6
Apr
2010

Civitavecchia: la tragedia, la farsa

Ogni “morte bianca” è una tragedia. La scomparsa di Sergio Capitani, l’operaio travolto da un’esplosione nella centrale di Civitavecchia, non avrebbe mai dovuto verificarsi. Se si sia trattato di incidente imprevedibile, o di lacune nei sistemi di sicurezza, lo stabilirà la magistratura: se qualcuno dovrà pagare, lo farà. Questo non restituirà Capitani alla sua famiglia, ma impedirà che altri facciano la sua fine. Il modo migliore di rendere omaggio alla sua memoria è questo: imparare dagli errori commessi, per non commetterli mai più. C’è però anche un modo per calpestare il suo ricordo: strumentalizzarlo a fini politici.

Il sindaco di Civitavecchia, Giovanni Moscherini, ha annunciato, d’accordo coi presidenti delle province di Viterbo e Roma, la “chiusura della produzione della centrale Enel di Torrevaldaliga per il tempo necessario a fare chiarezza definitiva su quanto accaduto”. Non so se il sindaco abbia l’autorità per farlo: spero di no. Spero che si tratti di una triste boutade, destinata a essere sciacquata dal passare dei giorni. Lo spero perché fermare l’impianto sarebbe il modo peggiore di ricordare il sacrificio di chi, quotidianamente, fa andare avanti, con la sua fatica e il suo sudore, questo scalcinato paese. Naturalmente, se ci sono delle falle da tappare, va fatto il prima possibile. Per questo è apprezzabile che l’azienda – pur negando ogni responsabilità – abbia dato la sua disponibilità ad avviare un confronto con sindacati e istituzioni per sviluppare pratiche ancora più sicure e meno rischiose. Questo, però, non toglie che spegnere la centrale sia un oltraggio a chi la mantiene viva col suo lavoro; a chi, compiendo il proprio dovere, non è più tra noi.

Ogni morte è una tragedia. Calpestare le morti per rispolverare battaglie luddiste contro la centrale – le stesse battaglie che ne hanno rallentato l’ingresso in funzione – è farsa di cattivo gusto che, almeno nel giorno del lutto, sarebbe stato opportuno lasciare da parte.

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7 Responses

  1. Geppetto

    L’assassino ha un nome: INAIL.
    Va da se’ che ogni morte bianca e’ la dimostrazione di quanto questo istituto statale statalista sia un colabrodo.

    TUTTI IN PISTA PER L’ABOLIZIONE DEL MONOPOLIO INAIL!

  2. Tobe Hooper

    spiacente ma non concordo per niente. in questo caso la retorica del lavoro che mantiene viva la centrale vale quanto quella del sindaco, cioè zero. qua non stiamo parlando dello studio di qualche sedicente esperto sull’incidenza dei tumori nell’area di civitavecchia. qui siamo al terzo morto in tre anni. come titolare dell’impianto enel dovrebbe farsi carico della cosa in tutt’altra maniera. se muoiono tre persone quello che è davvero di cattivo gusto è che la prima preoccupazione dell’enel sia dire il più tardi possibile che l’impianto era a carbone (nessuno ha notato che i primi resoconti parlavano tutti assurdamente di una centrale enel “green power”?); è di cattivo gusto che la linea sia prima di tutto rimarcare che la vittima era di una società esterna e che tutte le procedure di sicurezza sono state rispettate. ma se tutto era in regola perché sono morte tre persone in tre anni? chi mette il nome sopra l’impianto ha il dovere di dare una risposta, o almeno di riconoscere che c’è un problema gravissimo. tutto il resto, l’immagine, la difesa del piano d’investimenti nel carbone, il titolo in borsa, bisognerebbe avere la buona grazia di lasciarlo a un secondo momento (meglio ancora se a un terzo). fregandosene una volta tanto se qualcuno si metterà a speculare, come puntualmente è successo, sul fatto che sarebbe il carbone a uccidere, e non i cantieri insicuri. concediamo pure che il carbone è pulito. concediamo che la centrale non fa male ed è un gioiello dell’ingegno italiano. la risposta fondamentale la staremo ancora aspettando. e se intanto il sindaco si mette a dire delle fesserie, francamente, chissene frega.

  3. Mauro

    Un commento dell’orrore… Come, in provincia di Roma vi sono stati 313 morti sulle strade nel 2008 (dati ISTAT, ancora del 2009 non si trovano i dati aggregati), e non hanno ancora chiuso le strade comunali e provinciali!? Ma cosa aspettano!?
    Ognuno si occupi delle proprie competenze; sindaci e presidenti di provincia che c’entrano con la gestione della sicurezza di una ditta? La ditta paga una penale all’INAIL in proporzione al numero e gravità di incidenti prodotti: è la struttura di sicurezza dell’SSN e dell’INAIL che si devono occupare del problema.
    Questo senza nulla togliere alla tragedia personale, mi fa rabbia vedere che esistono morti di serie A e di serie B.

  4. pietro

    Problema gravissimo?
    Senza dubbio un morto è un problema gravissimo, ma chi crede che fermando le fabbriche muoia meno gente non considera che senza fabbriche senza lavoro saremmo tutti più poveri, ci sarebbero meno servizi sociali e sanitari, meno soldi per le medicine meno soldi per mangiare, a i morti che ne verrebbero come conseguenza valgono forse meno di quelli per infortuni sul lavoro?
    Io mi posso permettere commenti del genere perchè sono sopravvissuto ad un gravissimo incidente sul lavoro e so benissimo cos’è la prevenzione degli infortuni e la sicurezza sul lavoro, i datori di lavoro sanno bene che gli infortuni sono un costo, e i luoghi di lavoro più sicuri sono quelli in cui ci sono soldi da spendere per la prevenzione , dove non ci sono profitti non c’è nemmeno la possibilità di spendere soldi in sicurezza.
    Oltre a ciò c’è un altro esempio di morti assurde:
    25mila morti all’anno ( venti volet i morti sul lavoro ) a causa dell’alcco, con la differenza che l’alcool è anche un costo per la società, il 10% del costo della spesa sanitari pubblica è dovuto alle conseguenze dell’alcool, ripristiniamo il proibizionismo?

  5. Franco Bocchini

    Carlo, il problema della politicizzazione di ogni cosa è costantemente visibile.
    Non v’è dubbio che ogni morte sia una tragedia – nei luoghi di lavoro od in casa, sulle strade, in montagna od in mare, per incidente o per malattia …. – e che ci si debba mettere nelle condizioni di minimizzare i rischi. Ovviamente ogni azione dovrebbe avere un’ottica razionale, basarsi sull’evidenza scientifica, anziché prender le mosse dall’impeto emozionale.
    Però il politico – in particolare, forse, quello che agisce in ambito locale – vuol farsi vedere solerte e conquistarsi in tal modo la giusta immagine: fatte le debite proporzioni, i sindaci che bloccano il traffico con la risibile motivazione della lotta all’inquinamento si comportano esattamente nello stesso modo. “Io faccio qualcosa”, vogliono dire. E ‘fanculo – pardon my french – se quel qualcosa serve a nulla …….

  6. Tobe Hooper

    solo per capirsi, perché forse non mi sono spiegato bene: tre morti in tre anni sono un problema gravissimo. è segno che c’è qualcosa che non sta funzionando. la scelta del sindaco è con tutta evidenza demagogica e sbagliata. ma qui si sta dicendo un’altra cosa. secondo voi è normale un tasso di incidenti come quello di tvn? a me pare di no, se sbaglio correggetemi. il sindaco sbaglia, siamo d’accordissimo, a voler chiudere l’impianto. però in questo momento è l’unico a dire una cosa evidente: “tre morti in tre anni sono troppi, bisogna capire cosa c’è che non va”. che cosa bisogna rispondergli? che anche in questo caso è stata una fatalità? che tutte le procedure di sicurezza sono state rispettate? che non bisogna strumentalizzare queste tragedie per ridare voce ai no coke? ognuno è libero di pensarla come crede ma a me sembrano risposte completamente insufficienti. mentre la questione resta ineludibile. certo, dopo un incidente o dopo tre, una soluzione demagogica resta sempre tale. ma respingerla diventa sempre più difficile.

  7. armando

    gli incidenti in fabbrica avvengono per errore o inadempienze di qualcuno
    se dopo tre anni la magistratutra non e arrivata a dei provvedimenti la colpa non e ne della fabbrica ne degli operai

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