Greenspan nega, Paulson pure. Sta a vedere che è colpa nostra

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L’ultimo segretario al Tesoro di Bush figlio, Henry Paulson, ha scritto un libro. Alan Greenspan ha scritto un paper. Due delusioni cocenti, per quanto  mi riguarda, per le ricostruzioni che danno della crisi. Non voglio dire che sono due delusioni egual, perchè un libro è molto più ampio di un paper, e perché quest’ultimo comunque va letto, al di là della tesi di fondo che non mi convince per nulla. Il libro no, decisamente secondo me potete fare anche a meno di leggerlo, a meno che non siate comunqe interessati a capire meglio di che pasta fosse, il segretario al Tesoro che si è trovato in carica allorché è scoppiata la peggior crisi dal dopoguerra.

Non un granché, vien da dire a me. Il libro di Paulson ha costituito per me una delusione completa. Non una parola o quasi, se non di pura circostanza, sui suoi trent’anni a Goldman Sachs di cui era capo, quando nella primavera 2006 George Bush jr gli offrì il Tesoro. Non una sola spiegazione credibile, del perché accettasse di servire un presidente in caduta libera.  Né una piena né una mezza ammissisone, dell’aver pienamente sottostimato cause e portata della crisi incipiente sui mercati finanziari per oltre un anno, da luglio 2007 a settembre 2008. Anzi, leggendo si capisce che davvero al Tesoro paulson no se ne rndeva conto, visto che erano le chiamate allarmate di tutti i maggiori capi della finanza americana a fargli venire insonnia e mal di testa. Quanto alla massiccia ondata di aiuti e salvataggi pubblici, assunti smentendo tutto quanto aveva detto come capo della maggior investment bank mondiale per una vita intera, la spiegazione è solo di due tipi: “bisognava farlo”, e “sarebbe stato peggio se non l’avessimo fatto”. Sul perché Lehman non salvata e tutte le altre sì, la colpa è data solo al capo di Lehman  Dick Fuld e alla sua squadra, con unamezza ammissione del tutto di sfuggita, che cioè Paulson sperava così di forzarne il salvataggio privato. Se è andata davvero così, è un’autocertificazione di pura idiozia.  L’unica cosa davvero degna di nota è la sua difesa di Bush come presidente saggio e partecipe: non proprio l’immagine sin qui prevalsa della sua seconda presidenza.

Il paper  di Greenspan è molto più interessante, secco nel suo titolo, “la crisi”, come nelle sue 47 pagine di testo e 18 tra grafici e tabelle.  Il succo dello scritto sta tutto – da pagina 39 a 43 – nella difesa asperrima contro l’attacco portatogli dal “nostro” John Taylor, che Greenspan tenta di metter contro Milton  Friedman, per il giudizio favorevole che questi espresse nel febbraio 2006 su come la Fed si era mossa dal 1997 al 2005.  Chi legge il nostro blog sa che l’accusa mossa a Greenspan da Taylor è di aver praticato dal 2002 al 2005 tassi d’interesse troppo bassi, che nel punto massimo del discostamento dalla prudenziale Taylor Rule giunsero a risultare di 400 punti base inferiori rispetto a quanto sarebbe stato più opportuno. I bassi tassi della FED e la conseguente liquidità oceanica  a basso costo alimentarono la bolla immobiliare, impieghi e strumenti finanziari speculativi: è questa l’accusa di Taylor che qui molte volte abbiamo condiviso. Greenspan replica duramente che Taylor scambia lucciole per lanterne, ma lo fa in maniera del tutto non convincente. Nega la correlazione tra tassi sui Fed Funds e tassi di rendimento immobiliare, sulla base però di serie storiche precedenti alla bolla. Greenspan sostiene all’inizio del suo saggio che i bassi tassi furono praticati per tre ordini di ragioni. La prima era geopolitica, cioè finanziaria sì ma “globale”: con l’ingresso nel circuito mondiale del commercio da parte della Cina il mnondo si trovato in pchi anni ad esser gravato da un eccesso di risparmio rispetto alla capacità e convenienza d’investimento, e questo spingeva i tassi verso il basso. La seconda ragione era l’ottimismo sistemico con cui si era usciti sia dalle crisi “locali” che nella seconda metà degli anni Novanta erano avvenute nei Paesi in via di sviluppo, come dalla crisi del 97 e dalla stessa bolla delle dot.com. Mai si erano determinate crisi del mercato monetario dell’interbancario a breve, come quella che invece in poche ore dal fallimento Lehman paralizzò l’intermediazione finanziaria mondiale. facendo salire i CDS bancari in media di 400 punti in due o tre sedute di Borsa. La terza ragione  è quella che rende interessante la lettura del saggio, e le proposte-conclusioni che Greenspan ne deduce: riguarda i requisiti di capitale delle banche.

L’ex presidente della FED ammette che i requisiti di capitale erano stati del tutto sottostimati, rispetto alle tecniche di abbattimento del rischio degli emittenti e di controparte che da 15 anni erano invalse nella finanza ad alta leva e bassa congruità patrimoniale.  Se storicamente era stato considerato bastevole un rapporto tra il 6 e il 10% tra equity e asset, sulla bse degli abbattimenti dei CDS bancari a seguito dei 650 miliardi di dollari posti dalla FED nella crisi come equity bancario aggiuntivo, pari più o meno a un innalzamento del ratio di circa due ounti percentuali, Greenspan deduce che dall’11% che stima il rapporto attuale bisognerà ancora salire, verso se non oltre il 14%. Di qui le proposte di riforma, sulle quali Greenspan è comunque molto ipotetico tanto è vero che parla cdi ciò che si “può” fare, non di ciò che si deve, scettico com’è sul fatto che davvero crisi secolari e grandi recessioni possano essere evitate ex ante (questo, per inciso, è il Greenspan migliore, secondo me, come quello di alcuni capitoletti teorici sulle finalità stesse della finanza, e sui limiti della supervisione)

IV. 3. What Regulation Can Do

What, in my experience, supervision and examination can do as back-up to capital requirements and counterparty surveillance is promulgate rules that are preventative and do not require anticipating an uncertain future. Supervision:

can audit and enforce collateral and capital requirements
can require the issuance of some debt of financial institutions that will become equity, should equity capital become impaired
can, and has, put limits or prohibitions on certain types of concentrated bank lending
• can prohibit a complex affiliate and subsidiary structure whose sole purpose is tax avoidance or regulatory arbitrage
can inhibit the reconsolidation of affiliates previously sold to investors, especially structured investment vehicles (SIVs). When such assets appeared about to fail, sponsoring companies, fearful of reputation risk (a new insight?), reabsorbed legally detached affiliates at subsequent great loss
• can require “living wills” that mandate a financial intermediary to indicate on an ongoing basis how it can be liquidated expeditiously with minimum impact on counterparties and markets 
Ipunti due e  tre sono anche la soluzione di Greenspan al problema Too Big To Fail.  Nessuna concessione alla tesi Volcker del ritorno alla separazione tra banche d’investimento e commerciali, e un duro giudizio sui propositi giudicati “ill advised” di regolatori sistemici, con tanto di consiglio finale a Obama a soprassedere. Chi cercasse ammisisoni di colpa, di certo nel paper non ne trova.  

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