottobosco clientelare che ruota intorno ad esse? E tra l’altro è proprio il sistema delle certificazioni di qualità che funziona come un argine verso iniziative come quelle di cui parli, un po’ come gli ordini professionali difendono lo status quo delle professioni.

    Possiamo dire che gli agricoltori sono corresponsabili di questa situazione? Forse. Sicuramente lo sono le organizzazioni che pretendono di rappresentare i loro interessi, ma che non sono una parte neutrale, dato che la politica ha attribuito loro il ruolo di intermediazione per sussidi e contributi (altro esempio: se vuoi fare domanda per la Pac, ti devi rivolgere a loro, perché solo loro dispongono del software che ti collega all’ente erogatore).

    Un aspetto di non secondaria importanza è che questa situazione è stata determinata ad un livello di decisione politica (quello europeo) su cui i cittadini hanno pochissime possibilità di farsi sentire. Se a Roma o nel capoluogo della tua regione fanno una stupidaggine c’è la possibilità di sostituire gli attori, si chiama democrazia. E’ un po’ diverso nel sistema burocratico dell’UE, dove tutto è affidato a negoziati il cui esito è determinato dal differente peso politico dei vari sistemi teritoriali o dei vari gruppi di pressione.

    Io consiglierei, piuttosto che ripetere il leit motiv dell’agricoltore culturalmente impreparato a stare sul mercato (dove non ci sono sussidi l’agricoltore ci sta sul mercato, eccome!) consiglierei di stare in guardia. L’esperimento riuscito, nell’indifferenza generale, sull’agricoltura è piaciuto alla classe politica del nostro continente, che ha capito quanto è facile, grazie agli incentivi e ai sussidi, tenere per le palle un intero settore economico. Adesso, pare, tocca all’energia. Avanti il prossimo.

  8. mario fuoricasa

    nessun leit motiv, tra l’altro la fotografia da lei presentata è senza riserve condivisibile, ma allo stato attuale penso sia indispensabile passare ad una mobilitazione consapevole ed informata perchè di fotografie sono pieni gli album. Chi avrebbe il coraggio di fermare contestazioni circostanziate e caparbiamente determinate? Se avessero il coraggio di scaldare i trattori li potrei supportare con pensieri parole e opere senza omissioni. Con tutto il rispetto l’impresa agricola deve smarcarsi dalla mezzadria verso la politica.
    mario fuoricasa

  9. roberto savastano

    non conosco pregi e difetti del fotovoltaico, ammetto la mia ignoranza su temi (squisitamente tecnici) sulle fonti energetiche, al di là di quanto leggo sui giornali o sento in dibattiti. dichiararmi ferrato sarebbe però come sostenere d’essere pronto per la laurea in lettere antiche per avere sempre letto “spigolature” e “forse non tutti sanno che” sulla settimana enigmistica ed avere guardato tutti i documentari history channel su grecia e roma antica. cosa purtroppo comune tra molti cittadini, osservatori e politici. questo cappello per dire cosa mi piacerebbe. vorrei un governo capace di fissare soglie progressive per tasso di inquinamento. cui corrispondano livelli progressivi di tassazione. il giochino sarebbe quello di rendere profittevole la ricerca e l’uso di qualsivoglia forma di energia sempre più pulita. invece di spendere soldi incentivando questo o quello, sarebbe opportuno creare un meccanismo virtuoso volto a premiare le forme di energia sempre più pulite. in questo caso non sarebbe la politica a decidere quale deve essere l’a energia del futuro e le menti, libere da condizionamenti, cercherebbero energie sempre più pulite per avere oneri fiscali sempre più bassi, dove .ovviamente. il passaggio da uno scaglione a quello inferiore comporta risparmi tali da incentivare parecchio la ricerca per così passare alla categoria più virtuosa (meno inquinante). se poi si scoprisse il modo di accendere tutte le lampadine di una nazione dalle vibrazioni del violoncello di un virtuoso musicista o dalla fusione e freddo, la cosa diventerebbe un dettaglio. quantomeno per la politica. come può infatti un politico decidere quale sia la forma energetica più conveniente per il proprio paese?

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