23
Mar
2010

L’Obamacare, o dello statalismo demagogico

Sarò brutale. L’entusiasmo dei media più ancora che della sinistra italiana per l’Obamacare mostra due cose. Non conoscono la riforma, o fanno finta di non conoscerla. Brindano solo alla politica padrona. Che quasi nessuno da noi abbia letto le 2.800 pagine dell’Obamacare, è evidente. Altrimenti perché esultano, di una riforma che esclude gli immigrati clandestini da ogni copertura? In Italia darebbero dei fascio-razzisti a chiunque pensasse la stessa cosa. Che cosa c’è di “sinistra”, in una riforma il cui fine è salvare il buco – sei volte il Pil americano, si stima – delle assicurazioni private americane, che però restano private ma con tariffe e prestazioni decise dalla politica e ripiani del debito a carico di imprese e contribuenti? In Italia verrebbe accusato di essere un lacchè degli assicuratori, chiunque proponesse una cosa simile. E se Tremonti avesse proposto in parlamento una riforma sanitaria il cui costo dichiarato netto è di 800 miliardi – 960 netti in un decennio meno i 150 che per Obama verranno risparmiato in Medicare – ma alla cui copertura si inizierà a pensare solo dal 2018 – così Obama potrà ricandidarsi nel 2012 e lasciare magari dopo ancora a un altro democratico, prima che i contribuenti se ne rendano conto – che cosa avrebbero detto, i direttori di giornali che tanto esultano per Obama? Che cosa avrebbero fatto scrivere, se l’ufficio analisi di bilancio del Parlamento avesse messo nero su bianco che le stime di copertura da parte del Tremonti-Obama sono del tutto inattendibili, visto che nel primo decennio potrebbero aggiungersi in realtà non meno di 600 miliardi agli 800 preventivati dal governo? Eppure è questa, la riforma Obama. 1400 miliardi di costo sono il 10% del Pil americano, e si aggiungono al 17% della sanità che resta privata nella forma ma sotto il tallone di prezzi politici e tasse per imprese e cittadini. E’ questo il motivo dell’entusiasmo. I media hanno capito solo che Obama statalizza un altro sesto dell’America dopo il quinto che Obama aveva già nazionalizzato tra auto e banche. E questo basta a stappare champagne. Vedremo gli americani, se la penseranno allo stesso modo.

Tralascio poi che cosa avverrebbe in Italia, se i pubblici ministeri avessero intercettato i serrati confronti telefonici degli ultimi giorni prima del voto risicato alla Camera dei Rappresentanti. Come farebbero, Nancy Pelosi e Obama in persona, ad evitare immediati avvisi di garanzia per corruzione, visto che il voto viene “comprato” in cambio di concessioni per ogni circoscrizione elettorale del parlamentare il cui voto serve a tutti i costi?

La retorica è parte indissolubile della politica. Ma raramente si assistite a tanta retorica diffusa in Italia e in tutta Europa per l’Obamacare. Viene avvicinata all’approvazione del Civil Rights Act antisegregazionista del 1964, addirittura alla Costituzione scritta dai Padri Fondatori, nell’abile enfasi di cui il presidente Obama e i capi del Partito Democratico hanno saputo circondare il voto a strettissimo margine con cui la legge è passata, malgrado la defezione di una quarantina di congressmen democratici.

Ma che cosa prevede davvero, la riforma? In realtà la sanità americana la conoscono in pochi, qui in Italia e Europa. Se immaginate una svolta epocale perché gli States si danno una sanità universale gestita dal pubblico e solo integrata dal privato, come da noi e in generale in Europa, e anche in Gran Bretagna dal 1946, sbagliate di grosso. Altrettanto sbagliate se pensate che in America, se bisognosi di cure d’urgenza, possano sbattervi fuori da un ospedale invece che curarvi, come vi raccontano molti ignoranti politici europei. Non è affatto così.

La riforma americana non cambia la Costituzione – che non prevede la sanità come dovere dello Stato. Continua a postulare che a farsi carico della propria salute siano gli individui, e che debbano essere i privati a farsi carico di equilibrare finanziamento del sistema e costo delle prestazioni. Ma la riforma compromette entrambi i cardini. Rinuncia al presupposto che gli individui siano buoni giudici di se stessi, e aggiunge che il mercato non è in grado di risolvere il problema delle coperture ai costi. Per questo, si affermano due nuovi princìpi. Il primo è che tutti sono obbligati a un’assicurazione sanitaria. Il secondo è che i premi assicurativi incassati dalle compagnie che restano private e i prezzi delle prestazioni del servizio sanitario vengono decisi dalla politica, e sussidiati dallo Stato cioè dalle tasse.

L’obiettivo è di recuperare oltre 20 milioni di cittadini degli oltre 30 attualmente non coperti da assicurazione, “obbligandoli” a sottoscrivere una polizza e minacciando loro multe fino al 2% del reddito. Gli anziani e i giovani di famiglie povere sono già coperti, da Medicaid e Medicare, i due programmi pubblici voluti da Johnson nel 1964, allora però votati in maniera bipartisan perché non nazionalizzavano la sanità, ma la offrivano solo ai soggetti deboli. Ciò che in Europa non si comprende è che buona parte dei 30 milioni di americani oggi non coperti sono cittadini delle classi tra i 20 e i 40 anni che ricadono tra oltre il 40% di americani che – beati loro – non versano un cent di tasse federali, e che con questa riforma saranno invece “obbligati” a spendere di più loro malgrado.

Chi sono i grandi beneficiari del provvedimento? Le compagnie di assicurazione, i cui titoli negli ultimi mesi sono infatti saliti del 30%. L’intera riforma affida alla politica i numeri e la garanzia su un settore che pesa per il 17% del Pil americano, un sesto dell’intera economia nazionale. Le compagnie private erano minacciate da una sostanziale bancarotta di fatto, per via che le sole promesse di spesa attuali – preriforma – di Medicare erano avviate a 86 trilioni di dollari, cioè sei volte il pil americano. Perciò le assicurazioni hanno trattato con Obama ogni singola pagina delle 2.800 della riforma. E’ vero, d’ora in poi non potranno più procedere ad aumenti dei premi superiori a un tot annuo e non potranno più rifiutare la copertura a chi contrae patologie gravi. Ma in cambio si vedono garantiti decine di milioni di clienti obbligatori aggiuntivi, e le loro casse beneficeranno del contributo obbligatorio delle medie e grandi imprese e della tassa aggiuntiva che la riforma introduce a carico delle piccole. Anche l’industria farmaceutica nazionale è stata convinta a spese del contribuente, escludendo la possibilità di reimportazione di farmaci più economici ed equivalenti ma prodotti all’estero.

E’ un megasalvataggio pubblico del settore che resta privato. A che costo? E’ il CBO, l’Ufficio del budget del Congresso USA, indipendente dall’Amministrazione come dalla maggioranza parlamentare, a smontare le cifre di Obama secondo le quali la riforma costerebbe circa 950 miliardi di dollari in 10 anni, ma facendo risparmiare circa 150 miliardi nello stesso lasso di tempo al programma Medicare – in altre parole, traslando copertura pubblica dagli anziani oggi coperti ai giovani che non lo sono. Il CBO ricorda che ogni previsione pubblica ai tempi di Johnson, quando la garanzia pubblica era limitata ad anziani e giovani poveri, si è rivelata lontana dalla realtà di almeno il 500%. Il CBO stima che i 150 miliardi di risparmi da Medicare non ci saranno, e che la riforma potrebbe costare nel primo decennio circa 600 miliardi di dollari più degli 800 indicati da Obama. Al 17% del Pil Usa che oggi se ne va annualmente in sanità, potrebbe aggiungersi dunque un altro 10% spalmato in un decennio, e via a crescere per il futuro.

Per ogni americano che diffida delle molte tasse che dovrà pagare in futuro per un debito pubblico in crescita verso il 100% del Pil, un riforma così onerosa che salva le assicurazioni private affidando tutto ai politici induce a una diffidenza molto diversa, dall’entusiasmo suscitato agli statalisti europei, di destra e di sinistra. Ma Obama si è precostituito un furbo vantaggio. Alla sua rielezione, nel 2012 quando la riforma inizierà a entrare in vigore con le maggiori coperture, gli effetti contabili non saranno evidenti. Non lo saranno se non parzialmente neanche quattro anni dopo. Quando magari Obama intende lasciare a un altro democratico la Casa Bianca, perché le tasse e i contributi obbligatori aggiuntivi entrano in vigore dal 2014, ma i ripiani pubblici dei costi delle prescrizioni farmaceutiche scattano solo dal 2018.  Ricadranno sui successori, e sui contribuenti a venire. Un lento passaggio alla politica padrone, con privati al laccio dei suoi capipartito. E’ più coerente allora la sanità pubblica all’europea cioè gestita direttamente dallo Stato e solo integrata da privati, se deve comunque comandare la politica. L’Obamacare mi sembra dunque un vero attacco di fondo all’America che ci piace. Per questo la sinistra democratica alla Pelosi è così fanaticamente favorevole. Che orrore.  Fossimo americani, saremmo nelle piazze anche noi.

You may also like

Trump sbaracca i guru presuntuosi, e vecchie leadership da seppellire
Sorry, too late!—di Mario dal Co
Spending review e project review: soluzioni senza convinzioni—di Gemma Mantovani
Dopo Hannover restano 4 grossi guai tra Usa e Ue

38 Responses

  1. Pietro M.

    Non avevo le idee chiare su questa riforma, ma mettendo assieme quello che ho letto da più parti direi che la ricostruzione è eccellente.

    La gente esulta per motivi emotivi e non per motivi razionalmente difendibili, ma la politica è sempre così.

    I grandi gruppi approfittano degli elettori accecati dall’ideologia per spillare loro soldi, ma la politica è sempre così.

    Gli USA hanno sostituito un sistema fiscalmente insostenibile con un altro che sarà altrettanto fiscalmente insostenibile, ma la politica è sempre così.

    Obama ha nascosto i costi della riforma e li ha spostati al futuro remoto, dopo che sarà fuori dalla politica, ma la politica è sempre così.

    At Washington ruere in servitium consules, patres, eques…

    Congratulazioni per l’articolo. Forse però l’aritmetica è da rivedere perché i costi di Obama sono per una decade e non vanno quindi confrontati col PIL, ma con il decuplo del PIL.

  2. Fabio Giampaoli

    Cioè:
    compagnie private, interne ad un sistema che a differenza di quelli europei non è pubblico (ma che oltretutto ha costi superiori a quello pubblico) sono in bancarotta!?!?!?!

    Assumiamo pure che quello “stronzo” di Obama abbia voluto fare il solito salvataggio di stato come per gli istituti finanziari troppo grandi per cadere a discapito dei poveri contribuenti (Oh! non c’è più nulla che riesce a stare in piedi da se dio bono, speriamo che almeno RyanAir resista, e non sono sarcastico).

    Fammi capire…. va a finire che “l’illiberale” modello di sanità europeo resta il migliore!??

    Pare proprio che questo liberismo “reale” anche se meno balordo di quell’altra roba scientifica e realizzata del secolo scorso non è che riesce a convincere molto la realtà, la quale al momento continua a fregarsene beatamente delle ideologie.

    Poi alla fine dei circoli viziosi ideologici per come la vedo io se uno ha il diabete qualcuno in un modo o nell’altro gli deve dare l’insulina (sempre che la persona bisognosa la richieda, ovviamente, quando uno è liberale è liberale), anche se altri devono pagare più tasse. Punto.

    La cartolina dell’america che ti eri fatto non ti piace più?
    O non c’è mai stata? (tipo la rivoluzione liberale berlusconiana del 94?)

    Fabio

  3. Gabriele

    Bellissimo. Solo una cosa. La riforma Obama sembra ignorare il problema principale del mercato assicurativo USA: la mancanza di concorrenza.

    Per una esplicita deroga introdotta negli anni 50, sembrerebbe che le imprese assicurative siano immuni ai poteri dell’antitrust. Ecco spiegati i comportamenti opportunistici e i prezzi troppo elevati.

  4. Pera

    Fabio, temo che, quando parla di “un sistema che (…) non è pubblico”, lei stia ripetendo un errore molto comune: la sanità americana non è affatto “privata”, ma è un orribile accrocchio di programmi pubblici e assicurazioni private sulle quali la politica interviene pesantemente. Misurati sul “peso” rispetto al PIL, i due settori (cito a memoria) grosso modo si equivalgono, incidendo ciascuno per un 7-8 per cento.
    Limitandosi all’impatto finanziario, è bene ricordare che i programmi di assistenza sanitaria pubblica (principalmente Medicare e Medicaid+SCHIP) rappresentano (dati 2008) rispettivamente il 13,3% e il 7,2% del bilancio federale (senza contare quindi le spese a livello statale). Inoltre la loro gestione, tra sprechi, frodi e “normali” inefficienze è pessima e la relativa spesa è destinata molto presto a esplodere e diventare verosimilmente insostenibile.
    Sul versante “privato”, bisogna ricordare che buona parte (non tutti, ovviamente) dei costi sono dovuti alle distorsioni introdotte dalla politica: il fatto che il mercato delle assicurazioni sanitarie di ciascuno Stato sia chiuso limita la concorrenza e presumibilmente fa aumentare il costo delle polizze. Le assicurazioni sono obbligate per legge (in misura diversa da Stato a Stato) a offrire copertura per eventualità (a volte grottesche) che i loro clienti potrebbero non volere, incidendo anche in questo caso sui premi. Ancora, la “medicina difensiva”, praticata per tutelarsi dalle possibili cause di malpractice (un regalo alla potente lobby degli avvocati, uno dei principali sostenitori del partito Democratico, tanto per capirsi) è un ulteriore causa di aumento dei costi della sanità.
    Tutto questo (espresso, me ne rendo conto, in modo rozzo e schematico: non è possibile sintetizzare un sistema sanitario in poche righe) non per difendere le assicurazioni americane (che poco me ne cale) o esaltare aprioristicamente la sanità privata, ma per evidenziare il vero punto di Oscar: come al solito il ritratto fatto dai giornali italiani è parziale e offre un quadro distorto e fuorviante del sistema sanitario americano esistente, dei termini della riforma e dei metodi vergognosi, da autentico boss di Chicago, utilizzati da Obama e dalla banda Pelosi-Reid per approvare questa mostruosità. La cosa davvero importante per i media è, come dice Oscar, la “politica padrona”.
    Un dibattito serio e ragionato sulla questione dell’assistenza sanitaria è auspicabile, ma per avviarlo bisogna per prima cosa sgombrare il campo dai tanti miti e dalle distorsioni della realtà. E, lo ammetto scusandomi, imparando ad essere più sintetici…

  5. antonio

    ci deve essere sempre un rompi c…. che deve spezzare un sogno diventato realtà.minchia 0scar quante cose sai.

  6. Fabio Giampaoli

    @ Pera

    ecco cominciamo a sgombrere il campo dai miti e dalle distorsioni, tipo che la “politica padrona” è un’aberrazione di questo preciso momento storico e che un giorno, non si sa come, vivremo tutti in una bella società autoregolamentata.

    Poi magari se gli illuminati liberali repubblicani invece di perdersi dietro a strabalorde crociate contro il socialismo realizzato nelle corsie degli ospedali, davano una mano a fare una riforma decente che abbatteva i costi e aumentava la concorrenza tra le assicurazioni, magari qualcosa di meglio di questa “mostruosità” saltava fuori, in tutta tranquillità e senza dover il ricorrere a qualche trucco sporco da parte di Obama, che questa riforma l’ha sempre voluta (all’inizio con l’istituzione di una assicurazione pubblica in concorrenza con quelle private, ma gli elefanti nisba: “Socialismo!”) che ricordiamolo per chi se lo fosse dimenticato un grande liberista non è mai stato, manco credo aspiri ad esserlo e manco è stato votato per quello.

  7. ulisse

    mirate le critiche , ma bisogna pur dire che la battaglia è stata feroce e senza esclusione di colpi . E non è terminata . E’ un compromesso, magari non buono, ma è un inizio . Una piccola vittoria pratica, ma forse grande simbolicamente . Grazie

  8. Pera

    Caro Fabio, non sarò certo io ad assumere la difesa del partito Repubblicano, ma mi pare che la sua accusa sia piuttosto inconsistente. L’idea che i Repubblicani siano il “partito del no” ha fatto parte dell’armamentario propagandistico utilizzato da Obama fin dal principio, ma non risponde al vero. Le controproposte ci sono state, e parecchie (la più articolata e recente la trova qui: http://article.nationalreview.com/423742/roadmap-to-solvency/paul-ryan. Un’altra, tra le tante, linkata nel testo di questo post: http://themoderatevoice.com/43992/the-real-republican-health-care-proposal/, ma se ha voglia e tempo di cercare ne trova quante ne vuole), ma l’intento di Obama e Pelosi non è mai stato quello di riformare la sanità per renderla finanziariamente sostenibile e meno costosa per gli utenti, ma invece l’istituzione di un sistema il più possibile centralizzato e dirigista, che spodestasse gradualmente la concorrenza privata (la “public option” mirava trasparentemente a questo obiettivo) e alterasse in modo radicale la società americana.
    Obama lo ha sempre voluto, in questo lei ha perfettamente ragione, ma in campagna elettorale si è mascherato da moderato e pragmatico centrista. Tanti, troppi moderati, anche repubblicani (David Brooks, Christopher Buckley), e soprattutto tanti elettori ci sono cascati, e adesso si rendono conto di aver fatto entrare la volpe nel pollaio. Però chi avvertiva che Obama era un candidato di estrema sinistra (americana) veniva tacciato di essere un reazionario maccartista e larvatamente razzista.
    Alla fine, però, il punto è sempre quello illustrato nel post di Oscar: l’informazione “mainstream” (negli Stati Uniti e massimamente in Italia) è stata ed è tuttora parziale e incompleta e continua a dare un quadro falsato della situazione.

  9. Vincenzo

    Stranamente non sono daccordo con lei.
    L’errore di base sta nel fatto che fa un parallelismo tra Italia e USA abbastanza improbabile. Il sistema sanitario Americano è completamente diverso dal nostro e ritenere che non era necessaria una riforma è una follia. Ancora più folle pensare che Obama potesse adottare il metodo Italiano del sistema sanitario. Non mi soffermo a spiegare i motivi per cui tale sistema sarebbe insostenibile. Non sono convinto che gli Americani saranno così delusi come lei crede. Non penso che le 2000 pagine siano pagine contenenti fumo come ritiene. Non penso che Le assicurazioni siano così contente come lei sostiene visto la contrarietà che hanno mostrato nei mesi scorsi.

  10. Vincenzo

    Non capisco inoltre perchè una pesona di centrosinistra (corrente a cui non appartengo) sia incoerente nell’applaudire la riforma di Obama. La riforma è storica e modifica radicalmente il sistema sanitario. Con tutte le imperfezioni del caso la strada tracciata è considerata da queste persone giusta. Cosa centra Tremonti? Cosa centra il sistema Italiano? Il plauso è rapportato al sistema americano!

  11. Vincenzo

    L’altra cosa dove francamente comincio a vederci una punta di faziosità è il fatto che ritiene che la manovra sia fatta esclusivamente per salvaguardare le assicurazioni. Capisco che chi non è daccordo con un provvedimento gli faccia le pulci fino ad agnentarlo completamente ma onestà intellettuale vuole che vi sia una critica sana basata su benefici e difetti di questa riforma. Avendola nel suo articolo smontata in toto, dal suo punto di vista, dimostra a mio parere la miopia nel confrontarsi onestamente con essa. Vorrei capire se lei era un sostenitore del vecchio sistema sanitario americano criticato praticamentete da tutto il mondo occidentale.

  12. Vincenzo

    Altra cosa, ma cosa c’è di male a fare un accordo con le compagnie assicurative. Non penserà anche lei che compagnie assicurative e banche siano degli esseri rossi con corna e forcone circondati da fiamme? Gli accordi con: industriali, associazioni di categoria, petrolieri, assicurazioni e banche fanno parte del normale dialogo che instaura ogni stato con i propri cittadini.

  13. @Vincenzo: Giannino risponderà per sé, non ha certo bisogno di avvocati difensori, ma provo a spiegarle perché anche io giudico negativamente la riforma, nonostante non sia un difensore dello status quo. Io, essendo sostanzialmente d’accordo con quanto scritto da Pera, cercherei di abbattere il mostro privato/pubblico nato dopo anni di regolamentazioni che hanno mandato alle stelle la spesa sanitaria americana e reso economicamente più inaccessibili le polizze e le cure.

    a) il primo problema, capisco che possa essere difficile per noi europei, è fondamentalmente “ideologico”, nel senso di scelta di valori. La costituzione americana non prevede che la sanità – il diritto alle cure mediche – sia un diritto. Possiamo insistere quanto vogliamo se non siam d’accordo con questa visione del mondo, ma tant’è; la carta costituzionale americana non fa menzione del diritto alla salute. Ad essere onesti, persino i programmi Medicare e Medicaid sono incostituzionali. Va da sé che la strada “europea” del sistema sanitario nazionale a controllo pubblico fosse impraticabile. Io son convinto che anche questa riforma espanda il raggio d’azione del governo federale oltre quanto sia concesso dalla Costituzione, e non son l’unico, visto che forti del X Emendamento già 14 stati hanno annunciato controffensive contro l’ObamaCare (le ricordo che son previste sanzioni pari al 2% del proprio reddito annuo o la carcerazione nel caso ci si rifiutasse di stipulare una polizza assicurativa; magari per lei non è nulla, ma all’americano medio la cosa fa girare giusto un attimo le balle…).

    2)Accantonando le questioni di principio, che non è che siano secondarie, c’è da chiedersi se il sistema proposto potrà reggere, manterrà quanto promesso ed avrà la necessaria copertura finanziaria. Qui le ha già risposto Giannino. Anche aumentanto le tasse, passando dall’attuale sistema ad uno che alla fine dei conti sarà redistributivo, si finirà per peggiorare il rapporto deficit/PIL avvicinandolo al 100%. Seguendo poi il classico copione dei politici, gran furbacchione questo Obama, si recita il solito “quel che si vede, e quel che non si vede”: riforma che entra in vigore fra due anni e conto che arriva fra otto. Niente da dire neppure su questo?

    Per concludere sugli accordi pubblico-privato, stato-industria, stato-banche, stato-assicurazioni, ecc, ecc… questo modo di procedere ha un nome: corporativismo. Non è mai una buona cosa, e direi che andando indietro a rileggere qualche pagina di storia potrebbe anche darmi ragione.

  14. Luigi

    Concordo con il signor Oscar. ho una domanda: Durante un mio viaggio negli usa sono andato in ospedale per farmi cvisitare dopo essere scivolato nel ghiaccio. Io ero assicurato, ma la mia domanda e questa: mi avrebbero visitato senza l’assicurazione e se fossi stato privo di pecunia? Lo sapete che il conto finale è stato di 800 dollari. p.s. (non mi han fatto nessuna lastra o altro) il dottore mi ha solamente palpato la zona dolorante

  15. Gigi

    Di economico il mio commento ha poco: se una parte del mio stipendio (che mi permette una vita comoda) serve a garantire un povero che si ammala a me sta bene (e non sono di sinistra!).
    La sanità costa, e molto, e il cuore dell’articolo di Oscar mi pare incentrato più sulla sostenibilità economica del modello e sulla inconsistenza dei giornalisti italiani. In estrema sintesi penso però che Obama abbia fatto bene anche se avrà da lavorare sul modello e sulle diseconomie che si porta appresso: se non si parte non si arriva!

  16. Caro Oscar, tutto giusto se leggiamo la riforma con gli occhi di un europeo magari fingendo di non conoscere la realtà USA. Dal nostro punto di osservazione ci sono parecchie cose lontane dalla nostra cultura sociale e alcune che sembrano indicare la solita manfrina lobbistica USA. Ripeto tutto corretto, Ti manca però un tassello che porta (non la sinistra che in italia non pare abbia capacità di lettura ideologica o semplicemente di lettura, ma chi ha piacere di interpretare i cambiamenti) a dare un giudizio decisamente diverso a questa legge. Il principio che la salute non sia più un bene ma un diritto per noi europei è scontato dal secolo scorso per gli americani (ancora la maggioranza oggi ) no.

  17. Pietro M.

    Sto cercando di informarmi su come funziona ‘sto benedetto sistema americano, pre e post-Obama, ma trovo solo regolamentazioni cretine e pochi dati… in ogni caso, l’Economist conferma che la riforma non fa nulla per ridurre i costi e quindi rendere il sistema sostenibile, probabilmente peggiora la situazione, e come se non bastasse verrà approvato con loschi movimenti senatoriali che vanno contro procedure consolidate: sono tutti Berlusconi quando si tratta di regole.

    http://www.economist.com/world/united-states/displaystory.cfm?story_id=15758185&source=most_commented

    Gigi: nessuno te lo impedirebbe, sul libero mercato. L’impegno sociale c’è sempre stato nelle società libere. E’ quando diventa obbligatorio che tutti cominciano a fregarsene. Basta confrontare l’impegno civico di un americano di Tocqueville, o di un operaio dell’Ottocento che fondava una friendly society di mutuo soccorso, con i bamboccioni frignanti che bruciano pattumiere ad Atene per capire la differenza di esiti antropologici tra i due sistemi. Tratta gli esseri umani da bamboccioni e avrai un mondo di bamboccioni, dipendenti dal potere politico anche per allacciarsi le scarpe.

  18. Roberto

    lei dice:
    ”Altrettanto sbagliate se pensate che in America, se bisognosi di cure d’urgenza, possano sbattervi fuori da un ospedale invece che curarvi, come vi raccontano molti ignoranti politici europei. Non è affatto così”
    beh i casi sono molti di persone in america non curate a cui sono state rifiutate le cure sui tumori per esempio perchè le assicurazioni dicevano che fossero sperimentali ed altri casi simili

  19. Gian

    Ma quale statalismo demagogico?
    L’obamacare e un grande passo in vanti per una societá equa e giusta.
    Ricordiamoci che gli americani inorridiscono di fronte alle parole “stato” e “sociale” perche hanno subito quasi 100 anni di brain washing.
    Se il sistema non é economicamente sostenibile questo é ancora da dimostrare, e se non lo sará, io personalmente, come dice gigi, sarei contento di pagare piú tasse per un sistema sanitario equo.
    Lasciamo stare le lobbies, gli scambi, i giochi di potere, cio’ fa parte della politica da sempre.
    L’importante é che, lentamente, gli americani si rendano conto che il loro sistema puramente capitalistico non é sostenibile.
    Obama, avendo un background sociale differente da tutti i precedenti presidenti USA é l’uomo giusto per apportare un minimo di cambiameto in meglio.
    Fate un viaggio nei paesi scandinavi e osservate la qualitá della vita, poi chiedete alla gente quante tasse pagano!
    saluti
    gian

  20. Tommaso Mello Grand

    Fossimo americani, saremmo nelle piazze anche noi?

    Spero sia solo una battuta di pessimo gusto…

    Il così chiamato “health care bill” approvato ieri non parla per nulla di “istituzione di un sistema pubblico”. E’ un sistema totalmente improntato sulla “libertà di scelta” e mira a logiche di concorrenza tra operatori privati.

    Obama non ha scelto la statalizzazione del servizio sanitario, ha semplicemente chiesto ed ottenuto che vegano corrette le speculazioni del sistema assicuraivo Americano.

    in due righe: Obbligo di copertura con relative agevolazioni fiscali, ma non copertura pubblica automatica.

    La vera sfida di Obama è sui costi del nuovo sistema. La spesa sanitaria americana è complessivamente molto alta, soprattutto a causa degli elevatissimi costi di ricerca che finiscono non solo verso le multinazionali farmaceutiche americane ma anche verso i pazienti degli altri paesi.

  21. Pier

    Giannino,
    ho scritto a commento del suo post sulla crisi Grecia/EU/D , che mi auguro che il buon senso di tutti i governanti europei porti ad accordi che superino l’attuale situazione e consentano di proseguire con l’EURO, verso una vera unità politica.
    Così per Obama penso si possa dire che è nell’interesse degli USA che questa legge non provochi disastri.
    E’ un suo merito ( di Giannino) ben illustrare tanti dettagli in una Italia di scribacchini superficiali.
    Recuperare il consenso di 30 milioni di cittadini deve essere fatto senza mettere a rischio l’equilibrio economico e sociale della nazione e certo le cifre sono nel complesso preoccupanti. Guardando alla loro storia si dovrebbe convenire che di solito riescono sempre a trovare un equilibrio fra le varie istanze , gruppi sociali e lobby.
    Elettore di Berlusconi in Italia, dove non vedo fin ad ora 40enni, figli del nostro tempo, con idee e personalità adeguate ma solo più o meno dei rottami di un passato ideologico e di convenienze, per gli USA che amo e conosco abbastanza bene, sostengo Obama.
    Anche Obama deve riuscire ad eliminare fantasmi del passato senza farsi impastoiare, usando una frase di Montanelli , ” nelle porcherie della bassa cucina politica “.
    Pier

  22. oscar giannino

    beh. domani ne parliamo alla versione di oscar su radio 24, immaginavo che il ventaglio di reazioni fosse, come è più che goiusto, assai ampia e diversificata. rispetto tutti, naturalmente, anche se di mio non penso affatto che gli americani, ad esempio, diffidino dello stato perchè vittime di 1650 anni di brain washing: ne diffidano grazie al fatto che il loro modello basato su indidividuo e mercato ha garantito loro la primazia, piuttosto, anche se naturalmente con molti inconvenienti e fallimentyi e distorsioni che qui da noi si crede di curare solo con stato e collettività, cioè con prezzi e regole imposti da politici protempore che hanno tutt’altro interesse, che il supposto interesse collettivo: come insegna public choice, naturalmente per chi ne segue la lezione….

  23. Gian

    Il sistema basato sull’individuo é errato in partenza
    Ci sono individui deboli che non possono fare nulla. e non sono perditempo (alcuni esistono), sono soltanto sfortunati.
    Quelli piú fortunati devono (ripetono devono, se vogliono mantenere la pace sociale, cioé vogliono un ambiente sicuro) pagare per loro, perché se avessero scelta, NON lo farebbero!
    Un esempio: io ora ho una caviglia rotta e posso fare solo il 30% delle cose che facevo prima.
    Grazie al servizio sanitario pubblico, inglese, mi hanno rimesso in piedi in 5 giorni.
    Pronto soccorso –> gesso –> a casa , dopo 5 giorni gesso rimosso e installato un tutore.
    se fossi andato tramite l’assicurazione privata, che ho, e che mi paga tutte le cliniche private, sarei ancora qui a fare le pratiche e a ottenere le firme del medico di base !

  24. Antonio Masciotra

    Non ho capito se è la riforma di Obama che è oscura o se è oscuro questo articolo che dovrebbe essere esplicativo.Nel frattempo che cerco il testo integrale per vedere di capire meglio come funziona (i costi in $ per lo stato -fiscalità generale-individui, famiglie e imprese e le coperture assicurative reali), dalle conferenze di Obama mi pare di aver capito che il significato profondo dovrebbe essere che :
    1) Il diritto alla salute è garantito al cittadino dalla sua adesione obbligatoria alla
    copertura assicurativa con il sostenimento dei relativi costi a suo carico
    2) non è una ‘statalizzazione’ della sanità, in quanto gli erogatori dell’assistenza
    restano prevalentemente a gestione privata (profit)
    3) lo stato, pertanto, in Americanon diventa (come in Italia) il riscossore dei fondi
    attraverso la fiscalità e tantomeno diventa l’erogatore delle prestazioni (come in
    Italia, dove tutte le strutture a gestione pubblica sono dominio della politica e
    soprattutto al Sud stipendifici del pubblico impiego e non luoghi per curare
    adeguatamente i malati)
    Condivido appieno tutto l’articolo del dr. Giannino, mirabile per chiarezza della descrizione preliminare, sintesi e commenti.
    La mia opinione è che lo stato dovrebbe garantire a tutti i cittadini in prima persona (con costi a carico della fiscalità generale e con strutture a gestione diretta) le grandi emergenze sanitarie e la cura delle grandi patologie, attraverso la realizzazione di una adeguata rete di strutture idonee all’uopo, con adeguata copertura di tutto il territorio nazionale. Dovrebbe acquistare dai privati in possesso di rigorosi requisiti :
    1) l’assistenza delle patologie croniche (lungodegenza e riabilitazione)
    2) le prestazioni specialistiche ambulatoriali
    3) la medicina di base
    4) l’assistenza farmaceutica.
    Il mio parere è che l’assistenza sanitaria non debba essere più il fantomatico terreno di competizione pubblico-privato, ma la realizzazione del principio della sussidiarietà razionalizzando le risorse ed ottenendo il meglio da tutti gli attori (pubblici e privati), ognuno impegnato nelle proprie competenze esclusive.
    Un ultima parola sulla deospedalizzazione. Non è più possibile utilizzare strutture ad alto costo come gli ospedali (o le cliniche) per ricoverare le persone per ‘accertamenti’.
    Al Sud oltre il 50% dei pazienti ricoverati e poi dimessi dai reparti chirurgici non hanno avuto nessun trattamento chirurgico della loro condizione. E’ come utilizzare una fuoriserie dai costi esosi per arrivare da casa al supermercato. I costi elevati vanno sicuramente sostenuti per la salute, ma solo a fronte di proporzionali performances qualitativi dei servizi resi.

  25. @Gian: ma la burocrazie, le scartoffie da compilare e le firme del medico di base chi gliele impone? Immagino che siano richieste dal sistema sanitario britannico (immagino, visto che non conosco il funzionamento di tale sistema). A questo punto, perché ha deciso di stipulare una polizza assicurativa? La solidarietà, come ha ammesso persino lei, non può essere coercitiva. Come ha scritto Pietro M. le alternative di mutuo soccorso privato non sono qualcosa di irrealizzabile. Comunque, come per ogni problema sociale potremmo star pure qui a discutere per ore rimandendo della propria opinione su quale sia il principio dal quale partire, poi però si deve pure dire qualcosa sulla sostenibilità di una proposta.

  26. Filippo Zanella

    sui costi reali della riforma, consiglio di guardare cosa dice
    David M. Walker, Presidente /CEO della Fondazione “Peter G. Peterson”.
    In qualità di “Comptroller General of the United States and head of the U.S. Government Accountability Office (GAO)”, è forse una delle persone meglio informate sull’argomento.
    VEDI: http://www.pgpf.org/about/leadership/dmw/

    Nell’intervista che ha rilasciato alla MSNBC è stato chiarissimo sul fatto che i costi della riforma sono fuori controllo.
    VEDI: http://www.msnbc.msn.com/id/3032619/#36056231

    Si stanno costrunedo gli squilibri per la crisi del prossimo decennio.

    Buon lavoro
    FZ

  27. marco

    state al palo corrotti nel corpo e nel fisico:
    l’ondata destrogena dell’ ipercapitalismo di guerra,l’alleanza sharon bush aznar berlusconi etcetera é stata una mera manifestazione di potere fine a sé stesso,qualche corporation del monopolio pubblico statale americano (perchè in america le corporations sono lo stato) fa guerra imperialista in sprezzo delle regole,dichiara l’embrione essere umano e invece i civili negli scenari di guerra non lo sono,sono islamici o comunque esseri umani sacrificabili.
    Ogni giorno si parla di crisi,ogni anno di come uscire dalla crisi questa presa per il culo,e la crisi invece sembra ormai permanente.
    capitalismo di guerra ma anche capitalismo di rapina,coi vecchi liberisti classici che si approfittano di cio che era rimasto del settore pubblico per smantellarlo farne scendere le quotazioni di borsa facendo migliaia di assunzioni prima delle elezioni ,poi si la comprano senza alcuna concorrenza,licenziano in massa,prendono i sussidii pubblici e spolpano ogni risorsa.dei disperati.privatizzano anche le materie prime essenziali come l’acqua.nessun piano industriale neanche nel breve termine,solo trovarr qualche testa di legno disposta a farsi qualche anno di carcere in cambio di milioni di euro.l’industria al palo.il manifatturiero é un fantasma.evasione fiscale ai massimi storici.
    il tutto misto a una propaganda da schifo.embrioni da proteggere,esseri umani no.la poverta divenuta un crimine,un peccato mortale.
    la legge sull’aborto (non l’aborto )in nome del cristianesimo secolare da combattere,i valori cristiani di guerra da sbandierare.
    ma poi far euna riforma sanitaria che vada incontro ai piu deboli,quello no,gesu cristo li avrebbe voluti soli agonizzanti e morti in mezzo a una strada.invece avrebbe finanziato
    il comparto industriale di armi.
    La tecnologia che non scopre piu nulla (siamo fermi al cpu e al telefonino come negli anni 80) .
    Il progresso annullato guardare avanti é solo per pazzi coraggiosi.
    perchè l’economia e la liberta del singolo si basano sul benessere collettivo,e questo giannino sembra ignorarlo.migliore istruzione migliore qualita della vita e classe produttiva.per tutti.
    intanto in grecia,in talilandia,in islanda si assaltano i centri di potere,nel silenzio dei media.
    e poi i faziosi sarebbero i liberals…ma perfavore che quel genio di tremonti disse che la minaccia arrivava dalla cina che sta tenendo in piedi gli Usa che non riescono a vincere le guerre neanche con anni luce di vantaggio tecnologico.
    Per sapere in anticipo degli scandali Telecom,Cirio,Parmalat abbiamo dovuto sentire beppe grillo.
    E poi i mutui sub prime,i sorrsi dei Ceo…avanti cosi ragazzi complimenti

  28. marco

    Gian :Il sistema basato sull’individuo é errato in partenzaCi sono individui deboli che non possono fare nulla. e non sono perditempo (alcuni esistono), sono soltanto sfortunati.Quelli piú fortunati devono (ripetono devono, se vogliono mantenere la pace sociale, cioé vogliono un ambiente sicuro) pagare per loro, perché se avessero scelta, NON lo farebbero!Un esempio: io ora ho una caviglia rotta e posso fare solo il 30% delle cose che facevo prima.Grazie al servizio sanitario pubblico, inglese, mi hanno rimesso in piedi in 5 giorni.Pronto soccorso –> gesso –> a casa , dopo 5 giorni gesso rimosso e installato un tutore.se fossi andato tramite l’assicurazione privata, che ho, e che mi paga tutte le cliniche private, sarei ancora qui a fare le pratiche e a ottenere le firme del medico di base !

    esatto Gian…la produttività é tutto…e in nome del cristianesimo….questi capitalisti repubblicani non hanno idea della complessità della vita

  29. Probabilmente un sistema sbagliato non va modificato, ma buttato e ricostruito.

    Io credo che la sanitá debba essere universale e pubblica con ausilio privato regolamentato.
    Dentro a questo schema di varianti ce ne sono a sufficienza per assecondare attitudini culturali diverse di popolazioni diverse.

    Non ho idea, pensate che se avesse avuto una chance di farlo passare, Obama avrebbe puntato ad un sistema basato sulla assistenza sanitaria universale pubblica?

  30. Gabriele

    La superficialità e la demagogia dei politici e di molti giornalisti nostrani dà sfoggio di se anche in questa occasione. L’ennesima. A noi tocca di informarci sempre un po’ di più così da non assimilarci all’ignoranza di questi.

  31. letizia

    Grazie per l’articolo così esaustivo. Mi chiedo perchè mai questa riforma è stata così combattuta dalle assicurazioni che avevano solo da guadagnarci?

Leave a Reply