L’euro-dracma continua, Germania batte Italia

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L’eurodramma, anzi l’euro-dracma continua, con stile da iniziati appassionati di testi sanscriti. Tramontata la finta apertura tedesca a un Fondo Monetario Europeo da far finanziare ai soli Paesi a rischio, stamane Papandreu è tornato da Bruxelles a far appello al Consiglio europeo della prossima settimana, perché i capi di governo varino misure comuni per aiutare i Paesi a rischio.  Altrimenti, bisogna accettare che si rivolgano al FMI, ma in quel caso la questione si riporoporrebbe, perché i maggiori Paesi europei a cominciare dalla Germania sarebbero loro a Washington a  doversene ripartire i costi. Berlino è contraria anche a quello, naturalmente. L’Italia ha -saggiamente ma molto molto sommessamente – fatto presente con Tremonti all’Eurogruppo che occorrerebbe insieme accettare la via FMI ma unirvi una proposta europea di ribilanciamento dei pesi nazionali al suo interno, unendo le rappresentenze europee. Germania e Francia sono contrarie, naturalmente, pur essendo la Francia più vicina alla posizione italiana che a quella del niet tedesco a ogni proposta. Così oggi Berlino finge di riconsiderare l’idea di aiuti diretti ai greci. Mentre allo stesso modo finge di accelerare, sul fronte interno avvicinandosi il voto nella Nord Renania Westfalia, sulla via del taglio alle tasse che al rigorista-sociale Schauble piace per nulla.  Si capisce, messa così, che la partita interessi solo gli specialisti. Diverso è se consideriamo la partita vera, quella di cui i giornali nostrani parlano poco o nulla. In quella gara, la Germania sta facendo male innanzitutto  a noi italiani, prima che ai “poveri” greci e spagnoli. Ma Roma non se la sente, di sfidare Berlino.

La vera partita è tra grandi Paesi che sono in surplus su bilancia pagamenti, impegnati nella gara mercantuilista mondiale a esportare di più e dunque crescere di più nella ripresa del commercio mondiale.  La Germania corre per un surplus di 190-200 miliardi di dollari quest’anno, a fronte dei 285 della Cina e dei 290 della somma delle tigri asiatiche Taiwan-Corea del Sud-Giappone-Singapore-Hong Kong. Con l’euro la Germania ha guadagnato in un decennio circa il 35% di competitività sulle imprese italiane costrette a deflazionare i costi degli input reali senza più svalutazioni competitive, e crca il 20% sulla Francia. Con il no a ogni politica europea volta a riequilibrare surplus degli uni contro domanda interna a debito degli altri, la germania spinge tutti a dover ulteriormente deflazionare, doimi nuendo salari reali orari e domanda pubblica per evitare deficit e debito. I più colpiti, in quanto secondo Paese manifatturiero ed esportatore d’Europa, su specialità produttive analoghe a quelel tedesche anche se spesso a monir valore aggiunto, siamo proprio noi italiani. E’ questa la partita vera: quella che ci spinge a esportare meno. certo, per colpe del passato sul debito pubblico. Ma intanto significa minor crescita, per un Paese, il nostro, che già da dieci anni cresceva molto meno dei concorrenti.

Un governo italiano serio direbbe: bene, non protestiamo per il deficit pubblico che non possiamo fare, in quanto non lo faremmo comunque, e vista la posizione tedesca siamo ancor più costretti a riforme strutturali che abbassino i costi e migliorino la produttività. Riforme degli ammortizzatori sociali, del mercato del lavoro, delle pensioni, delle tasse e della spesa pubblica. Ma è esattamente quanto l’attuale governo non fa, e non promette nemmeno l’attuale opposizione (anzi, l’opposizione dice cose demagogico-popolari da accapponar la pelle, su tasse e spesa pubblica). Nella stasi governativa che vanta come successo semplicemente il giusto rigore pubblico ma senza riforme, l’Italia è la vera vittima dei tedeschi. Non mi stupisco, che la stampa non lo scriva. Bisogna leggerle sul Telegraph, le cose che ci toccano così da vicino.

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